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Archivio Settembre 2011

un amore così!!

26 Settembre 2011 Nessun commento

con un tè

“All’ambulatorio era una mattina movimentata; un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9,00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi,
dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.
Mi informai della salute di lei ed egli mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse, nel caso facesse un po’ tardi.
Lui mi rispose :” No. Non è in grado di preoccuparsi! Sono cinque anni che nemmeno mi riconosce più!….!
Ne fui sorpreso, e gli chiesi:
“E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?”
L’uomo sorrise e mi rispose:
“E’ vero!Lei non sa chi sono io, ma…. MA IO SO PERFETTAMENTE CHI E’ LEI !…”

Dovetti trattenere le lacrime… Avevo la pelle d’oca e pensai:
“Questo è il genere di amore che voglio donare nella mia vita”.
(da pensieridelgufo.it)

LA MORTE PER TUTTI! E LE TASSE PER CHI??..

24 Settembre 2011 Nessun commento

pregh

“In questo mondo non vi è

nulla di sicuro tranne la morte e le tasse.

Aveva ragione Benjamin Franklin (sì, proprio l’inventore del parafulmine) quando scriveva questa riga il 13 novembre 1789 in una lettera che stava indirizzando a un amico, un certo Leroy. Avrebbe ragione ancora oggi, ma soltanto perché era americano e scriveva negli Stati Uniti ove il rigore fiscale e la coscienza collettiva erano e sono un dato reale e non fantomatico. La frase non varrebbe, invece, in Italia ove le tasse sono certe solo per alcuni, mentre per altri sono del tutto ipotetiche e ove – bisogna pure riconoscerlo – siamo lontani anni luce dall’affermazione del presidente Luigi Einaudi (1874-1961) che, in un articolo sul Corriere della Sera, dichiarava che «il denaro dei contribuenti deve essere sacro». Evasori e corruttori e corrotti sono in gioiosa combutta per smentire queste e altre dichiarazioni. Non è male, allora, riproporre un simile

tema etico

e non meramente legale, come purtroppo anche qualche moralista in passato rubricava la questione, fornendo così un ulteriore alibi di indole religiosa, qualora ce ne fosse bisogno. Un tema che ha appunto i due estremi in connessione: chi non paga le tasse e chi sperpera il denaro pubblico sono entrambi immorali e devono finirla i primi di allegare i secondi per giustificarsi e i corrotti devono semplicemente smetterla di rubare, anche perché l’attuale sfacciataggine non ha più neppure il pretesto politico dei partiti, come accadeva al tempo di «Mani pulite». A questo punto non c’è altro da aggiungere, se non rispolverare le parole che san Paolo indirizzava ai cristiani di Roma: «Pagate le tasse: quelli che svolgono questo compito sono a servizio di Dio. Rendete a ciascuno ciò che è dovuto: a chi si devono le tasse, date le tasse; a chi l’imposta, l’imposta!» (13,6-7).
gianfranco ravasi AVVENIRE 24.09.11

Sting per la “Robin Hood” di NY

22 Settembre 2011 Nessun commento

STING

“Sulla copertina è riprodotto il labirinto della cattedrale di Chartres, ma il dedalo di percorsi seguiti da The best of 25 years, doppia antologia di Sting nei negozi dal 25 ottobre, è quello che porta al Beacon Theatre di Broadway dove il 2 ottobre l’«Englishman in New York» festeggia 60 anni con un parterre di celebrità da far invidia alla cerimonia dei Grammy Awards. «Effettivamente sono stato abbastanza indiscreto con questo mio anniversario, invitando al compleanno un plotone di amici che va da Stevie Wonder ad Herbie Hancock, da Bruce Springsteen a Mary J. Blige, a Lady Gaga» spiega lui nella libreria dell’elegantissimo condominio affacciato su Central Park West in cui abita quando si trova a New York. «Canteranno tutti canzoni del mio repertorio, chi da solo chi con me e gli altri ospiti.

L’intenzione è quella di divertirci e fare della beneficenza». La lista degli ospiti va dalla B di Billy Joel alla w (rigorosamente minuscola) di will.i.am dei Black Eyed Peas, senza tralasciare i nomi di Rufus Wainwright, Branford Marsalis o Robert Downey jr., ma al momento dietro all’operazione non ci sono progetti discografici. «Registreremo tutto, ma solo per tenere una memoria della serata» assicura il festeggiato.

Intanto c’è questo doppio cd che contiene 31 suoi successi rimasterizzati. E, per non farsi mancare proprio nulla, Sting è intenzionato a mandare nei negozi già il 27 settembre un cofanetto con tre cd più un dvd girato durante un suo concerto all’Irving Plaza.

Sting, perché ha deciso di regalarsi per i suoi 60 anni una serata di beneficenza?
Perché è un bellissimo regalo da farsi. Tanto più che andranno i proventi ad una fondazione newyorkese, la Robin Hood, per sviluppare un progetto educativo a favore dei ragazzi in difficoltà che contiamo di finanziare con 4 milioni di dollari”.

Cosa canteranno Springsteen e Wonder?
Penso che Bruce canterà I hung my head e Fields of gold, mentre Wonder Fragile. A Lady Gaga ho suggerito invece King of pain.

Dal 21 ottobre torna a suonare il basso in tournée.
Assieme al chitarrista Dominic Miller abbiamo messo su una piccola band, in cui suona pure suo figlio venticinquenne Rufus, chitarra, assieme a Vinnie Colaiuta, batteria, e a due violinisti. Non so ancora cosa ne verrà fuori, ma l’idea mi piace parecchio. Per il momento il giro di concerti si limita al Nord America, ma se ci divertiremo verremo probabilmente pure in Europa l’anno prossimo.

Si parla persino di un suo ritorno a Broadway, nel musical.
Il lavoro si chiama The last ship e sta venendo alla luce pian piano. È un progetto musicale e teatrale in cui sono affiancato dal premio Pulitzer Brian Yorkey, ma non lo considererei propriamente un musical alla Chicago. Racconta della mia città, Newcastle, negli anni Ottanta.

Venticinque anni fa, debuttava come solista con «The dream of the blue turles», dopo tanti successi coi Police. Cosa ricorda di quel momento?
Fu una decisione impulsiva. Se la logica mi spingeva, infatti, a rimanere in quella band che m’aveva dato così tanto, l’istinto mi diceva che era arrivato il momento giusto per prendere un’altra strada perché avevo tutti gli occhi addosso e, almeno all’inizio, sarei stato seguito con attenzione. Ho avuto la fortuna di intuire il momento giusto, il disco è piaciuto e questo mi ha dato la libertà di fare col tempo tante cose notevolmente diverse.
(Massimo Gatto – AVVENIRE 22.09.11)

Cavani: gol, fede e fantasia

20 Settembre 2011 Nessun commento

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“Semplice come una colomba, forte come l’aquila che da due stagioni ha nidificato in coppa al Vesuvio. È questa la parabola “biblica” di Edinson Cavani, 24 anni, uruguayano di Salto, al confine con l’Argentina di Diego Armando Maradona, l’ultimo re di Napoli. Diego e Edinson, così vicini e così lontani: il diavolo e l’acqua santa, ma uniti dalla genialità e dalle origini italiane. Incerte quelle di Maradona, campane o calabresi (il grande boh?), sicure quelle di Cavani, il nonno sbarcò in Uruguay da Maranello, «per scampare alla fame». Dice il nipote prodigio, che come una Ferrari ha percorso a 300 all’ora la lunga strada del ritorno alle radici italiche.

Prima tappa: Palermo. L’altra metropoli di un Sud caldo e accogliente: «Mi sono subito sentito a casa mia». Ma nella casa di Zamparini c’era bisogno di fare cassa. Così, l’estate del 2010, il “mangiallenatori” per antonomasia l’ha ceduto volentieri all’altro iscritto al sindacato dei presidenti vulcanici, Aurelio De Laurentiis. Costo dell’operazione 17 milioni. Un affarone. Lo scorso campionato Edinson ha messo a segno quelle 26 reti (29 in 37 gare fino ad oggi) che hanno trascinato il Napoli al terzo posto e ritorno degli azzurri in Champions League dopo 21 anni. «Oggi non bastano 100 milioni per acquistare Cavani», ha detto in estate il CinePadrone partenopeo. E dopo la tripletta rifilata domenica sera al Milan, la quinta da quando è a Napoli, per Cavani forse ora di milioni non sono sufficienti neppure 200. È lui l’oro di Napoli, il “Matador”.

L’uomo morbido e in più nella squadra dell’ispido Mazzarri che, scaramantico più di De Laurentiis, non vuole sentir parlare di scudetto. Quello, il tricolore, ieri, nel giorno di San Gennaro, è stato il miracolo più invocato dal popolo. I maestri del presepio di via San Gregorio Armeno, intanto associano la figurina in cartapesta del santo patrono con quella dal volto scavato, come Eduardo, di Cavani. Ma nel gioco scanzonato del sacro e profano, il ragazzo d’Uruguay, cresciuto alla scuola dei Salesiani, sceglie sempre la prima via, quella infinita che porta al Signore.

Il calcio per Edinson-gol è anche una missione, in cui indicare la strada giusta alle nuove generazioni. «Noi calciatori dobbiamo essere d’esempio per i più giovani che ci osservano e ci imitano. Si tratta di un’enorme responsabilità per non deludere i giovani, per non deludere Dio», scrive nella sua autobiografia
Quello che ho nel cuore (Mondadori).

Pulcinella strizza l’occhio sotto la maschera e sulla ruota di Napoli si gioca il terno: “87”, primo storico tricolore, “25” gli anni di assenza dello scudetto e naturalmente il “7” del Matador. La lampadina Edinson che si accende puntuale ad ogni gara e diventa il finalizzatore delle trame musicali di Lavezzi e quelle geometriche del kafkiano Hamsik. Il San Paolo – unico stadio da sold out, insieme allo Juventus Stadium, nella povera Serie A – è un catino che ribolle più che mai di passione e che sogna ad ogni gol di questo goleador di razza, quanto il vecchio Careca. Ma quando ancora era solo il moccioso rapato a zero, il “Pelito” – il pelato – che pedalava cinque chilometri per arrivare agli allenamenti, il suo idolo era Batistuta. Il primo “mister” è stato papà Luis. Una delle stelle fisse nel suo cammino, con Sole, «la mia compagna per la vita, al mio fianco non solo nelle vittorie, ma in ogni evento che la vita ci riserva, bello o brutto che sia». Il primo grande evento a Napoli è stata la nascita di Bautista, il primo figlio di Edinson e Sole. Un dono grande per quello che tutti i napoletani dei due mondi ormai considerano un eroe. Però Cavani manda a dire ai suoi milioni di fans deliranti: «Il mondo non ha bisogno di eroi, ma di persone che hanno la forza e il coraggio di vivere con semplicità la propria esistenza». Parole che scavano in profondità, eticamente pesanti, quanto un gol-scudetto, per il quale rinuncerebbe fin da ora alla Champions, per consegnarla al Milan. Generosità dell’Atleta di Cristo (è evangelico pentacostale) che prima di entrare in campo ripete sempre a se stesso: «Dio è la mia salvezza, io avrò fiducia e non avrò paura di nulla». Parola di Edinson Cavani, semplice come una colomba, forte come l’aquila.
Massimiliano Castellani AVVENIRE 20.sett.11

dissotterrare Dio

19 Settembre 2011 Nessun commento

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente è coperta di pietre e di sabbia: in quel momento Dio è sepolto, bisogna allora dissotterrarlo di nuovo.”

Non è la prima volta che abbiamo lasciato la parola a Etty Hillesum, giovane donna ebrea olandese, deportata ad Auschwitz: per due anni, alle soglie della sua morte nelle camere a gas di quel lager, ci ha lasciato un diario spirituale emozionante, tradotto in italiano da Adelphi (Diario 1941-43).
In questa domenica facciamo risuonare la sua parola cristallina perché ci aiuta a incontrare Dio.
Tanti sono i crocevia nei quali egli ci attende. Etty, cioè Ester, ce ne ricorda uno vicinissimo e sempre aperto al passaggio di Dio, quello della nostra anima, di quell’interiorità che è simile a una sorgente zampillante. C’è una straordinaria freschezza in questo incontro, c’è intimità, spontaneità, immediatezza, come dice il Salmista: «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente… È in te la sorgente della vita… ,
O Dio, ha sete di te l’anima mia in terra arida, assetatasenz’acqua» (42,3; 36,10; 63,2).
Ma giunge il giorno in cui sulla fonte si deposita una frana di detriti e Dio rimane sepolto. È la valanga delle cose, dell’esteriorità, della superficialità, della colpa che ricopre l’anima di una coltre pesante fatta di relitti, di scorie, di rifiuti.
Bisogna, allora, con impegno, anche a mani nude, scavare per «dissotterrare Dio», riportarlo ancora al centro della coscienza, liberare dal fango le sue labbra perché ci parlino di nuovo, aiutare le sue mani ad accarezzarci. Anche Dio ha bisogno di noi per essere lasciato libero di muoversi nello spazio della nostra anima e della nostra vita. È per questo che ci ha creati una-stretta-di-mano-disegni-da-colorare, per un abbraccio spontaneo, schietto, tenero.
(gianfranco ravasi AVVENIRE)

cose dell’altro “Mondo”

18 Settembre 2011 Nessun commento

«Per guarire mi sono aggrappato al calcio»
Portogruaro - Albinoleffe«Quando ero in ospedale, una sera ho visto in tv il concerto di Paul McCartney sulla Piazza Rossa di Mosca. Vedere tutta quella gente che cantava: “Back in the U.S. / Back in the U.S. / Back in the U.S.S.R.”, mi ha commosso. Ho pensato a tutte le guerre folli che si sono combattute in nome dell’ideologia dei potenti, mentre al popolo basta una canzone per sentirsi unito e per abbattere ogni forma di barriera ideologica…».
Ci accoglie così, Emiliano Mondonico, marcato a uomo da una muta di volpini, sul ciglio del torrente che attraversa “La Brusada”. Il suo rifugio, la cascina secolare appena fuori il paese natale di Rivolta d’Adda. È qui che il “Mondo” a 64 anni sta recuperando, «tra un po’ di raccolta al frutteto – dice – e qualche rincorsa alle galline nell’aia», dai due brutti infortuni. Due interventi chirurgici per estirpare masse tumorali che l’hanno costretto a dire arrivederci alla panchina.
Allora Mondo, a che punto siamo?«So che mi hanno aperto tutta la parte destra. Ho tanti di quei punti qua – mostra il costato – che potrei vincere i prossimi dieci campionati… Sono tornato a 67 chili, il peso di quando mi sono sposato. L’ho fatto per mia moglie Carla: sa, stiamo insieme da 38 anni…».

Nei giorni più brutti, vissuti in questi mesi, qual è stato il pensiero ricorrente che le ha dato la forza di reagire?

«Il calcio, come sempre, è stato un grande compagno di viaggio. Mi ha fatto un assist anche nel momento più duro. A giugno il fatto di dover andare agli spareggi-salvezza con l’AlbinoLeffe mi ha permesso di far slittare di due settimane la data dell’intervento… Una consolazione magra, ma in quel momento mi sono aggrappato ancora una volta al calcio, ai suoi ritmi e alle sue stagioni».
È l’immagine di chi si è sentito braccato. Qual è stato il sentimento ricorrente quando ha scoperto la malattia?«All’inizio il senso di impotenza di chi è costretto a scegliere in tempi rapidi la squadra giusta per vincere la sfida al tumore, per di più entrando in un campo che non conosce. Poi quando a Milano mi sono affidato allo Istituto tumori e al dottor Alessandro Gronchi, che ringrazio, quella sensazione è svanita in fretta».
La paura di non farcela l’ha mai sfiorata?
«In vita mia, prima di questa esperienza non avevo mai pensato all’idea della morte, ma in una situazione del genere sei costretto a metterla in conto. L’unico pensiero che mi rendeva molto triste era il non aver la possibilità di vedere crescere il mio nipotino Lorenzo».
Dall’Alto ha chiesto un assist, ha pregato?
«Quando mi sono convinto che la partita era aperta e dovevo assolutamente farcela con l’aiuto dei medici, ho pensato di non scomodare nessuno Lassù…».
L’immagine più dura di quei giorni di “lotta” contro il male?«Camminare per la corsia dell’ospedale e rendersi conto che la vita è fatta anche di tanto dolore. E poi tutte quelle mamme che sono ancora lì e che assistono i loro bambini malati di tumore, è un’immagine che non si cancella».Proviamo a voltare pagina e a trovare delle immagini belle, come l’affetto dimostratole dai tifosi.
«Con mia figlia Clara abbiamo contato e letto migliaia di messaggi da parte di tifosi di tutte le squadre che ho allenato. Quel “non mollare Mondo” è stato un abbraccio caldo, quotidiano, anche da gente sconosciuta che mi ha trasmesso un immenso conforto».
Il messaggio più inatteso?
«La telefonata di un un ex “nemico” juventino – sorride -, Antonio Conte. Il suo affetto e la sua vicinanza costante mi ha fatto riflettere sul fatto che a volte senza conoscere bene una persona ci facciamo un’idea sbagliata. Ora che l’ho conosciuto so che Conte è una gran bella persona, sensibilissima, e con la Juve diventerà un grande allenatore. Ha cominciato bene, gli auguro solo il meglio».
Ma non è che il Mondo adesso si metterà a tifare Juve?
«Beh non scherziamo, state sempre parlando con l’ultimo tecnico del Toro che ha avuto l’onore di allenare la squadra granata sul campo del Filadelfia. A proposito, lo Juventus Stadium è nato, il Filadelfia quando lo ricostruiranno?».
Difficile rispondere, ci dica invece lei: con la nostalgia da panchina come è messo?«Ero anche tornato ad allenare una settimana dopo l’intervento. Poi il presidente della Lega Pro, Macalli, mi ha chiamato chiedendomi se mi andava di guidare la Nazionale di C alle Universiadi. L’ho ringraziato, ma non era ancora tempo di rimettersi in gioco. Però dalla fine di settembre, a detta anche dei medici, dovrei aver recuperato al 100% e allora se qualche club vorrà chiamarmi, io sul piatto ci metto le mie 1.100 panchine da professionista».
Intanto il suo AlbinoLeffe vola, sotto la guida del suo ex secondo Daniele Fortunato.
«Non sa quanto questo mi renda felice. Daniele per me è un figlioccio. L’estate scorsa, come sempre stavamo al mare insieme ed era sconsolato, non lavorava da due anni e voleva mollare per dedicarsi alle pasticcerie di famiglia a Vicenza. Un’ora dopo, mentre eravamo a pranzo con le nostre famiglie, mi chiamano dall’AlbinoLeffe e mi dicono che tutto il mio staff se ne era andato al Piacenza. Torno a tavola, lo fisso negli occhi e gli dico: Daniele, ma te la sentiresti di fare il mio vice? È cominciata così…».
L’altro suo “figlioccio” è il ct azzurro Cesare Prandelli.«
Cesare è Cesare. Quando al presidente Bortolotti dissi di prenderlo per allenare le giovanili dell’Atalanta, non mi ero sbagliato sul suo conto. Sta riportando la Nazionale alle sue radici. Gli altri parlano di “modello Barcellona”, ma lui sta vincendo all’italiana. Ranocchia migliore in campo contro la Slovenia è un segnale di speranza. Se torna a rifiorire la grande scuola italica dei difensori, allora il nostro calcio avrà un futuro».
Il presente intanto dice che c’è carenza di talenti.
«E’ da un pezzo che è così. Il Mondiale del 2006 è stata la vittoria dei “gregari”: Gattuso, Materazzi, Grosso. Adesso dobbiamo accettare il fatto che i campioni non ci sono e quelli che potenzialmente possono diventarlo devono capire che nel calcio d’oggi per essere dei grandi calciatori prima devi essere un grande uomo».
Excampioni si sono macchiati con l’ultimo scandalo del Calcioscommesse, cominciato proprio nella “sua” Cremona. Che cosa ha pensato?x
«Che ha riguardato prima di tutto gente del calcio con la dipendenza dal gioco d’azzardo. Io da anni qui al campetto dell’oratorio di Sant’Alberto, porto avanti un programma di recupero dalle dipendenze. Ne abbiamo salvati tantissimi dall’alcol e dalla droga, ma dalla dipendenza dal gioco quasi nessuno. Dal vizio del gioco non si guarisce mai… A quei ragazzi ripeto sempre: è una vita che vinco tutte le settimane al Superenalotto, perché non ci ho mai giocato».
Abbiamo iniziato parlando di Paul McCartney, ma il “Mondo” non era quel ragazzo che abbandonava il ritiro per un concerto dei Rolling Stones?
«La musica dei Rolling Stones l’ascoltavo per caricarmi in macchina o farmi montare la grinta in campo, quella dei Beatles nei momenti di riflessione o quando avevo bisogno di una dose di romanticismo. Ma la colonna sonora della mia vita sono le canzoni dei Nomadi. Il titolo più importante l’ho appena conquistato grazie a loro».
Sarebbe a dire?«
Beppe Carletti mi ha nominato “Nomade del 2011”. Spesso ripenso a quando con Augusto Daolio facemmo la visita militare dei “tre giorni” a Piacenza. Lui, “capellone” che sbagliava apposta tutti i test per farsi riformare… La sua voce e la musica dei Nomadi mi emoziona sempre e non mi ha mai lasciato solo un giorno. Ma in ospedale ho ascoltato tanto una canzone non loro, e mi veniva lo stesso la pelle d’oca…».
Quale canzone “Mondo”?
«Quella di Vasco Rossi, che dice: “Eh già… Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua…”. Mi ha fatto piangere, ma poi anche stare meglio. Vorrei che Vasco lo sapesse».

Massimiliano Castellani AVVENIRE 18.IX.11

si “pretende”

17 Settembre 2011 Nessun commento

orol

“Nella società del benessere non si fa più nessuna valida distinzione tra il lusso e le necessità. Ci sono dei centri commerciali così immensi da essere diventati vere e proprie cittadelle: ne intravedo uno ogni volta che mi reco all’aeroporto di Fiumicino e mi si dice che ci sono famiglie romane che là trascorrono l’intera domenica, perché la varietà delle offerte – anche di divertimenti – è tale da coprire tutte le esigenze.
Ecco, è proprio questa parola «esigenze» ad essere al centro della nostra riflessione odierna. Mi aiuta a svilupparla la frase che ho tratto dal saggio The affluent society di un famoso economista americano dell’era kennediana, John K. Galbraith (1908-2006). La società opulenta, «affluente», come si è soliti dire con un anglicismo (o persino «superaffluente»), ha travolto il tradizionale concetto di «esigenze». Esso rimandava alle nostre necessità primarie che, certo, variavano da epoca a epoca e secondo i diversi contesti culturali e ambientali, ma si basavano sui fondamentali dell’esistenza. Il superfluo era considerato un «lusso», un di più non necessario ma solo voluttuario: è significativo che in inglese «lusso» si dica luxury! Ora si è compiuta una svolta: la società dei consumi non conosce quella distinzione e
il concetto di «esigenze» o di «necessario» si è dmentalità sfrenata nell’«esigere» e questo si rivela non solo in sede commerciale, ma anche semplicemente ilatato
fino
ad abbracciare anche l’opulenza, la sovrabbondanza, il superfluo, l’accessorio. Si ha, così, una umana. Si pretende tutto, fino all’eccesso, e l’idea di felicità è nel poter comperare tutto quello che brilla e che è piacevole. Invano l’antica sapienza dei Ricordi dell’imperatore Marco Aurelio ci ammonisce: «La maggior parte delle cose che diciamo e facciamo non sono necessarie: chi le elimina dalla sua vita sarà più tranquillo e sereno».
gianfranco ravasi AVVENIRE

i buoni e i cattivi

15 Settembre 2011 Nessun commento

buoni e cattivi

“Tutti amano i buoni, ma li sfruttano.
Tutti detestano i cattivi, ma li temono e li ubbidiscono.

«I pensieri del grillo parlante»: era questo il titolo di una sezione del libro La vita è bella nonostante
di un giornalista e scrittore molto apprezzato ai suoi tempi per la sua leggibilità e sincerità, Vittorio Buttafava (1918-1983). Lo incontrai per caso in una casa di amici e ricordo ancora la vivacità delle sue battute, capaci di addentare i vizi della società di quegli anni. Il suo era un moralismo spumeggiante, non aggressivo e intransigente, ma bonario e genuino. È il caso del passo che ho voluto proporre oggi da quella sezione del «grillo parlante», un vero e proprio aforisma sapienziale che non ha bisogno né di note in calce né di commenti applicativi tanto è limpido nella sua amara verità. Era ciò che già osservava Foscolo nelle Ultime Lettere di Jacopo Ortis, quando notava che «l’uomo dabbene in mezzo ai malvagi rovina sempre; e noi siamo soliti associarci al più forte, a calpestare chi giace, e a giudicare l’evento». Nella frase di Buttafava vorrei mettere l’accento su un verbo applicato ai buoni, «sfruttare». C’è il detto proverbiale secondo il quale se dai una mano, ti prendono il braccio. È un’esperienza, ahimè, quotidiana che colpisce proprio i buoni, i generosi. Ci si imbatte spesso in una spudoratezza che rasenta l’indecenza e l’arroganza: ci sono persone che esigono senza nessun diritto o titolo e non danno tregua fino alla meta raggiunta. Vittime sono di solito proprio i buoni, i miti, i mansueti, i caritatevoli. La sfrontatezza degli uni abusa della magnanimità degli altri. E purtroppo bisogna riconoscere che di fronte all’improntitudine, alla faccia tosta quasi insolente ci si ritrova impotenti e deboli.”
(gianfranco ravasi AVVENIRE 15.09.11)

è fuggita con un altro

13 Settembre 2011 Nessun commento

rosen13
“L’amata fuggì con un altro.
Nei boschi si nascose.
Lui strappò l’intero bosco, ma non la trovò. Lui arò l’intero bosco, ma non la trovò.
Seminò l’intero bosco, trasformò in pane il grano e da una quercia caduta intagliò una nave. E partì di sera, nel profondo mare. Tra pesanti rocce e onde grevi lui errò a lungo per dimenticare. Ma nel chiar di luna e delle stelle, il bosco risorgeva e le verdi foglie ricoprivano la nave e le vele. “
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È domenica e forse riusciamo a creare un'oasi di quiete per ascoltare la voce di un poeta. È ignoto ai più, solo lo scorso anno è stato tradotto nella nostra lingua (Orfeo rinasce nell'amore, ed.Graphe.it): si chiama Grigore Vieru ed è morto due anni fa. Incarnava la più intensa anima della lingua romena, anche se egli era della Repubblica Moldova. Ho scelto e adattato un suo canto sul tradimento e sulla sofferenza invincibile che esso genera. Ecco, spegnendo la televisione, ignorando il baccano della via, seguiamo insieme questo canto d'amore e di dolore. Quando si è lasciati dalla persona amata, c'è chi spazza via dalla casa tutti i ricordi dell'altro, cerca di crearsi una nuova esistenza, tenta di fuggire lontano, in viaggi esotici che facciano dimenticare. E invece quei ricordi ritornano sempre a vivere, si ramificano come una foresta dai rami smisurati che ti raggiungono e ti coprono anche laggiù in quel mondo remoto in cui ti sei rifugiato. Anche qui brilla la grandezza, sia pur tragica, dell'amore. Eppure è meglio soffrire, lottare, sperare e vivere che non provare mai un sussulto, un fremito, una passione per un grande amore o un ideale alto. Forse è vera quella massima del Seicento francese: «Quando non si ama troppo, non si ama abbastanza», perché nell'amore vero non c'è la parola «risparmiarsi».
(gianfranco ravasi AVVENIRE)"

DA AMMIRARE IMITARE E…RINGRAZIARE

12 Settembre 2011 Nessun commento

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NAPOLI – All’esame di maturità in video conferenza Carlo non ci aveva mai pensato. E l'ufficio scolastico regionale non aveva mai affrontato un caso del genere, unico a Napoli. Il protagonista, prossimo all'esame si chiama Carlo C., ha 19 anni, è della provincia di Napoli e studia all'Istituto tecnico agrario de Cillis a Ponticelli.

L'ora x è fissata per martedì 13 all'ospedale Bambin Gesù di Roma dove la direzione sanitaria ha allestito una apposita sala per consentire a Carlo di sostenere l'esame. Tre giorni di prove fino al 15. Gli scritti verranno inviati via fax sotto l'occhio vigile di un docente del nosocomio e di un inviato della direzione scolastica regionale di Napoli.

In città, nella sua scuola, sarà riunita la commissione esaminatrice, la stessa che ha seguito i compagni di classe di Carlo. Le prove video (verrà utilizzato un computer) sono state fatte la scorsa settimana. E tutto è filato liscio come l'olio. Carlo a meno di un mese dall'esame di maturità ha scoperto di avere la leucemia.

«Mi sentivo sempre stanco – racconta – non riuscivo più a fare nulla ed ero preoccupato per l'esame. Ho studiato sempre sodo e questo malessere continuo mi sfiancava». Prima le analisi di routine e poi la diagnosi: leucemia. Ed una unica possibilità per salvarsi: il trapianto di midollo osseo. A scuola i prof si trovano in difficoltà. Non sanno come affrontare la situazione, cosa decidere. Carlo in cinque anni di scuola ha sempre portato a casa pagelle invidiabili.

Tutti otto, 20 crediti accumulati. Una dote di non poco conto per uno studente che ha scelto il tecnico agrario per poi iscriversi ad ingegneria chimica. I docenti non sanno fornire risposte al ragazzo. L'ammissione all'esame di maturità è scontata proprio per il profitto del ragazzo. «Ho avuto la sfortuna – racconta Carlo – di ammalarmi a pochi giorni dall'esame, ma non ho mai voluto mollare».

L'unica strada che decide di percorrere è quella del provveditorato. Mi sono rivolto all'ufficio scolastico – aggiunge – per poter sostenere comunque l'esame. Sono due mesi che il direttore Diego Bouché e il suo staff lavorano superando anche non pochi cavilli burocratici (questioni di competenza territoriale) per raggiungere lo scopo e far svolgere l'esame a Carlo. Il via libera è arrivato un mese fa. Non era solo una questione burocratica ma anche medica.

Più volte dal Bambin Gesù sarebbe arrivato lo stop alla prova d'esame. Il ragazzo è debole, non può stare a contatto con nessuno. La svolta proprio pochi giorni fa. Tutto è pronto per un esame del tutto particolare. Carlo preferisce che non venga svelata la sua identità. «Non ho problemi a rivelare il nome della scuola – spiega – ma non voglio che camminando nel mio quartiere (non ora visto che è a Roma, ndr) mi indichino come il malato».

Combattivo per natura ha scelto di rivolgersi all’ufficio scolastico regionale proprio per non buttare all'aria cinque anni di studio. «Mi sono preparato da tempo per questo momento – racconta – quando mi è stata diagnosticata la malattia non ho mai pensato di rinunciare all'esame e ho combattuto per poterlo sostenere senza perdermi mai d'animo».

Un grande risultato anche per l'ufficio scolastico regionale. Diego Bouché è soddisfatto. Una impresa che all'inizio sembrava impossibile si è concretizzata. «Sono emozionato – racconta Carlo – in questo periodo ho studiato, il grande giorno sta per arrivare e questa mia battaglia l'ho portata avanti anche per tutti i ragazzi che si trovano nelle mie stesse condizioni e che non sanno cosa fare, saltare la maturità non sarebbe stato giusto per me anche se ho saltato un mese di scuola. Sono contento di avere avuto questa possibilità.

È una tappa molto importante – aggiunge – la prossima è il trapianto». Il donatore di midollo osseo già c’è. È la sorella sedicenne di Carlo. Il midollo è compatibile, l'intervento è previsto alla fine del mese. «Mi dovrò fermare un anno – aggiunge Carlo – all'università ci penserò dopo. Di sicuro non mi arrendo». ©
(ElenaRomanazzi IL MATTINO 12 SETT.2011)
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nota del lettore:"ecco da chi abbiamo da imparare!!! "