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Archivio Luglio 2007

sono solo, Signore!capisci?

30 Luglio 2007 4 commenti

Sono solo.
Solo, Signore, capisci?
Solo.
E fuori è festa.
Ho spento la radio che per me, spesso,
simula una presenza ma il silenzio è bruscamente
entrato nella camera e nel mio cuore,
e subdola, si è radicata l’angoscia.
Per un attimo ho teso l’orecchio a dei rumori per le scale,
pensavo fossero passi…
saliva qualcuno?
Perché questa pazza speranza,
visto che non aspetto nessuno, e che nessuno verrà!
Se tu lo volessi, Signore, mi manderesti qualcuno!
Ho bisogno di qualcuno, di una mano, Signore,
soltanto una mano che si posi sulla mia come un uccellino.
Di labbra sulla mia fronte, per il calore di un bacio.
Di uno sguardo
un solo sguardo gratuito,
per provare a me stesso che almeno per qualcuno esisto.
Di poche parole, infine,
e in queste parole dei battiti di un cuore che si dona.
Ma nessuno verrà.
Sono solo.
Solo.
E fuori è festa.
Sì, puoi parlare Signore,
nel profondo del mio cuore io sento!
Ma conosco la tua canzone, quella che mi ripetono i preti:
"non sei solo poiché Lui è qui al tuo fianco!"
Sì sei qui.
Ma senza mani, senza labbra,
senza sguardo e senza parole,
ed io non sono un angelo.
Perché mi hai dato un corpo!
Non mi parli più Signore?
Nemmeno tu!
Sei in collera?
Ho camminato a lungo nella prigione della mia solitudine e le parole incrociate
appese alla loro gabbia non hanno trovato la porta per farmi uscire.
Prigioniero come sono,
senza averlo meritato.
Ma ad un tratto penso,
a meno che non sia tu che mi parli di nuovo,
penso che altri, oltre a me soffrono in solitudine.
Ne conosco accanto a me, e conosco questo mondo ostile,
dove milioni di uomini, ammassati un corpo sull’altro,
nei caseggiati o in mezzo alla folla si rasentano,
si toccano, si urtano, senza incontrarsi mai.
Non è quello che volevi Signore,
tu che hai detto che sei venuto per raccogliere i tuoi figli dispersi,
e con il dono della vita farne una famiglia sola.
Adesso la mia sofferenza, Signore,
mi parla a lungo della sofferenza degli altri e sento i loro lamenti,
più forti dei miei, e capisco finalmente,
che c’è un solo rimedio per curare la mia solitudine:
andare incontro agli altri per curare la loro.
Ho trovato la mia strada, Signore!
Io, che tanto spesso mi sento terribilmente inutile,
 capace di così poco nonostante il mio cuore così grande,
sarò nella chiesa, un artigiano ricucitore.
Tenterò di riallacciare le maglie allentate e forse riannoderò quelle spezzate.
Ricostruirò così un poco il tessuto della famiglia,
visto che su questa terra, non hai più, Signore, né mani, né labbra, né sguardi,
né parole, mi offro come subappaltatore per tutti quelli che come
 me hanno bisogno di un corpo
 anche di un corpo che invecchia,
per dire loro che non sono soli e che Qualcuno li ama.

Addio solitudine!
E

da qualche parte

30 Luglio 2007 1 commento

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita
e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito.

Il maestro prese una manciata di cenere
e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida
acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo:
"Queste sono le tue sofferenze".
Tutta l’acqua del bicchiere s’intorbidì e s’insudiciò.
Il maestro la buttò via.

Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente,
 la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare.
La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente com’era prima.

"Vedi?" spiegò il maestro.
"Ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare".

Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite.
Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio.
Non la stupida spavalderia, la temerarietà incosciente, ma il vero
coraggio che di fronte ad ogni problema fa dire tranquillamente:
"Da qualche parte certamente c’è una soluzione ed io la troverò!".

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www.puntocuore.it

29 Luglio 2007 Nessun commento

tremendo graffito

29 Luglio 2007 Nessun commento

Trovato scritto, certamente con le unghie, sul

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si accompagnano

29 Luglio 2007 Nessun commento

"I  bambini  non    si mandano   a letto:

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vergine della sera

28 Luglio 2007 1 commento

 

Santa Maria, vergine della sera,
Madre dell’ora in cui si fa ritorno a casa,
e si assapora la gioia di sentirsi accolti da qualcuno,
e si vive la letizia indicibile di sedersi a cena con gli altri,
facci il regalo della comunione.

Te lo chiediamo per la nostra Chiesa,
che non sembra estranea neanch’essa
alle lusinghe della frammentazione,
del parrocchialismo
e della chiusura nei perimetri segnati dall’ombra del campanile.

Te lo chiediamo per la nostra città,
che spesso lo spirito di parte riduce cosi tanto a terra contesa,
che a volte sembra diventata terra di nessuno.

Te lo chiediamo per le nostre famiglie,
perché il dialogo, l’amore crocifisso,
e la fruizione serena degli affetti domestici
le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile.

Te lo chiediamo per tutti noi,
perché, lontani dalle scomuniche dell’egoismo e dell’isolamento,
possiamo stare sempre dalla parte della vita,
la dove essa nasce, cresce e muore.

Te lo chiediamo per il mondo intero,
perché la solidarietà tra i popoli
non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali,
ma venga riscoperta come l’unico imperativo etico
su cui fondare l’umana convivenza.

E i poveri possano assidersi, con pari dignità,
alla mensa di tutti.
E la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani.

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la via del cielo

28 Luglio 2007 Nessun commento

La via del cielo

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non fidarti!!!

28 Luglio 2007 1 commento

In una tribù indiana, i giovani venivano riconosciuti adulti
dopo un rito di passaggio vissuto nella più stretta solitudine.
 Durante questo periodo di solitudine dovevano provare
a se stessi di essere pronti per l’età matura.
Una volta uno di loro camminò fino a una splendida valle
 verdeggiante di alberi e radiosa di fiori.
Guardando le montagne che cingevano la valle,
il giovane notò una vetta scoscesa incappucciata di neve dal biancore abbagliante.
 «Mi metterò alla prova contro quella montagna», pensò.
Indossò la sua camicia di pelle di bisonte,
si gettò una coperta sulla spalla e cominciò la scalata.
Quando arrivò in cima, vide sotto di sé il mondo intero.
Il suo sguardo spaziava senza limiti, e il suo cuore era pieno di orgoglio.
Poi udì un fruscio vicino ai suoi piedi, abbassò lo sguardo e vide un serpente.
Prima che il giovane potesse muoversi, il serpente parlò.
«Sto per morire», disse.
 «Fa troppo freddo quassù per me e non c’è nulla da mangiare.
Mettimi sotto la tua camicia e portami a valle».
«No!», rispose il giovane.
 «Conosco quelli della tua specie. Sei un serpente a sonagli.
 Se ti raccolgo mi morderai e il tuo morso mi ucciderà!».
«Niente affatto!», disse il serpente.
 «Con te non mi comporterò così.
Se fai questo per me, non ti farò del male».
Il giovane rifiutò per un po’, ma quel serpente sapeva essere molto persuasivo.
 Alla fine, il giovane se lo mise sotto la camicia e lo portò con sé.
 Quando furono giù a valle, lo prese e lo depose delicatamente a terra.
All’improvviso il serpente si arrotolò su se stesso,
scosse i suoi sonagli, scattò in avanti e morse il ragazzo a una gamba.
«Mi avevi promesso…», gridò il giovane.
«Sapevi che cosa rischiavi quando mi hai preso con te!», disse il serpente strisciando via…

Dedicata a tutti coloro che si lasciano tentare dallo sballo della droga,
dall’alcol o dall’eccessiva velocità sulla strada.
«Sapevi che cosa rischiavi quando mi hai preso con te».
Come dire: «Del senno di poi ne sono piene le fosse».
 

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convenienza

28 Luglio 2007 1 commento

Una volpe perse la coda in una trappola.
Poiché non poteva sopportare la vergogna,
pensò che sarebbe stata una buona idea
convincere 
tutte le altre volpi a ridursi al medesimo stato.
In tal modo, con il male comune, 
sarebbe passato inosservato il suo difetto.
Detto, fatto.
Le riunì tutte e cominciò ad esortarle a tagliarsi la coda,
perché con la coda erano brutte e poi…,
che vantaggio andare in giro con quel peso inutile…
Una di loro, però, poco convinta le replicò;
"Piantala! Se non ti convenisse, non ce lo consiglieresti…"
Questa favola sta a pennello a chi elargisce consigli al prossimo,
non per altruismo, ma per propria convenienza.

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il dono più bello

25 Luglio 2007 1 commento

  Il settimo giorno, terminata la Creazione,
Dio dichiarò che era la sua festa.
Tutte le creature, nuove di zecca,
si diedero da fare per regalare a Dio la cosa più bella che potessero trovare.
Gli scoiattoli portarono noci e nocciole;
i conigli carote e radici dolci;
le pecore lana soffice e calda;
le mucche latte schiumoso e ricco di panna.
Miliardi di angeli si disposero in cerchio, cantando una serenata celestiale.
L’uomo aspettava il suo turno, ed era preoccupato.
"Che cosa posso donare io?
I fiori hanno il profumo, le api il miele,
perfino gli elefanti si sono offerti di fare la doccia a Dio
con le loro proboscidi per rinfrescarlo.. . ".
L’uomo si era messo in fondo alla fila e continuava a scervellarsi.
Tutte le creature sfilavano davanti a Dio e depositavano i loro regali.
Quando rimasero solo più alcune creature davanti a lui, la chiocciola,
la tartaruga e il bradipo poltrone, l’uomo fu preso dal panico.
Arrivò il suo turno.
Allora l’uomo fece ciò che nessun animale aveva osato fare.
Corse verso Dio e saltò sulle sue ginocchia,
lo abbracciò e gli disse: "Sei bravo e buono.
E sono felice perché mi vuoi bene!"
Il volto di Dio si illuminò e tutta la creazione capì
che l’uomo aveva fatto a Dio il dono più bello.

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