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Archivio Aprile 2007

i funerali…

30 Aprile 2007 Nessun commento

I funerali dell’ateismo scientifico
di Michele Brambilla
Il Giornale
26 Aprile 2007
Anche se il particolare è stato sciolto nelle cronache come un dettaglio irrilevante, siamo di fronte a un fatto storico: Boris Eltsin è il primo ex leader sovietico ad avere – dalla Rivoluzione d?Ottobre ai giorni nostri – un funerale religioso
Anche se il particolare è stato sciolto nelle cronache come un dettaglio irrilevante, siamo di fronte a un fatto storico: Boris Eltsin è il primo ex leader sovietico ad avere – dalla Rivoluzione d?Ottobre ai giorni nostri – un funerale religioso. Il Paese ha reso l?ultimo saluto al suo vecchio presidente in una cattedrale intitolata a «Cristo Salvatore», un nome che il vecchio regime, dal quale Eltsin proveniva, avrebbe dovuto espungere per sempre dall?orizzonte umano. Il credente scorgerà forse l?impronta del digitus Dei. Il non credente si limiterà a prendere atto della presenza di un fortissimo significato simbolico. Ma in ogni caso si deve registrare una coincidenza singolare: proprio il presidente che liquidò l?Urss è anche quello che, congedandosi da questo mondo, liquida con un atto formale pure la maggior pretesa dell?armamentario ideologico sovietico: l?ateismo. Liquida insomma il più grande tentativo della storia dell?umanità di cancellare non solo la fede, ma anche il senso religioso che si annida nel cuore di ogni uomo, compreso colui che non pratica alcun culto. La cancellazione dell?idea di Dio era uno dei cardini dell?ideologia comunista. La religione proiettava nei cieli quel desiderio di felicità che il Partito prometteva qui e ora: Dio doveva dunque sparire, era l?oppio dei popoli.
Per riuscire in una simile «rigenerazione » delle coscienze l?Unione Sovietica non lesinò uomini e mezzi. Scienziati e studiosi di ogni branca del sapere furono arruolati per convincere dell?inutilità di ogni religione, ma soprattutto per cercare la Prova, con la maiuscola, dell?inesistenza di Dio. Ogni fatto, ogni evento che si potesse in qualche modo collegare a quell?ossessiva ricerca della «Prova regina» veniva sfruttato da una propaganda che voleva essere efficace e che non si rendeva conto della sua natura tragicomica. Come accadde, ad esempio, in quell?aprile del 1961, quando il tenente dell?aeronautica Jurij Gagarin, appena sceso dalla sua astronave Vostok, evidentemente obbedendo a ordini superiori, aprì lo sportello dicendo: «Sono andato fino in cielo, ma Dio non l?ho incontrato». Le ricerche scientifiche, gli studi accademici e gli ingenti capitali investiti nell?aprire scuole e facoltà di ateismo derivavano da un fatto molto semplice.
Per il comunismo, appunto, l?ateismo era una verità fondamentale: ma una verità tutta da dimostrare. Infatti né Marx, né i suoi principali discepoli avevano mai affrontato sul serio la questione da un punto di vista speculativo. L?ateismo marxista, insomma, non era il risultato di una ricerca, di una riflessione. Era, al contrario, un postulato irrinunciabile. Un a-priori non dimostrato da alcunché. Dio non esisteva semplicemente perché non doveva esistere. Celeberrima è la frase di Michail Bakunin, profeta – tra l?altro – del cosiddetto socialismo scientifico: «Se Dio c?è, l?uomo è schiavo. Ma l?uomo deve essere libero. Quindi, Dio non esiste». I risultati di settant?anni di ricerca di quella Prova sono lì da vedere. Non c?è un testo, uno studio, una facoltà dell?ateismo che abbia resistito al tempo. L?immenso sforzo di una delle potenze più grandi del mondo e della storia è, al contrario, sopravvissuto solo come esempio di becera propaganda.

Nei primi anni Ottanta il giovane Massimo D?Alema, allora responsabile della stampa e della propaganda del Pci, intervistato da Vittorio Messori raccontò di aver visitato il mitico museo dell?« Istituto per l?ateismo scientifico» di Leningrado, visitato ogni anno da milioni di studenti caricati sugli autobus dal Partito. Ebbene, così commentò D?Alema: «Non esito a dichiarare la mia convinzione personale, che è quella del non credente. Ma quel museo sovietico mi è parso qualcosa di aberrante, uno dei peggiori esempi di volgarità intellettuale». E tuttavia, più che dal mondo accademico l?ateismo sovietico è condannato dal tribunale della storia. La fine delle vecchie superstizioni avrebbe dovuto portare a un?«umanità nuova», finalmente liberata dal giogo della religione e in grado di far esplodere tutta la sua potenzialità creativa per troppi secoli repressa. Che cosa ha prodotto, invece, quell?«umanità nuova»? Nulla di creativo, nulla di originale e di vitale: non una scoperta scientifica, non un trattato filosofico, non un romanzo, non una poesia, non un quadro, non un film, non una canzone.
I soli nomi degni di essere ricordati sono quelli dei dissidenti, degli esuli, dei perseguitati: insomma di coloro che a quel regime si opposero. Del mondo sovietico, insomma, resta solo la memoria di una feroce dittatura e di una tetra burocrazia che, lungi dal rendere l?uomo più libero e felice, lo annichilirono. Boris Eltsin, alla fine di quel mondo, mise il sigillo. E ieri, con i suoi funerali, sono stati simbolicamente celebrati anche i funerali di quella barzelletta che fu l?ateismo scientifico, il cui fallimento dovrebbe insegnare qualcosa. A futura memoria.
Le conversioni in fin di vita
Di Antonio Socci
Libero
27 Marzo 2007
Se ne parla poco, come ha detto il Papa domenica scorsa, tuttavia l?Inferno fa egualmente paura. E di fronte alla possibilità di un destino di sofferenza eterna tremano tutti, perfino i politici nostrani. Nei giorni scorsi era stata la cattolica Rosy Bindi ad ammettere di averne sentito l?agghiacciante brivido dopo aver varato la legge sui Dico, condannata dalla Chiesa. Ha confidato a un giornalista del Corriere: ?ho avuto paura di dannarmi l?anima..?.
Il pensiero di una sofferenza orrenda ed eterna non fa dormire sonni tranquilli nemmeno a chi si proclama ateo. Come il super comunista Oliviero Diliberto che con onestà intellettuale ha ammesso in una intervista all?Espresso: ?No, non sono credente come Fassino e non sono nemmeno ?alla ricerca? come Bertinotti e Ingrao. Però?non sono neanche ipocrita e non posso giurare di non cambiare idea sul letto di morte. Che ne so che effetto fa la fine. Spero soltanto che arrivi tra un bel po? di tempo?.
Questa intervista ?riportata nel sito internet del suo Partito – è citata (negativamente) anche nel sito della Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). In quel sito abbondano i commenti negativi. Una certa Maria scrive: ?Bah, Diliberto ha paura di finire all?inferno! Questa propria non me la sarei mai immaginata!?.
In realtà faccia a faccia con la morte capita molto spesso che personaggi pubblici i quali nella vita hanno fatto professione di ateismo o anticlericalismo, si riconcilino con santa madre Chiesa per scongiurare un viaggio di andata senza ritorno nell?orrore senza fine e senza limite.
Proprio in questi giorni ricorre il ventennale della morte di Renato Guttuso che tante polemiche scatenò proprio perché ? perfettamente lucido (per dirla con Natalino Sapegno) ? si riavvicinò alla Chiesa e ricevette i sacramenti prima di morire. Essendo l?uomo considerato uno dei maggiori intellettuali comunisti e atei sulla scena pubblica, scoppiò un caso clamoroso.
Meno conosciuto, ma altrettanto significativo anche il caso di Leonardo Sciascia che alla fine volle stringere tra le mani quel crocifisso d?argento che tutti poterono vedere nella bara e che ? per l?imbarazzo ? alcuni attribuirono alla pietà dei familiari.
In realtà ?l?illuminista? Sciascia, in vita, paradossalmente invitava la Chiesa a non degradarsi ad agenzia umanitaria, ma a parlare agli uomini della loro sorte eterna che è ciò che più importa a tutti noi: ?senza l?annuncio chiaro e centrale della Trascendenza, senza speranza di non morire, la religione diventa un club umanitario, un sindacato, un circolo di specialisti in etica, ma non un messaggio che appaghi i bisogni profondi del cuore umano?. Evidentemente nelle sue ultime ore lui stesso fece i conti con la domanda suprema, quella sulla scelta definitiva.
La casistica è immensa, anche Oscar Wilde si convertì al cattolicesimo in punto di morte, il 30 novembre 1900, a 46 anni, dopo una vita sregolata e provocatoria. Mario Pannunzio, il mitico fondatore e direttore del ?Mondo?, sempre evocato da Eugenio Scalfari come suo maestro, pur essendo stato il suo giornale la ?bandiera del laicismo militante? scrive Messori ?volle morire chiedendo in extremis i sacramenti: cosa che si cercò poi di tenere nascosta?.
Ma ? per tornare alla politica italiana ? l?aspetto più singolare è scroprire che questo ?fil rouge? forse, in modi e circostanze diverse, lega le ultime ore dei maggiori leader laici della storia nazionale. A cominciare da Camillo Benso conte di Cavour, primo presidente del Consiglio italiano. Sappiamo che da giovane professò un acceso ateismo, c?è poi un?ampia letteratura che dibatte sulla sua presunta affiliazione massonica. Di fatto la sua politica fu molto dura con la Chiesa di Pio IX che subì persecuzioni e reagì con le scomuniche, ma nel 1861, venuta l?ultima ora, il conte volle

morire con i conforti religiosi amministratigli da un frate francescano. Volle morire fra le braccia della Chiesa che aveva perseguitato.
L?altro presidente del Consiglio ultralaico fu Benito Mussolini che da giovane percorreva le piazze romagnole sfidando Dio a fulminarlo in un minuto. Da Capo del governo fascista firmò il Concordato con la Chiesa e ? dopo la deposizione del 25 luglio 1943 ? arrestato e chiuso a Ponza chiese che gli venisse portata ?La Vita di Gesù Cristo? del Ricciotti, lettura che appassionò i suoi ultimi giorni disperati.
E prendiamo i due leader laici della storia repubblicana. Di Giovanni Spadolini laico e ateo si vocifera che abbia chiesto i sacramenti prima di morire, tuttavia non ci sono conferme a queste voci. Mentre Bettino Craxi, il premier laico firmatario del secondo Concordato, ebbe i funerali religiosi nella cattedrale cattolica di Tunisi celebrati dal vescovo Fouat Twal. Si ricorda l?affettuosissimo messaggio del Papa che ?si unisce alle preghiere, invoca la Divina Bontà e chiede a Dio pace eterna per l?anima? di questo uomo di Stato.
Del resto anche il laicissimo Napoleone, che nell?età moderna è stato il primo grande persecutore della Chiesa e personalmente del Papa, nei suoi ultimi giorni di esilio si convertì, appassionandosi alla figura di Gesù su cui ha lasciato pagine commoventi. ?Chiese al Papa ? proprio quel Papa che aveva perseguitato ferocemente ? di poter avere un confessore corso, della sua terra? racconta Messori ?e il Papa, pietosamente, gli inviò un sacerdote corso con una nave, fino a S.Elena, dove l?ex dittatore ricevette i sacramenti?.
C?è infatti nella memoria di tutti la consapevolezza di quanto misericordioso sia il Padre che Gesù ci ha fatto conoscere. Al Bonconte dantesco bastò ?una lacrimetta? in punto di morte per impedire a Satana in extremis di impossessarsi per sempre della sua anima e legarlo al tormento eterno. Quel Padre misericordioso che tutto e sempre perdona, fino all?ultimo istante, è la speranza a cui tutti si aggrappano.
Quando Francois Mauriac sull?Express ne parlò a proposito della morte di Gide vi fu una sollevazione dei ?benpensanti?, sarcastici e irritati per l?eventualità del cedimento finale, anche oggi da noi qualificato da molti come ?debolezza? o ipocrisia opportunista. Mauriac osservò amaramente: ?Che odio della speranza in questi nostri contemporanei! Quanta paura di essere consolati! Che orrore per la possibilità che gli ultimi istanti della vita di un incredulo non siano di oscuramento, ma di luce imprevista! Perché temere più di ogni altro pericolo che l?Amore ci sia, che ci venga incontro, che ci accolga, malgrado tutti i nostri errori e le nostre colpe??.
Kierkegaard scrisse: ?La maggior parte degli uomini vive dalla culla alla tomba, trascinata dal vortice della vita, senza tregua? Poi quando viene la morte e li ferma, fanno attenzione al cristianesimo e rimpiangono di non esserselo appropriato prima?.
Agostino d?Ippona si convertì per la scoperta della felicità, non per la paura dell?inferno di fronte alla morte. Dopo la sua giovinezza dissipata, aprì gli occhi sulla Bellezza di Cristo e scrisse: ?Tardi ti ho amato, o Bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo ed io nella mia deformità mi gettavo sulle cose ben fatte che tu avevi creato. Tu eri con me ed io non ero con te. Quelle bellezze esteriori mi tenevano lontano da te e tuttavia se esse non fossero state in te non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato e hai squarciato la mia sordità; tu hai brillato su di me e hai dissipato la mia cecità. Tu hai emanato la tua fragranza e io ho sentito il tuo profumo e ora ti bramo. Ho gustato e ora ho fame e sete. Tu mi hai toccato e io bramo la tua pace?.

I funerali dell’ateismo scientifico
di Michele Brambilla
Il Giornale
26 Aprile 2007
Anche se il particolare è stato sciolto nelle cronache come un dettaglio irrilevante, siamo di fronte a un fatto storico: Boris Eltsin è il primo ex leader sovietico ad avere – dalla Rivoluzione d?Ottobre ai giorni nostri – un funerale religioso
Anche se il particolare è stato sciolto nelle cronache come un dettaglio irrilevante, siamo di fronte a un fatto storico: Boris Eltsin è il primo ex leader sovietico ad avere – dalla Rivoluzione d?Ottobre ai giorni nostri – un funerale religioso. Il Paese ha reso l?ultimo saluto al suo vecchio presidente in una cattedrale intitolata a «Cristo Salvatore», un nome che il vecchio regime, dal quale Eltsin proveniva, avrebbe dovuto espungere per sempre dall?orizzonte umano. Il credente scorgerà forse l?impronta del digitus Dei. Il non credente si limiterà a prendere atto della presenza di un fortissimo significato simbolico. Ma in ogni caso si deve registrare una coincidenza singolare: proprio il presidente che liquidò l?Urss è anche quello che, congedandosi da questo mondo, liquida con un atto formale pure la maggior pretesa dell?armamentario ideologico sovietico: l?ateismo. Liquida insomma il più grande tentativo della storia dell?umanità di cancellare non solo la fede, ma anche il senso religioso che si annida nel cuore di ogni uomo, compreso colui che non pratica alcun culto. La cancellazione dell?idea di Dio era uno dei cardini dell?ideologia comunista. La religione proiettava nei cieli quel desiderio di felicità che il Partito prometteva qui e ora: Dio doveva dunque sparire, era l?oppio dei popoli.
Per riuscire in una simile «rigenerazione » delle coscienze l?Unione Sovietica non lesinò uomini e mezzi. Scienziati e studiosi di ogni branca del sapere furono arruolati per convincere dell?inutilità di ogni religione, ma soprattutto per cercare la Prova, con la maiuscola, dell?inesistenza di Dio. Ogni fatto, ogni evento che si potesse in qualche modo collegare a quell?ossessiva ricerca della «Prova regina» veniva sfruttato da una propaganda che voleva essere efficace e che non si rendeva conto della sua natura tragicomica. Come accadde, ad esempio, in quell?aprile del 1961, quando il tenente dell?aeronautica Jurij Gagarin, appena sceso dalla sua astronave Vostok, evidentemente obbedendo a ordini superiori, aprì lo sportello dicendo: «Sono andato fino in cielo, ma Dio non l?ho incontrato». Le ricerche scientifiche, gli studi accademici e gli ingenti capitali investiti nell?aprire scuole e facoltà di ateismo derivavano da un fatto molto semplice.
Per il comunismo, appunto, l?ateismo era una verità fondamentale: ma una verità tutta da dimostrare. Infatti né Marx, né i suoi principali discepoli avevano mai affrontato sul serio la questione da un punto di vista speculativo. L?ateismo marxista, insomma, non era il risultato di una ricerca, di una riflessione. Era, al contrario, un postulato irrinunciabile. Un a-priori non dimostrato da alcunché. Dio non esisteva semplicemente perché non doveva esistere. Celeberrima è la frase di Michail Bakunin, profeta – tra l?altro – del cosiddetto socialismo scientifico: «Se Dio c?è, l?uomo è schiavo. Ma l?uomo deve essere libero. Quindi, Dio non esiste». I risultati di settant?anni di ricerca di quella Prova sono lì da vedere. Non c?è un testo, uno studio, una facoltà dell?ateismo che abbia resistito al tempo. L?immenso sforzo di una delle potenze più grandi del mondo e della storia è, al contrario, sopravvissuto solo come esempio di becera propaganda.

Nei primi anni Ottanta il giovane Massimo D?Alema, allora responsabile della stampa e della propaganda del Pci, intervistato da Vittorio Messori raccontò di aver visitato il mitico museo dell?« Istituto per l?ateismo scientifico» di Leningrado, visitato ogni anno da milioni di studenti caricati sugli autobus dal Partito. Ebbene, così commentò D?Alema: «Non esito a dichiarare la mia convinzione personale, che è quella del non credente. Ma quel museo sovietico mi è parso qualcosa di aberrante, uno dei peggiori esempi di volgarità intellettuale». E tuttavia, più che dal mondo accademico l?ateismo sovietico è condannato dal tribunale della storia. La fine delle vecchie superstizioni avrebbe dovuto portare a un?«umanità nuova», finalmente liberata dal giogo della religione e in grado di far esplodere tutta la sua potenzialità creativa per troppi secoli repressa. Che cosa ha prodotto, invece, quell?«umanità nuova»? Nulla di creativo, nulla di originale e di vitale: non una scoperta scientifica, non un trattato filosofico, non un romanzo, non una poesia, non un quadro, non un film, non una canzone.
I soli nomi degni di essere ricordati sono quelli dei dissidenti, degli esuli, dei perseguitati: insomma di coloro che a quel regime si opposero. Del mondo sovietico, insomma, resta solo la memoria di una feroce dittatura e di una tetra burocrazia che, lungi dal rendere l?uomo più libero e felice, lo annichilirono. Boris Eltsin, alla fine di quel mondo, mise il sigillo. E ieri, con i suoi funerali, sono stati simbolicamente celebrati anche i funerali di quella barzelletta che fu l?ateismo scientifico, il cui fallimento dovrebbe insegnare qualcosa. A futura memoria.

tre gol ai cantanti

30 Aprile 2007 Nessun commento

Partita fra l? ?Agorà dei giovani? e la Nazionale Cantanti ad Ancona. Con i 9000 presenti si è arrivati ad una somma sufficiente per acquistare un camper. Per gite? No Per ospitare gli incontri per la formazione di animatori di strada sulla legalità. Destinazione Napoli.
Enrico Ruggeri, Gianni Morandi, il vescovo di Ancona e Guido Bertolaso della Protezione civile hanno consegnato le chiavi del mezzo ad Antonio d?Urso, responsabile della Pastorale giovanile a Napoli e delegato del Vescovo Sepe .
Vuoi conoscere ?Agorà dei giovani?? Clicca il suo sito:www.agoradeigiovani.it Ci sono molte informazioni che interessano anche te. Iscriviti alle news letter e riceverai informazioni ulteriori ogni settimana
Il Papa arriverà a Loreto nel pomeriggio dell?1 settembre. Preghiera dialogata con Lui poi una ?Notte sotto le stelle?: serata di testimonianze, di musica e di spettacolo. La mattina dopo S.Messa con il Papa. Seguirà
l??invio dei 72?- Arrivederci

messaggio aprile

27 Aprile 2007 1 commento

“Cari figli,
anche oggi vi invito di nuovo
alla conversione.
Aprite i vostri cuori
in questo tempo di grazia
finchè sono con voi.
Ascoltatemi!
Dite:?Questo è il tempo
per la mia anima!?
Io sono con voi
e vi amo
di un amore incommensurabile.

Grazie per avere risposto
alla mia chiamata.

(ripete “ascoltatemi”
prima che sia troppo tardi!!)

le conversioni in fin di vita

26 Aprile 2007 Nessun commento

Di Antonio Socci
Libero
27 Marzo 2007
Se ne parla poco, come ha detto il Papa domenica scorsa, tuttavia l?Inferno fa egualmente paura. E di fronte alla possibilità di un destino di sofferenza eterna tremano tutti, perfino i politici nostrani. Nei giorni scorsi era stata la cattolica Rosy Bindi ad ammettere di averne sentito l?agghiacciante brivido dopo aver varato la legge sui Dico, condannata dalla Chiesa. Ha confidato a un giornalista del Corriere: ?ho avuto paura di dannarmi l?anima..?.
Il pensiero di una sofferenza orrenda ed eterna non fa dormire sonni tranquilli nemmeno a chi si proclama ateo. Come il super comunista Oliviero Diliberto che con onestà intellettuale ha ammesso in una intervista all?Espresso: ?No, non sono credente come Fassino e non sono nemmeno ?alla ricerca? come Bertinotti e Ingrao. Però?non sono neanche ipocrita e non posso giurare di non cambiare idea sul letto di morte. Che ne so che effetto fa la fine. Spero soltanto che arrivi tra un bel po? di tempo?.
Questa intervista ?riportata nel sito internet del suo Partito – è citata (negativamente) anche nel sito della Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). In quel sito abbondano i commenti negativi. Una certa Maria scrive: ?Bah, Diliberto ha paura di finire all?inferno! Questa propria non me la sarei mai immaginata!?.
In realtà faccia a faccia con la morte capita molto spesso che personaggi pubblici i quali nella vita hanno fatto professione di ateismo o anticlericalismo, si riconcilino con santa madre Chiesa per scongiurare un viaggio di andata senza ritorno nell?orrore senza fine e senza limite.
Proprio in questi giorni ricorre il ventennale della morte di Renato Guttuso che tante polemiche scatenò proprio perché ? perfettamente lucido (per dirla con Natalino Sapegno) ? si riavvicinò alla Chiesa e ricevette i sacramenti prima di morire. Essendo l?uomo considerato uno dei maggiori intellettuali comunisti e atei sulla scena pubblica, scoppiò un caso clamoroso.
Meno conosciuto, ma altrettanto significativo anche il caso di Leonardo Sciascia che alla fine volle stringere tra le mani quel crocifisso d?argento che tutti poterono vedere nella bara e che ? per l?imbarazzo ? alcuni attribuirono alla pietà dei familiari.
In realtà ?l?illuminista? Sciascia, in vita, paradossalmente invitava la Chiesa a non degradarsi ad agenzia umanitaria, ma a parlare agli uomini della loro sorte eterna che è ciò che più importa a tutti noi: ?senza l?annuncio chiaro e centrale della Trascendenza, senza speranza di non morire, la religione diventa un club umanitario, un sindacato, un circolo di specialisti in etica, ma non un messaggio che appaghi i bisogni profondi del cuore umano?. Evidentemente nelle sue ultime ore lui stesso fece i conti con la domanda suprema, quella sulla scelta definitiva.
La casistica è immensa, anche Oscar Wilde si convertì al cattolicesimo in punto di morte, il 30 novembre 1900, a 46 anni, dopo una vita sregolata e provocatoria. Mario Pannunzio, il mitico fondatore e direttore del ?Mondo?, sempre evocato da Eugenio Scalfari come suo maestro, pur essendo stato il suo giornale la ?bandiera del laicismo militante? scrive Messori ?volle morire chiedendo in extremis i sacramenti: cosa che si cercò poi di tenere nascosta?.
Ma ? per tornare alla politica italiana ? l?aspetto più singolare è scroprire che questo ?fil rouge? forse, in modi e circostanze diverse, lega le ultime ore dei maggiori leader laici della storia nazionale. A cominciare da Camillo Benso conte di Cavour, primo presidente del Consiglio italiano. Sappiamo che da giovane professò un acceso ateismo, c?è poi un?ampia letteratura che dibatte sulla sua presunta affiliazione massonica. Di fatto la sua politica fu molto dura con la Chiesa di Pio IX che subì persecuzioni e reagì con le scomuniche, ma nel 1861, venuta l?ultima ora, il conte volle
morire con i conforti religiosi amministratigli da un frate francescano. Volle morire fra le braccia della Chiesa che aveva perseguitato.
L?altro presidente del Consiglio ultralaico fu Benito Mussolini che da giovane percorreva le piazze romagnole sfidando Dio a fulminarlo in un minuto. Da Capo del governo fascista firmò il Concordato con la Chiesa e ? dopo la deposizione del 25 luglio 1943 ? arrestato e chiuso a Ponza chiese che gli venisse portata ?La Vita di Gesù Cristo? del Ricciotti, lettura che appassionò i suoi ultimi giorni disperati.
E prendiamo i due leader laici della storia repubblicana. Di Giovanni Spadolini laico e ateo si vocifera che abbia chiesto i sacramenti prima di morire, tuttavia non ci sono conferme a queste voci. Mentre Bettino Craxi, il premier laico firmatario del secondo Concordato, ebbe i funerali religiosi nella cattedrale cattolica di Tunisi celebrati dal vescovo Fouat Twal. Si ricorda l?affettuosissimo messaggio del Papa che ?si unisce alle preghiere, invoca la Divina Bontà e chiede a Dio pace eterna per l?anima? di questo uomo di Stato.
Del resto anche il laicissimo Napoleone, che nell?età moderna è stato il primo grande persecutore della Chiesa e personalmente del Papa, nei suoi ultimi giorni di esilio si convertì, appassionandosi alla figura di Gesù su cui ha lasciato pagine commoventi. ?Chiese al Papa ? proprio quel Papa che aveva perseguitato ferocemente ? di poter avere un confessore corso, della sua terra? racconta Messori ?e il Papa, pietosamente, gli inviò un sacerdote corso con una nave, fino a S.Elena, dove l?ex dittatore ricevette i sacramenti?.
C?è infatti nella memoria di tutti la consapevolezza di quanto misericordioso sia il Padre che Gesù ci ha fatto conoscere. Al Bonconte dantesco bastò ?una lacrimetta? in punto di morte per impedire a Satana in extremis di impossessarsi per sempre della sua anima e legarlo al tormento eterno. Quel Padre misericordioso che tutto e sempre perdona, fino all?ultimo istante, è la speranza a cui tutti si aggrappano.
Quando Francois Mauriac sull?Express ne parlò a proposito della morte di Gide vi fu una sollevazione dei ?benpensanti?, sarcastici e irritati per l?eventualità del cedimento finale, anche oggi da noi qualificato da molti come ?debolezza? o ipocrisia opportunista. Mauriac osservò amaramente: ?Che odio della speranza in questi nostri contemporanei! Quanta paura di essere consolati! Che orrore per la possibilità che gli ultimi istanti della vita di un incredulo non siano di oscuramento, ma di luce imprevista! Perché temere più di ogni altro pericolo che l?Amore ci sia, che ci venga incontro, che ci accolga, malgrado tutti i nostri errori e le nostre colpe??.
Kierkegaard scrisse: ?La maggior parte degli uomini vive dalla culla alla tomba, trascinata dal vortice della vita, senza tregua? Poi quando viene la morte e li ferma, fanno attenzione al cristianesimo e rimpiangono di non esserselo appropriato prima?.
Agostino d?Ippona si convertì per la scoperta della felicità, non per la paura dell?inferno di fronte alla morte. Dopo la sua giovinezza dissipata, aprì gli occhi sulla Bellezza di Cristo e scrisse: ?Tardi ti ho amato, o Bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo ed io nella mia deformità mi gettavo sulle cose ben fatte che tu avevi creato. Tu eri con me ed io non ero con te. Quelle bellezze esteriori mi tenevano lontano da te e tuttavia se esse non fossero state in te non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato e hai squarciato la mia sordità; tu hai brillato su di me e hai dissipato la mia cecità. Tu hai emanato la tua fragranza e io ho sentito il tuo profumo e ora ti bramo. Ho gustato e ora ho fame e sete. Tu mi hai toccato e io bramo la tua pace?.

mi ami?

26 Aprile 2007 Nessun commento

In un grande stagno, una graziosa girina si era spo­sata con un pesce.
Ma un giorno le spuntarono le zam­pe e, come succede a tutti i girini,
cominciò a tra­sformarsi lentamente in una ranocchia.
Si rivolse allora al marito pesce: «Io devo segui­re il mio destino e
quindi devo andare a vivere sulla terra. Perciò dovrai abituarti anche
tu a vivere sulla terra».
«Ma cara», protestò il pesce, «come vuoi che fac­cia, con le mie pinne
e le mie branchie? Morirei!».
La girina (quasi ranocchia) sospirò: «Mi ami o non mi ami?».
«Certo, che ti amo», sospirò il pesce.
«Allora, vieni, no?», concluse la girina.

Un uomo e una donna sedevano presso una fine­stra che si apriva sulla
primavera. Sedevano vicini l’uno all’altra. E la donna disse: «Ti amo.
Sei bello, e ricco, e indossi sempre begli abiti».
E l’uomo disse: «Ti amo. Sei un pensiero mera­viglioso, sei una cosa
troppo preziosa per tenerla nella mano, sei una canzone nei miei sogni».
Ma la donna distolse il volto, incollerita, e disse:
«Lasciami, te ne prego. Non sono un pensiero, e non sono una cosa che
passa nei tuoi sogni. Sono una don­na. Voglio che mi desideri come
moglie, come ma­dre dei bimbi che un giorno avremo».
E si separarono.
E l’uomo disse: «Ecco che un altro sogno si dis­solve in nebbia».
E la donna disse: «Che farsene di un uomo che mi trasforma in nebbia e
sogno?» (Gibran).

beata la mamma che…

26 Aprile 2007 Nessun commento

Beata la mamma che sa sorridere anche quando tutt’intorno è nuvolo.
Beata la mamma che sa parlare senza urlare.
Beata la mamma che sa amare senza strafare.
Beata la mamma che sa essere ciò che vuole trasmettere.
Beata la mamma che trova il tempo per mangiare con i figli e con papà.
Beata la mamma che non insegna la vita facile ma la via giusta.
Beata la mamma che non smette mai di essere mamma.
Beata la mamma che sa pregare: dal buon Dio sarà aiutata, dai suoi
figli sarà ricordata.

al posto di Giuda

26 Aprile 2007 1 commento

Lo scrittore René Bazin racconta di essere entrato una domenica in chiesa. Il sacerdote stava commentando la Parola di Dio a dei fanciulli. Era il racconto della Passione e c’era una grande commozione nel cuore di tutti, visibile anche sui visetti In ultimo raccontò anche la fine di Giuda, disperato e impiccato. Dopo un momento di silenzio il sacerdote chiese a qualche bambino il suo pensiero. Arrivato al più piccolo gli chiese:? E tu Robertino che cosa avresti fatto se fossi stato Giuda?? ?Mi sarei impiccato anch?io ? rispose il piccolo ?Cosa?? fece il prete sorpreso ?Sì mi sarei impiccato?ma al collo di Gesù per chiedergli scusa?.!

aiutare a vincere

26 Aprile 2007 Nessun commento

Alcuni anni fa’, alle paraolimpiadi di Seattle, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabilli erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri. Allo sparo della pistola, partirono per la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere.

Mentre correvano, uno di loro,un ragazzino, cadde sull’asfalto, e cominciò a piangere. Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono, tornarono indietro e lo aiutarono a mettersi seduto.. Una ragazzina con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo poi gli chiese: “Adesso stai meglio?” Rimesso in piedi l?amico, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo. Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti.

Persone che erano presenti raccontano ancora la storia. Perché? Perché dentro di noi sappiamo che: la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. In questa vita è molto più gratificante aiutare altri a vincere, anche se comporta rallentare la nostra corsa.

decalogo per il papà

24 Aprile 2007 1 commento

1°. Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull’amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori “per dovere”. E l’educazione è sempre un “gioco di squadra”. Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un’intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in “cambio”, il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po’ di spazio per sé.

2°. Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa “voi siete il primo interesse della mia vita”. Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l’assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l’aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E’ anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.

3°. Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà. In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di più a ciò che il padre fa, alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione di ciò che chiamiamo “coscienza” ha un notevole peso quando venga fornita dalla figura paterna.

4°. Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto “no”, che è il modo migliore per comunicare: “ho cura di te”.

5°. Un padre incoraggia e dà forza. Il papà dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l’ascolto, l’accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: “Qualunque cosa capiti, sono qui per te!”. Di qui nasce nei figli quell’atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. Un papà è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli.

6°. Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l’isola accogliente per i “naufraghi della giornata”. E’ fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d’incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell’affetto. Nel passato il padre era il portatore dei “valori”, e per trasmettere i valori ai figli basta imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di palesare speranze, gioie o delusioni?

7°. Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior passaporto per il mondo ” di fuori”. Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l’attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita.

8°. Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio. Un giovane rinchiuso in un carcere minorile confida: “Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di comprensione. Quand’ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L’amore che nutriva per me scomparve: ero sui tredici anni… Mi ha tolto l’affetto proprio quando ne avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene. La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è mancato tutto questo”.

9°. Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano. Ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati, trascurati o abbandonati dal proprio padre è una ferita che non si rimargina mai.

10°. Un padre è immagine di Dio. Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l’immagine di Dio sul modello del loro papà. La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro. Una mamma che prega con i propri figli è una cosa bella, ma quasi normale. Un papà che prega con i propri figli lascerà in loro un’impronta indelebile.
(Bruno Ferrero

operaio di fabbrica d’armi

24 Aprile 2007 1 commento

Non influisco sul destino del globo,
non son io che incomincio le guerre.
Sono con te o contro di te – non lo so.
Non pecco.
E proprio questo mi tormenta:
che non influisco, non pecco.
Tornisco minuscole viti
e preparo frammenti di devastazione,
e non abbraccio l’insieme,
non abbraccio il destino dell’uomo.
Io potrei creare un altro insieme,
altro destino (ma come farlo senza frammenti)
di cui io stesso, come ogni altro uomo,
sarei la causa integra e sacra
che nessuno distrugge con le azioni,
né inganna con le parole.
Il mondo che io creo non è buono
eppure non sono io che lo rendo malvagio!
Ma questo basta?

(Andrzej Jawin – pseudonimo di Karol Wojtyla)