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Archivio Aprile 2010

: ’A Tonè, ma Gesù chi è?

29 Aprile 2010 Nessun commento

tonelli
C’è un pezzo di terra rubato 25 anni fa ai palazzinari e al cemento, nel cuore del Laurentino 38. È proprio un fazzoletto verde, con un po’ di giardino, un campo di calcetto e uno di pallacanestro. Continua con un lembo di terra diventato orto, poi sotto c’è una “marana”, uno di quei laghetti un po’ pozzanghera di Roma in cui anni fa morì annegato anche un bambino. Questa, alla fine di via Paolo Buzzi, è la «Polisportiva Joyce», che però i ragazzi di questo rione grande come una città chiamano i «Campi di Tonelli». Lui, Alfredo Tonelli, non ha mai capito perché i ragazzi lo chiamano per il cognome. «A Tonè!», dice appunto un ragazzo che entra dal cancello, è il primo ad arrivare. Gli stende il cinque. «Questo è pure russo!», dice Tonelli presentando Kirill. Il ragazzo, intanto che arrivano gli altri, tira calci a un pallone, sotto gli occhi di Isco e di Shiva, due cani che in qualche modo, come i ragazzi del Laurentino 38, hanno avuto una famiglia difficile. Tonelli, che cosa ha fatto? «Ho “cosato” – dice schietto – e ho preso anche loro». I due cani – ci assicura – abbaiono solo quando qui entra un estraneo». E infatti ecco un abbaiare, ma poco convinto. Tonelli li tranquillizza: «Boni! Sta con me».

Alfredo Tonelli, che oggi ha 66 anni, è rimasto vedovo. Qui la moglie Giuseppina gli dava una mano. Adesso i due figli, Andrea e Adriano, l’aiutano in questa straordinaria impresa che finanzia togliendo qualcosa alla pensione di tranviere. Per 20 anni ha condotto gli autobus che, sempre gonfi di gente, scivolano lungo la Laurentina. «Venni qui da San Paolo, – dice Tonelli, che ogni tanto si interrompe per salutare quelli che arrivano alla spicciolata – e qui sembrava un altro monno. ’Anvedi, semo tornati a 50 anni fa, coi regazzini che camminavano con le ciavatte ai piedi». “Sor” Tonelli (e chiamiamolo dunque anche noi così!) viene dalla scuola dei Giuseppini del Murialdo che tanta attenzione hanno sempre dedicato ai giovani: giunto al Laurentino per prima cosa pensò a loro. Veniva su quella cooperativa, che poi gli ha dato casa e, aiutato dagli altri soci, ha creato questo piccolo miracolo in mezzo al cemento. «Una volta – racconta – un ragazzo mi chiese: ’A Tonè, ma Gesù chi è? E allora mi resi conto che chiedevano aiuto, perché sono ragazzi ai quali nessuno ha mai dato nulla, e sono capaci di commuoversi anche solo se gli regali un paio di guantoni per giocare in porta».

Sono più di duecento i ragazzi che frequentano questa singolare polisportiva, così povera che non ha nemmeno la corrente elettrica, perché anche a Tonelli nessuno ha mai dato nulla. Vanno da un’età compresa dagli otto a… «nun se sa» – come dice lui –, perché continuano a passare di qui quelli che una volta erano ragazzini e adesso portano i figli. Al Laurentino non c’è altro posto dove andare. Anche la sua casa è diventata di fatto “casa famiglia” per le situazioni più difficili: i ragazzi che scappano di casa. Quelli che lo chiamano di notte e gli dicono: «A Tonè, so’ scappato da casa, perché papà me mena. ’Ndo vado?» Lui risponde: «E dove voi annà, fijo mio, vieni a casa, no?».
Molti dei ragazzi che giocano nelle squadre create per i tornei del Laurentino (c’è la Colombo, per la strada che corre là vicino, e la Nottingham Forest, ma non si sa perché si chiama così) hanno una storia difficile: genitori separati, qualche papà in galera e poi anche droga e violenza. Ce n’è abbastanza per esplodere, per lasciarsi andare e abbandonarsi a tutto. Qualcuno stava per caderci, perdersi e morire, come finire in una “marana” fatta con il fango del malessere e dell’abbandono.

Lo hanno salvato i quattro calci dati a un pallone con una maglietta della Roma sognando di essere Totti che dribbla Samuel, tira e fa goal. Poi i ragazzi gli dicono grazie, ma non è questo che conta per Tonelli: «Conta che, “cosando” qui, non hanno fatto una brutta fine». Una volta sereni, e basta un pallone per far felice un ragazzino, nascono le domande come quella su Gesù. Tonelli li affidava una volta a padre Gianni Passacantilli che adesso è parroco in una chiesa a San Lorenzo: «Quanto è bravo. Solo che è d’a Lazzio. Che ci vuoi fare!?» Don Gianni ha dato a molti la prima comunione, li ha portati alla cresima e qualcuno anche al matrimonio, partendo dalla risposta alla domanda: «A Tonè, ma Gesù chi è?».

Tonelli li ha visto crescere, diventare grandi nel rispetto di sé e degli altri. Li ricorda tutti, ma per lui tutti si somigliano, come questi che arrivano adesso dal cancello: «A Toné, come butta?». Per 365 giorni all’anno passati così, a Tonelli è stato conferito il premio Leonardo Murialdo «Una vita per la gioventù», perché – dice la motivazione – «usa tutta la sua dolcezza e la sua pazienza per orientarli a una vita civile e onesta a far riscoprire la dignità e il rispetto, i valori morali e religiosi, l’ideale della famiglia e della patria». E questo spiega anche il tricolore in mezzo al campetto. «Toné, mettemo quella d’’a Roma», chiedevano gli uni. «Tonè – lo strattonavano gli altri – mettemo quella d’’a Lazzio». Lui srotolò questa bandiera e disse: «No, noi mettemo questa, perché prima de tutto semo italiani».
(Giovanni Ruggero AVVENIRE 29.4.10)
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28 Aprile 2010 Nessun commento

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Anche Vittorino, non doveva nascere. Lo avevano condannato a morte una diagnosi errata – secondo cui sarebbe venuto al mondo con una malformazione cerebrale – e la scelta della sua mamma per l’aborto ‘terapeutico’. Non doveva nascere, Vittorino, ma quel 27 febbraio del 1999 qualcuno si accorse che il piccolo respirava, e lottava per vivere.
È quasi sera, l’ambulanza entra d’urgenza al Policlinico San Matteo di Pavia, meta la divisione di patologia neonatale e terapia intensiva. Ai sanitari viene raccontato in fretta l’accaduto: quel ‘feto’, ‘abortito’, respira e si muove. Sono le parole della medicina, ma per i medici che le ascoltano, guar dando le manine già ben disegnate del piccolo, suonano subito fuori luogo.
Giorgio Rondini, all’epoca primario del reparto, ha ancora negli occhi il corpi cino: «Era la prima volta in assoluto che ci capitava una cosa del genere – ri corda il professore –. Il piccolo pesava appena 800 grammi, aveva forse 25 set timane, più o meno 180 giorni di vita. E non aveva nessuno, era stato rifiuta to dalla sua stessa mamma. Questo fat to ci commosse subito, bastò un atti mo perché ci sentissimo tutti genitori, e facessimo il nostro possibile per pro teggerlo e salvargli la vita».
L’équipe del San Matteo si concentra sul bimbo, 24 ore su 24: la culla termi ca, la ventilazione artificiale, l’alimen tazione tramite fleboclisi. I giorni pas sano – cinque, dieci – e il piccolo con tinua a respirare, lotta. Le infermiere portano carillon e pupazzetti, colora no il muro dietro i macchinari, attac cano ciondoli e campanelle. E gli dan non no un nome, anche: scelgono ‘Vittori no’, «forse non un gran che per un neo nato d’oggi, ma lui aveva vinto la sua battaglia per la vita, e doveva vincere quella per la sopravvivenza – spiega Rondini –. Ci parve l’idea migliore».
Intanto gli esami portano a una inco raggiante, e insieme sconcertante, ve rità: i medici cercano la malformazio ne cerebrale di Vittorino, di cui a pri¬ma vista non c’è traccia. La cercano e la trovano. Scoprono so lo una piccola emorragia, un versamento che poteva simu lare all’ecografia l’ipotesi di un idrocefalo (una malforma zione che compromette lo svi luppo del cervello), ma che può essere riassorbito con un piccolo intervento. Vittorino, rifiutato dalla madre perché creduto malato, è sano.
I giorni continuano a passare, la storia del bimbo ‘adottato’ al San Matteo commuove tutti: il 16 marzo in ospe dale arriva l’allora assessore ai Servizi sociali del Comune di Pavia, Sergio Contrini, con un’idea che piace subito a tutti: in accordo con il Tribunale dei minori di Milano, Contrini è pronto a diventare il tutore di Vittorino. «In que sto modo – spiega lo stesso Contrini, oggi presidente dell’Azienda di servizi alla persona di Pavia – in tempi brevis simi sarebbe stato possibile darlo in a dozione ». Già, perché nel frattempo al la storia di Vittorino si è interessata u na coppia. Una coppia che gli assistenti sociali e lo stesso Tribunale trovano i donea ad accogliere il piccolo, consi derando la sua drammatica storia e le difficoltà che avrebbe dovuto affron tare nei primi mesi di vita: «Li incon trai di sfuggita – continua Contrini –, e rano persone straordinarie».
Vittorino cresce, si rafforza, arriva alle 30 settimane, le supera: al San Matteo non hanno più dubbi, il pericolo è scampato. «Ricordo ancora il giorno che arrivò l’ambulanza per portarlo via – ricorda Rondini –. Lo trasportarono in un ospedale di Milano, forse più vi cino alla sua nuova famiglia. Oggi sap piamo solo tramite gli assistenti so ciali che sta bene, che ha compiuto da poco undici anni, che non sa e non sa prà mai nulla della sua storia, o di noi». Di quei medici che hanno cre duto nella sua vita, e lo chiamano an cora Vittorino.
«Signora, ci sono gravi malformazioni cerebrali. Meglio abortire». Ma il piccolo sopravvisse all’interruzione ed era anche sanissimo.
Grazie alla gara di solidarietà tra medici e infermiere del San Matteo di Pavia.

Viviana Daloiso (AVVENIRE 28.4.10)

“Infinity”…vamente schiavizzanti

27 Aprile 2010 3 commenti

GERMANY BERLIN LOVE WEEKDeodorano e/o… sballano, costando quattro soldi: cosa chiedere di più? Smart drug le chiamano, che suona giovane e psichedelico: sono una nuova frontiera per dare più lavoro agli ospedali. Pulita, facile e, per gli smart shop, i negozi dove si acquistano, assai remunerativa: pulita perché legale, facile perché l’obiettivo prevede quasi solo ragazzini fra 13, 14 e al più 18 anni, assai remunerativa perché garantisce un bel po’ di soldi.

Per carità, tutto in piena regola, almeno finora: prendiamo l’Infinity (dodici euro al grammo e chiunque può mettersela in tasca), un deodorante, un «profumatore d’ambiente» il cui aroma «potrebbe donare alcune ore di piacevoli sensazioni di contatto e armonia con la natura», suggerisce il sito www.alchemico.com, naturalmente invitando a usarlo secondo le sue finalità. Peccato che anche i muri degli smart shop ormai sappiano come in realtà i giovanissimi lo acquistino per fumarlo (o sniffarlo) e che i suoi effetti risultino fino a dieci volte più potenti di quelli della cannabis.

Certo, ci si può sballare anche sniffando colla o la benzina nel serbatoio del motorino. Però né la prima, né la seconda si trovano in uno dei 157 negozi in Italia (e nei loro siti internet) che vendono – sempre legalmente – anche ogni genere di kit e pipette per sniffare e fumare, semi, prodotti e manuali per la coltivazione casalinga e accurata della marijuana, della canapa indiana e di funghi allucinogeni (comprese lampade per tenere alla giusta temperatura le piantine). Tutto l’occorrente dunque per il fai-da-te dello sballo: dal primo all’ultimo passaggio. In vendita si trovano dunque sostanze pubblicizzate dunque miscele aromatizzanti per l’ambiente, ma anche semi di piante tropicali che provocano allucinazioni e si comprano legalmente. Appunto, una variegata gamma delle smart drug (o bio-droghe, all’italiana), letteralmente “droghe furbe”.

E serve a poco rincorrere le sostanze con le attuali velocità e capacità. “Spice” e “N-Joy”, profumatori d’ambiente fumati e inalati da chi è in cerca di sballi legali, da pochissimo sono state inserite nelle tabelle ministeriali delle sostanze stupefacenti, tuttavia hanno già un erede in commercio e sul mercato. Si chiama “Infinity” ed è un mix di piante esotiche e sostanze aromatiche con tutte le carte in regola, visto che è sostanza molto simile alle precedenti, dalle quali differisce solo nella formula chimica, ancora più potente che in passato. Per i tossicologi questa “tecno-cannabis” – cioè riprodotta artificialmente in laboratorio – «si lega agli stessi recettori cerebrali dei cannabinoidi con effetti analoghi o superiori a quelli del Tch, il principio attivo presente in ogni spinello». Ma, soprattutto, ha effetti collaterali e ricadute sulla salute ancora sconosciuti. E neppure è rilevabile nelle urine e nel sangue.

Intanto gli smart shop sanno come mettere (legalmente) le mani avanti: «Non intendiamo istigare o favoreggiare l’uso delle sostanze vietate dalla legge, ma esclusivamente informare la clientela secondo il legittimo diritto di libera manifestazione del proprio pensiero sancito dalla Costituzione». Così vendono cartine di ogni tipo e narghilé, le pipe della tradizione africana, serre e lampade, concimi e fertilizzanti e vasche d’irrigazione per coltivare i semi di marijuana. E la “clientela” – quando non finisce in ospedale come i sei casi solamente nel marzo scorso – ringrazia.

«A 14 anni nel baratro. Non cedete alle sirene»
Venne fuori la voce che all’Alchemico, a Riccione, si vendeva quella roba, noi già ci facevamo le canne…», racconta Franca (nome di fantasia, ndr, 22 anni, cesenate, minuta e carina. Mentre ti guarda dritto negli occhi. Perché di sbagliare poteva capitare – può capitare – a chiunque: specie a una ragazzina di 14 anni, specie se il papà non l’ha conosciuto perché abbandonò la madre quando rimase incinta. «Spesso, la mattina marinavamo la scuola, prendevamo il treno per Riccione e andavamo a comprarla» quella roba. La salvia divinorum (oggi fuorilegge): «Ci avevano detto che era un allucinogeno molto potente e che era legale». Avevano detto loro il vero: da 5 a 25 euro di spesa e lo sballo era servito.

«Poi non rimanevamo a Riccione – continua Franca – tornavamo a Cesena, ci sedevamo ai giardinetti vicino alla scuola, fumavamo la salvia, bevevamo tantissimo e stavamo lì…». Tre, quattro, cinque ore. I soldi? «A quell’età spacciavamo un po’ di fumo. E io comunque lavoravo: in un ristorante e, a volte, in uno studio fotografico». Stessa storia altre volte, però di sera: «Andavamo a ballare dalle parti di Rimini o di Riccione, prima passavamo dall’Alchemico», che per mantenere florido il business aveva «un distributore automatico» nelle ore di chiusura. Alchemico, cioè una catena di negozi dalle insegne accattivanti e colorate, che da un bel pezzo vendono – legalmente – deodoranti ambientali, ma anche cibi, oggetti, semi, libri e quanto fa parte della “cultura” delle sostanze psicoattive: hanno il deposito a San Marino e punti vendita a Milano, Bologna, Trieste, Latina, Rimini e, appunto, Riccione. «Noi coltivavamo l’erba, grazie ai semi che compravamo all’Alchemico».

Il punto era per Franca lo sballo, né più, né meno. Unica alternativa allo «stare male», come definisce e ricorda quegli anni: «Io conoscevo soltanto lo sballo e quello mi andava bene. Ero anche molto distruttiva, sempre portata agli eccessi. Non capivo che era pericoloso, sebbene più tardi, forse verso i 15 anni, me ne rendevo conto». Non importa. Non serve. Franca non si ferma. Via via manda giù o sniffa o s’inietta «tutto»: dall’eroina alla cocaina, dall’ecstasy alle droghe sintetiche, dagli acidi, alle pasticche, ai funghi allucinogeni. Spesso due o tre insieme. «Di un anno non ricordo quasi niente, perché ci facevamo di continuo»: quello fra i 16 e i 17.

Alla fine, ad un soffio dal baratro, smette. «Già volevo farlo, perché una ragazza che era nel mio giro, con la quale ero sempre insieme, andò in overdose e la ricoverarono in ospedale». Non tocca solo a lei, ma anche ad altri, che via via crollano, perché ogni fisico ha un limite. Neanche questo basta. Un giorno, quando frequenta la quinta superiore, la madre scopre che a scuola non va praticamente più da tanto tempo: «Tanto, quando andavo, due ore dormivo, due ore vomitavo e due ore ero in astinenza». La mamma scopre tutto, dall’inizio alla fine: «Le dissi – spiega Franca –: “Se non mi credi, guardami le braccia”. Quasi svenne a vedere quanti buchi». Da lì a San Patrignano il passo fu meno che breve. «Anche la mia amica era finita in una comunità, lei ce la spedirono appena uscita dall’ospedale, nemmeno la fecero passare da casa».

Cosa pensa Franca, adesso, degli smart shop? «Nell’incoscienza, nel voler strafare che può prenderti a quattordici, quindici anni, sono un buon ingresso in un certo mondo. Un ingresso molto facile». Eppure, in quelli italiani ogni giorno vanno centinaia, migliaia di ragazzini: che cosa direbbe loro, se potesse? «Tirate dritto davanti a quei negozi. Senza entrarci. Perché se cominci, poi smetti o ti droghi pesantemente, non c’è via di mezzo. Ma non ascolterebbero».
Pino Ciociola (AVVENIRE 27.4.10)

prepara la tua estate!

26 Aprile 2010 3 commenti

CAMPI LAVORO UMANITARI E VOLONTARIATO
I link delle organizzazioni, sia laiche che religliose, che vi proponiamo in questa pagina sono interessanti per tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche del volontariato internazionale e svolgere una prima, anche breve esperienza nei Paesi in Via di Sviluppo, come occasione per entrare veramente in contatto con la cultura e le popolazioni locali del Paese che si andrà a visitare, oppure per chi vuole sperimentare anche in Italia un modello comunitario di vita e lavoro, in contatto con culture diverse. I campi di lavoro volontario hanno 2 tipi di finalità: da una parte vi è il lavoro, spesso manuale, all’interno della comunità; dall’altra la formazione di una cultura imperniata sui valori della solidarietà, della non violenza e della convivenza pacifica. E’ necessario iscriversi con molto anticipo perchè quasi sempre è richiesta la frequenza di incontri formativi.
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http://www.africaoggi.it

Associazione cattolica, organizza campi di lavoro volontario estivi nel mese di agosto in Kenia, Tanzania, Capo Verde, presso alcune missioni. Per poter partecipare è necessario iscriversi. La partecipazione al campo non ha costi fissi, ma può essere richiesto al volontario una piccola partecipazione alle spese.
Agape – Centro Ecumenico

http://www.agapecentroecumenico.org

Organizza campi di lavoro in Italia con persone di diversa provenienza internazionale ed incontri a tema rivolti a persone di tutte le fasce di età.
Agimi Centro Albanese d’Otranto

http://www.agimi.org

Associazione senza scopo di lucro, ha come obiettivo incentivare scambi interculturali e promuovere la cooperazione tra l’Italia e l’Albania. Organizza campi sul tema della spiritualità e del dialogo interculturale presso il Centro giovanile internazionale Agimi Eurogiovani a Maglie (LE).
Afsai

http://www.afsai.it

Associazione per la Formazione, gli Scambi e le Attività Interculturali nata nel 1958. I paesi nei quali si svolgono i campi sono: Bolivia, Cina, Ecuador, Ghana, India, Kenya, Marocco, Mozambico, Nepal, Nigeria, Uganda, Viet Nam. Gli ambiti di attività dei campi sono: disabilità, ambiente, insegnamento, bambini, anziani, diritti umani, salute, cultura, sport, media.
Amani

http://www.amaniforafrica.org/amani/iniziative/campi.htm

Organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari esteri impegnata particolarmente a favore delle popolazioni africane. Organizzano, ogni mese di agosto, un campo d’incontro rivolto a giovani volontari italiani (dai 18 ai 35 anni), presso le case di accoglienza per bambini di strada a Nairobi in Kenya e a Lusaka in Zambia.
Amici dei popoli

http://www.amicideipopoli.org

E’ un organismo non governativo di ispirazione cristiana che promuove esperienze di volontariato estivo della durata di un mese presso missioni.
Amici di Lazzaro

http://www.amicidilazzaro.it

Gli Amici di Lazzaro sono giovani che si occupano di aiutare i poveri, la gente di strada, gli ultimi, per la Nuova Evangelizzazione e la difesa e dignità di ogni vita. Organizza campi di lavoro e viaggi di turismo responsabile in Romania ed in Italia. Sito multilingue.
ARCI

http://www.arciculturaesviluppo.it/

Organizza campi estivi per maggiorenni in paesi di tutto il mondo in cui ha attivato progetti e iniziative di solidarietà e cooperazione internazionale. Accanto ad esperienze di condivisione del lavoro concreto, anche esperienze di animazione, di conoscenza ed alcuni workshop tematici. Il costo dei campi varia a seconda delle destinazioni: in linea di massima i campi nell’area mediterranea costeranno intorno ai 900 euro mentre per gli altri partirà dai 1600 euro.
Associazione Italia-Nicaragua

http://www.itanica.org/

Sito dell’associazione fondata nel 1979 che organizza viaggi di studio e di conoscenza, progetti di solidarietà e campi di lavoro in Nicaragua nei mesi estivi che offrono la possibilità di vivere la realtà quotidiana nicaraguese delle piccole comunità e delle zone rurali.
Associazione Terra Patria

http://www.terrapatria.org

E’ un’associazione non confessionale, apolitica e apartitica. Svolge attività di sostegno economico, alimentare, sociale e culturale a popoli bisognosi e gestisce progetti di cooperazione internazionale, di sostegno a popolazioni colpite da carestie, guerre e catastrofi naturali. Organizza campi di lavoro in Niger, Ruanda, Burkina Faso.
Caritas

http://www.caritas.it

E’ organismo pastorale finalizzato a promuovere la testimonianza della carità all’interno della comunità cristiana. Organizza campi di solidarietà-lavoro e di evangelizzazione in Italia e all’estero.
Celim

http://www.celim.org/

Organizza campi di lavoro estivi in Zambia e Mozambico, è un’esperienza di condivisione e scambio con una comunità dove si coniuga vacanza e solidarietà.
CISV

http://cisvto.org/index.php

Associazione laica di volontariato internazionale che si occupa di progetti di sviluppo nel Sud del mondo e in Italia di azioni di sensibilizzazione e di sostegno. Organizzano, in estate, campi di conoscenza e lavoro in America Latina.
Cope

http://www.cope.it/

Il CO.P.E. è un organismo non governativo di volontariato internazionale, sorto nel 1983 e federato alla FOCSIV – Volontari nel Mondo (Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario). Organizza dei campi di lavoro in Tanzania, Tunisia e Perù nel periodo estivo (luglio/agosto).
Gruppo Yoda

http://www.gruppoyoda.org/pagine/corsi.htm

L’Associazione organizza campi di volontariato internazionale, corsi di formazione alla cooperazione e al volontariato internazionale, attività di educazione allo sviluppo e all’intercultura, documentazione video e mostre fotografiche.
Comunità Emmaus

http://www.emmaus.it/…

E’ un movimento internazionale di solidarietà. Organizza campi di lavoro in Italia ed anche internazionali, che hanno luogo in Bosnia, Belgio, Finlandia, Francia, Gran Brteagna e Portogallo.
Comunità Monastica di Bose

http://www.monasterodibose.it/…

Bose è una comunità monastica di uomini e donne provenienti da chiese cristiane diverse tra Ivrea e Biella in Piemonte. Organizza campi di lavoro presso la comunità stessa.
Comunità di Sant’Egidio

http://www.santegidio.org

Movimento di laici attivo nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 60 paesi dei diversi continenti. Si occupa di adozioni a distanza, solidarietà (giovani, anziani, amici per la strada, persone in carcere, disabili mentali), eco-solidarietà, aiuti umanitari. Sito multilingue.
Focsiv Volontari nel Mondo

http://www.focsiv.org/informarvi/volesp_breve.php

Organizza campi sia in Italia che all’estero che prevedono impegno nell’animazione sociale, nell’artigianato e nella costruzione. I campi vengono organizzati in collaborazione con altre associazioni.
IBO

http://www.iboitalia.org/

E’ un organismo non governativo (ONG) che opera da più di trent’anni nel settore della cooperazione in Italia, in Europa e nei Paesi in via di sviluppo, per la condivisione e la solidarietà umana. Vengono svolte varie attività, tra le quali campi di lavoro volontario, in Italia, in Europa e nei Paesi del Terzo Mondo.
IPSIA
http:/www.ipsia.acli.it
ONG delle ACLI, organizza in estate campi di volontariato internazionale per l’animazione giovanile in Bosnia, Kosovo, Albania, Brasile, Argentina, Kenya, Mozambico, Palestina/Israele, nelle località in cui si svolgono i progetti di cooperazione dell’associazione.
benvenuto
La nostra famiglia

http://www.lanostrafamiglia.it/animazione_cristiana/volontariato.php

L’Associazione la Nostra Famiglia, ente non profit di ispirazione cristiana, offre ai giovani che abbiano più di 17 anni la possibilità di lavorare nei centri di riabilitazione da essa gestiti. Libera

http://www.libera.it/…

Offre esperienze di lavoro, di volontariato e di formazione civile prendendo parte ai campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie e gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. In Piemonte, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Youth Action for Peace Italia

http://www.yap.it/

Organizza campi di lavoro internazionali in tutto il mondo. E’ un’associazione nazionale ed internazionale, laica, non governativa e senza fini di lucro. Il suo scopo è la ricerca delle condizioni per una pace sostenibile nel mondo, agendo principalmente attraverso la mobilità giovanile. Lunaria

http://www.lunaria.org/

Propone campi di lavoro internazionali che appartengono al circuito dell’Alliance of European Voluntary Service Organisations. Promuove l’organizzazione di campi nazionali e internazionali sui temi dell’ecologia, della pace, della solidarietà e dell’antirazzismo. Sono anche previsti progetti per teenagers. Indispensabile la conoscenza minima della lingua inglese. Mani Tese

http://www.manitese.it

Sito che propone campi di studio e lavoro rivolti a giovani tra i 18 ed i 30 anni. Si pratica la raccolta di materiale riciclabile per finanziare progetti di sviluppo nei paesi del sud del mondo, si organizzano serate, concerti, animazioni. Movimento Internazionale della Riconciliazione MIR e il Centro Studi Sereno Regis

http://www.serenoregis.org/

Le Associazioni perseguono come obiettivo la riconciliazione tra tutti gli uomini, rifiutando
qualsiasi preparazione o partecipazione alla guerra. Organizza campi estivi con l’intento
di sensibilizzare alla tematica della nonviolenza. Ai partecipanti si chiede disponibilità ad
aiutare comunità, famiglie o singoli che vivono prevalentemente in contesti rurali. Progetto Mondo Mlal

http://www.progettomondomlal.org/info/attivita/campi/it

E’ un’organizzazione non governativa di volontariato nazionale ed internazionale che propone campi di esperienza per studenti, associazioni o gruppi. Una o due settimane di full immersion in un Paese del sud del Mondo da dedicare alla conoscenza dei progetti, alla riflessione e alla formazione sui temi legati alla cooperazione internazionale e alla solidarietà tra i popoli. Route Internazionale – Pax Christi

http://www.paxchristi.it/

Il movimento cattolico internazionale per la pace organizza percorsi in diversi Paesi Europei per confrontarsi su temi collegati alla pace, alla giustizia o alla cooperazione internazionale. Propone alcune attività estive che si svolgono a Firenze, Calabria, Umbria, El Salvador, Germania, Madagascar. Servizio Civile Internazionale

http://www.sci-italia.it/

Lo S.C.I., associazione laica, organizza campi in tutto il mondo, rivolti alla realizzazione di progetti per la pace, l’ambiente, la solidarietà, la cooperazione internazionale. Il campo di lavoro dura in media due/tre settimane. Il gruppo é quasi sempre internazionale, con volontari che vengono da diversi paesi, e generalmente l’inglese é la lingua comune dei partecipanti. Universitari Costruttori

http://www.universitaricostruttori.it/

Sono un gruppo di volontari impegnati nella costruzione di edifici a favore di comunità di accoglienza, di tossicodipendenti, di disabili. Il gruppo è nato negli anni 60 nell’Università di Padova. Organizzano campi laddove viene richiesto un aiuto di tipo edilizio. Vides

http://www.vides.org/

Associazione internazionale di volontariato che si ispira al progetto educativo salesiano. Propone campi di volontariato in Italia e nel mondo. Vis

http://www.volint.it/

Sito multilingue. Organismo Non Governativo (ONG) che s’ispira ai principi cristiani di Don Bosco. Organizza esperienze di volontariato nei paesi del Sud del mondo. Per accedervi è indispensabile partecipare ai corsi di formazione. I corsi possono prevedere anche lo studio della lingua necessaria per comunicare nel paese di destinazione. Volunteering Ireland

http://www.volunteeringireland.com

Sito multilingue. Propone attività di volontariato di breve e lunga durata in Irlanda in diversi ambiti e favorisce incontro tra domanda e offerta di volontari attraverso un database interno. Volontariato per le Nazioni Unite

http://www.unv.org/

Ricerca figure professionali specializzate nel settore agroalimentare, tecnico e medico per progetti nel Terzo Mondo, per la pace e lo sviluppo. WEP

http://www.wep-italia.org

Organizzazione internazionale con sede a Torino e Milano, che propone esperienze di volontariato sociale. I partecipanti vengono inseriti in progetti umanitari coordinati da organizzazioni autoctone o ONG internazionali. L’agenzia organizza anche esperienze di volontariato ecologico nei parchi nazionali.

A.D.2010..dei PFM

25 Aprile 2010 2 commenti

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Dal teatro parrocchiale di piazzale Corvetto a Milano, nel 1970 studio d’incisione per Fabrizio De André e la sua riuscitissima scommessa dell’Lp La Buona Novella basato sui Vangeli apocrifi, ai negozi di dischi (anche digitali) del 2010. Negozi nei quali domani uscirà A.D. 2010 La Buona Novella – Opera Apocrifa della PFM, ovvero rivisitazione ad ora del capolavoro di Faber: a cura di Franz Di Cioccio, Franco Mussida e Patrick Djivas (più Lucio Fabbri al violino).

«Ma non è una follia, era un’esigenza», dice la band: a sintetizzare il senso di un progetto di rilettura/riscrittura nato dal vivo (il debutto, che Avvenire presentò, fu l’anno scorso a Vicenza, con 22mila spettatori) e ora culminata in un disco. Che, rispetto all’originale, dura il doppio. «Ma ovviamente non abbiamo toccato i testi – spiega Mussida –. Abbiamo legato i brani dell’opera di De André con temi strumentali inediti, mezz’ora di musica composta in totale libertà fra echi della canzone francese anni Cinquanta, soul, blues, fusion… Volevamo, in una sorta di sceneggiatura musicale dei brani e dell’insieme, che la musica divulgasse anche oggi ed ancora di più quei testi di Fabrizio».

E nel 1970 Mussida con Di Cioccio c’era, a suonare anche l’originale: «Eravamo ancora I Quelli, fu il nostro primo esame vero come band. Anzi: da lì nacque la PFM». Ed oggi, anno Domini 2010, spiega Di Cioccio, «Restava forte il senso di un lavoro che De André motivava parlando della capacità di Cristo di farsi portavoce di un concetto, la fratellanza universale, davvero capace di cambiare il mondo». Per questo la band ha deciso di tornarci: per farne prima concerto e poi nuovo disco. «Lavorando sulla voce come mai avevamo fatto sinora», dice Djivas; e «pareggiando i conti con l’opera rock Dracula, che alla fine ci ha creato solo sofferenze, affrontando ben altro tema», rivela Mussida. Certo è una sfida ancora estrema, un disco (oggi di un’ora) con la vicenda di Cristo: sia pure da prospettiva apocrifa. «Ma quel Dio-uomo è necessario – spiega Di Cioccio –. Perché si può provare ad imitare, lo si sente vicino, insegna valori concreti».

A distanza di 40 anni, sono cambiati i centri dell’opera? Risponde Dijvas: «No, conta il viaggio. In una storia che ci aiuta, oggi come ieri, a pensare a quanto abbiamo intorno. E a vivere». Una storia che De André, appunto, definiva «del più grande rivoluzionario», facendo efficace controcanto ai velleitarismi del Sessantotto. Ma ora, domanda finale alla band, è ancora rivoluzionario, cantare questa Novella?

Risponde con acutezza Mussida. «Oggi il messaggio cristiano è maggiormente messo in dubbio, ci sono antagonismi, correnti che lo attaccano. Però nel ’70 era veramente rottura di un tabù, fare della vita di Cristo un’opera popolare. Oggi più che rivoluzionario forse è testimonianza, per non dimenticare, per i giovani. Anche se in fondo La Buona Novella è come Io se fossi Dio di Gaber: uno di quegli schiaffi che solo i grandi artisti sanno dare. E che è sempre salutare ricevere».
Andrea Pedrinelli

la “madonna bombardata”

25 Aprile 2010 1 commento

LA MADONNA BOMBARDATA DI NAGASAKI IN PELLEGRINAGGIO DAL PAPA
nagasakiLa “Madonna bombardata” di Nagasaki, icona religiosa sopravvissuta alla bomba atomica, è stata benedetta lo scorso mercoledì da Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro in Vaticano a termine dell’udienza generale del mercoledì.

Questa particolare, e da oltre 65 anni più suggestiva immagine lignea della vergine Maria, sfigurata durante l’attacco nucleare del 9 agosto 1945, si trovava all’epoca nella Cattedrale di Urakami, dove era giunta nel 1930 dall’Italia in nave.

Da quel tragico giorno del 1945 è diventata il manifesto religioso contro la guerra.

Prima di giungere nella città eterna ha compiuto un pellegrinaggio della pace in Spagna e negli Stati Uniti, arrivando poi direttamente a Roma e in Vaticano dove è stata accolta dal Papa.

Franco Mariani

Tommasi: il pallone vero e pulito

25 Aprile 2010 Nessun commento

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A Roma, sponda giallorossa, a Damiano Tommasi lo chiamano ancora affettuosamente “Anima candida”. Ma Damiano non ci tiene all’etichetta del santino del pallone. Con la naturalezza con cui per dieci anni alla Roma serviva lanci per Totti, si è messo sempre a disposizione di chi ha avuto bisogno di una mano: facendo il servizio civile, «perché è meglio che imbracciare un fucile», raccogliendo firme nello spogliatoio per fermare la guerra nei Balcani e rinunciando allo stipendio milionario, per quello sindacale (1.500 euro) pur di continuare ad indossare la maglia giallorossa.

Ora che il sipario del grande calcio per lui si è chiuso, con la stessa passione che ci metteva in Serie A per difendere i colori dei “lupi” romanisti, alla domenica lotta per i “falchi” del Sant’Anna d’Alfaedo, piccolo club di Seconda categoria veneta, fondato nel 1983, l’anno del secondo scudetto giallorosso. Con lui, “Tommasi II”, scendono in campo anche i fratelli: Tommasi I, Alfonso che va per i quarant’anni e Tomnmasi III, Samuele, il più piccolo, 24 anni. Una stagione difficile, «a due giornate dalla fine siamo in piena zona play-out», dice sorridendo Damiano che con il Sant’Anna ha ritrovato il gusto del calcio come puro gioco. «La dimensione giusta e l’aria pulita che vorrei si respirasse ovunque». E invece le domeniche del pallone italico sono scandite dalle solite violenze, in campo e sugli spalti, con polemiche infinite, a cominciare da quella del “Balotelli furioso” che continua a tener banco, dopo il gesto della maglia gettata a terra alla fine di Inter-Barcellona.

«La gente se la prende con i giocatori perché la prima cosa che pensa è: “Ma quanti soldi guadagnano questi per fare una cosa che sanno fare tutti?”. Però non si domandano: come mai Mario Balotelli è in campo e gli altri 90 mila sugli spalti a guardarlo giocare? Ragazzi di talento come Balotelli se sono arrivati dove stanno, è perché avranno qualcosa al di sopra della media o no? Basterebbe riflettere su questi semplici interrogativi che tanti pregiudizi e cattivi pensieri sparirebbero. Ne gioverebbe la crescita di una cultura sportiva che da noi è sempre più scarsa».
Colpa di un Paese costantemente nel pallone. «Ai calciatori di oggi si chiedono cose che da cittadini non pretendiamo neppure dalla classe politica. Sono giorni che ci si arrovella sul gesto di Totti alla fine del derby, quando persino i tifosi laziali l’hanno capito e tollerato, perché fa parte del folklore e della tradizione della stracittadina della Capitale che io conosco bene per averla vissuta. La sensazione è che i media debbano confezionare in tv il loro servizio ad effetto e la stampa spesso ha bisogno di riempire le pagine e di pilotare un certo tipo di informazione, correndo alla fine il rischio di disinformare». Resta il fatto che i calciatori sono una categoria privilegiata e probabilmente “strapagata”.

«Sono strapagati? Ma andiamo a vedere quali sono gli introiti reali che hanno le società e i benefici che traggono dal disporre dell’immagine commerciale di un Balotelli, un Totti o di un Messi. Ai club, da tanto viene chiesto di non spendere di più di quanto incassano, ma se questo si risolve in una minaccia, piuttosto che in una regolamentazione seria ed efficace, in futuro continueremo sempre a vedere società che falliscono e giocatori che resteranno inevitabilmente disoccupati». Ecco che esce l’anima del sindacalista che pensa al bene e al futuro della categoria, con tanto di promozione di un Master “Ancora in carriera”, con lezioni che si terranno a Coverciano. «È un progetto che mira a colmare quei vuoti culturali che molti calciatori professionisti si portano dietro, per non aver completato un ciclo di studi. Il Master servirà a indirizzarli e a facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro, una volta che smetteranno di giocare».

Idee culturalmente elevate di chi ha utilizzato il calcio come strumento di conoscenza, per sperimentare esperienze complete. Prima in Spagna, poi una breve parentesi in Inghilterra (Queens Park Rangers) e infine quella pionieristica del primo giocatore italiano in Cina. «In Inghilterra sappiamo tutti come vivono il calcio, in maniera civilissima. Ma anche in Spagna non esiste il tipo di pressione asfissiante che c’è in Italia.

Un esempio per tutti? Con il Levante andammo a vincere in casa del Real Madrid e i loro tifosi cominciarono a contestare. Io ero con mio padre che era venuto a trovarmi e stavamo nel recinto dell’antistadio: parlavamo tranquillamente senza che nessuno ci importunasse… In Cina il calcio è un fenomeno in crescita, c’è un problema di comunicazione, ma sono molti i talenti che stanno emergendo e che cominciano ad arrivare in Europa. Il mio ex compagno di squadra (il Tianjin Teda), Hao Junmin, con lo Schalke 04 sta lottando per vincere la Bundesliga». Un calcio sempre più globalizzato e dalle frontiere aperte che però poi deve fare i conti con il “razzismo” da ultimo stadio. «I “buu-buu” razzisti vanno condannati e non si dovrebbero mai sentire in uno stadio di un Paese che si reputa civile.

Ma è anche vero che nella nostra società c’è molta più discriminazione di quella che si può rintracciare in una Curva. Penso a quei mestieri che un italiano ormai si rifiuta di fare. Così uno straniero, un extracomunitario, magari anche laureato, che arriva da noi, non può che esercitare quei lavori più umili e meno qualificati». Tornando al nostro gioco, mentre il Sant’Anna dall’alto del suo campo di Fosse (900 metri d’altitudine) lotta per salvarsi, qui in pianura, su due campi accecati dai riflettori mediatici, Roma e Inter, tra un sorpasso e l’altro, si giocano il titolo di campione d’Italia. Sfida ancora aperta tra lo “specialissimo” Josè Mourinho e il “normalissimo” Claudio Ranieri.

«Mourinho è un ottimo comunicatore e non è un caso che professionalmente nasca come interprete al Barcellona in cui doveva tradurre dallo spagnolo all’inglese al tecnico Bobby Robson. Per i media è una “manna”, perché il personaggio si vende bene, è uno spot che funziona. Ranieri nella sua normalità ha fatto cose speciali, con una squadra che sulla carta sembrava non poter tenere testa all’Inter e invece… Adesso se la giocano alla pari, ed è chiaro che i miei occhi sono rivolti alla Roma». Tra Totti e De Rossi, nel clan giallorosso Tommasi segnala un piccolo eroe esemplare da tenere in considerazione: «Matteo Brighi, mi sembra una persona con delle qualità importanti che vanno oltre l’aspetto meramente calcistico». Ma un pensiero va anche al suo ex capitano e all’ipotetica partecipazione alla “missione” Mondiale in Sudafrica: «Totti penso che ci stia pensando, ora però bisogna vedere quale sarà la decisione di Lippi».

Il suo AltroMondiale, Tommasi lo vivrà inaugurando a Verona la versione italiana del tour solidale del calcio di strada, “To South Africa by Matatu”. E il futuro? «Intanto penso a giocare e a divertirmi, poi nella mia “seconda vita” potrei fare tante cose, compreso andare a lavorare nella cava di marmo con mio padre e mio fratello. Continuerò a dare il mio contributo all’Assocalciatori e vorrei cominciare allenando i più piccoli, i bambini dell’età dei miei 4 figli. Il sogno? Fare il giornalista, cercando di raccontare però, un calcio e uno sport diverso e forse migliore, da quello che ci fanno leggere e vedere adesso».
Massimiliano Castellani (AVVENIRE 23.04.10)

buonanotte…

24 Aprile 2010 6 commenti

“…provocazione all’intelligenza…”

24 Aprile 2010 Nessun commento

Caro direttore, la coda per entrare nel duomo di To rino è lunga e, se fatta sotto il sole, anche abbastanza faticosa. Lunedì 19 aprile, con altri 2.500 universita ri di Comunione e Liberazione, so no andata in visita alla Sindone. Ra gazzi provenienti da diverse parti della Lombardia e da varie facoltà. In silenzio aspettavamo di entrare a vedere quel telo che suscita da sem pre l’interesse di tanti, credenti e no. Nemmeno uno spazio vuoto nel lungo serpentone, nessuno fuori posto, nessuno che parlava. Silen­zio. Mentre tutto attorno rumoreg giava, dal caos del tagliaerba che stava livellando il prato del duomo, ai clacson delle auto nella strada, al vociare degli altri gruppi vicini, un pezzetto di mondo quella mattina era zitto. Come mai sono così uni ti? Perché così composti e in silen zio? Le domande dei passanti che si imbattevano in noi. Si procedeva pian piano e a ogni passo aumen tava l’attesa di vedere quel segno tangibile e concreto della risurre zione. Finalmente arrivo davanti al la Sindone e mi fermo commossa di fronte a quel telo.sindoneaa Vedo la sagoma di un uomo, le tracce di sangue, i colpi della flagellazione. Mi torna alla mente quanto raccontato dai Van geli: «E voi chi dite che io sia?». La stessa domanda sembra scaturire da quel lenzuolo. Papa Giovanni Paolo II diceva: «La Sindone è provocazione all’intelligenza. Essa ri chiede innanzitutto l’impegno di o gni uomo». Provocante come quel silenzio che ci ha portati qui da vanti, come quei ragazzi, che vedo tutti i giorni in università e che stan no in fila con una compostezza per fetta. Non una devozione cieca, ma una sfida alla mia intelligenza, che accresce di più la mia fede e la mia certezza che Cristo è davvero colui che basta alla vita.
Francesca Mortaro (AVVENIRE 24.04.10 Lettere al Direttore)

P.S: puntare freccia su prime righe per aprire video

tre dimissioni in due giorni

24 Aprile 2010 Nessun commento

….. ma la linea dura di B-XVI non è un’ordalia
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26549_1105553376422_1754401493_200007_3628893_n“Che fai, mi cacci?”.
Fa ovviamente gola al sistema dell’informazione applicare anche alla chiesa la frase che è già diventata un tormentone e che condensa in modo icastico la differenza tra la democrazia plebiscitaria e quella partitica. Il Papa, finalmente convertito alle esigenze di trasparenza e indifferenziazione della giustizia secolare, ha iniziato a cacciare i vescovi reprobi. Le cose non stanno così, la chiesa non è una democrazia né un sistema dispotico, né tantomeno un’amministrazione penitenziaria terrena. Distingue il reato dal peccato, perdona e reintegra il peccatore.

Come ha detto il cardinale Castrillón Hoyos, provocando scandalo in qualche anima riformatrice e benpensante, la chiesa rivendica per sé un diritto paterno, e persino non trasparente, nel curare le anime: anche quelle dei suoi sacerdoti colpevoli. Voler sovrappore un’idea mondana di colpa e pena a quella tradizionale della chiesa è una forzatura. Tuttavia le cronache parlano da sole. Ieri si è dimesso il vescovo di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe, confessando antichi abusi su un minore. Nei giorni precedenti era stata la volta di monsignor James Moriarty – il terzo presule irlandese a lasciare per ragioni di “omesso controllo” nei casi di pedofilia – e, per motivi disciplinari di altra natura, del vescovo di Ausburg, Walter Mixa. Si tratta, per ognuna, di situazioni particolari e non generalizzabili e la sequenza temporale, pure impressionante, non dice di un cambio di procedure nella chiesa.

Ma, come ha detto il cardinale Walter Kasper, tutto questo è anche frutto “di quella tolleranza zero più volte annunciata dal Santo Padre” e della volontà di pulizia e di rigore che Benedetto XVI ha sempre perseguito e che – a smentita di chi lo accusa a vuoto di immobilismo – sta producendo i suoi effetti nella complessa macchina ecclesiale. Semmai, nel caso irlandese, va detto che la decisione di sollecitare le dimissioni dei vescovi che si erano dimostrati più negligenti era stata già assunta mesi fa, in un incontro a Roma con l’episcopato d’Irlanda. E sarà presumibilmente la linea da seguire anche per altre situazioni. E’ giusto che la chiesa proceda in questa direzione, e non vi è contraddizione con la prudenza sempre ribadita e praticata. Invece è fuorviante leggere la spettacolare drammatizzazione di questi giorni come l’esito di una meccanica assunzione della logica giuridica mondana nella chiesa. Vero è piuttosto che uno dei capisaldi del pontificato ratzingeriano è proprio il recupero della “santità del clero”, che è ben più della pulizia. Come ha detto anche di recente, di fronte al mondo “che ci parla dei nostri peccati, vediamo che poter fare penitenza è grazia”. Per Benedetto XVI, sollecitare le dimissioni di un vescovo è penitenza, non un’ordalia.
(IL FOGLIO 24.04.10)