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Archivio Marzo 2007

sotto la stufa

27 Marzo 2007 Nessun commento

Ai giovani che venivano da lui per la prima vol­ta, Rabbi Bunam
raccontava la storia di Rabbi Eze­chia, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia.
Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua
fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’or­dine di andare a Praga per
cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale.
Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eze­chia si mise in
cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e
notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luo­go
indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le matti­ne, girandovi attorno
fino a sera. Alla fine il capita­no delle guardie, che aveva notato il
suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse
perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Ezechia gli raccontò il sogno
che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a
ridere: «E tu, po­veraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui
a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io
avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a
Cracovia, in ca­sa di un ebreo, un certo Ezechia, figlio di Jekel, per
cercare un tesoro sotto la stufa! Ezechia, figlio di Je­kel, ma
scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mette­re a soqquadro tutte le case in una
città in cui metà degli ebrei si chiamano Ezechia e l’altra metà
Jekel!».
E rise nuovamente. Ezechia lo salutò, tornò a casa sua e cercò sotto la
stufa.
Trovò il tesoro e lo dissotterrò e con esso costruì la sinagoga del suo
villaggio.

Il maestro divenne famoso mentre era ancora in vita. Raccontavano che
Dio stesso una volta avesse cercato il suo consiglio:
«Voglio giocare a nascondino con l’umanità. Ho chiesto ai miei angeli
quale sia il posto migliore per nascondersi. Alcuni dicono le profondità
dell’ocea­no. Altri la vetta della montagna più alta. Altri an­cora la
faccia nascosta della luna o una stella lonta­na. Tu cosa mi
consigli?».
Rispose il maestro: «Nasconditi nel cuore uma­no. È l’ultimo posto a
cui penseranno».

(Bruno Ferrero)

messaggio marzo

27 Marzo 2007 Nessun commento


Cari figli, desidero ringraziarvi di cuore
per le vostre rinunce quaresimali.

Desidero incitarvi a continuare
a vivere il digiuno con cuore aperto.
Col digiuno e la rinuncia, figlioli,
sarete più forti nella fede.

In Dio troverete la vera pace
attraverso la preghiera quotidiana.

Io sono con voi e non sono stanca.

Desidero portarvi tutti con me in Paradiso.
Per questo
decidetevi ogni giorno
per la santità.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
(Medjugorie 25 marzo 2007)

che rana sei?

27 Marzo 2007 1 commento

Tre rane caddero in un secchio colmo di latte.
La prima, pessimista, concluse che non c’era nulla da fare e si lasciò
miserevolmente annegare.
La seconda, lucida ragionatrice, pensò che se la sarebbe potuto cavare
compiendo un gran balzo. Calcolò i valori algebrici della traiettoria,
quelli parabolici e dinamici, poi spiccò il salto. Ma immersa com’era
nelle sue elucubrazioni, non aveva notato che il secchio aveva un
manico. E contro di esso andò e sfracellarsi.
La terza rana, che aveva una gran voglia di vivere, non seppe far altro
che esprimere tale voglia: si dimenò, si agitò, si dibatté. Sino a che,
scosso da tanto ribollire, il latte divenne burro. Ed essa si salvò.
(racconto cinese)

maturare insieme

24 Marzo 2007 Nessun commento

Non troverai mai persone assolutamente
congeniali con cui vivere:
neanche una su un milione a cui
tu possa sempre dire ogni cosa.
Ma questo che importanza ha?
Il rapporto può essere dolce comunque.
Ciò che ordinariamente si definisce
“comprensione” può essere “asservimento”.
La cosa veramente grandiosa è
il maturare della consapevolezza.

Kalhil Gibran

Chi spera cammina

22 Marzo 2007 Nessun commento

———— ——— ——–

Chi spera cammina,
non fugge!
Si incarna nella storia!
Costruisce il futuro,
non lo attende soltanto!
Ha la grinta del lottatore,
non la rassegnazione
di chi disarma!
Ha la passione
del veggente,
non l’aria avvilita di chi
si lascia andare.
Cambia la storia,
non la subisce!
don Tonino B.

Fragilità

22 Marzo 2007 Nessun commento

Vi è stato detto
che, come una catena, siete fagili
quanto il vostro anello più debole.
Questa è soltanto mezza verità.
Siete anche forti
come il vostro anello più saldo.
Misurarvi dall’azione più modesta
sarebbe come misurare la potenza dell’oceano
dalla fragilità della schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti
è come accusare le stagioni
per la loro incostanza.
E voi siete come le stagioni,
e anche se durante il vostro inverno
negate la vostra primavera,
la primavera, che in voi riposa,
sorride nel sonno e non si offende.
Khalil Gibran

messaggio

22 Marzo 2007 Nessun commento

Monica ( 3492527172) ti può dare informazioni sui tre giorni che possiamo vivere insieme (Genova)
23-24-25 marzo prossimi
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Sempre a Genova:
se sei nato (o nata!) nel 1989 e quindi quest?anno fai festa per i 18 anni
vieni con noi sabato 31 marzo! li festeggeremo insieme.
Programma: ore 18 sala Quadrivium (in cima a via Roma) : presentazione del messaggio del Papa
ai giovani
seguirà video-intervista a padre Giovanni Santolini, missionario genovese in Zaire
ore 20 spaghettata in piazza san Matteo (telefonare centro S.Matteo 0102467432)
ore 21 Cattedrale: incontro con il Vescovo
ore 22.30 Festa in piazza san Lorenzo con distribuzione di un omaggio a ciascun
neo-diciottenne
Arrivederci! Invita anche i tuoi compagni di classe e di scuola! Ciao

se desideri preziose notizie per te giovane vai su
www.centrosanmatteo.org oppure www.agoradeigiovani.it

"Ci dài troppo fastidio!…"

22 Marzo 2007 Nessun commento

Don Nazareno Lanciotti.
Sacerdote di Roma a 26 anni, parroco a Montesacro. Aderisce all??operazione Mato grosso? e parte per il Brasile nel 1971.
Instancabile missionario per trent?anni, superando difficoltà e sofferenze per amore di Cristo e dei poveri
indios, oppressi e sfruttati. Crea un ospedale, una chiesa, una casa per anziani, un alloggio per persone abbandonate.Costruisce una scuola dove raccoglie 600 bambini. A loro dà anche il vitto che a casa propria
non possono trovare.
La Messa e il Rosario sono i punti fondamentali della sua vita e della sua evangelizzazione.
Purtroppo lungo l?asse Brasile-Bolivia sui due lati della frontiera operano i trafficanti di droga e prostituzione.
Don Nazareno è in prima fila per ostacolare i progetti di questi malviventi.
La notte dell?11 febbraio 2001 è brutalmente aggredito da due killers che gli sparano. Non muore subito.
Viene portato in ospedale dove riceve tante cure ma dopo quasi due settimane paga con la vita il suo
generoso impegno pastorale.
Al suo vescovo riferisce questo particolare della aggressione: uno dei due killers, puntandogli la pistola
a bruciapelo, gli ha sibilato:?Sono venuto ad ucciderti perché ci dài troppo fastidio!!..?

Da Gesù in poi sono sempre state le persone di questo genere che ?dànno troppo fastidio!..?
.

Lo scoiattolo Bernardo

21 Marzo 2007 Nessun commento

C’era una volta, nel parco di un vecchio castello, ormai diroccato, una grande, antica e generosa quercia. Proprio nella quercia, alla biforcazione di due rami, cinque allegri scoiattoli striati avevano costruito la loro casa.
La casa degli scoiattoli aveva sette capaci magazzini, spalancati come bocche di uccellini sempre affamati. Per tutta l’estate, gli scoiattoli non facevano che correre, giorno e notte, per riempirli di cibarie. Sapevano che l’inverno era lungo e crudele e dovevano affrontarlo con la dispensa piena, se volevano arrivare a vedere la primavera. Gli scoiattoli non si riposavano mai: si davano da fare freneticamente per raccogliere ed ammassare grano e noci, ghiande e bacche.
Lavoravano tutti. Tutti, tranne Bernardo.
Bernardo era uno scoiattolo dal musetto intelligente, le orecchie da filosofo, il pelame lucente e una bella coda folta. Ma mentre i suoi compagni correvano avanti e indietro trafelati con le zampine cariche di provviste, se ne stava assorto con il muso all’aria e gli occhi chiusi. «Bernardo, perché non lavori?», chiesero gli scoiattoli.
«Come, non lavoro», rispose Bernardo un po’ offeso.
«Sto raccogliendo i raggi del sole per i gelidi giorni d’inverno».
E quando videro Bernardo seduto su una grossa pietra, gli occhi fissi sul prato, domandarono: «E ora, Bernardo, che fai?».
«Raccolgo i colori» rispose Bernardo con semplicità. «L’inverno è così grigio».
Quattro scoiattolini correvano e correvano, sempre più affannati. I magazzini si riempivano di nocciole e bacche e squisitezze. Bernardo, invece, se ne stava accoccolato all’ombra di una pianta.
«Stai sognando, Bernardo?», gli chiesero con tono di rimprovero.
Bernardo rispose: «Oh, no! Raccolgo parole. Le giornate d’inverno sono tante e sono lunghe. Rimarremo senza nulla da dirci».
Venne l’inverno e quando cadde la prima neve, i cinque scoiattolini si rifugiarono nella loro tana dentro la grande quercia. I primi giorni furono pieni di felicità. Gli scoiattolini facevano una gran baldoria, mentre fuori fischiava il vento gelido. Suonavano le nacchere con i gusci di noce, cantavano e ballavano. E prima di dormire con il pancino ben pieno si divertivano a raccontare storielle divertenti sugli allocchi allocchiti e sulle volpi rimbambite. Ma, a poco a poco, consumarono gran parte delle provviste. I magazzini si vuotarono uno dopo l’altro, finirono le nocciole, poi le ghiande (anche quelle amare), poi le bacche. Rimasero solo le radici meno tenere. Nella tana si gelava e nessuno aveva più voglia di chiacchierare.
Improvvisamente si ricordarono dello strano raccolto di Bernardo. Del sole, dei colori, delle parole.
«E le tue provviste, Bemardo?», chiesero.
Bernardo si arrampicò su un grosso sasso e cominciò a parlare: «Chiudete gli occhi. Ora sentite i caldi, dorati raggi del sole che si posano sulla vostra pelliccia; sono lucenti, giocano con le foglie, sono colate d’oro…». E mentre Bernardo parlava, i quattro scoiattolini cominciarono a sentirsi più caldi. Che magia era mai quella?
«E i colori, Bernardo?», chiesero ansiosamente. «Chiudete gli occhi». E quando parlò dell’azzurro dei fiordalisi, dei papaveri rossi nel frumento giallo, delle foglioline verdi dell’edera, videro i colori come se avessero tanti piccoli campicelli in testa.
«E le parole, Bernardo?». Bernardo si schiarì la gola, aspettò un attimo, e poi, come da un palcoscenico, disse: «Nascosto nella corteccia di un albero, nel bel mezzo di una foresta meravigliosa, vive uno scoiattolo dal pelo rosso, lo sguardo brillante e la coda a pennacchio. Questo straordinario scoiattoletto porta sul capo una corona di noci. È un genio: possiede certi poteri e conosce molti segreti.
Quando un coniglietto è ferito da un cacciatore, è il genio scoiattolo che dice qual è la pianta utile per guarire la ferita.
Quando un uccellino si rompe un’ala è il genio scoiattolo che gli applica un supporto di sottili aghi di pino perché possa volare ancora.
Ma la cosa che gli riesce meglio è guarire i cuori malati di tristezza e di paura. «Ci vogliono tante coccole, per vivere», dice il genio scoiattolo, «e tanta tenerezza. Perché tutte le creature del bosco sono come i fiorellini che appassiscono se non sono baciati dai raggi di sole. Quando un animaletto è triste, io faccio il raggio di sole. E lui riapre i petali del suo cuore».
Quando Bernardo tacque, i quattro scoiattolini applaudirono e gridarono: «Bernardo, sei un poeta».
Bernardo arrossì, si inchinò e disse modestamente: «Lo so, cari musetti».
Bruno Ferrero

ma poi..

16 Marzo 2007 1 commento

La mia intelligenza
come luce di un lampione
illuminava nella notte
un tratto di strada.
Ero fiero e sicuro,
credevo di capire
ogni cosa.
Ma poi alzando
lo sguardo,
solo allora, con tristezza,
ho scoperto
che quella luce
mi impediva
di contemplare
le stelle.
(Enrico Ozzella)