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Archivio Marzo 2012

BEBE TEDOFORA!!!!

31 Marzo 2012 Nessun commento

Beatrice Vio, la ragazzina 15enne di Mogliano Veneto (TV) e allieva dell’Istituto Salesiano San Marco di Mestre (VE) che tutti chiamano Bebe, sarà tedofora alle prossime Paralimpiadi di Londra 2012. Dal 2008 senza braccia né gambe per le complicazioni di una meningite, Bebe è l’unica al mondo a girare in carrozzina senza arti. Il suo sogno di diventare tedofora è realtà grazie alle email che hanno intasato i server del Comitato Paralimpico.

Ciao Mondo!!!
Allora, la volete la super notizia? Vado a fare la tedofora alle Paralimpiadi!!! Sono troppo felice. Quelli dell’organizzazione di Londra hanno chiamato papà e gli hanno detto che sono rimasti colpiti dalle oltre 1.000 mail che sono arrivate dall’Italia per sostenere la mia candidatura. Siete stati tutti fantastici, voi della redazione che mi avete aiutato con il vostro giornale, tutti gli amici che hanno tifato per me e soprattutto tutta la gente che ha mandato le mail che mi hanno piano piano spinta verso Londra. Non vi ringrazierò mai abbastanza… Thank you very much! (eh sì, ormai devo cominciare a parlare in inglese).

Ora però mi devo organizzare per benino. Intanto devo dedicarmi allo studio, che papà ha detto che se ho anche una sola materia a settembre non mi porta a Londra (bel disgraziato, eh? Ma tanto, se vado avanti così, non dovrei avere problemi… e speriamo che i miei prof siano d’accordo!). Poi vorrei riprendere bene gli allenamenti di scherma. Tra maggio e luglio ho una serie di gare molto importanti, tra le quali i Mondiali under 17 a Varsavia (che l’anno scorso ho vinto) e il mio esordio in Coppa del Mondo con gli adulti, e vorrei fare bella figura. Nel frattempo continuerò ad aiutare i miei genitori nell’organizzazione dei progetti di art4sport, per aiutare altri ragazzi amputati come me a fare sport. Ne abbiamo uno molto bello che si chiama Giochi senza barriere, in programma per il 21 aprile allo stadio di Mogliano Veneto (TV). È un po’ come i vecchi Giochi senza frontiere, che dicono erano bellissimi ma io non me li ricordo, però già so che qui ce la spasseremo un mondo. Ci saranno 10 squadre da tutta Italia, tanti campioni sportivi e personaggi dello spettacolo (ci saranno anche i miei due comici preferiti, Paolo Migone e Baz) e faremo dei giochi veramente divertenti. Ovviamente non vorrei neanche mancare le ultime uscite con gli scout, perché quest’anno mi sto proprio divertendo con loro (e poi sono diventata vicecapo della squadriglia delle Lontre). Nel frattempo non vedo l’ora di poter riprendere ad usare le gambe. Dall’ultima operazione al moncone della gamba sono passate ormai 3 settimane e non mi fa più male, quindi, tra poco potrò ripartire! E a questo punto, se avanza un po’ di tempo, mi piacerebbe riprendere il discorso con le lame da corsa, come quelle di Oscar Pistorius. Le avevo provate a gennaio (e mi ero divertita un sacco! Yes, very funny!) ma poi ho dovuto lasciarle per l’operazione. Ma ora che sono di nuovo a posto…

Insomma, ho tanti bei programmi e tante belle cose da fare (e non ditemi che la vita non è una figata!) e poi, la ciliegina sulla torta: Tedofora alle Paralimpiadi. Ancora non ci posso credere, sarà un’esperienza unica, che ricorderò forever. E voglio viverla tutta, fino in fondo. Vorrei girare per Londra e visitarla per benino, e anche andare a vedere il musical Mamma mia, mamma mi ha detto che è bellissimo. Poi vorrei conoscere tutti gli atleti paralimpici che ci saranno al villaggio olimpico, per capire perché sono così fantastici come mi dicono. Ovviamente vorrei assistere a tutte le gare e fare il tifo per tutti gli atleti italiani. Sono sicura che con una super tifosa come me vinceranno un sacco di medaglie. E se non vinceremo non fa niente, io non vado a Londra per vincere ma per imparare e divertirmi… stavolta!
Un mega bacio. Bebe (www.donboscoland.it)

cercano amore

30 Marzo 2012 Nessun commento

“Francesco ha 10 anni, un fratello grande e genitori separati. Il bambino ha assistito ai litigi violenti dei due, impaurito e incapace di comprendere. Insieme con il fratello ha potuto contare solo sulla nonna che ha cercato di compensare le mancanze dei genitori. La madre è una donna fragile con problemi di alcolismo. Il padre si è rifatto una vita: Francesco è molto legato a lui ma l’uomo non riesce a seguirlo. Nonostante tutto ciò Francesco è estremamente affettuoso. Spesso si sente «sbagliato» e ha bisogno di riferimenti sicuri. Una famiglia affidataria lo aveva accolto, ma ha poi rinunciato per problemi personali. Francesco aspetta ora due nuovi genitori, residenti in Lombardia, in grado di dedicargli tutte le attenzioni che gli sono mancate.
L’Albero della vita: tel. 0382.933447; 331.3316525; email: affidofamiliare.fondazione@alberodellavita.org.
Deisy, a letto a pancia vuota
La storia familiare di Deisy, colombiana di San Cristobal, è segnata da un tragico evento: la madre è stata assassinata dal compagno, il padre da allora è scomparso. Da quel momento la nonna ha assunto il ruolo materno e si prende cura di lei; è affettuosa e fa di tutto per starle vicino. Per mantenerla lavora come governante e guadagna 70 euro al mese, ma fa molta fatica a coprire le spese. Deisy infatti fa colazione a casa, poi va a scuola, ma quando torna la sera salta la cena perché la nonna non riesce a procurarle più di un pasto al giorno. Fortunatamente il pranzo e la merenda le vengono offerti alla Casa Escuela della Fondazione «Creciendo unidos», partner di Terre des Hommes Italia in una delle zone più povere di Bogotà. Deisy è una bambina estroversa, le capita a volte di essere un po’ timorosa verso chi non conosce. Frequenta la prima classe della scuola primaria con buoni risultati, anche se ha difficoltà a leggere e scrivere. Con 25 euro mensili è possibile mandarla a scuola, assicurandole due pasti al giorno ed eventuali cure mediche.
Info: Terre des Hommes Italia, tel.: 02.28970418; info@tdhitaly.org Daniela Pozzoli

(AVVENIRE 30.03.12)

“…molto più di una dichiarazione di amore!…”

27 Marzo 2012 Nessun commento

“Quando fu assunto come redattore in una importante rivista nazionale, gli sembrò di toccare il cielo con un dito. Telefonò a mamma, papà e naturalmente alla dolce Monica alla quale disse semplicemente: «Ho avuto il posto! Possiamo sposarci!».
Si sposarono e negli anni nacquero tre vispi bimbetti: Matteo, Marta e Lorenzo.
Sei anni durò la felicità, poi la rivista fu costretta a chiudere. Il giovane papà si impegnò a trovare un altro posto come redattore in un giornale locale. Ma anche quel giornale durò poco. Questa volta la ricerca fu affannosa. Ogni sera la giovane mamma e i tre bambini guardavano il volto del papà, sempre più rabbuiato.

Una sera, durante la cena, l’uomo si sfogò amareggiato: «È tutto inutile! Nel mio settore non c’è più niente: tutti riducono il personale, licenziano…».
Monica cercava di rincuorarlo, gli parlava dei suoi sogni, delle sue indubbie capacità, di speranza…

Il giorno dopo, il papà si alzò dopo che i bambini erano già usciti per la scuola. Con il suo peso sul cuore, prese una tazza di caffè e si avvicinò alla scrivania dove di solito lavorava. Lo sguardo gli cadde sul cestino della carta. Alcuni grossi cocci di ceramica rosa attirarono la sua attenzione. Si accorse che erano i pezzi dei tre porcellini rosa che i bambini usavano come salvadanaio. E sul suo tavolo c’era una manciata di monetine, tanti centesimi e qualche euro e anche alcuni bottoni dorati e sotto il mucchietto di monete un foglio di carta sul quale una mano infantile aveva scritto: «Caro papà, noi crediamo in te. Matteo, Marta e Lorenzo».

Gli occhi si inumidirono, i brutti pensieri si cancellarono, il coraggio si infiammò. Il giovane papà strinse i pugni e promise: «La vostra fede non sarà delusa!»

Oggi, sulla scrivania di uno dei più importanti editori d’Europa c’è un quadretto con la cornice d’argento. L’editore la mostra con orgoglio dicendo: «Questo è il segreto della mia forza!». è solo un foglio di carta con una scritta incerta e un po’ sbiadita:

«Caro papà, noi crediamo in te!…».

«Io credo in te» è molto più di una dichiarazione d’amore.
È la forza più pura che esiste. Per questo Gesù ha detto: «Se aveste almeno una fede piccola come un granello di senape, voi potreste dire a questa pianta di gelso: Togliti via da questo terreno e vai a piantarti nel mare! Ebbene, se aveste fede, quell’albero farebbe come avete detto voi» (Vangelo di Luca 17,6).
(Bruno Ferrero – Bollettino salesiano marzo 2012 )

i dodici mesi

24 Marzo 2012 Nessun commento

Gennaio, Gennaio,
il 1° giorno è il più gaio,
è fatto solo di speranza:
chi ne ha tanta, vive abbastanza.
Febbraio viene a potare la vite
con le dita intirizzite:
è senza guanti ed ha i geloni
e un buco negli zoccoloni.
Marzo pazzo e cuor contento
si sveglia un mattino pieno di vento:
la prima rondine arriva stasera
con l’espresso della primavera.

Aprile tosatore
porta lana al vecchio pastore
spoglia la pecora e l’agnello
per farti un berretto ed un mantello.
Maggio viene ardito e bello
con un garofano all’occhiello,
con tante bandiere nel cielo d’oro
per la festa del lavoro.
Giugno, invece, è falciatore;
il fieno manda un dolce odore,
in alto in alto l’allodola vola,
il bidello chiude la scuola.
Luglio miete il grano biondo,
la mano è stanca, il cuore è giocondo.
Canta il cuculo tra le foglie:
c’è chi lavora e mai non raccoglie.

Agosto batte il grano nell’aia,
gonfia i sacchi, empie la staia:
c’è tanta farina al mondo… perché
un po’ di pane per tutti non c’è?

Settembre settembrino,
matura l’uva e si fa il vino,
matura l’uva moscatella:
scolaro, prepara la cartella!
Ottobre seminatore:
in terra il seme sogna il fiore,
sottoterra il buio germoglio sa
che il domani lo scalderà.
Novembre legnaiolo
va nei boschi solo solo,
c’è l’ultima foglia a un albero in vetta
e cade al primo colpo d’accetta.

Vien Dicembre lieve lieve,
si fa la battaglia a palle di neve:
il fantoccio crolla a terra
e così cade chi vuole la guerra!
(Gianni Rodari)

“..avrà bisogno di qualcuno che lo capisca!!..”

16 Marzo 2012 Nessun commento

“Il padrone di un negozio stava esponendo sulla porta un cartello con la scritta: “Si vendono cuccioli”.
Questo genere di annuncio attira sempre i bambini e difatti di lì a poco un ragazzino si presentò …nel negozio chiedendo: “Quanto costano i cagnolini?” Il padrone rispose: “Tra i 30 e i 50 Euro”.
Il bambino mise la mano in tasca ed estrasse alcune monete: “Ho solo 2,37 Euro…posso vederli?”.
L’uomo sorrise e fece un fischio. Dal retrobottega entrò correndo il suo cane seguito da cinque cuccioli.
Uno di questi però era rimasto molto indietro rispetto agli altri.
Il ragazzino subito indicò il cagnolino rimasto indietro che stava zoppicando: “Cosa gli è successo?” domandò.
L’uomo gli spiegò che quando era nato il veterinario gli aveva detto che quel cucciolo aveva un’anca difettosa e che sarebbe rimasto zoppo per sempre.
Il bambino si commosse a quelle parole ed esclamò: “Questo è il cagnolino che voglio comprare!”
Ma l’uomo gli rispose: “Ma no, non comprarlo! Se proprio lo vuoi , te lo regalo!”
Il bambino rimase molto male e guardando l’uomo diritto negli occhi gli disse: “Non voglio che lei me lo regali: vale tanto come gli altri cagnolini e io le pagherò il prezzo intero.
Se è d’accordo, le darò subito i miei 2,37 Euro e un po’ ogni mese fino a quando lo avrò pagato completamente.”
L’uomo rispose: “Non vorrai davvero comprare questo cagnolino, ragazzo. Non sarà mai in grado di correre, di saltare e di giocare come gli altri cagnolini!”.
Allora il bambino si piegò ed estrasse dai pantaloncini la sua gamba sinistra, malformata e imprigionata in un pesante apparecchio metallico.
Guardò di nuovo l’uomo e gli disse: “Questo non importa: anch’io non posso correre e il cagnolino avrà bisogno di qualcuno che lo capisca.
“L’uomo si stava mordendo le labbra e i suoi occhi si riempivano di lacrime…sorrise e disse:
“Ragazzo, io mi auguro e lo spero davvero che ciascuno di questi cuccioli trovi un padrone come te.” ?
(da fb — pagina LIBERO)

“..scoprire l’intimità e il silenzio..”

15 Marzo 2012 Nessun commento

“Lungo la strada un tiglio si leva:/
là, finalmente, in sonno riposai./
Sotto il tiglio, che come neve su di me versava fiori,/
io dimenticai come la vita fa male,
e tutto fu di nuovo bello! Tutto!/
L’amore e la pena e il mondo e il sogno!

Questo “Mattutino” nasce dall’ascolto e non dalla lettura.
Stavo, infatti, seguendo le parole di uno dei “Lieder” di Gustav Mahler (1860-1911), dalla raccolta Lieder eines fahrenden Gesellen (1884 “Canti di un compagno di viaggio”).
Traduco dal tedesco le parole del basso accompagnato dal pianoforte e l’immagine primaverile si schiude davanti ai miei occhi: il viandante s’imbatte in un tiglio fiorito e decide di sostare per riposare alla sua ombra. Il vento fa cadere petali dai fiori dell’albero e nell’anima dell’uomo, ove s’aggrovigliano amore e pena, realtà e ideale: si fa strada una pace intima e profonda.

Il grande Pascal aveva ragione quando affermava che la maggior parte delle nostre disgrazie nasce dal

non essere capaci di stare da soli

in quiete e riflessione, nella nostra stanza. Per ritrovare la pace interiore è necessario scoprire l’intimità e il silenzio. E, invece, spesso ci si affida all’azione più frenetica, ci si ubriaca di suoni, parole e rumori, ci si immerge nel gorgo della città, del divertimento, del movimento. La capacità di medicare le ferite del cuore, di esaltare le doti che possediamo, di vivere in pienezza l’esistenza e l’amore la si ha solo attraverso la consapevolezza serena, la meditazione pacata, la sosta quotidiana, anche per pochi minuti, così da ritrovare se stessi e la propria anima. ”
(Gianfranco Ravasi AVVENIRE)

“quel giorno l’albero secco fiorì !..”

10 Marzo 2012 Nessun commento

“Da anni viveva di razzie, rapine, massacri e furti.
Era crudele, senza pietà, divorato da una rabbia infinita
__________________ Un giorno, mentre vagabondava in preda a pensieri cupi e tormentosi,
gli venne l’idea di far visita all’eremita che viveva in una baracca in cima alla pietraia.
… Non per rubare!! Là c’era solo un pagliericcio di foglie secche…
Egli andava a cercare una speranza, un perdono.
Il vecchio eremita lo ascoltò.
Infine gli sorrise … gli mostrò un albero morto, dal tronco contorto e carbonizzato da un fulmine e gli disse:
«Vedi quell’albero morto?
Quando esso rifiorirà sarai perdonato ».
«Sarebbe come dire mai! “….rispose il brigante “Tanto vale che io torni alle mie rapine».
L’eremita lo salutò con un sorriso….
Il malvivente ridiscese, imprecando, verso il piano, prendendo a calci le pietre.
Ricominciò la vita di saccheggi e violenze, perché era l’unica cosa che sapeva fare.
Per anni ancora seminò paura, odio e disperazione.
Una sera cercava un luogo isolato e nascosto per potersi finalmente sfamare con le carni di un tenero agnello appena rubato e ammazzato. Vide poco lontano una baracca malandata, si avvicinò cautamente e dalla finestrucola vide una donna che aveva raccolto i suoi bambini intorno ad una pentolaccia.
La donna cantava una specie di ninna-nanna:
«Dormite, piccoli miei.
Dormite fino a domani.
Mamma vi fa la zuppa.
Dormite ancora un po’. Dormite fino a domani».
Il bandito entrò e sollevò il coperchio della pentola.
C’erano solo radici e foglie che bollivano nell’acqua.
L’uomo scosse le spalle poderose, afferrò la pentola e buttò tutto il contenuto dalla finestra.
Tagliò a pezzi la tenera carne dell’agnello rubato… li buttò nell’acqua della pentola… ravvivò ben bene la fiamma
.. e se ne andò, piangendo su tanta miseria. La sua fame non contava più!!
————————————————————————
Quel giorno, l’albero morto fiorì.
(Don Garby fb)

quel “pezzo di legno” !

7 Marzo 2012 Nessun commento

“C’è un uomo che tiene appeso in salotto, nel posto ….d’onore, uno strano oggetto.
Quando qualcuno gli chiede il perché di quella stranezza racconta:
-Il nonno, una volta mi accompagnò al parco. Era un gelido pomeriggio d’inverno. Il nonno mi seguiva e sorrideva, ma sentiva un peso. Il suo cuore era malato, già molto malandato. Volli andare verso lo stagno. Era tutto ghiacciato, compatto! “Dovrebbe essere magnifico poter pattinare”, urlai, “vorrei provare a rotolarmi e scivolare sul ghiaccio almeno una volta!”. Il nonno era preoccupato. Nel momento in cui scesi sul ghiaccio, il nonno disse: “Stai attento!!!!…”. Troppo tardi. Il ghiaccio non teneva e urlando caddi dentro. Tremando, il nonno spezzò un ramo e lo allungò verso di me. Mi attaccai e lui tirò con tutte le sue forze fino ad estrarmi dal crepaccio di ghiaccio. Piangevo e tremavo. Mi fecero bene un bagno caldo e il letto, ma per il nonno questo avvenimento fu troppo faticoso, troppo emozionante. Un violento attacco cardiaco lo portò via nella notte. Il nostro dolore fu enorme. Nei giorni seguenti, quando mi ristabilii completamente, corsi allo stagno e recuperai il pezzo di legno.
È con quello che il nonno aveva salvato la mia vita e perso la sua!
Ora, fin tanto che vivrò, starà appeso su quella parete come segno del suo amore per me!
……..
Per questo motivo noi cristiani oggi ci inginocchiamo dinanzi a QUEL LEGNO, cui si è appeso l’Amore-Gesù;
per questo teniamo nelle nostre case un “pezzo di legno” a forma di croce…
e a chi dobbiamo guardare per amare senza stancarci!
(Bruno Ferrero)

il…”diritto di usare e di abusare”

6 Marzo 2012 Nessun commento

“La tesi recentemente sostenuta sul Journal of Medical Ethics, per la quale

il neonato può essere soppresso

come è soppresso il feto mediante l’aborto, è stata fatta conoscere su Avvenire prima con l’analisi di Gian Luigi Gigli che ha indicato alcune radici teoriche del relativismo assoluto, di cui la legittimazione dell’infanticidio è figlia; poi con la raccolta di opinioni e reazioni di scienziati e filosofi che ne hanno denunciato la gravità, l’inumanità, la via di non ritorno che segnerebbe. Credo però si debba riflettere ancora sul terreno di coltura che ha favorito l’affermazione di tesi che prima neanche affioravano nel pensiero umano (se non in segmenti di estremismo votati all’irrilevanza), e sulle loro conseguenze.
Il terreno di coltura è quello proprio del nichilismo, nel quale l’uomo si trova per caso a vivere e vive seguendo il caso, perdendo coscienza della propria umanità. In questo deserto non esiste verità alcuna, che ci parli e ci interroghi, da ricercarsi con fatica e gioia, diventi criterio di comportamento che avvicina gli uomini, li rende solidali, li fa crescere insieme. Esistono solo opinioni, tante quante sono le persone, tutte burocraticamente eguali, e ogni gerarchia di valore e giudizio è azzerata. L’uomo è abbandonato a se stesso, la sua possibilità di dominio è dilatata fino a comprendervi ogni cosa, a cancellare il concetto di bene e di male, scendendo nel declivio che porta al male assoluto, da consumarsi anche nel privato. Il male è spogliato della sua tragicità, esposto come merce da prendere o lasciare, teoria da accettare o rifiutare, nel silenzio della coscienza.
Come nell’antico adagio, e corollario, del diritto di proprietà: ius utendi et abutendi. Con la specifica che oggetto d’uso e d’abuso è oggi una persona.
Guardiamo bene ciò che si colpisce a morte. Quell’amore che si presta al bambino appena nato, che è alla base dell’etica naturale e cristiana, della poesia e dell’arte più elevate cresciute nei secoli, si trasforma nel suo contrario: nell’atto terribile di genitori e adulti che possono rifiutarlo e spazzarlo via dal novero dei viventi. Queste paole hanno un suono sinistro, ma sono state pronunciate, senza provocare grandissimo scandalo, o vera ribellione come contro un’offesa all’umanità. Il velo teorico che appanna questi concetti fa crescere la vertigine in chi li legge nella loro realtà corporea, e fa riflettere.

Si pensa alle parole di Fëdor Dostoevskij sul male che si reca ai più piccoli, come alla colpa più grave che esista al mondo,

sulla natività in ogni forma e sfumatura, o ricorda le stragi di innocenti come infamie terminali di una società corrotta, alla gioia dei genitori di tutto il mondo quando nasce un figlio.
Si pensa al patrimonio di bellezza e amore accumulato nella cura dell’infanzia, e ci si accorge che può perdersi per ignominia o per ignavia. Inizia un cammino a ritroso nella storia, e si dà corpo a ipotesi che sembrano appartenere alla fantasia corrotta del marchese De Sade, o di suoi epigoni. Giovanni Paolo II ha denunciato per tempo la «guerra dei potenti contro i deboli» inaugurata dal relativismo proprio nell’epoca dei diritti umani, e ha parlato di una vera «congiura contro la vita» che si va perpetrando, nel silenzio di molti. Oggi ne conosciamo un altro tassello. Benedetto XVI richiama di continuo la necessità di tornare alla Legge di Dio che gli uomini conoscono nel proprio intimo ma che viene nascosta come fosse il prodotto opinabile di un pezzetto di storia, o del pensiero umano fluttuante. Di fronte al frutto così amaro dell’infanticidio che si prospetta (ma qualcosa già si è fatto in qualche Paese) ci si deve chiedere quale possa essere lo sbocco di una china fatale che stiamo scendendo gradino dopo gradino, per tornare ai giorni del primo apparire dell’umanità sulla terra.
Se l’uomo è padrone di sé e degli altri, fino a poter sopprimere il figlio già nato, è inutile che si interroghi sul senso della vita, sulle sue finalità ultime, perché ha già risposto, ha cancellato la propria specificità, la ricerca del bene, la solidarietà con i suoi simili, si è posto come arbitro assoluto della vita. È l’ennesima riprova del fatto che il relativismo crea un deserto attorno a noi, costringe l’umanità a ricominciare daccapo, perché non v’è più spazio per i diritti umani, per la cura dei più deboli, per ogni umanesimo che voglia portare l’uomo oltre la materialità. Si è come ricaduti in quel peccato originale che aveva reso l’uomo superbo fino a sostituirsi a chi l’aveva creato. Ricominciare dalla legge eterna iscritta nella coscienza vuol dire spingere di nuovo l’uomo in avanti, elevarlo come creatura chiamata al bene, rifiutare ogni dominio sugli altri.
(Carlo Cardia AVVENIRE 06.03.12)

“..in che cosa si crede?..”

4 Marzo 2012 Nessun commento

“Una mattina feriale, in un paese brianzolo. La chiesa, l’edico­la, il caffè; la domestica consuetudine dei passanti che si sa­lutano brevemente, senza fermarsi. Il bar tabacchi è un vecchio negozio, dietro al banco facce cordiali. Sul muro, alla cassa, una Madonna e un rosario; segni di una appartenenza, che qui, nel­la pianura che sale verso Lecco, rimane, almeno nella generazio­ne dei padri. (Gente operosa, devota, quasi, al culto del lavoro; villette dai giardini ben curati dove si consumano meritate pen­sioni). Ma al tabacchi, stamane, un grande andirivieni di clienti – e non vogliono sigarette, né il caffè: puntano dritti al banco del­le lotterie. Una piccola processione di anziani e casalinghe: brandiscono u­na schedina appena compilata. Giocano all’enalotto e a ‘Win for life’; un cartello annuncia un montepremi, oggi, di 69 milioni di euro. Di un certo gioco c’è una estrazione ogni pochi minuti: pas­sano su uno schermo i numeri sorteggiati, sempre nuovi. Gli oc­chi di tutti fissi su quella giostra, ansiosi. È più eccitante, un gio­co veloce; sembrano dinosaurici i tempi in cui si conservava nel portafogli, ben piegato, il biglietto fino al giorno della lotteria del­la Befana. Ti colpisce però che i giocatori sono quasi tutti ben oltre i sessanta; sono le nonne che potresti vedere in chiesa, i pensionati ben ve­stiti che abitano in dignitose case, tra aiuole curate. Gente che ha lavorato e cresciuto figli per tutta la vita. E ora come mai questa contagiosa ebbrezza, quest’ansia di un colpo di fortuna che ti porti una cifra stratosferica?

Sorridono, certo, nel porgere al tabaccaio le schede compilate, co­me di un gioco in cui nemmeno loro credono; però, riprovano; però, il giorno dopo ritornano. È solo un gioco, si fa senza spe­rarci nemmeno; però, ogni volta ti pare di essere stato a un pas­so dal vincere; però, ogni volta riprovi. Cosa se ne farà, un uomo con i capelli bianchi, di una rendita da 20 mila euro al mese per vent’anni? Che farebbe, con 69 milioni di euro in mano? Non è gente, questa, che sogna paradisi tropi­cali. Cosa, allora? All’edicola vicina, lo strillo di un giornale loca­le annuncia: «È fallita anche la pellicceria taldeitali». Laconico bollettino di guerra, in questa Brianza disseminata di laboratori artigiani.

La crisi, certo. Un figlio da aiutare a pagare il mutuo, un fratello che non fa fronte ai creditori; la casa, da comprare al nipote, che finalmente si sposi. Forse sono sogni buoni, quelli che spingono la processione al banco dei giochi. Ma vedi bene come sulla crisi l’illusione del gioco attecchisca come un parassita, che apparen­temente si contenta di poco. Cinque euro al giorno, poi dieci. Al massimo, venti. Fanno seicento al mese – ma è “solo un gioco”.

E la piccola coda nel bar tabacchi dietro alla chiesa, con il rosa­rio appeso dietro la cassa, immalinconisce – come se sapessi che una persona cara ogni tanto, solo ogni tanto, quando è sola, si fa un bicchiere. Gente che tutta la vita ha faticato, e la casa se la è fatta mattone su mattone; confidando nelle proprie mani, e in un Dio grande, su questa pianura lombarda da secoli insediato. A­desso che cosa insegue qualcuno, gli occhi fissi sullo schermo dei numeri sorteggiati? Perché in fondo occorre chiedersi, in che co­sa si spera davvero. Se nella fatica di ogni giorno, e in un Dio che c’entra con noi, e ci conosce ciascuno, e nel suo misterioso ma buono disegno; o nella Fortuna, nel Caso, che è cieco, e colpisce oppure manca, sideralmente indifferente alla sorte di ognuno.

Perché in fondo occorre chiedersi, mentre si riempie un’altra scheda e i numeri girano di nuovo sullo schermo, inafferrabili, gio­stra cieca,

in che cosa si crede

, e a chi ci si affida. Se a un Dio lon­tano, un Dio della domenica e delle feste comandate, o a Cristo che è ‘tutto in tutti’, come disse Paolo; e che c’entra, anche con ogni nostro distratto respiro.”
(Marina Corradi AVVENIRE)