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Archivio Febbraio 2011

i tre figli

26 Febbraio 2011 4 commenti

acqua

“Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi figli.
“Mio figlio”, diceva la prima, “è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari”.
“Mio figlio”, sosteneva la seconda, “canta come un usignolo. Non c’è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua”.
“E tu, che cosa dici di tuo figlio?”, chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
“Non so che cosa dire di mio figlio”, rispose la donna. “E’ un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale…”.
Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti.
Vennero loro incontro tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l’altro.
Le donne lo guardavano estasiate: “Che giovane abile!”.
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell’aria come un usignolo.
Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: “E un angelo!”.
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero al vecchio: “Allora che cosa dici dei nostri figli?”.
“Figli?”, esclamò meravigliato il vecchio. “Io ho visto un figlio solo!”.
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…….Dice il Vangelo: “Li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo 7,16).

(da “solo il vento lo sa” di Bruno Ferrero)

operatore di morte poi campione della vita

24 Febbraio 2011 Nessun commento

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È scomparso lunedì, all’età di quasi 85 anni, Bernard Nathanson, il medico americano già campione dell’aborto (si era vantato di essere stato responsabile, diretto o indiretto, di 75mila aborti) e poi protagonista di una clamorosa, famosa conversione che lo ha portato sul versante opposto, alla cultura della vita e al cattolicesimo.
Newyorkese di origini ebraiche, ateo professo e alfiere della rivoluzione sessuale degli anni Sessanta, al cui cuore si rivelò presto esservi proprio la controcultura abortista, Nathanson fu tra chi fece di più per costruire l’atmosfera in cui alla fine, nel 1973, maturò, la legalizzazione dell’aborto americano, costata fino a oggi circa 50 milioni di vite umane. Per esempio gonfiando enormemente (lo confesserà con schiettezza anni dopo) le cifre dell’aborto clandestino, utili a creare la psicosi della “liberazione” necessaria. Nel contesto di questa grande offensiva ideologica, peraltro, Nathanson e i suoi sodali giudicarono sempre la Chiesa cattolica come il nemico principale, da abbattere a ogni costo.
Ma appena un anno dopo quel triste 1973 Nathanson cominciò a nutrire i primi dubbi, propiziati nientemeno che dalle nuove tecnologie in grado di mostrare per la prima volta a lui e a milioni di altre persone la realtà di un feto autentico nel grembo della madre carico di tutte le atroci sofferenze provocate da quella morte assurdamente procurata. E soprattutto la sua vera, piena umanità. Fu lì che Nathanson cominciò uno straordinaria trasformazione, buttando finalmente all’aria tutto il castello di menzogne e di false certezze su cui fino a quel momento si era retta la sua offensiva ideologica. Gradualmente ma non meno intensamente, divenne così, un testimone d’eccezione a favore del diritto alla vita, sostenuto e difeso contro tutti e contro tutto sempre con la sobrietà e la cristallinità dell’uomo di scienza, dell’uomo che impegna la ragione, dell’uomo che mostra fatti inopinabili.
Celebre è quel suo documentario che sconvolse il mondo, L’urlo silenzioso, del 1984, in cui l’aborto in diretta appare qual è in tutta la sua mostruosità. Da quel giorno Nathanson divenne una bandiera per l’intero mondo pro-life, una bandiera ancora una volta di ragione autentica e di fede pura, di dati concreti e di ragionamenti piani, di scienza e di buon senso. Con maestria, lo testimoniò attraverso un secondo documentario, Eclipse of Reason (“L’eclissi della ragione”), del 1987.
Nel 1979 aveva dato alle stampe un gran bel libro, Aborting America (scritto con Richard N. Ostling). La fede cattolica era ancora di là da venire, ma da quelle pagine Nathanson cominciava a rinascere. È l’unico suo libro tradotto anche in italiano, solo poche settimane fa, con il medesimo titolo inglese, a cura di Piero Pirovano, con prefazioni di Carlo Casini e Nicola Natale, ed edito dagli Amici per la Vita. Altri due sono seguiti, The Abortion Papers: Inside the Abortion Mentality ["Le carte dell'aborto: dentro la mentalità abortista"], scritto nel 1984 con la moglie Adelle R. Nathanson, e The Hand of God: A Journey from Death to Life by the Abortion Doctor Who Changed His Mind ["La mano di Dio: viaggio dalla morte all vita di un medico abortista che ha cambiato idea"], del 1996, libri che sarebbe utile diffondere anche in lingua italiana.
Scrive Narthanson in Aborting America: «L’etica dell’aborto è anche un invito all’irresponsabilità, alla violazione del concetto delle responsabilità inviolabili che ciascuno di noi ha verso gli altri». È la storia della sua vita, la prima. Con la seconda, rinata, Nathanson ha cercato di riparare, espiando in ogni modo umanamente possibile, espiando.
(www.samizdatonline.it)<img

JORDAN

23 Febbraio 2011 Nessun commento

Jordan e Blake

Brisbane torna alla vita. L’acqua che ha coperto interi quartieri della città australiana e devastato la regione del Queensland ha iniziato a recedere, rivelando strade e migliaia di case coperte di fango. I lavori di pulizia sono già iniziati in città, mentre nelle località più a Nord si stanno cercando ulteriori vittime. Le settimane di allagamenti hanno causato 26 morti, 53 persone sono ancora disperse. Le acque hanno sommerso 30mila edifici solo a Brisbane.

- In questo scenario apocalittico, si registra la commovente storia di Jordan Rice (a sinistra nella foto), un ragazzino che ha dato la sua vita per la salvezza del fratello minore Blake (a destra). Sia Jordan che sua madre, Donna Rice, sono rimasti uccisi dalla furia delle acque mentre erano intrappolati nella loro auto. Ed è stato quando sono giunti i soccorritori per metterli in salvo che il piccolo avrebbe indirizzato i soccorsi verso il fratello minore, 10 anni. Un altruismo che è costato la vita a Jordan, rimasto affogato insieme alla madre. Il fratello maggiore Kyle, 16 anni, e il padre John Tyson, compagno della signora Rice, hanno lodato l’esemplare atto di altruismo. Moltissimi i messaggi giunti da tutto il mondo, che hanno descritto Jordan come un “Vero giovane eroe” e un “Angelo travestito da bambino”.
La famiglia di Jordan, ieri ha celebrato un doloroso tributo al figlio. I parenti del ragazzo hanno descritto il 13enne come molto devoto alla famiglia e ai fratelli, parlando con commozione del suo inaspettato coraggio mostrato in quel tragico momento. “Era molto timido – lo ha descritto Kyle -, non parlava con nessuno ma quando si trattava della sua famiglia, beh, avrebbe fatto qualsiasi cosa per loro”.Mostra tutto

“…bullismo intellettuale…”

21 Febbraio 2011 Nessun commento

“Chi sa non parla, chi parla non sa.
Sapere sia di sapere una cosa, sia di non saperla: questa è la conoscenza.
Ormai nell’immaginario collettivo la Cina è un gigante economico, un po’ misterioso e forse inaffidabile, legato a modelli non subito decifrabili. Poco si fa per evocare il suo glorioso passato culturale. Oggi abbiamo posto al centro della nostra riflessione una coppia di aforismi desunti proprio da due grandi maestri della sapienza cinese. Il primo detto appartiene al Tao-te Ching, ossia al «Libro del principio e della sua virtù» del filosofo Lao-tzu, figura leggendaria vissuta nel VI o V secolo a. C. È un monito severo soprattutto per i nostri tempi impastati di chiacchiera (chat!) informatica o televisiva. Esso fa il pari col proverbio rabbinico che recita:
motoff15In una giornata festiva com’è l’odierna non sarebbe forse il caso di spegnere il vaniloquio almeno per un po’ e di costruirsi attorno una piccola oasi di silenzio, di lettura, di riflessione? È paradossale, ma talora neppure in chiesa, nella liturgia, si rispettano i momenti di silenzio- L’altra frase sopra citata è tratta, invece, dai celebri Colloqui o Dialoghi (in cinese Lun Yü) di Confucio (K’ung fu-tzu, «il Maestro K’ung»), pensatore del VI-V secolo a. C.

È una staffilata contro l’arroganza della scienza, lasaccenteria della politica, la presunzione di certi maestri, la boria che accompagna molti comportamenti, il “bullismo” intellettuale.

Quando a sorpresa, nel 1996, la poetessa polacca Wislawa Szymborska ricevette il Nobel, dichiarò umilmente: «L’ispirazione poetica nasce da un incessante “Non so”. Per questo apprezzo tanto queste due piccole paroline: “Non so”. Piccole ma alate». La grandezza di una persona sta proprio nella consapevolezza del mistero enorme che la avvolge, dell’immensa complessità del reale, della sublime invalicabilità dell’infinito e dell’eterno.
(G.Ravasi)

SE NON ORA, QUANDO?

20 Febbraio 2011 2 commenti

d'accordo!!

“Domenica mattina sono andato a confessarmi; da quando ho scoperto che il futuro Beato Giovanni Paolo II si confessava tutte le settimane, anch’io, in accordo con il mio padre spirituale, cerco di farlo.

Uscito dalla chiesa, dopo pochi passi, malgrado fossero solo le 9.30 di mattina ed il tempo fosse nuvoloso, mi sono ritrovato in una grande piazza, abbastanza trafficata, per lo più da turisti. La mia attenzione è stata subito catturata da un gruppo di cinque ragazze che stavano guardando una cartina topografica; mi sono avvicinato per capire chi fossero; erano i membri della squadriglia ‘Grizzly’ di un gruppo scout; stavano facendo un’attività cittadina, avevano il loro ‘guidone’ con la bandierina verde della specialità di squadriglia di ‘espressione’. Una delle cinque ragazze era in carrozzella; avrà avuto 13-14 anni. A pochi metri da loro alcuni operai stavano montando un palco; appesi al bordo del palco c’erano alcuni manifestini su cui era scritta la frase «se non ora quando». Dopo aver scambiato alcune parole con le cinque guidescout, mi sono allontanato. Mentre camminavo sotto i portici, confesso di essermi commosso pensando alla bellezza della scena delle cinque ragazze, alla semplicità del loro stare insieme, ai loro sguardi puliti, al loro sorriso, al loro coraggio di essere vestite con l’uniforme scout, alla presenza della ragazza in carrozzella. Ho subito iniziato a recitare il Santo Rosario per loro, chiedendo alla Madonna che quel modo di vivere buono, secondo il Vangelo, che le ragazze stavano vivendo e testimoniando, potesse essere riconosciuto e visto da tante persone. Quella scena mi ha accompagnato per tutta la giornata. Come loro tanti, tantissimi giovani mostrano al mondo, quasi senza saperlo, quotidianamente, una vita buona, bella e gioiosa, di cui tutti abbiamo un gran desiderio. Quell’incontro mi ha fatto pensare: quando se non ora, sarà il momento di iniziare a vivere il Vangelo nella bellezza e nella semplicità? Se non ora, quando sarà il momento che tutti facciamo qualcosa di più per gli altri, per i malati, per chi è in difficoltà?. Se non ora, quando sarà il cambiamento in cui ci accorgeremo quanto Dio ci ama? Quando, se non ora, sarà il momento per seguire con più decisione la volontà di Dio? Se non ora, quando desidererò con tutto il cuore di diventare santo? Quando se non ora i giovani cristiani si decideranno a parlare con gioia di Gesù ai propri coetanei, atei, indifferenti o agnostici?
Se non ora, quando un po’ di giovani si impegneranno in politica per costruire un mondo più buono, bello e gioioso per tutti , soprattutto per chi ha il passo più lento?. Quelli che stiamo aspettando……siamo noi; con l’aiuto di Dio.
d'accordo!!siamo noi; con l’aiuto di Dio.

Don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it

ALLEGRIA

19 Febbraio 2011 Nessun commento

)buon_pomeriggio

“L’allegria è
il contrassegno della persona generosa.

E’ spesso un manto
che nasconde una vita di sacrificio…

Il malumore, l’abbattimento, la tristezza
aprono la vita alla TIEPIDEZZA:
la madre di tutti i mali.”

(Madre Teresa di Calcutta)

prima di…..

16 Febbraio 2011 Nessun commento

)pensieri

“Prima di Pregare…Perdona! –

Prima di Parlare…Ascolta! –

Prima di scrivere…Pensa! –

Prima di spendere…Guadagna! –

Prima di criticare…Aspetta! –

Prima di arrenderti…Riprova! ”

(da “Pensieri preziosi” fb)

LE PROFONDITA’ DELL’IO

13 Febbraio 2011 Nessun commento

senza paura

“Solo chi ha raggiunto una piena identità con se stesso non ha più paura della paura.
Il traguardo estremo di ogni fatica umana è vivere la propria vita.
«Conosci te stesso», era scritto sul tempio di Delfi. Un monito apparentemente semplice, e invece arduo da praticare. Ma è solo per questa via che ci si libera dalle paure e dalle insicurezze.
Altrettanto semplice eppure difficile da attuare è anche il monito a vivere la propria vita in pienezza. Entrambe le considerazioni sono offerte dal regista tedesco Rainer W. Fassbinder nel suo saggio “I film liberano la testa”.
Molti, infatti, si accontentano di vivere in superficie, quasi galleggiando, ed è per questo che possono essere travolti da ogni increspatura del mare dell’esistenza o afferrati dagli incubi che si parano a ogni angolo della storia.
Ma il vero problema è proprio quello di scendere in profondità.
Lo scrittore francese Julien Green (1900-1998) osservava che «il più grande esploratore non compie viaggi così lunghi come chi discende nel profondo del proprio cuore».
E uno dei padri della psicanalisi, Carl Gustav Jung (1875-1961), era convinto che fosse «più facile andare su Marte che penetrare nel proprio io».
Spesso si cerca di evitare una simile esplorazione perché essa può riservare sorprese amare ed è anche per questo che corriamo fuori da noi stessi, distraendoci nel rumore e riempiendoci di cose. «Come è insondabile il cuore dell’uomo – esclamava Pascal nei suoi Pensieri (n. 143) – e come è pieno di sporcizia!». Eppure è solo attraverso questa discesa nelle profondità dell’io che ci si può liberare dalle catene e dalle paure. «Dal profondo a te grido, Signore!», invoca il salmista e dall’alto scende una voce e si tende una mano sicura.
G. RAVASI

ma…..

10 Febbraio 2011 Nessun commento

SSSH… perchè stò guardando la TV…..
SSSh… perchè stò lavorando al pc ….
SSSH… stò parlando al cellulare…..

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MA….IL TEMPO PER ASCOLTARMI… PAPA’
….QUANDO LO TROVI?
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(DA “NOTE DI PENSIERI PREZIOSI” 6.2.11)

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CI PRENDEVANO IN GIRO…

7 Febbraio 2011 10 commenti

“Fummo una generazione irriverente, trasgressiva. Negli anni Settanta chi non ha fatto scioperi e okkupazioni? Il “vietato vietare”, il sei politico, poi gli spinelli, gli amorazzi usa e getta, il fanatismo ideologico, la violenza politica, i capetti intolleranti circondati di “compagne” adoranti.

Una generazione obbedientissima – come la giudicò Pasolini – ai padroni del pensiero dominante che la volevano rivoluzionaria.

Poi alcuni di noi hanno incontrato dei padri e hanno disobbedito ai padroni. Abbiamo sperimentato la vera libertà. Ci siamo avventurati in terre sconosciute, abitate da una bellezza mai immaginata, abbiamo sperimentato l’amicizia, l’autenticità, il gusto di una vita diversa.

Senza neanche metterlo a tema, seguendo il fascino di Gesù Cristo, ci siamo trovati a vivere lo splendore della castità, fra ragazzi e ragazze, e perfino a intuire la poesia rivoluzionaria della verginità.

Meravigliati da quanto era bello il volto della propria ragazza non ridotta a preda, a oggetto su cui sfogare la propria violenta solitudine.

E’ la sovrana e lieta libertà dei figli di Dio per cui Francesco d’Assisi poteva dire: “dopo Dio e il firmamento: Chiara”. E nel Testamento di Chiara si legge: “Francesco, nostra unica consolazione e sostegno, dopo Dio”.

Avevamo incontrato uomini veri e per nulla al mondo volevamo perdere quella nuova vita e quel gusto dell’esistenza.

Così diventammo gli “odiati ciellini”. Odiati dal branco dei “compagni” che, al mercato libertario delle facili carni (limitrofo alla bancarella dell’eroina), sghignazzavano sui preti e il papa e – com’era facile per gli sciocchi – sulla castità dei ciellini. In tanti casi dal disprezzo si passò pure alle spranghe, ai pugni, agli insulti.

Eccoli là, oggi, i compagni di allora. Non hanno fatto la rivoluzione, però molti hanno fatto carriera e soldi. E l’arroganza è spesso rimasta identica. Sotto la canizie e la calvizie ruggisce ancora il giovanotto fanatico di allora.

L’unica rivoluzione che hanno fatto – o meglio: che hanno servito – è stata la rivoluzione sessuale. Ad uso e consumo della società dei consumi.

Oggi la panza, che ballonzola dietro la loro cravatta di facoltosi giornalisti, potenti politici, baroni universitari, ammonisce e rimprovera. E – toh! – su cosa?

Contro il sesso sfrenato (ovviamente non il proprio: quello di Berlusconi). Pontificano accigliati contro il sesso usa e getta, tessono orazioni morali sulla dignità della donna, ci insegnano il sacro rispetto del corpo femminile, predicano il rigore morale.

In certi casi dall’alto di una vita, di una generazione, che ha conosciuto – dopo l’anarchia sessuale della giovinezza – il susseguirsi di matrimoni e relazioni…

Lo spettacolo è sorprendente. Forse è perfino occasione di riflessione. Mi sono trattenuto finora dallo scrivere sulle miserie della cronaca e ho risposto no ad alcuni talk show politici che volevano invitarmi a “giudicare da cattolico” le “notti di Arcore”.

Tuttavia da settimane vedo e sento alcuni ex rivoluzionari, con aria ispirata e virgineo candore, alzare il loro alto grido contro chi profana con immagini discinte “il corpo delle donne”, contro chi ha costumi sessuali sfrenati e – incredulo – mi stropiccio gli occhi.

Non solo ricordando le stagioni giovanili. Mi chiedo: ma su quali giornali hanno scritto finora? Su quali settimanali? Cos’avevano in copertina? Donne col burka? E quali libri hanno lanciato? Quali film e quali registi hanno esaltato? Quali costumi hanno praticato e legittimato? Quale morale hanno affermato?

D’improvviso sembra siano diventati tutti castigatissimi censori. Era inevitabile che una tale schiera di puritani si trovasse a fianco Oscar Luigi Scalfaro essendo, lui sì, un bigotto della prima ora. Ricordate l’episodio che lo ha reso “immortale”?

E’ la scenata fatta negli anni Cinquanta a una signora, casualmente intravista al ristorante, rea di avere un vestito scollato. Alla manifestazione “per la dignità delle donne” dunque parteciperà questo Scalfaro.

E leggo su Repubblica che “parteciperà anche Nichi Vendola: ‘Un’altra storia italiana è possibile, c’è un’Italia migliore per cui le donne non sono carne da macello, corpi da mercimonio, protagoniste solo in un establishment da escort’ ”.

Sì, caro Nichi (nei panni del teologo morale), questa Italia esiste. Ma sei sicuro che sia proprio quella che voi volete da decenni?

E’ meraviglioso lo slogan di questa sinistra: “Sono uomo e dico basta”. Ma basta a cosa? Alla famosa “libertà sessuale”? Allo slogan “il corpo è mio e lo gestisco io”? A questa sessuomania di massa?

Parliamone. A maggio scorso partecipai a una puntata di “Annozero” su preti e pedofilia. Fu molto interessante, ma ricordo che quando tentai di ampliare l’orizzonte proponendo di analizzare la (spesso patologica) sessuomania di massa che caratterizza i nostri costumi e la nostra cultura, Santoro troncò il discorso passando ad altro. Non lo ritenne interessante. Eppure è questo il clima irrespirabile.

Sono un padre, ho figlie giovani e mi fa schifo una società in cui delle giovani donne – in qualunque ambiente ! – sono discriminate se non stanno al gioco o non accettano certi compromessi. Mi fa schifo una società dove delle ragazze o dei ragazzi sono marchiati come cretini se dicono di credere nella castità o nella verginità.

O dove sei considerato un soggetto pericoloso se affermi che il matrimonio è solo tra uomo e donna, se ti ostini ad affermare che il genere non è un’opinione (che la natura – essere maschi e femmine – non è opinabile), se consideri il divorzio un male, se condanni l’aborto, la pillola del giorno dopo e se osi mettere in discussione il “sacro preservativo” venerato dalla cultura dominante.

C’è chi cerca di strattonare i cristiani per strappare loro qualche scomunica del peccatore Berlusconi. Gad Lerner ha amplificato la voce della suorina che ha tuonato “Non ti è lecito!” contro il Cav come il Battista contro Erode.

Bene. Con quella suorina però – a proposito di Erode – tuoniamo “non ti è lecito” pure contro una cultura dominante che a livello planetario ha legalizzato la pratica dell’aborto arrivando in cinquant’anni a totalizzarne un miliardo, una cultura che abbassa sempre di più il livello di difesa della vita umana.

E vorrei ricordare a quella suorina che Giovanni Battista tuonava soprattutto contro l’ipocrisia di scribi e farisei che chiamava: “Razza di vipere!”.

Anche Gesù tuonerà contro di loro. Lui mostra compassione per i peccatori, i pubblicani e le prostitute, ma non per i “sepolcri imbiancati” che puntano il dito sul peccato altrui: “essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume”.

E’ di tutti noi che parla. Perché di un gran peccatore, come Zaccheo, Gesù può fare un santo, anche un grande santo come Paolo o Agostino. Ma di chi presume di giudicare gli altri, dei sepolcri imbiancati? Del resto loro saranno col dito puntato contro di Gesù fin sotto la croce.

Dicevamo della manifestazione per la dignità delle donne. Difenderanno anche la dignità calpestata delle donne nel continente islamico?

E la dignità delle donne cristiane in Pakistan, la dignità di Asia Bibi, giovane madre condannata a morte, tuttora detenuta e sottoposta a ogni umiliazione, perché cristiana?

E’ il cristianesimo che ha imposto di riconoscere alle donne la loro dignità.

Lo stesso Roberto Benigni, commentando la “preghiera alla Vergine” di Dante, ebbe a dirlo: “è da quando Dio stesso ha chiesto a Maria il suo sì o il suo no che le donne hanno acquisito il diritto di dire sì o no”.

Proprio ieri si festeggiava sant’Agata, vergine e martire. La storia di questa giovane del III secolo ci mostra l’unica vera rivoluzione che ha ridato dignità alle donne. Non certo la cultura di Repubblica e dell’Espresso o quella comunista (né, ovviamente, la cultura televisiva). Ma solo Gesù Cristo.”

(Antonio Socci)AMICI

da “Libero”, 6 febbraio 2011