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Archivio Agosto 2011

le anime delle donne

31 Agosto 2011 Nessun commento

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“La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruggitrice. Era il 1938 quando Benedetto Croce pubblicava La storia come pensiero e come azione e faceva questa sacrosanta asserzione, purtroppo del tutto smentita dall’umanità che si ostina a celebrare l’idolo della violenza. Immensa, è, perciò, la lista delle vittime, essendo la furia prepotente capace solo di generare morte e distruzione. Da questa lista vorrei oggi far emergere una vera e propria tipologia di vittime, le donne, spesso vezzeggiate dai maschi come oggetti preziosi e piacevoli – e questa è già una forma d’abuso – altre volte violentate o umiliate senza rimorsi.
Mi impressionò alcuni mesi fa una copertina di Time col volto fresco e bellissimo di una ragazza afgana, ma col naso orrendamente mutilato perché aveva osato ribellarsi a un matrimonio imposto.
Se ci sono poeti come l’inglese secentesco Samuel Butler, capaci di scrivere senza batter ciglio che «le anime delle donne sono così piccole che alcuni credono che non ce le abbiano nemmeno», è chiaro che poi si può giungere fino a questi abissi mostruosi. Si comincia con la spezia del sarcasmo (quanti sono i motti o le barzellette antifemminili) e poi, piano piano, superiorità, disprezzo ma anche una segreta e inconscia paura precipitano nella violenza che spesso fiorisce proprio tra le pareti domestiche. Si dirà che anche la Bibbia ha battute misogine. È vero, come lo sono le sue pagine violente. Ma proprio così si vuole mostrare che Dio stesso sceglie di insediarsi nel fango dell’umanità per estrarre lentamente una creatura che maneggia la sua libertà come un ordigno, solo per colpire e distruggere. Lungo, purtroppo, è ancora il cammino della redenzione dalla violenza, lungo quanto la storia.
gianfranco ravasi AVVENIRE

dolcemente si perde

25 Agosto 2011 Nessun commento

vino-e-bicchiere

“Il vino mi spinge, /
il vino folle che fa cantare anche l’uomo più saggio /
e lo fa ridere sguaiatamente, lo costringe a danzare /
e gli tira fuori parole che sarebbe meglio tacere-
Il calice di vino scintillante è una tentazione che spesso conduce per mano dolcemente verso una china inarrestabile, le cui tappe sono solo scandite dall’appello che il poeta greco Alceo (VII-VI sec. a. C.) aveva formulato così: «Su, presto, riempite di nuovo il cratere di vino soave!».
Oggi, come si saranno accorti alcuni lettori, siamo risaliti nientemeno che a Omero, perché i versi sopra citati sono dell’Odissea (XIV, 463-466) e rappresentano in modo icastico la degenerazione che l’alcol può produrre anche nel saggio.
Un altro autore dell’antichità, il latino Seneca, all’amico Lucilio scriveva: «L’ubriachezza accende e porta alla luce tutti i vizi, togliendo quel senso del pudore che è un freno agli istinti perversi».
Ecco, lasciando tra parentesi gli eccessi gastronomici delle vacanze, vorrei puntare l’attenzione proprio sul — “senso del pudore”– che l’alcol (per non parlare poi della droga) ti fa smarrire.
Certo, c’è anche l’innamoramento che talora può far perdere testa e dignità: chi non ricorda il professor Rath del film L’angelo azzurro (1930) di Josef von Sternberg e la sua caduta precipite con la perdita di ogni dignità? Ma sono gli eccitanti esterni ad annebbiare la mente in modo feroce, fino a inquinare lo stesso corpo, intossicandolo. Contemporaneamente è anche l’anima ad essere avvelenata, e il segno più devastante è proprio la perdita del pudore, del decoro, del ritegno e della misura. È, questa, una delle bandiere purtroppo ostentate senza decenza ai nostri giorni. E alla fine resta sul campo l’uomo o la donna descritti da Omero, senza dignità, solo ridicoli e abietti.
(gianfranco ravasi AVVENIRE)

la superbia ha due figlie

22 Agosto 2011 Nessun commento

foto_ghiaccio_003“Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza, mio padre mi dette un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. «Quando ti viene voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu».
A dare questo consiglio al figlio, agente di cambio, è un padre e le sue sono in pratica le parole che aprono uno dei romanzi americani più acclamati, Il grande Gatsby (1925) di Francis Scott Fitzgerald, un ritratto impietoso e implacabile della corruzione che si cela dietro il paravento dorato della classe agiata di New York. Ci sentiamo di riproporre questo monito, perché vale un po’ per tutti e potrebbe comprendere una duplice lezione di vita. Da un lato, infatti, c’è l’invito a essere cauti nel criticare gli altri, quando si scoprono le loro magagne morali o i loro errori nelle scelte.
Il nostro è spesso un giudizio condotto solo in superficie e forse ci tenta anche oggi, mentre in chiesa stiamo partecipando alla liturgia domenicale e lo sguardo cade sull’uno o sull’altro dei nostri conoscenti.
Ricordo fin da ragazzo una tela di un pittore di un certo rilievo della mia terra d’origine, la Brianza, Emilio Gola, che raffigurava un crocchio di donne che, uscite dalla “Messa prima” della domenica, si fermavano sul sagrato a spartirsi con gusto le critiche sulle altre persone.
D’altro lato, però, il consiglio citato ci esorta indirettamente a un atteggiamento non proprio frequente, quello della gratitudine verso Dio, la nostra famiglia, il prossimo per quanto abbiamo ricevuto nella vita. La riconoscenza è un fiore molto raro, tant’è vero che nello stesso Salterio su una cinquantina di suppliche si ha solo una decina di canti di ringraziamento! E «l’ingratitudine – diceva il grande Cervantes nel don Chisciotte – è figlia della superbia».
(gianfranco ravasi AVVENIRE)

la lepre e i cani

20 Agosto 2011 Nessun commento

lepre

“Se un uomo decide di occuparsi senza tregua solo di cose serie e non si abbandona ogni tanto allo scherzo, senza accorgersene, diventa pazzo o idiota. Ieri – lo ricorderanno i miei lettori più fedeli – parlavo dei film che hanno per protagonista il don Camillo di Guareschi, riproposti quando i palinsesti televisivi d’estate diventano rarefatti. Ebbene, proprio nei giorni scorsi mi sono imbattuto nell’ennesima replica di un film di Totò. L’avevo già visto non so quante volte, eppure non sono riuscito a staccarmi dallo schermo e ho riso alle sue battute e ai suoi gesti con la stessa intensità della prima volta. Vai a letto più leggero, dopo un’oasi di umorismo, anche perché – molto solennemente – lo scrittore Hermann Hesse, nel tutt’altro che lieve –Il lupo della steppa (1927)–, precisava che
«l’umorismo comincia con la rinuncia dell’uomo a prendersi troppo sul serio».
Ebbene, un invito a interrompere l’eccessiva serietà (o forse seriosità) ci viene nientemeno che dal celebre storico greco del V sec. a.C., Erodoto. Sì, l’ammonimento che sopra ho citato proviene proprio dalle sue Storie (II, 173, per la precisione) ed è un consiglio di saggezza. Ogni tanto è necessario fare uno stacco dalla frenesia degli impegni; come si dice curiosamente in alcune antiche lingue orientali, bisogna «inghiottire la saliva», cioè avere un attimo di tregua da una vita quasi nevrotica; si deve essere in grado di sostare e di sorridere. L’ironia in questo ci aiuta, perché genera il sorriso e smitizza certi comportamenti paludati o eccessivi.
C’è, però, una frontiera ed è quella che separa —-l’ironia lieve dal sarcasmo pesante e distruttore.
A un sacerdote cattolico inglese del secolo scorso, Robert Knox, si attribuisce questa battuta:
«L’ironia corre con la lepre, il sarcasmo insegue con i cani».
(gianfranco ravasi AVVENIRE)

le cose o le persone??..

18 Agosto 2011 Nessun commento

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37383_130514740314984_107949332571525_214180_3065314_aDon Camillo guardò in su verso il Cristo dell’altar maggiore e disse: «Gesù, al mondo ci sono troppe cose che non funzionano».
«Non mi pare», rispose il Cristo. «Al mondo ci sono soltanto gli uomini che non funzionano».
Questa scena è nella memoria visiva di tutti, con un don Camillo che ha i tratti del Fernandel dei vari film dedicati a questo sacerdote e al suo inevitabile rivale Peppone, incarnato da Gino Cervi. È un dialogo che si ripeterà tante volte in forme diverse tra il prete e il Crocifisso della sua Chiesa, e che noi abbiamo assunto proprio dall’avvio di uno dei romanzi di Giovanni Guareschi (1908-1968), Il mondo piccolo. L’inventore di questi due personaggi amatissimi dal pubblico (nella penuria televisiva estiva è facile imbattersi in una ripresa di questi film ormai stranoti) ci offre una considerazione molto semplice, tuttavia necessaria per smitizzare l’alibi del lamento sulle «troppe cose che non funzionano», per cui la colpa è sempre di qualcun altro o di qualcosa d’altro. Le stagioni non sono più quelle di una volta; la società non procede più come dovrebbe; il progresso ci fa degenerare; il benessere ci rende egoisti; la scuola è uno sfascio, così come della politica non ci si può più fidare; gli stessi preti non sono più come don Camillo, ma troppo indulgenti o troppo severi o poco pii e così via, in una costante deprecazione della nequizia dei tempi. Ma a produrre tutto questo non è né il fato cinico e baro, né un coacervo di forze maligne (non è sempre colpa del diavolo-). Al centro della storia c’è, infatti, l’uomo con la sua libertà, la sua volontà, la sua ragione. Certo, ci sono tanti condizionamenti, ma non rimandiamo sempre ad altri quello che «non funziona» e tentiamo una volta tanto un serio esame di coscienza.”
(gianfranco ravasi AVVENIRE 18.08.11)

“Colui che vede l’infinito….”

17 Agosto 2011 Nessun commento

larice

“Sotto un larice, all’asciutto, cerchi anche tu un luogo dove accucciarti per meditare sulle stagioni della tua vita e sull’esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che hai avuto e per i doni che la natura ti elargisce. Il ferragosto è come una morsa non solo di caldo, ma anche di quiete che ferma il flusso delle azioni solite. O almeno dovrebbe essere un tempo di pace, di riposo, di sosta. Non per tutti è, però, così e le vacanze “forzate” coi loro ritmi impediscono esperienze come quelle che Mario Rigoni Stern (1921-2008) descrive nelle sue Stagioni di Giacomo, una sua opera del 1995, a cui ho attinto questo delizioso paragrafo. Sono righe quasi “visive”, capaci cioè di rappresentare il quadretto di una persona accucciata ai piedi di un larice, mentre attorno si stende il manto di un «silenzio verde», per usare un’espressione di Carducci, quello di un bosco. È forse l’altipiano di Asiago ove Rigoni Stern ha condotto la sua vita e dove ora vive un comune mio caro amico, il famoso regista Ermanno Olmi. Sono autori che con la loro arte ci hanno insegnato a «meditare sulle stagioni della vita», sullo scorrere dell’esistenza, sulla marea dei ricordi che affollano la mente quando si è da soli. Tutto, questo, però essi ci insegnano a farlo diventare «preghiera di ringraziamento» nel tempio cosmico del creato che reca le impronte del Creatore, aperte agli occhi puri, capaci di cogliere i segni della natura. Vorrei lasciare il commento conclusivo alle parole di Rigoni Stern a un grande poeta e artista inglese, William Blake (1757-1827), più di una volta da noi evocato: «Colui che vede l’infinito in ogni singola cosa, vede Dio. Colui che non vede che la loro presenza esteriore per la ragione, non vede che se stesso».
(gianfranco ravasi AVVENIRE 17.08.11)

e nessuno si accorse che mancava una stella

14 Agosto 2011 Nessun commento

cielo-con-stelle

“Non le è mai capitato di sentirsi sola, davvero sola, cioè sola con l’assoluta certezza, la certezza fatta sangue e respiro, che non ci sia nessuno in tutto il mondo, in tutto l’universo che le voglia bene? Nessuno che abbia voglia di guardarla e guardandola la carezzi con gli occhi? Sotto il sole incandescente del ferragosto, in un anonimo caseggiato di città, con le tapparelle abbassate e in un bagno di sudore, una persona è là, davanti al telefono: c’è una speranza residua, quella che qualcuno si ricordi di lei e faccia uno squillo. E invece il telefono, il campanello di casa, le stesse vie deserte tacciono. Forse in questa scena si riconosce anche qualche nostro lettore: è un anziano o un malato o uno straniero o semplicemente uno che ha perso tutti o è dimenticato da tutti. Nessuno lo chiamerà né oggi né domani. Nessuno avrà un fremito d’amore; nessuno stenderà una mano per fargli una carezza. È, questa, anche la scena che regge uno dei bellissimi, intensi, dolenti racconti della raccolta –E nessuno si accorse che mancava una stella– di Antonio Debenedetti (Bur 2009): un vecchio, Osvaldo, che ha appena perso sua moglie, in un agosto infuocato, sente il peso insopportabile della solitudine e allora scrive una lettera-confessione alla giornalista che tiene la rubrica La posta di un giornale. È quasi un estremo SOS che, però, è votato al silenzio e a un esito di desolazione immensa: «Una volta finito di scrivere, il vecchio guarda la lettera senza rileggerla. Poi la strappa e scoppia in lunghi singhiozzi senza lacrime, dal suono simile al latrare di un cane». Non ho considerazioni oggi da proporre: lascio solo che i miei lettori immaginino quella scena e provino un brivido che attraversi la loro festa, la compagnia degli altri, il pranzo. E forse prendano in mano il telefono per dire poche parole a una persona che è come Osvaldo.”
gianfranco ravasi AVVENIRE 14.08.11

Il “bienvenidos”

14 Agosto 2011 Nessun commento

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“Dall’alto del suo piedistallo di marmo al centro di Pla­za Colon , la statua di Cri­stoforo Colombo sembra guarda­re quasi con soddisfazione la scrit­ta alta più di 30 metri sulla torre in vetro e cemento che domina la piazza. Bienvenidos – Welcome. Jornada Mundial de la Juventud.

In fondo, alla configurazione del mondo così come è adesso, il na­vigatore genovese può ben dire di aver dato un contributo fonda­mentale. E anche se questa volta non è per merito suo che la Spa­gna tornerà ad essere «caput mun­di » per una settimana, quell’ad­dobbo bianco e rosso – certamen­te il più visibile tra quelli che il Co­mitato locale della Gmg ha dislo­cato nei luoghi in cui il Papa in­contrerà i giovani dei cinque con­tinenti – sembra quasi un segno del destino.

Destino di questa terra a vocazio­ne missionaria e internazionale. Destino di una storia di fede che la Chiesa di Spagna – alle prese con il tarlo del secolarismo, come del resto altre nazioni di antica evan­gelizzazione – vuole rinverdire an­che e soprattutto attraverso i gio­vani. E allora il benvenuto scritto a caratteri giganteschi in una del­le piazze più centrali di Madrid è molto più che un saluto di rito. Mentre il conto al­la rovescia galoppa sem­pre più veloce verso l’e­vento per il quale la capi­tale iberica si sta prepa­rando da tre anni, la città assomiglia ad un cantie­re aperto. Operai al lavo­ro in Plaza de Cibeles per gli ultimi ritocchi al bian­co palco del primo in­contro tra il Papa e i giovani, il prossimo 18 agosto (qui di solito si festeggiano le vittorie del Real e non è difficile prevedere che l’en­tusiasmo sarà più o meno lo stes­so). Rumore di seghe e martelli an­che dal vicino Parque del Retiro,

luogo cult del footing cittadino, dove però i giovani della Gmg – in duecento confessionali di legno chiaro quasi ultimati – potranno sperimentare quel particolare fit­ness dello spirito che è il sacra­mento della riconciliazione. Infi­ne squadre di giardinieri rifanno il trucco alle aiuole lungo il Paseo de la Castellana, l’arteria più lunga e importante di Madrid. Fiori bian­co e gialli, naturalmente, in 40mi­la esemplari in tutta la zona che va da Paseo del Prado alla calle Re­coletos

fino a calle de Alcalà. E per quando arriverà Benedetto XVI sa­ranno pronti anche striscioni e scritte sugli eleganti palazzoni li­berty della zona più in di Madrid. Intanto, alla spicciolata arrivano anche i primi pellegrini. Singola­re – in tutti i sensi – l’esperienza di Haja Andriambelosoa, l’unico gio­vane del Madagascar che parteci­perà alla Gmg e che ieri si aggira­va quasi sperduto tra i viali del centro, dopo 24 ore di viaggio da Antananarivo. Per quelli come lui sono già al lavoro i volontari, fa­cilmente riconoscibili per le ma­gliette verdi con il logo. Vengono anch’essi da tutto il mondo e il lo­ro quartier generale è alla Fiera di Madrid. Hanno il compito, ap­punto, di assistere i giovani e in­dirizzarli agli alloggi e ai luoghi della catechesi. Ma il cuore pul­sante dell’organizzazione è al quarto piano di un padiglione del quartiere fieristico, in un enorme open space dove ormai da di­versi mesi lavorano 400 persone, distinte in 16 settori. Vederli al­l’opera, seduti alle scrivanie di­sposte su tre file parallele lunghe una quarantina di metri ciascu­na, ognuno con il proprio com­puter e telefono, è un colpo d’oc­chio eccezionale. Un intrecciar­si visibile e invisibile al tempo stesso di voci, e-mail, sms, lin­gue diverse, documenti e deci­sioni da cui in definitiva dipen­de la riuscita organizzativa del­la Giornata mondiale.

Più o meno la stessa atmosfera ­fatte le debite proporzioni – si re­spira qualche chilometro più in là a Casa Italia, il centro direzionale a servizio dei 100mila giovani in arrivo dalla Penisola. Don Nicolò Anselmi, responsabile del Servi­zio di pastorale giovanile della Cei, ci accoglie con il sorriso sulle lab­bra e l’assicurazione che «tutto procede per il meglio». Poi sotto­linea una serie di dati. «Da oggi (ieri per chi legge, ndr) 42mila ra­gazzi hanno iniziato i «giorni nelle diocesi». A loro se ne ag­giungeranno altrettanti che ver­ranno direttamente per le cate­chesi (in 48 luoghi diversi). I ve­scovi saranno 104». Ma quello che più sta a cuore a don Nicolò è il clima spirituale. «Già in que­sti giorni di vigilia posso dire che è molto bello. Sono sicuro che sarà una grande Gmg». Don An­selmi è genovese. Come Cri­stoforo Colombo. Gente che di solito il vento lo sa fiutare.
(Mimmo Muolo inviato a Madrid da AVVENIRE)

anche loro a Madrid!!

12 Agosto 2011 Nessun commento

C130 per madrid

Partirà da Bologna martedì 16 agosto un aereo C-130 dell’Aeronautica Militare per atterrare a Madrid ad inizio mattinata. A bordo ci saranno settanta giovani disabili, di cui 8 non deambulanti, e i loro accompagnatori dell’UNITALSI di Modena che parteciperanno allaXXVI Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid. A trasportarli non un aereo di linea, ma un volo dell’Aeronautica Militare messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il C-130 provvederà anche a riportarli a Bologna nella mattinata di lunedì 22 agosto.
“Anche la Difesa, a testimonianza della sensibilità che le Forze Armate, da sempre, dimostrano nei confronti dei meno fortunati ha voluto essere partecipe di questo grande evento – ha dichiarato il Ministro della Difesa, Ignazio LA RUSSA – fornendo il proprio sostegno all’iniziativa dell’UNITALSI per consentire ai giovani diversamente abili di partecipare al raduno. “Un coinvolgimento questo – ha aggiunto il Ministro La Russa – che vedrà anche la presenza di un gruppo di giovani militari insieme ai propri cappellani dell’Ordinariato Militare”. “Devo ringraziare la Presidenza del Consiglio, il Ministro della Difesa La Russa e l’Aeronautica Militare per la sensibilità e l’attenzione dimostrate – dice Salvatore PAGLIUCA, Presidente Nazionale Unitalsi – per permettere ad alcuni soci dell’Unitalsi di raggiungere Madrid e vivere le emozioni e la spiritualità che solo le giornate mondiali della gioventù sanno regalare”. “Un appuntamento importante per i giovani dell’Unitalsi – spiega il Presidente Nazionale – che da tempo si stanno organizzando per poter partecipare all’evento insieme ai ragazzi disabili. Organizzare una trasferta di disabili è una sfida logistica non indifferente: servono strutture, spazi e servizi adeguati”.

gli “indignados” non hanno motivo

11 Agosto 2011 Nessun commento

madrid pronta

Il Direttore esecutivo della Giornata mondiale, Yago de la Cierva: siamo quasi a mezzo milione di iscritti, ma alla fine dovremmo arrivare al triplo. Abbiamo lavorato per garantire a tutti un incontro personale con Cristo, come ci ha chiesto il Papa
(DA MADRID MICHELA CORICELLI)
Telecamere ovunque. Scatoloni, zainetti, comunicati stampa, gilet dei volontari. Nel ‘quartier generale’ dell’organizzazione della Gmg fervono i preparativi. Yago de la Cierva, direttore esecutivo della Giornata, fa una pausa per parlare con Avvenire .

Tutto pronto?
«Quasi tutto, ovviamente ci sono ancora cose da finire come i palcoscenici, ma per venerdì – quando inizieranno le prove – sarà tutto terminato. Continuano ad arrivarci 2 .000 nuove iscrizioni al giorno, cerchiamo di accontentare tutti anche se in teoria sono chiuse dal 30 luglio e dopo quella data avevamo detto che non potevamo garantire tutto. Comunque, siccome ci sono ancora spazi liberi e stanno arrivando nuovi gruppi, anche italiani, abbiamo cercato un’alternativa: circa 10mila persone verranno ospitate ad Arganda, a sud di Madrid. Per ora gli iscritti sono 426mila, ai quali vanno aggiunti i 30mila volontari: stimo che arriveremmo a mezzo milione circa. Per quanto riguarda i non registrati è impossibile fare previsioni, vedremo alla fine, ma normalmente ci dicono che bisogna moltiplicare per tre la cifra degli iscritti. I più numerosi ora sono gli spagnoli, ma c’è un simpatico testa a testa con gli italiani…».

Come sarà la Madrid della Gmg?
«Sarà una città deliziosamente disponibile. Una città senza traffico, che offrirà un’accoglienza stupenda. Tantissime famiglie madrilene stanno concludendo le loro ferie per poter ritornare e aprire le porte delle loro case ai ragazzi».

Quale sarà la caratteristica di questa Giornata?
«Cercheremo di rispecchiare l’anima spagnola e in particolare lo spirito madrileno: allegro, molto vivace, disordinato, notturno. Qui è molto difficile andare a dormire presto, si cena tardi. Le ore piccole sono normali, specialmente per i più giovani. Per questo ci saranno molte attività anche in tarda serata: vari musei rimarranno aperti. Del resto sono le ore più fresche. Non a caso abbiamo chiesto al Pontificio Consiglio che le catechesi non comincino prima delle 10 del mattino».

Si è insistito molto sull’aspetto spirituale… «
Ce lo aveva chiesto il Papa in una lettera a settembre: dovete organizzare la Gmg – ci disse – facendo il possibile perché ognuno abbia un incontro personale con Cristo. Bisogna permettere alla gente di meditare, avere tempi di riflessione.

Per questo abbiamo organizzato l’orario in modo che ci siano momenti solo di preghiera, senza attività culturali. E abbiamo chiesto a tutte le parrocchie di Madrid di lasciare le loro porte aperte, con i confessionali pronti e i sacerdoti disponibili all’ascolto. Molte chiese saranno aperte anche di notte per l’adorazione eucaristica.

Bisogna dare ai giovani il tempo necessario per riposare e riflettere su ciò che ascolteranno e vedranno, perché i frutti siano profondi. La tecnologia aiuta molto: grazie alle reti sociali e alle applicazioni dei cellulari, un giovane in metropolitana può riascoltare tranquillamente le parole del Papa».

Ci sono gli «indignados» pronti a manifestare contro la Gmg. Dicono che non vogliono che si usino fondi pubblici…«L’abbiamo detto e ripetuto: la Gmg è a costo zero per il contribuente spagnolo.
L’80% lo pagano i pellegrini, il resto sono donazioni e sponsor.

E’ giusto!! Perchè i non credenti dovrebbero pagare la nostra festa?
Nell’ultima assemblea il Movimento del 15-M (15 maggio, giorno d’inizio delle proteste giovanili di piazza degli «indignados»; ndr) ha detto che è favorevole alle manifestazioni pubbliche religiose, non è contrario. Ma bisogna fare una distinzione.

Il 15-M in generale è un movimento pacifico: condividiamo fra l’altro molte tra le cose che dicono, perché la situazione dei giovani spagnoli è drammatica, nessun altro Paese Ue ha un tasso di disoccupazione così alto. Le cause, dicono, sono gli errori della classe politica, la corruzione in aumento. Sono messaggi condivisibili. Ma secondo noi le cose si cambiano da dentro: serve un impegno personale e sociale. E poi la crisi attuale ha delle radici etiche: solo tramite una ricostruzione morale della società la situazione cambierà. Poi, come sempre quando ci sono grandi eventi, ci sono elementi parassitari che si nascondono sotto al grande ombrello del 15-M: c’è il rischio che vi siano gruppi antisistema che si travestono da indignados, ma soprattutto si tratta di persone contrarie a qualsiasi manifestazione pubblica della religione, pronte a strumentalizzare. Non bisogna esagerare: sono nicchie di intolleranti. Non rappresentano la Spagna. Al contrario, noi spagnoli siamo sempre molto tolleranti».

che cosa rappresenta la GMG per la Chiesa spagnola?
«È un momento di gioia e soprattutto una speranza di risveglio: con la Gmg cambiano i ragazzi e cambia la Chiesa, che diventa più giovane. Come accaduto in precedenza, di solito i maggiori frutti restano nel Paese che ospita le Giornate. Ci sono tantissimi spagnoli pronti ad accettare la sfida della Chiesa. E allora diciamo: vieni e vedrai».