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Archivio Giugno 2010

«La mia bossa nova riscoperta dai giovani»

30 Giugno 2010 Nessun commento

Con mezzo secolo di palcoscenico sulle spalle Sergio Mendes è un monumento della bossa nova che non ha perso il gusto di strizzare l’occhio all’hit-parade. «Credo di aver venduto più dischi di Stan Getz, perché lui ha inciso solo un grandissimo album di jazz samba, quello con Joao ed Astrud Gilberto, mentre a me il successo di Mas que nada ha riservato il privilegio di poterla reinventare in svariate vesti sempre molto apprezzate dal mercato» spiega lui nella elegante cornice vittoriana del Landmark Hotel di Londra col pensiero alla magica chitarra dell’amico Jorge Ben Jor, che oltre quel best-seller assoluto ha composto diverse canzoni entrate nel patrimonio mendesiano dalla porta principale a cominciare da Pais tropical.

Erano i tempi del Brasil ’66, formazione straordinaria messa in piedi dal pianista di Niterói con la complicità del trombettista-produttore Herb Alpert divenuta con le sue sofisticate rivisitazioni bossa la colonna sonora di un’epoca. Una quarantina in tutto gli album dati alle stampe da Mendes in mezzo secolo di carriera; l’ultimo s’intitola Bom tempo, annovera ospiti del calibro di Milton Nascimento o Carlinhos Brown, e nella versione “de luxe” regala pure una versione della jobimiana Só tinha de ser com vocé rimissata dal nostro Nicola Conte. Ma nel precedente Encanto Mendes aveva collaborato con Jovanotti («ha una gran bella mente musicale e sono stato felice di restituirgli il favore suonando nella sua Punto») e in Oceano con Zucchero.

«Nella seconda parte degli Anni Novanta ho deciso di fermarmi perché pensavo di non aver più nulla da dire» spiega. «È stato will.i.am dei Black Eyed Peas attorno al 2005 a farmi ritrovare la voglia d’incidere dischi, dopo una decina d’anni di latitanza dagli studi di registrazione. Si presentò a casa mia con tutti i miei vinili sottobraccio dicendo: “Sei uno dei musicisti che mi hanno influenzato di più, facciamo qualcosa assieme”. Così è nato Timeless e l’interesse per la mia musica da parte dei giovani e giovanissimi ha rappresentato vera una sorpresa».

A 69 anni, il più celebrato arrangiatore sudamericano vivente ha ancora voglia di stupirsi. La moglie – cantante di origini italiane Maria Grazia “Garaciña” Leporace, una «testa dura calabrese» come la chiama lui – spinge perché raccolga i suoi ricordi in una biografia. «Lo farò, perché di cose da raccontare ne ho davvero tante» ammette lui. «A cominciare, naturalmente, dal giorno in cui misi piede sul ferryboat Niterói-Rio per traversare la baia ed esibirmi in un club di Copacabana, o da quando debuttai davanti al pubblico parigino sotto i riflettori del Théatre des Champs Elysées. Prima di me suonava un ragazzo inglese che il pubblico accolse con qualche fischio. Finito il set lo trovai costernato davanti al mio camerino: “scusi sir, mi chiamo Elton John e sono dispiaciuto di non aver dato il meglio questa sera”. Il tempo l’avrebbe ripagato ampiamente di quella giornata no». Mendes risiede a Los Angeles dal ’64. «Fuggii dalla dittatura “dei gorillas” istaurata col colpo di stato del maresciallo Humberto de Alencar Castelo Branco. Avevo il mio Trio e provavamo in un piccolo club, lo Shelley Manne Hole: ci veniva ad ascoltare anche Chet Baker. Poi Alpert mi aprì la porta della sua etichetta A&M e le radio di tutto il mondo iniziarono a trasmettere Mas que nada. Un successo».

Sulla strada incontrò pure Frank Sinatra. «Nel ’68 Sinatra mi chiamò per far parte della sua orchestra insieme al batterista Buddy Rich. Anni dopo, durante le prove di un mio concerto alla Casa Bianca in onore del presidente brasiliano Joao Batista de Oliveira, spuntò alle spalle e cominciò ad armeggiare col microfono. Gli chiesi se doveva esibirsi pure lui e rispose di no, ma era stato chiamato da Nancy Reagan solo per verificare che tutto fosse a posto. Insomma, mi fece da tecnico del suono».
(Sergio Mendes AVVENIRE 30.06.10)

“…il vero carburante della fede..”

28 Giugno 2010 Nessun commento

Forest

“Ma perché credi? Come mai credi? Da dove è venuta la tua fede?». Erano gli interrogativi principali su cui si poggiava la ventennale amicizia, incominciata nei primi anni Ottanta, tra Vittorio Gassman e il monaco camaldolese, biblista, don Innocenzo Gargano. Dal monastero di San Gregorio al Celio a Roma, il luogo dove alcuni giorni dopo la morte di Gassman, il 29 giugno di dieci anni fa, furono celebrati i funerali del grande «mattatore», tornano alla mente del benedettino aneddoti, i lunghi colloqui sull’esistenza di Dio, l’importanza di Gesù nella storia e la passione per la Parola di Dio, attraverso la Lectio divina. «Fu proprio la passione per la Bibbia a farci incontrare – rivela il monaco – grazie a comuni amici, l’attore Franco Giacobini e il gesuita Louis Alonso Schökel. Nacque lo spunto con Vittorio di approfondire la lettura del testo biblico e di recuperare la tradizione giudaico cristiana nella Sacra Scrittura, partendo da ciò che comunicava e ispirava all’uomo di oggi».

Com’era, in veste di allievo, in questi seminari biblici Vittorio Gassman?
Era intuitivo come sul palco, riusciva a catturare l’attenzione di tutti. Bastava vedere come leggeva un testo. Non so come facesse ma ne dava sempre un’interpretazione giusta. Quasi ogni sabato veniva per questi incontri. Un anno lo convinsi a partecipare a una veglia pasquale, lui che si annoiava alle Messe. Lesse la prima lettura sulla Creazione e impressionò tutti l’interpretazione profonda che solo lui era in grado di dare.

Eppure rievocando il grande attore si pensa spesso a un uomo tormentato dai dubbi…
Sì, era un uomo tormentato, con una terribile depressione, spesso in cura da specialisti. Eppure grazie all’incontro con la realtà monastica era affascinato dal nostro stile di vita. Rammento che rimaneva edificato dal fatto che io avessi una fede, costruita pian piano, fin da bambino. Io gli replicavo dicendo che «il dubbio è il vero carburante della fede perché senza di esso questa non può muoversi», e aggiungevo proprio per questo: «Vittorio, in questo sei un vero credente: perché hai dei dubbi». Per me Gassman è stato inconsapevolmente un uomo assetato di Dio e, come affermai nell’omelia dei suoi funerali, è «stato un credente che per tutta la sua vita ha ricercato Dio, nonostante, secondo lui, non lo avesse mai incontrato.

Da questa amicizia sono nati anche periodi di ritiro all’eremo di Camaldoli, in provincia di Arezzo…
Strano a dirsi ma fu lui a convincermi a partecipare a questi ritiri. In quel frangente scelsi i racconti sulla Risurrezione perché sapevo che era un tema al centro della sua ricerca. Lui ne rimase entusiasta. E mi disse: «Don Innocenzo, voglio sdebitarmi: declamerò dopo cena in monastero il canto V dell’Inferno di Dante». Mi volle accanto a sé, e volle che gli stringessi la mano. A ogni debutto piccolo o grande che fosse – mi confidò – provava la paura di non essere all’altezza. Quello che appariva come il grande leone della scena era una persona fragilissima. Ovviamente fece una declamazione splendida.

Le parlò della difficoltà nel mestiere dell’attore?
Diceva che per essere un vero attore, come gli aveva insegnato il suo “maestro dei maestri” Renzo Ricci, era necessario svuotarsi di tutto, nascondere il proprio ego, essere vuoto per poi vestire i panni del personaggio che ti impone il copione. E mi confidava: «Molte volte siamo bravi a fingere, ma anche noi attori siamo capaci di opere buone».

Il cinico personaggio de «Il Sorpasso» era dunque capace di grandi slanci… Era anche altruista?
Non voleva che si sapesse, ma mi confidò che assieme ad altri attori di grido si era impegnato per la sussistenza di una missione in Brasile in un villaggio sostenendo tutti i costi, dalle scuole alle fognature, alla parrocchia. Ovviamente la condizione di questo suo aiuto era che tutto rimanesse nell’anonimato.

Come sono stati gli ultimi anni del grande attore?
Si era molto avvicinato alla fede. Con la sua ultima moglie Diletta D’Andrea aveva incominciato un percorso di catechesi sul cristianesimo e sui sacramenti. Accarezzava l’idea di sposarsi in chiesa perché canonicamente era rimasto vedovo di Nora Ricci, la sua prima moglie. E gli altri matrimoni erano solo secondo il rito civile. Quindi per la Chiesa non esistevano impedimenti. Ci vedevamo spesso nella sua bella casa di piazza del Popolo. Una volta mi scosse una sua riflessione: «Io ho avuto tutto dalla vita, fama, ricchezza, amori, figli, salute, e ho scoperto la grandezza di Dio solo ora. La cosa che chiedo a Dio è perché mi ha dato una vita soltanto adesso che comincio a capire». Il mio rammarico è di non essere riuscito a toglierlo da questo dubbio: la sua depressione era così forte che è morto per la paura di morire.

È vero che una delle sue ultime telefonate fu ai monaci di Camaldoli?
Aveva un bellissimo rapporto con tutti i monaci, in particolare con don Graziano Mengozzi, con cui condivideva la passione per la musica sacra. Tutti noi cercavamo di rincuorarlo perché aveva paura delle malattie e della visita medica di controllo, a cui si doveva sottoporre il giorno successivo. Quasi testamentario fu il congedo al telefono con don Graziano: «Sai cosa ti dico? Mi affido e mi metto nelle mani di Dio». Quella notte stessa morì. Con lui è scomparso un uomo segnato da una generosità a oltranza. Ed è tutto ciò che si può aspettare da un credente vero.
Filippo Rizzi AVVENIRE 27.06.10

vita = solo emozioni???

24 Giugno 2010 Nessun commento

barcellona

Poveri giovani!! “Tirati su” nella convinzione che la vita è “emozioni” e basta
possono fare solo una cosa:
ANDARE IN CERCA DI EMOZIONI SEMPRE FIU’ FORTI!!! anche fino al suicidio!!!
..tanto…la vita è tutta qui..
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Attraversano i binari a piedi
12 giovani falciati dal treno
Un treno di alta velocità è piombato poco prima delle 23.30 di ieri sera su un gruppo di una trentina di persone che, invece di prendere il sottopassaggio, stavano attraversando i binari alla stazione di Castelldefels Playa, vicino a Barcellona: il bilancio è di almeno 12 morti e una quindicina di feriti, alcuni in gravi condizioni.
Secondo quanto riferiscono media spagnoli online, le vittime, in maggior parte giovani, erano arrivate con un altro convoglio per andare a celebrare sulla spiaggia la notte di San Giovanni. Il treno che li ha investiti proveniva da Alicante ed era diretto a Barcellona. Nessuno dei passeggeri a bordo è rimasto ferito.

Il quotidiano El Pais riferisce che i soccorritori sono rimasti sconvolti dalla scena presentatasi ai loro occhi. «Ci sono corpi completamente fatti a pezzi – ha detto uno di loro – Il treno li ha investiti mentre andava a tutta velocità e membra umane sono sparse dappertutto». Sul luogo della tragedia sono arrivate 24 ambulanze e 15 veicoli dei vigili del fuoco. I feriti sono stati trasportati in diversi ospedali della zona: tre sono in condizioni critiche. In maggioranza si tratta si ragazzi fra i 16 e i 26 anni. Uno dei sopravvissuti ha raccontato che il cavalcavia per l’attraversamento dei binari era chiuso e che il sottopassaggio era pieno di gente. Stando a quanto riferito dalla radio, Renfe, le ferrovie nazionali, ha respinto tali accuse.

davanti a lui mi sento uno sgorbio…

22 Giugno 2010 2 commenti

pellegrinaggio straordinario

20 Giugno 2010 Nessun commento

pugni pieni e cuori spenti

20 Giugno 2010 Nessun commento

scimmie

“I cacciatori di scimmie hanno escogitato un metodo geniale e infallibile per catturarle. Quando hanno scoperto la zona della foresta in cui più spesso si radunano, affondano nel terreno dei vasi con il collo lungo e stretto. Con molta attenzione coprono di terra i vasi, lasciando libera solo l’apertura a pelo d’erba. Poi mettono nel vaso una manciata di riso e bacche, di cui le scimmie sono molto ghiotte.
Quando i cacciatori si sono allontanati, le scimmie ritornano. Curiose per natura, esaminano i vasi e, quando si accorgono delle ghiottonerie che contengono, infilano le mani dentro a abbrancano una grossa manata di cibo, la più grossa possibile. Ma il collo dei vasi è molto stretto. Una mano vuota vi scivola dentro, quando è piena non può assolutamente venire fuori. Allora le scimmie tirano, tirano.
E’ il momento che i cacciatori, nascosti nei paraggi, aspettano. Si precipitano sulle scimmie e le catturano facilmente. Perché esse si dibattono violentemente, ma non le sfiora neppure per un attimo il pensiero di aprire la mano e abbandonare ciò che stringono in pugno.

Quanta gente perde la vita per la paura di allentare i pugni con cui stringe ciò che crede indispensabile ed è inutile.
Eleganti e sorridenti, i cacciatori sono sempre in azione: nascondono le loro trappole sulle riviste patinate, nei teleschermi e agli angoli delle strade. Nasce così un popolo dai pugni perennemente chiusi e il cuore spento.”

Autore: Bruno Ferrero – Libro: Il Canto del Grillo
Casa Editrice: ElleDiCi

disabili di serie B

19 Giugno 2010 4 commenti

Siamo veramente sdegnati ed amareggiati. Lo sapevate che esistono disabili privilegiati? Certo, anche sulla vita umana, esistono le categorie di serie A, e B, ma continuerò dopo su questo argomento perchè prima di iniziare questa lettera (nota), mi auguro che venga letta con la massima attenzione da tutta l’Italia, ed in primis dalle famiglie dei disabili, gravi gravissimi, ed estremi, ma anche dai politici, governanti, giudici, uomini di chiesa, laici cattolici, giornalisti etc etc. Mi affido alla rete internet con la gratitudine che questa mia lettera venga ripresa e condivisa da tanti con l’augurio che faccia il giro d’Italia.

Io sono Pietro, qui accanto a me, immobile in un letto da svariati anni, c’è il “noto” Salvatore Crisafulli, per tanti una “foglia d’insalata” un motore immobile, ma che vorrei ricordare sinteticamente chi è. Salvatore nel 2003 ebbe, un incidente stradale, la scienza medica non gli lascia scampo, coma stato vegetativo ed addirittura in fase terminale (doveva morire). Poi nel 2005, sotto pressione e l’abbandono, accade l’imprevisto, non per noi, ma per la scienza medica, Salvatore Crisafulli si risveglia dallo stato vegetativo, dallo stato di incoscienza, Salvatore raccontò di aver sentito TUTTO. Sono stati in tanti a dire, (per convenienza) che Salvatore non si trovasse in stato vegetativo, ma i fatti, è la documentazione smentiscono queste insinuazioni. parole citate con maggiore intensità, durante il dibattito sull’eutanasia, infatti quando veniva citato Crisafulli, prontamente, ma in particolar modo per convenienza (Radicali ed altri) riferivano che lo stesso non lo era. Facile dirlo.

Salvatore nonostante sia lucido, viene abbandonato al suo destino, quale destino? l’appuntamento con LA MORTE. Dopo un intenso lavoro, Salvatore riesce a far trascrivere un libro “con gli occhi sbarrati”. Anche il Papa Ratzinger ne ricevette copia.

Nel 2006 per i giornalisti, Salvatore diventa l’anti Welby, si perche è colui che invitò Piergiorgio Welby a “lottare per la vita”. Con gli anni successivi, viene paragonato ad Eluana Englaro, per la tipologia dello status delle condizioni, ma anche per i danni subiti che apparivano molto simili. Su questa vicenda ci siamo già esposti, ed evito di entrarci dentro. No comment. Salvatore nonostante fosse abbandonato ad una vita vegetativa, non degna di essere vissuta, lotta insieme a noi per la vita, manda lettere, messaggi, appelli, richieste di aiuti concreti, anche con minaccia di eutanasia.

La sua voce silenziosa, viene letta a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a seguire il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Livia Turco, Francesco Storace, Raffaele Lombardo ed altri, che si premurano di scrivergli, altri politici si impegnano addirittura con un appello bipartisan, per salvare una vita umana ma solo sulla carta. Maggiori dettagli si potranno trovare su internet.

A Febbraio 2009 inaspettatamente, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per motivare il cosiddetto decreto “Salva Eluana”, in una conferenza stampa congiunta cita proprio la storia di Salvatore, consigliando a tutti gli italiani la lettura del suo libro.

Nel dicembre 2009, la situazione in famiglia precipita maggiormente, dopo varie peripezie ed insistenze il governo centrale riferisce chiaramente che non possono far nulla, poi l’incidente di Marcello che assisteva Salvatore, rimasto ancora oggi infermo, poi il 31 dicembre la revoca dell’assistenza domiciliare di due ore. Tutti questi fatti colpiscono Salvatore ad una vera è propria depressione, delusione, stanchezza, voglia di farla finita. Come in tanti già sanno, venne organizzato un viaggio in camper fino in Belgio per far morire Salvatore, non per fame e sete. ma con una iniezione letale. Chiedere l’eutanasia fa molto audience, pertanto quasi tutti i media prontamente si concentrano alla vicenda. Giulio Golia, inviato delle Iene, entra in contatto con Salvatore, per giorni non lo molla, riuscendo a fargli cambiare idea.

Certamente l’esperienza che vivo quotidianamente mi porta a conoscere oltre 1200 casi sparsi per l’italia, tantissimi attraverso internet (mail, facebook, sito etc etc). 1200 casi, sono pochi? invece no..sono tantissimi, oltre il 90% si trova abbandonato da questo stato italiano, ma anche da parte della chiesa, sono tutti senza assistenza. Sono convinto che prima o poi, mio fratello ci lascerà, non saprei quando, ma più passano i giorni, più capisco che non c’è la fà più.

Privilegio è le ingiustizie ai disabili…..

Fulvio Frisone è un disabile grave (dalla nascita), Siracusano, ma vive a due passi da Catania nel 2004 con una iniziativa parlamentare presentata dall’on.le Fleres, (oggi senatore PDL) viene istituita per legge, una fondazione chiamata “Fulvio Frisone” la legge è del 26 marzo 2004 n. 3 pubblicata sulla gazzetta ufficiale il 9 aprile 2004, la citata fondazione si occupa di ricerca nucleare, con un contributo annuo di 500mila euro.

Avete capito bene cinquecentomila euro…

(qui maggiori dettagli http://www.gurs.regione.sicilia.it/Indicep1.htm)

Ad un anno di distanza, con caparbietà sempre alla stessa persona Fulvio Frisone, viene fatta un altra legge, questa volta and personam, di assistenza socio-sanitaria personalizzata la legge è del 19 maggio 2005 n 5 all’art 29 in materia di disposizioni finanziarie urgenti e per la razionalizzazione dell’attività amministrativa, al fine di garantire, in maniera stabile e duratura nel tempo, i livelli essenziali di vita l’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali è autorizzato a finanziare con un contributo annuo di 160 migliaia di euro, in aggiunta a qualunque altra indennità spettante allo stesso Fulvio Frisone, la continuazione di uno specifico piano personalizzato predisposto dai servizi sociali del comune di residenza. (maggiori dettagli qui: http://www.gurs.regione.sicilia.it/Indicep1.htm)

Dunque al disabile Sig. Fulvio Frisone, con la Fondazione e l’assistenza integrata socio-sanitaria, la regione Sicilia spende ben 660mila euro. Mamma mia!! ripeto: 660 mila euro.

Le leggi sopra riportate sono state fatte, ed approvate dal precedente governo, “Governo Cuffaro”, vi era anche l’on.le Alessandro Pagano, che noi abbiamo conosciuto, ma mai ci abbia parlato di questa storia, c’era anche l’on.le Raffaele Stancanelli oggi Sindaco di Catania tutti conoscenti, ma mai nessuno si sia degnato di raccontarci.

Certo, poi c’è anche stata la Fiction della Rai, proprio sulla vicenda del sig Frisone, con tutti quei soldi altro che Fiction, è noi moriamo di fame.

L’Italia che mi legge potrà giudicare..

Ancora più eclatante è il fatto che venuto a conoscenza di questi fatti, carte alle mani è prove, mi metto ad urlarlo durante le varie interviste sui tg oppure sui quotidiani, ma nessuno osa accennare questa assurdità, tutto viene censurato, con tagli enormi. Tale situazione la conoscono in tanti, la portai a conoscenza anche a senatori che promisero un indagine, ma fino ad oggi tutto tace.

Io ribadisco che non esistono cittadini di serie A oppure di serie B, pertanto il privilegio concesso al sig Frisone non è corretto…

Durante il servizio delle Iene il Presidente della Regione è intervenuto sulla vicenda dicendo: “Dare un tanto al mese alla famiglia perchè provveda la famiglia stessa, intanto non è consentito, secondo non è una garanzia per il povero Crisafulli”. Capito? Quindi meglio lasciarlo a marcire in un letto invece di provvedere ad un piccolo sostegno. E poi cosa significa non è consentito? Da chi? Dalla legge? Dalla legge che stipendia a 150.000 euro annui i consulenti Regionali? O dalla Legge che paga gli stipendi di tutti i Politici Italiani ed Europei? Da anni chiediamo un progetto personalizzato, ed il presidente della Regione ed i suoi governanti dicono che non è consentito non esiste, poi invece sotto sotto le cose stanno nel modo inverso.

Quanti politici si oppongono all’eutanasia? tantissimi ma tutti sono un bluff, nel frattempo a tantissime persone negano un diritto, nel frattempo i morti aumentano, si perche rianimati ed abbandonati equivale ad eutanasia passiva ed omissiva. Io chiedo prima che avvenga l’irreparabile, tutti insieme dobbiamo reagire contro queste ingiustizie, contro questa indifferenza e l’abbandono. Siamo veramente sdegnati di vivere in un Italia. Mi vergogno di essere un italiano.

Insieme ad altri stiamo cercando di organizzare una manifestazione di piazza crediamo a Roma sotto il parlamento per il 24 e 25 giugno prossimo, grideremo alle ingiustizie, al menefreghismo, ma in particolare vogliamo che tutti i disabili siano uguali. Invitiamo tutti, ad una massiccia presenza, portare i disabili e farli vedere, dobbiamo essere tutti uniti, per dare VOCE, RISONANZA, PRESENZA, è SOLIDARIETA per far scuotere le coscienze

Vi chiedo di divulgare questa lettera e di far tam tam per mobilitare tutta l’Italia non solo per noi, ma anche per tutti quelli che si trovano a combattere con questo stesso problema. Questa è una mobilitazione alla quale ci tengo molto, vi prego, se siamo uomini, dobbiamo essere degni di chiamarci esseri umani.
Pietro CRISAFULLI 12 giugno 2010
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iscrivetevi al gruppo “rianimati e abbandonati = eutanasia” su facebookcrisafulli

milano – il racket delle orfane

19 Giugno 2010 2 commenti

prostituzione

Le costringevano a prostituirsi anche se avevano le ossa rotte, in alcuni casi perfino con il braccio ingessato. E quando non erano in strada le tenevano nude fuori al balcone, a sette gradi sotto zero. Sevizie e torture, senza il minimo rispetto per la vita umana. Dal 2008 sono state 104 le ragazze romene, di cui 24 minorenni e molte altre rapite da orfanotrofi del Paese balcanico, che venivano vendute a cifre che andavano dai 1200 ai 3000 euro.

È quanto emerge dall’operazione “Fata”, che si è conclusa con i carabinieri di Monza che hanno arrestato 47 persone (38 delle quali finite in carcere) nelle province di Milano, Rimini, Pavia e Como. Sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e, nel caso di quattro soggetti, di tratta degli esseri umani.

I cittadini romeni arrestati sono 35, di cui 16 rintracciati nel Paese d’origine in collaborazione con le autorità di polizia locali, a cui si aggiungono un albanese un egiziano e un cittadino italiano, che forniva appartamenti all’organizzazione criminale. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano su richiesta del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia.

Il giro d’affari del gruppo era di circa 10 milioni di euro all’anno. L’organizzazione era talmente potente da avere il controllo e il monopolio notturno di alcuni marciapiedi di Milano, dove le lucciole adescavano i clienti. Tratti di strada, come quello in via Fulvio Testi, venivano “affittati” a cifre da capogiro: 100 mila euro per 12 mesi, come risulta da una intercettazione tra due componenti della banda criminale. Il giro di prostituzione aveva il suo fulcro a Milano, in viale Sarca e in via Testi, ma si diramava fino a Pavia, Rimini, Roma e Siracusa.

Gli sfruttatori andavano a reclutare le ragazze in un istituto per orfane di Giurgiu, un paesino a 60 chilometri da Bucarest, dove le giovani potevano stare fino alla maggiore età, dopo nessuno si prendeva più cura di loro. Come ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il sostituto procuratore Ester Nocera non mancano però i casi di mogli inserite nel giro di prostituzione dagli stessi mariti e ragazze portate in strada dopo essere state condotte in Italia con l’inganno e le solite promesse di un lavoro. Molte sono state illuse con la promessa di un impiego come badante o baby-sitter, o convinte a venire a battere i marciapiedi italiani «per tanti soldi e pochi problemi». Sei 14enni sono state rapite direttamente dall’orfanotrofio: una ragazza ha raccontato che gli sfruttatori le hanno portate via in pigiama.

I particolari sulle torture e sulle condizioni disumane in cui venivano tenute in Italia le giovanissime ragazze sono emersi grazie alle intercettazioni telefoniche. L’operazione – ha aggiunto il sostituto procuratore Nocera – ha sgominato «una delle più organizzate e ramificate bande dedite allo sfruttamento della prostituzione». L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, plaude all’operazione “Fata” e si rivolge direttamente al ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, chiedendole «il massimo impegno per l’approvazione del suo ddl contro la prostituzione coatta».
Luca Mazza (AVVENIRE – 19.06.10)

i segreti di Medjugorie

16 Giugno 2010 5 commenti

…ho visto..

16 Giugno 2010 Nessun commento

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“Caro Direttore,
sono un avvocato milanese di 42 anni e Vi scrivo per testimoniare la mia recentissima esperienza durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Dopo anni di studi in istituti privati religiosi, dai quali non mi è rimasto praticamente nulla a livello «spirituale», ho vissuto tutta la vita da cattolico non praticante: dicevo di credere in Dio solo perché sono nato in Italia, mi hanno battezzato, ho fatto la comunione e la cresima. Nulla di più.
Le parole delle preghiere, della bibbia, dei vangeli sono sempre state per me solo parole, ma non ho mai sentito nulla dentro di me. Anzi, qualcosa sentivo: un grandissimo vuoto, che i beni materiali che il mio lavoro mi ha permesso di avere non hanno mai colmato.
Poi, nell’estate dello scorso anno è stata diagnosticata a mia madre una brutta malattia degenerativa, che ha aumentato ancora di più la mia sofferenza interiore.
Finalmente, a maggio di quest’anno mia madre mi ha casualmente raccontato di avere programmato un pellegrinaggio a Medjugorje (di cui non sapevo assolutamente nulla, se non che era un luogo «tipo Lourdes») e mi ha poi chiesto se «per caso» non avessi il desiderio di andare con lei: credo sia stata una domanda di circostanza, alla quale era convinta io avrei rifiutato. Con sua enorme sorpresa, ho invece accettato, non so nemmeno io perché, so solo che «sentivo» di dover andare.
In seguito, quando sono giunto a Medjugorje, ho sentito dire che è la Madonna a «chiamarti» quando è arrivato il tuo momento: ebbene, credo che nel mio caso sia stato proprio così.
Ogni mattina sveglia all’alba, alle 6 colazione, per poi «partire» secondo un programma di gruppo che mi trovava molto restio ad accettare, essendo io estremamente individualista e convinto di poter fare sempre tutto da solo, senza mai chiedere aiuto a nessuno. Così all’inizio me ne stavo in disparte, a osservare, anche perché dopo tanti anni di istituti religiosi non mi ricordavo più nemmeno le parole del padre nostro o dell’ave maria e mi vergognavo a farlo vedere.
Senza nemmeno accorgermene, a poco a poco mi sono avvicinato sempre di più al gruppo e ho cominciato anch’io a pregare: non a pronunciare le parole delle preghiere, come avevo sempre fatto in modo automatico, senza pensare, in quelle rare occasioni in cui andavo in Chiesa (ad esempio per la Messa di Natale), ma a pregare veramente.
Ho cominciato a sentire come una pietra, o un groviglio di nodi, dentro di me, che a poco a poco si scioglieva. E man mano che si scioglieva, ho incominciato a piangere. E così ho continuato per tutta la durata del soggiorno. Poi… Il primo giugno, il giorno prima di partire, alle ore 7.15 circa passavo insieme a mia madre e una sua amica davanti alla chiesa dove era in corso la messa. Nel piazzale davanti alla chiesa si era riunita una cinquantina di persone e tutti stavano guardando in direzione del sole con espressioni a dir poco stupite. Mosso dalla curiosità, mi sono girato verso il sole e ho assistito ad un fenomeno per me incredibile.
All’inizio sono rimasto abbagliato, poi i miei occhi si sono abituati alla luce e ho potuto fissare il sole per una decina di minuti. Durante questo lasso di tempo, il sole pulsava come un cuore venendo verso di noi e poi ritraendosi, avvicinandosi e poi allontanandosi sempre pulsando. Il sole era accerchiato da un anello luminoso, che girava vorticosamente prima a destra e poi a sinistra e che sembrava cambiare colore, prima di colore rosso fuoco e poi giallo-oro.
Questo fenomeno è durato come ho detto una decina di minuti e mi ha lasciato assolutamente incredulo. Poi mi sono reso conto che anche tutte le altre persone, una cinquantina, che erano sul piazzale della chiesa avevano assistito alla stessa cosa.
Siamo ritornati in albergo sconvolti da quello che non sembrava affatto un fenomeno naturale, o un effetto di luce, come gli scettici certamente vorrebbero giustificare razionalmente quello che è successo. Io personalmente avevo le gambe che mi tremavano.
Arrivati in albergo abbiamo trovato gli ospiti presenti tutti a piano terra, impauriti per avere avvertito una specie di scossa di terremoto, con i muri che tremavano e un forte boato.
Ricostruendo temporalmente i fatti, ci siamo resi conto che questa specie di scossa di terremoto era avvenuta contemporaneamente al fenomeno che aveva riguardato il sole.
A ciò si aggiunga che noi che ci trovavamo a circa 300 metri dall’albergo non ci siamo accorti di nulla, cosa alquanto strana. E i giorni successivi non mi risulta che i quotidiani abbiano riportato di scosse di terremoto nella regione.
Non so se ci sia una spiegazione scientifica per quello che ho descritto, ma so quello che ho visto.
Il razionalismo ci ha liberati in passato dai fanatismi di una religiosità ottusa ed estremista; sono anche appassionato di storia e conosco benissimo i crimini che sono stati commessi in passato in nome della chiesa e di Dio. Ora però siamo arrivati all’estremo opposto: tutti i segnali che ci vengono mandati dal cielo devono a tutti i costi avere una spiegazione razionale e scientifica e tutti coloro che credono in qualcosa di superiore sono retrogradi e contrari al progresso.
Comunque io mi considero fortunato ad avere avuto questa «illuminazione» e credo che, montatura o no, riuscire a vedere con il cuore e non solo con l’intelletto ci renda più completi come esseri umani.”
(A.Bersani IL GIORNALE 16 giugno 2010)<img
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