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Archivio Febbraio 2008

“così ho fatto uscire la farfalla dallo scafandro”

29 Febbraio 2008 Nessun commento

Credo fortemente che Jean­Do abbia voluto superarsi per trasmettere un messaggio ai tre figli e agli amici, in nome della vita». Il «Jean-Do» in questione è Jean-Dominique Bauby, l’autore francese del toccante best-seller internazionale Lo scafandro e la farfalla, portato poi sugli schermi dal cineasta Julien Schnabel e adesso anche nelle sale italiane. A parlare invece degli ultimi mesi di vita del giornalista di successo rimasto totalmente paralizzato dopo un ictus è la scrittrice Claude Mendibil, che nel 1996 raccolse una dopo l’altra le parole del libro, interpretando i soli movimenti della palpebra sinistra di Bauby, poi deceduto nel marzo dell’anno seguente. 
 Con quali sentimenti intraprese questo lavoro così speciale?

 «Quando la casa editrice mi propose questa collaborazione, venni avvertita a più riprese, ma dissi subito di sì. Non vidi inizialmente le difficoltà e la presi, con grande curiosità, come una sfida.
  Solo dopo essere entrata nell’ospedale mi resi conto davvero di cosa si trattava. Rimasi impressionata e intimidita, ma non impaurita. Non conoscevo affatto Jean-Do e la sua camera d’ospedale era decorata con poster, disegni dei figli, lettere. Il primo giorno, una volta entrata, incontrai l’ortofonista. Lei praticava già bene l’alfabeto che permetteva a Jean-Do di comunicare.
  All’inizio, non riuscivo a cogliere al momento giusto la chiusura della sua palpebra sinistra. Composi parole che non avevano alcun senso. Temetti per un istante che non ce l’avrei mai fatta. E fu in quel momento che, attraverso l’ortofonista, Jean-Do mi disse le sue prime vere parole: ‘Niente paura!’. Ciò mi rasserenò subito. Presto, fui stupita di me stessa. Ero felice di essere là.
  Giorno dopo giorno, si creò fra noi una dinamica umana sorprendente».
 Al di là del libro, poteva percepire i suoi diversi stati d’animo?

 «Sì. C’erano dei giorni in cui sentivo chiaramente che aveva ben riflettuto, che era felice, pronto a comunicarmi ogni frase. E altri in cui lo sentivo triste. La sua mimica facciale era estremamente ridotta. Non poteva sorridere. Per me, era naturalmente strano trovarmi davanti a un volto quasi immobile. Ma imparai a leggere i sentimenti nei suoi occhi. Non mi ero mai resa conto in vita mia che così tanto potesse passare solo attraverso gli occhi: la sorpresa, lo stupore, la tristezza, la frustrazione».
 A che punto è apparsa la fiducia di poter concludere il progetto?

 «Durante le prime cinque sedute, aveva imparato tutto a memoria e poi era riuscito a dettarmelo. Ma il giorno seguente, non riuscì a preparare in anticipo il suo testo. Tentò di avanzare un po’ improvvisando, ma non funzionò. Non riusciva a concludere le frasi e dopo un po’ mi disse che non era il caso di continuare per quella giornata. Fu un momento difficile. Ma il giorno seguente, riuscimmo a ripartire. In generale, per quanto riguarda il nostro lavoro comune, non percepivo mai in Jean-Do un vero scoraggiamento. Aveva una tale volontà. Dubitava solo della natura di ciò che aveva dettato. Era sufficiente per essere considerato come un libro?».
 Cosa la colpì di più nell’uomo che aveva davanti?

 «Il suo carattere, che imparavo lentamente a conoscere attraverso il taglio di ciascuna delle sue frasi o la scelta di ciascuna delle sue parole. Ero affascinata anche dalle sue capacità intellettuali. Non è dato a tutti di comporre mentalmente un testo e di apprenderlo subito a memoria per poi poterlo dettare. Alla fine, quando decise di cambiare l’ordine dei capitoli che mi aveva dettato in sequenza, mi resi conto che conosceva praticamente tutto il libro a memoria, dall’inizio alla fine.
  Non avrei mai creduto possibile una simile capacità di rimodellare un testo simile in quelle condizioni».
 Fu lui a scegliere il titolo?

 «Sì e lo trovò molto rapidamente, al termine di tre sedute. Fu il solo titolo che mi indicò, ma dovette rifletterci a lungo. Compresi fino in fondo il senso del titolo solo alla fine».
 
Che impressione provava mentre vedeva sgorgare le parole, le frasi e i paragrafi?

 «Ogni parola mi sembrava come una specie di dono.
  Tanto più che, come prima lettrice, apprezzavo sinceramente la qualità di ciò che mi stava dettando.
  Inizialmente, prima d’incontrarlo, temevo di non poter riuscire a nascondere del tutto l’eventuale delusione rispetto a certi passaggi della trascrizione. In effetti, non avevo mai letto nulla del Bauby giornalista e neppure il suo primo libro.
  Giungevo dunque senza alcuna idea precisa di ciò che avrei ricevuto. Ma fin dalla prima seduta, amai il testo e lo stile».
 A suo parere, che cosa gli ha permesso di vincere questa sfida?

  «Una grande determinazione e volontà. Leggeva nello sguardo dei cari la sofferenza per quello stato apparentemente vegetale e credo che ciò abbia provocato in lui una sorta di elettrochoc. Mi pare che abbia voluto dimostrare di cosa è capace un vegetale che ha ancora la mente intatta.
  Aveva molta personalità e un forte orgoglio, ma credo abbia voluto lanciare soprattutto un messaggio in nome dell’amore per la vita ai suoi figli. La sua è stata in fondo una testimonianza estrema di attaccamento alla vita di portata universale, anche se nessuno di noi due immaginava che il libro potesse avere il successo internazionale poi riscontrato».
 Crede che la stesura del libro abbia cambiato anche il suo autore?

 «Sì, questo sforzo quotidiano e il suo risultato lo aiutavano a guardare al futuro in modo diverso. Del resto, alla fine del libro, mi parlò di un progetto seriale di opere ricche di humour.
  Credo che alla fine amasse profondamente la vita e cercasse di restarvi legato il più possibile. Mi disse un giorno che avrebbe voluto rivedere il padre, bloccato a Parigi su una sedia a rotelle in un appartamento senza ascensore. Non mi parlò mai di morte.
  Anzi, man mano che la sua fiducia cresceva, c’era in lui una forma di gioia».
 Dopo quest’incontro, cos’è cambiato per lei?

 «È una storia che ha certamente cambiato la mia vita, perché ho vissuto in quell’ospedale settimane di autentica gioia. Più di dieci anni dopo, è una storia a cui mi capita ancora di pensare spesso. Jean-Do resta per me una sorta di angelo protettore. Di fronte al coraggio di quest’uomo apparentemente senza più risorse, è cambiato soprattutto il mio sguardo verso la vita sotto qualsiasi forma».

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Elisa

29 Febbraio 2008 Nessun commento

Ti ho raggiunta sul colle

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PRESENZA EROICA NELLA MACELLERIA DELLA NOSTRA STORIA

29 Febbraio 2008 Nessun commento

Un nuovo "orgoglio cattolico"? Se ne sente parlare qua e là sui giornali. E di conseguenza prende vigore un nuovo anticlericalismo. Ma non c’è orgoglio. Semmai stupore e commozione. Guardiamo i santi che hanno toccato il cuore della nostra generazione: Karol Wojtyla, padre Pio, Madre Teresa, don Giussani, padre Kolbe, il cardinal Van Thuan, fratel Ettore. Troviamo nel loro sguardo solo una sconfinata passione e compassione per tutti gli esseri umani. La Chiesa è questo. È strana. Vede tutto, pur avendo la luce negli occhi. O forse per questo. L’Onu e tanti altri organismi denunciano i drammi del mondo, ma la Chiesa è già lì, silenziosa, a prendersi cura delle vittime. Solo la Chiesa c’è sempre a caricarsi sulle spalle i più infelici. E solo la Chiesa riesce a guardare in faccia tutto l’orrore del mondo (senza censurare niente). In questi giorni un convegno delle Nazioni Unite ha rivelato che le mafie internazionali hanno impiantato un nuovo business che supera i 32 miliardi di dollari (quasi raggiunge quello della droga): è il commercio di esseri umani. La tratta dei deboli

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La strada da prendere

28 Febbraio 2008 1 commento

Se sei insoddisfatto di qualcosa – anche di una buona cosa che vorresti
fare, ma non sei in grado di farla – smetti ora. Se le cose non stanno
andando bene, ci sono solo due spiegazioni: o la tua perseveranza è
messa alla prova, o hai bisogno di cambiare direzione. Per scoprire quale
delle due opzioni è corretta – dal momento che sono opposte l’una
all’altra – usa il silenzio e la preghiera. Poco a poco, le cose diverranno
stranamente chiare, fino a che non avrai sufficiente forza per
scegliere. Una volta che hai preso la tua decisione, dimentica completamente
l’altra possibilità. E vai avanti, perché Dio è il Dio del Valoroso.
Domingos Sabino dice: "Tutto va sempre per il meglio. Se le cose non
stanno andando bene, è perché non hai ancora raggiunto la fine".
               Paulo Coelho  "I racconti del maktub

prima

26 Febbraio 2008 1 commento

"Pensaci prima. Per non dovere

pensarci dopo.

Inutilmente"

                  (da "Parole")

“tu sei prezioso ai miei occhi”

25 Febbraio 2008 Nessun commento

TU SEI PREZIOSO AI MIEI OCCHI
INNO della Festa dei Giovani 2008
L’inno della Festa dei Giovani 2008 è stato composto da Giacomo Crestani e Marco Refosco (di Cornedo Vicentino – VI), arrangiato da Roberto Bassetti (di Novara). Gli autori hanno vinto il concorso «Inno per la Festa dei Giovani – I° Edizione 2008». Sarà l’Inno della Festa dei Giovani, della Festa dei Ragazzi, di tutte le principali iniziative dell’anno!

“? Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo” (Is 43,4)
Stupende parole piene di tenerezza. E Dio le sta dicendo a un popolo, Israele, a cui, pure, tantissime volte ha rimproverato la sordità e la cecità spirituali, l’infedeltà, l’ingratitudine.

Agorà dei Giovani ovvero scendi in piazza e incontra la forza del mondo giovane che ti circonda. Le Agorà sono ancora in via di definizione: intanto ecco un primo elenco… Molte le proposte che potrai incontrare in queste piazze della Festa dei Giovani (dalle 11.10 alle 11.50 e dalle 13.00 alle 15.45).

Workshop 2008: il via è stato dato…
Una presentazione degli artisti dei Workshop 2008: novità nei workshop, novità tra gli artisti! 10 artisti per un 11 Workshop. E domenica 24 si è cominciato con i primi workshop: Danza jazz, Scenografia, Musicazione, Recitazione, Animazione e Intrattenimento da Palco (solo secondo livello).
Continuano le iscrizioni agli STAFF
Una Festa che si costruisce assieme! Per questo abbiamo bisogno di tanti giovani che diano la loro disponibilità alla preparazione e all’animazione di questo straordinario evento. Iscriversi come animatori è un modo per vivere da vicino la festa e contribuire a renderla sempre più bella e indimenticabile per tutti i giovani del Triveneto e non solo…

vuoi diventarlo anche tu?

23 Febbraio 2008 Nessun commento

 Ciao, ti sarà sicuramente capitato di ascoltare la parola volontariato in televisione, sui giornali e a scuola, e magari di prestarci scarsa attenzione. Il motivo? Più di uno; ma noi sappiamo bene che fra tutti "l’ età" gioca un ruolo principale. E cioè, pensare di essere ancora troppo giovane per aiutare il prossimo e di non essere in grado di intervenire in modo opportuno nei momenti in cui occorre tirarsi su le maniche.

Nulla di più sbagliato. Per noi, Gruppo Pionieri della Croce Rossa Italiana l’età non è affatto un problema. Puntiamo infatti su ragazzi come te, di età compresa dai 14 ai 25 anni, proprio per creare una squadra di volontari in grado di ricevere dei "grazie" di cuore dai loro assistiti.

 

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inviti

22 Febbraio 2008 Nessun commento

Bambini di Pace – Unitalsi 
E’ in preparazione per il 22/28 Giugno 2008 un Pellegrinaggio Bambini a Lourdes, al quale parteciperanno bambini in difficoltà accompagnati dalle loro famiglie e dai nostri volontari, coinvolgendo le comunità parrocchiali e scolastiche; ogni Sezione Unitalsi ha iniziato un percorso avvicinando anche le famiglie straniere integrate in Italia, per fare insieme percorsi all’insegna della multirazzialità, di scoperta e condivisione delle diverse tradizioni nel gioco, nel canto, nella preghiera e nei costumi, per far sì ché, nel rispetto ciascuno delle proprie radici, ci si ritrovi a Lourdes per una grande festa di amicizia.


Giovani in Cammino - Unitalsi
L’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) propone per i prossimi 25-26-27 Aprile prossimi il secondo pellegrinaggio dei giovani ad Assisi.
Per ulteriori informazioni e programma del pellegrinaggio potete visitare il sito http://www.unitalsi.it/   

Locri 1 Marzo 2008 – dal sogno…una grande alleanza
un’ALLEANZA contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate, per la democrazia e il bene comune!
Per ulteriori informazioni dell’appello lanciato dal Consorzio Sociale GOEL, Calabria Welfare e Comunità Libere potete visitare il sito: http://www.consorziosociale.coop/
 

Abbiamo tanti progetti appesi ad un filo 
Tanti cellulari sospesi con delle mollette colorate, come panni stesi al sole: con questa immagine, sottolineata dallo slogan "Abbiamo tanti progettiappesi ad un filo", è partita nell’aprile 2007 un’innovativa campagna di raccolta di cellulari usati del MAGIS, che servirà a finanziare progetti di cooperazione e sviluppo nel Sud del mondo.
Per informazioni potete consultare il sito http://www.magisitalia.org/

100 giorni alla Maturita!
La giornata consiste in una specie di ritiro spirituale con preghiera, confessioni, messa e momento di festa. Il 10 Marzo 2008 al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata i giovani hanno trascorreranno alcune ore in allegria e amicizia accanto a un santo che è stato studente per tutta la vita. 
Informazioni e dettagli su http://www.sangabriele.org/  

preghiera del clown

20 Febbraio 2008 2 commenti

già una realtà

19 Febbraio 2008 Nessun commento

  LEGGE ISLAMICA. In Europa è già una realtà.

Tutti ricordano certamente la polemica di alcuni giorni fa innescata da uno sconsiderato intervento del primate della Chiesa anglicana, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, che giudicava inevitabile l’introduzione nell’ordinamento britannico degli elementi di diritto civile della Shari’a, ovvero la legge islamica. E’ stato il segnale inequivocabile della resa culturale, ancora più inquietante se si considera che viene proprio dalla patria che dell’imposizione del proprio sistema giuridico (basti pensare alle colonie) ha fatto un tratto distintivo della sua civiltà. Tutt’oggi il sistema legale ereditato dal Regno Unito è un vanto per molti Paesi che pur da decenni sono indipendenti.

Ovvia perciò la reazione scandalizzata: governo e politici sia di maggioranza che di opposizione si sono affrettati a censurare le parole dell’arcivescovo anglicano e anche nel resto d’Europa i commenti ufficiali sono stati decisamente negativi. La cosa a molti ha fatto pensare che in fondo in Europa c’è ancora una maggioranza solida che ha le idee chiare sul rapporto con gli immigrati provenienti da diverse culture e con gli islamici in particolare.
 
Se però andiamo oltre le dichiarazioni di facciata  e ci prendiamo la briga di guardare alla realtà scopriamo con costernazione che l’arcivescovo Williams non ha fatto altro che dire apertamente ciò che da anni politici e giudici stanno facendo in silenzio. Restiamo in Gran Bretagna: il governo si è stracciato le vesti per le dichiarazioni di Williams, eppure pochi giorni prima il ministro degli Interni Jacqui Smith aveva imposto ai propri funzionari di usare l’espressione "assassini criminali" invece di "estremisti islamici" o "fondamentalisti jihadisti" nel caso di atti di terrorismo. Addirittura la stessa Smith in gennaio aveva definito "anti-islamico" il terrorismo dei gruppi che lo giustificano con il Corano, e in ogni caso pochi mesi prima  il premier Gordon Brown aveva proibito ai suoi ministri di usare il termine musulmano correlato al terrorismo. La Smith ha spiegato che "non c’è nulla di islamico nel desiderio di terrorizzare e di pianificare stragi, dolori  e lutti", per cui coloro che lo fanno mettono in cattiva luce l’islam. Ora aspettiamo che il governo britannico, suggeriva un editorialista, ridefinisca come "anti-tedesca" l’attività della Luftwaffe che nella seconda guerra mondiale portò morte e distruzione a Londra: "Non c’è niente di tedesco – ha aggiunto in modo ironico – nel desiderio di terrorizzare  e invadere, e anzi è un’attività in contrasto con  i valori fondamentali dei tedeschi che notoriamente sono quelli di sedersi nei giardini a mangiare salsicce e bere birra". Si apre un nuovo filone di revisionismo che farà felici molti storici.

Ma in Gran Bretagna si è andati già ben oltre la ridefinizione dei concetti, e l’applicazione della legge islamica è già una realtà: il governo ha infatti deciso di riconoscere i matrimoni poligami, se contratti in Paesi dove sono legali (Nigeria, Pakistan, India). Lo ha fatto emendando la legge che regola l’esenzione dalle tasse in fatto di eredità: prima soltanto una moglie era la legittima erede del marito defunto, oggi più mogli possono ereditare esentasse. Allo stesso modo il ministero del Lavoro ha iniziato a concedere sostegni finanziari agli harem sotto forma di sussidi come indennità di disoccupazione e assegni integrativi per inquilini non abbienti.

Non è solo un problema britannico: anche in Italia abbiamo visto sentenze che si rifanno all’ideologia "multiculturalista" (compresa la giustificazione della violenza sulle donne) e decisioni politiche dello stesso segno (emblematico il caso della scuola islamica di Milano). Altrove il ministro della Giustizia olandese ha detto che "se due terzi della popolazione olandese domani si pronunciasse a favore dell’introduzione della Shari’a, allora ciò dovrebbe essere possibile". Un giudice tedesco, invece, ha fatto riferimento al Corano in una causa di divorzio. E così via.

C’è poco da rallegrarsi dunque delle reazioni verbali alle dichiarazioni dell’arcivescovo Williams. Lui potrebbe essere costretto a dimettersi, ma non per ciò che lui vorrebbe fare, piuttosto per aver ingenuamente rivelato ciò che tutti stanno già facendo.   www.iltimone.org

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