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Archivio Dicembre 2007

E’ proprio questa

31 Dicembre 2007 Nessun commento

"Tu ti credi

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come stella del mattino

31 Dicembre 2007 Nessun commento

La Madre era seduta sulla paglia
con nel grembo il bambino,
come stella del mattino in grembo all’aurora.

Tutti piegarono le ginocchia:
il re e il mendicante, il santo e il peccatore,
il sapiente e l’ignorante.

Tutti ad alta voce gridarono:
Vittoria per l’uomo, vittoria per il Neonato,
per colui che vive in eterno!

Come stella del mattino in grembo all’aurora.

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amare o possedere?

28 Dicembre 2007 Nessun commento

  L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi. È stato l’evangelista che ha coniato la più alta definizione di Dio, ho Théos agàpe estín, «Dio è amore». Giovanni ci spinge a ritornare su un tema inestricabilmente intrecciato col cristianesimo, al punto tale da diventare l’unità di misura della stessa fede: «Da questo vi riconosceranno come miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri» (Giovanni 13, 35). Noi lo facciamo attraverso le belle parole del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, martire nel 1945 sotto il nazismo. È interessante notare che, proprio nel lager, egli scriveva pagine intense sull’amore per Dio ma anche lettere molto delicate alla sua fidanzata: «Davanti a me è appesa la tua foto e per molte settimane dovrò accontentarmi di essa. Eppure sento la tua voce. Il tuo sorriso, un po’ triste, vedo i tuoi occhi, sento la tua mano». Ora, in questa esperienza divina e umana Bonhoeffer sottolinea

 un aspetto che è sempre più smarrito nei nostri giorni così frenetici, che vogliono tutto e subito.

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ciao Paolo!

27 Dicembre 2007 Nessun commento

La sua storia…

 

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quattro famiglie trentotto figli

27 Dicembre 2007 Nessun commento

   P rima di tutto facciamo un po’ di conti. Le famiglie sono 4, hanno 14 figli naturali e 24 in affido: 6 ciascuna, il massimo consentito dalla legge. E poi ci sono 60 bam­bini e ragazzi che frequentano le attività diur­ne e un centinaio di volontari. Sono numeri i­nusuali, quelli di Cometa, un’esperienza «for­mato famiglia» che ha vent’anni di vita. Le per­sone che danno un volto a quei numeri vivo­no in una grande cascina ristrutturata alla pe­riferia di Como, con il parco, il giardino pieno di fiori, gli animali. Per definirla Erasmo Figi­ni, uno dei pionieri, usa un’immagine incon­sueta e affascinante: «Cos’è Cometa? Un’ope­ra di comunione, un luogo che sta in piedi per­ché qualcuno ha detto sì ai segni di Dio in­contrati nella vita. Tutto qui è nato per un in­contro, ed è cresciuto incontro dopo incon­tro. A cominciare dal sottoscritto». Per lui, di professione stilista d’interni, la vita è rico­minciata a 36 anni, quando ha sentito parla­re don Giussani durante un’assemblea di Co­munione e liberazione a Milano. «Da tempo avevo abbandonato la fede, che in gioventù mi era stata presentata come un pacchetto di regole da rispettare. Ascoltando Giussani mi sono sentito accolto con tutta la mia umanità, i miei limiti e i miei desideri, e tornando a ca­sa ho detto a mia moglie: è tutto vero, Dio e­siste, ho incontrato una persona che ne è te­stimone. Da quel giorno la Chiesa è diventa­ta la mia nuova casa, accogliente per me e ospitale per tutti».
  Un giorno del 1987 Erasmo riceve una telefonata da un amico sa­cerdote: «Sto cercando una fami­glia che prenda in affido un bam­bino sieropositivo, la madre è morta di Aids, mi dai una mano?». A quei tempi la proposta suonava come qualcosa di rivoluzionario e impopolare: Erasmo e la moglie chiedono aiuto al fratello Inno­cente, medico, e il suo «sì» diven­ta l’occasione per cominciare un’esperienza di vita familiare in comune, seguendo il suggeri­mento di Giussani: ‘Andate a vi­vere insieme, fate un’opera di co­munione ». La loro nuova casa co­mune diventa una grande, vecchia cascina alla periferia di Como che si affaccia sul lago. L’affido dura due anni ed è il primo anello di u­na catena che ha portato in que­sto luogo decine di giovani in cer­ca di affetti. «L’abbiamo chiama­to Cometa perché è un posto che indica la strada per scoprire il senso dell’esi­stenza. E’ accaduto ai pastori che a Natale han­no trovato Gesù a Betlemme, è accaduto a noi nell’incontro che abbiamo fatto, continua ad accadere per quanti vengono a vivere qui».
  Negli anni ai fratelli Figini e alle loro due fa­miglie se ne aggiungono altre due, ciascuna vive in un appartamento autonomo ma co­municante con gli altri. E si moltiplicano le i­niziative nel segno dell’accoglienza e dell’e­ducazione: affido diurno (a cui partecipano altre famiglie del circondario), un pronto in­tervento per minori in situazioni gravi, un cen­tro di aiuto allo studio integrato con attività e­spressive e ricreative, servizi di mediazione fa­miliare, una polisportiva con 115 mini-atleti. Nel 2003 nasce Cometa Formazione, con per­corsi di orientamento e di rimotivazione sco­lastica, corsi di formazione per l’assolvimen­to dell’obbligo ed esperienze di scuola-lavo­ro. Tra questi, il Liceo del lavoro, dove ragazzi che hanno abbandonato la scuola – spesso e­tichettati come ‘irrecuperabili’ – ritrovano il gusto per lo studio e imparano un mestiere frequentando la bottega di un artigiano o l’of­ficina di un piccolo imprenditore. Si affronta quell’emergenza educativa di cui tutti sono ormai consapevoli ma che stenta a trovare ri­sposte efficaci. Certo, le risposte comportano anche qualche sconfitta, come quando un ra­gazzo ha deciso di andarsene rifiutando l’aiu­to che gli veniva offerto. E comportano anche il sacrificio, dal quale i giovani non vanno pre­servati, come invece ha predicato per molto tempo una certa pedagogia permissivista. ‘Quando ne parlavamo con Giussani nei no­stri incontri periodici, lui ci diceva: ‘Non evi­tate il sacrificio ai figli, perché non si cambia senza un significato più vero’. E se c’era qual­che grana in casa, aggiungeva: ‘I vostri figli de­vono vedere la vostra certezza di fronte alla loro ribellione. Su questa certezza possono ri­posare. Non abbiate paura, perché quello che state costruendo è per loro segno di verità’.
  Negli anni la scia di Cometa (www.puntoco­meta.org) è diventata sempre più lunga. L’a­micizia tra le quattro famiglie che vivono in­sieme è il perno attorno al quale sono fiorite centinaia di storie di accoglienza e sono ri­partite esistenza ferite. Vicino alla struttura o­riginaria, grazie a donazioni e qualche finan­ziamento pubblico, si costruiscono nuovi am­bienti: un campus con l’auditorium, nuove a­bitazioni per l’accoglienza, un micronido, mensa e spazi per l’apprendimento, botteghe di artigiani, piazzette e giardini per facilitare l’aggregazione. Il progetto ha un nome ambi­zioso – «La città nella città» – si punta a co­struire un vero e proprio borgo. Racconta In­nocente Figini, primario di oculistica all’o­spedale Valduce di Como: «Abbiamo ripreso un’intuizione di Giussani: ‘La città nella città – ci disse un giorno – è la costruzione dove l’incontro tra uomini ci testimonia la certez­za di un bene comune’. Ma non è solo un tra­guardo, è un’esperienza praticata già oggi».
  L’esperienza è contagiosa: si moltiplicano le ri­chieste di auto, ma insieme aumentano le of­ferte di disponibilità. Famiglie che si candi­dano per l’affido, giovani che regalano tempo per l’aiuto allo studio, pensionati che si pro­digano in piccole attività di sostegno. In tutto, 400 tra collaboratori, operatori e volontari, con 300 bambini e ragazzi aiutati. Un’umanità che si stringe ai fianchi e insieme si allarga in un abbraccio che accoglie chi non ce la fa.
  Nel grande salone dove ci si raduna per il pran­zo e la cena entra una vecchietta per offrirci il caffè. «È una dei nostri – sorride Erasmo -. Vie­ne tutti i giorni per apparecchiare». Su tre lun­ghi tavoli di legno sono distribuiti 45 posti, in un ambiente che ricorda il refettorio di anti­chi monasteri. Tutto è curato con attenzione, fiori che abbelliscono la mensa e immagini sa­cre alle pareti. Colpiscono la bellezza del luo­go e la cura del particolare, in un posto dove il numero delle persone ospitate potrebbe di­ventare obiezione a una convivenza ordinata. Bellezza e cura dei dettagli, a dire il vero, so­no il pane quotidiano per uno stilista d’inter­ni come Erasmo, ma lui rilancia: «La bellezza è un’esigenza che ognuno porta nel cuore, se non la trovi la cerchi. Guardando il particola­re devi poter vedere il tutto, come nel petalo del fiore c’è già l’intera creazione. I ragazzi che respirano questo modo di affrontare le cose diventano capaci di guardare alla vita con u­na positività che li rimette in movimento, Si sentono amati e diventano capaci di amare. Come è accaduto duemila anni fa a Zaccheo, quando Gesù gli ha chiesto di andare a casa sua. Quello sguardo ha cambiato la vita di un peccatore, e cambia quella di ciascuno di noi». In agosto, al Meeting di Rimini, il «popolo» di Cometa ha allestito una mostra che presen­ta la storia e lo spirito che anima questa «città nella città». È stata la più gettonata: 25mila visitatori in sei giorni. In questi mesi i fratelli Fi­gini hanno ricevuto decine di invi­ti da centri culturali, scuole e par­rocchie per raccontare questa e­sperienza. Dice Innocente: «Alcuni, alla fine, mi chiedono: ma come si fa a vivere in quel modo, con tutta quella gente? Io rispondo con un’al­tra domanda: come si fa a NON vi­vere così?. Questa esperienza è di­ventata carne della mia carne, ogni giorno riscopro che incontrare Ge­sù è l’unico modo per poter essere felici. È questa la proposta che fac­ciamo a chi viene a stare con noi. Una proposta di bene per tutti». Sot­to la Cometa, dove la vita ricomin­cia, tutti i giorni è Natale.  (Giorgio .Paolucci   - AVVENIRE -)   vedi  www.puntocometa.org  e www.amicidicometa.org
 

origine e destinazione

26 Dicembre 2007 Nessun commento

  "La vita non è ricerca di esperienze

ma di se stessi.

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a volte..

23 Dicembre 2007 1 commento

  Due amici si ritrovarono

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ti dice…

22 Dicembre 2007 1 commento

il bacio e il cannone

21 Dicembre 2007 Nessun commento

Il rumore di un bacio non è come quello di un cannone, ma la sua eco dura molto più a lungo. Me l’ha fatto conoscere la figlia di miei amici che si è laureata proprio su questo libro dal titolo inglese stravagante, The Autocrat of the Breakfast Table, «l’autocrate del tavolo della prima colazione». È una miscela di saggi e riflessioni volutamente un po’ snob di un professore di anatomia dell’università americana di Harvard divenuto scrittore, Olivier W. Holmes (1809-1894). Mi colpisce la frase paradossale che sopra ho tradotto perché si fonda su un contrasto estremo: che cos’è mai, infatti, lo schiocco di un bacio rispetto all’esplosione di un proiettile? Eppure c’è una differenza che non è più quantitativa ma qualitativa. Distruggere è un atto facile e primitivo, creare è un’azione complessa e suprema. Il colpo di cannone che spezza un albero o, peggio, annienta una persona è un dato brutale e istantaneo, ma far rinascere e crescere una pianta o una vita umana è un’opera grandiosa e immensa. Così, il bacio nella sua semplicità e fragilità riesce a creare e ad esprimere una storia delicata e ricca di eventi, di emozioni irripetibili, di segreti: è una realtà quantitativa minima che ha in sé una costellazione immensa di valori. Per questo alla potenza bisogna preferire la bellezza, alla forza l’amore. Il distruggere semina solo silenzio e morte ed è un gesto sbrigativo e bestiale; l’amare è un’esperienza lenta e dolce che genera vita e prodigi. La brutalità non sarà mai capace di far rifiorire ciò che ha annientato; la tenerezza e l’umanità sanno compiere il miracolo della vitalità, della bellezza, della creazione. Purtroppo tutta la luce dell’amore non riesce ad arrestare la tenebra della violenza; ma quella stessa luce riesce a rigenerare ciò che la violenza ha abbattuto dimostrando così che l’amore ha l’ultima parola sempre

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ci troviamo?

20 Dicembre 2007 Nessun commento

  Incontro Europeo di Taizè a Ginevra

Dal 28 dicembre all’ 1 gennaio

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