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Archivio Giugno 2013

…….MA LUI VEDE TE E ALLARGA LE BRACCIA

28 Giugno 2013 Nessun commento

“Era una famigliola felice e viveva in una casetta di periferia
Ma una notte scoppiò nella cucina della casa un terribile incendio
Mentre le fiamme divampavano, genitori e figli corsero fuori
In quel momento si accorsero, con infinito orrore, che mancava il più piccolo,
un bambino di cinque anni
Al momento di uscire,
impaurito dal ruggito delle fiamme e dal fumo acre,
era tornato indietro ed era salito al piano superiore
Che fare?
Il papà e la mamma si guardarono disperati,
le due sorelline cominciarono a gridare
Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile …
E i vigili del fuoco tardavano
Ma ecco che lassù, in alto,
s’apri la finestra della soffitta
e il bambino si affacciò urlando disperatamente:
“Papà! Papà!”
Il padre accorse e gridò: “Salta giù!”
Sotto di sé il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero,
ma sentì la voce e rispose: “Papà, non ti vedo …”
“Ti vedo io, e basta. Salta giù!”
Urlò l’uomo
Il bambino saltò e si ritrovò sano e salvo nelle robuste braccia del papà,
che lo aveva afferrato al volo

Non vedi Dio!
Ma Lui vede te!
Abbi fiducia!
(www.oasidelsilenzio.ch)

per partecipare tutti

27 Giugno 2013 Nessun commento

Purtroppo molti, anche desiderandolo ardentemente, non riusciranno ad essere presenti in Brasile questa estate, per seguire dal vivo l’emozionante GMG. Ma per fortuna ci viene in aiuto la tecnologia e con i nuovi strumenti di comunicazioni non sarà difficile vivere la GMG di Rio anche dall’Italia. Per aiutarvi comunque scriviamo questo post per raggruppare i canali di comunicazione ufficiali che potete utilizzare per non perdervi neanche un evento della Giornata Mondiale della Gioventù:
sito ufficiale internazionale: www.rio2013.com/it
sito italiano: www.chiesacattolica.it/giovani/
facebook: www.facebook.com/giornatamondialedellagioventu
twitter: twitter.com/gmg_it
news ufficiali: www.news.va/it
Avvenire: www.avvenire.it
TV2000: www2.tv2000.it
Radio InBlu: www2.radioinblu.it

….quando si sceglie lo spaventoso nulla…

26 Giugno 2013 Nessun commento


REGGIO EMILIA. Una meta tra le più caratteristiche del territorio di Scandiano (Reggio Emilia), il Monte Evangelo, è diventato per qualche ora il teatro di un gesto irriguardoso, fra stupidità e blasfemia. Mani ignote, probabilmente nella notte tra giovedì e venerdì, hanno infatti legato una bambola gonfiabile ad una delle tre croci, proprio quella centrale, che svettano sull’altura, a poco più di 400 metri sul livello del mare. La foto della profanazione, scattata da un ciclista che transitava in zona, ha fatto in breve tempo il giro dei più comuni social network, e di qui la notizia è finita alle redazioni dei media locali.

Non ha tardato a farsi sentire il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca. «Tre croci sul Monte Evangelo. Una duplice evocazione. Da dove la vista spazia sulla bellezza della natura che ancora rimane. Ma anche un luogo di ritrovo, per svago sacrosanto, per riposo. Anche luogo di bravate che nascono spesso nient’altro che da superficialità.Talvolta anche da una voglia di dissacrare che mette tristezza.

Perché non conosce i più grandi alleati della nostra vita: Dio che parla sul monte; Cristo e la sua croce (vuota, perché è risorto); l’altra croce da cui ha perdonato il primo santo, il buon ladrone; il Vangelo», ha scritto il presule in una nota per la stampa. Camisasca ha voluto così concludere la sua riflessione sull’accaduto: «Chi aiuta a trattare i segni sacri come fossero segni del nulla svuota il cuore dell’uomo e aiuta la disgregazione delle comunità. Mi piacerebbe incontrare chi ha messo quella bambola gonfiabile. Ma forse lui ha già capito».
(Edoardo Tincani AVVENIRE 23.06.13)

sabato a Carpi…

13 Giugno 2013 Nessun commento

Sabato verrà beatificato a Carpi, vicino a Modena, Odoardo Focherini. Un evento molto importante non solo perché Focherini è il primo giornalista italiano a diventare beato, ma anche perché è stato l’amministratore delegato e corrispondente dell’ Avvenire d’Italia che fuso con l’altro quotidiano cattolico L’Italia , diede vita ad Avvenire , il nostro giornale. Con questo gesto la Chiesa riconosce la capacità di Focherini di intercedere a favore dei fedeli che lo pregano e la sua ascensione in Paradiso.

Odoardo Focherini è vissuto in uno dei periodi più bui della nostra storia, quello della Seconda guerra mondiale. Durante l’occupazione nazista si rifiutò di condividere l’idea dominante che considerava gli ebrei uomini di razza inferiore.

Per lui, come per ogni cristiano, gli uomini sono tutti uguali. Riuscì a salvare più di cento ebrei prima di essere arrestato e portato nei campi di concentramento dove morirà. In una lettera Odoardo scrive che gli veniva contestata con durezza la sua attività di insegnamento della fede, soprattutto ai più giovani, contraria all’ideologia del regime. Per questo è stato riconosciuto dalla Chiesa un martire, morto a causa dell’odio per la fede.
La rete clandestina che salvava gli ebrei

Sono più di cento le persone che devono la vita a Focherini.
Odoardo sapeva che adoperandosi per salvarle metteva in pericolo se stesso ma questo non lo fermò mai.

Quando il cognato andò a trovarlo in carcere – fu arrestato, l’11 marzo 1944, subito dopo aver consegnato i documenti per la fuga a Enrico Donati, l’ultimo ebreo che riuscì a salvare – Odoardo gli disse: «Se tu avessi visto cosa fanno agli ebrei in questo carcere avresti un solo rimpianto. Non averne salvati di più». Era un uomo forte, coraggioso e buono, pronto a godersi la vita e ad amare in profondità. Focherini si innamorò del giornalismo da giovanissimo: a 17 anni, insieme all’amico Zeno Saltini, che poi diventerà prete, Odoardo fonda l’Aspirante , il giornalino dei ragazzi dell’Azione Cattolica. La passione per il giornalismo di Odoardo si affianca a un’instancabile attività di insegnamento e di trasmissione della fede ai più giovani: diventerà presidente diocesano dell’Azione Cattolica e subito dopo amministratore dell’ Avvenire d’Italia . L’altro grande amore di Odoardo è stato Maria Marchesi, sua moglie, conosciuta durante una gita tra i sentieri di montagna. Avranno sette figli. Del prossimo, Focherini era innamorato da sempre: durante la Seconda guerra mondiale non riesce a restare indifferente di fronte alla terribile ingiustizia che stavano subendo uomini e donne uguali a lui e alla sua famiglia, perseguitati per la sola ragione di essere ebrei. Entra a far parte della rete clandestina che aiutava questi uomini a sfuggire ai campi di concentramento dove molti di loro sarebbero morti o avrebbero sopportato atroci sofferenze. Usa tutte le sue conoscenze per procurare documenti falsi e farne scappare più di cento. Mentre sta organizzando la fuga dell’ultimo, Enrico Donati, viene arrestato per ordine delle SS, la polizia del partito nazista tedesco. Dopo un breve periodo trascorso nel campo di prigionia di Fossoli, èdeportato in Germania, a Hersbruck, dove verrà lasciato morire di setticemia per una ferita alla gamba che si era procurato durante i lavori forzati. Aveva 37 anni.

«Fingiti malato». E Franco sopravvisse
Franco Varini è uno dei tanti riusciti a salvarsi grazie all’aiuto di Odoardo Focherini. Lo incontra nel 1944 a 17 anni nel campo di Fossoli, vicino a Bolzano. Franco si trova lì perché faceva parte di una formazione partigiana, che combatteva contro il regime tedesco nazista. Tra i due si istaura subito un rapporto di padre e figlio: Focherini chiama Franco «topolino» perché molto giovane e magro per le scarsissime quantità di cibo che venivano distribuite nel campo. Un nomignolo che si è portato dietro fino a oggi, che ha 86 anni. Nonostante l’età, Varini si ricorda bene l’incontro con quell’uomo del tutto fuori dal comune. «Mi colpì subito la sua umanità. Rimasi affascinato dalla sua capacità di trovare soluzioni a problemi impossibili – racconta oggi Franco – e dal suo sangue freddo che gli permetteva di aiutarci». Focherini, anche dopo l’arresto, non smise di darsi da fare. Coprì le spalle a Teresio Olivelli, che era scampato alla fucilazione e che per settimane rimase nascosto in un capannone mangiando quello che Odoardo riusciva a portargli.

Spiegò a Franco come comportarsi per non essere trasferito a combattere in Germania dove rischiava di fare una fine orribile. «Dì che hai una malattia ai polmoni, mi disse. Mia mamma – continua a raccontare Franco – era morta pochi mesi prima di tubercolosi e appena accennai al fatto di essere malato mi buttarono subito fuori dalla stanza degli interrogatori». Spesso Focherini si privava della sua razione di cibo giornaliera per dividerla con gli altri detenuti dei lager. Nel maggio del 1945 Franco Varini viene liberato e fa ritorno a Bologna. Da allora non ha mai smesso di raccontare sui giornali, sui libri, nelle piazza e nelle scuole di tutta Italia la storia del suo incontro con Odoardo Focherini. Non ha mai dubitato che, prima o poi, la chiesa l’avrebbe riconosciuto beato. Il giorno della beatificazione, per lui sarà il coronamento di una vita intera. «Tutti devono sapere cosa ha fatto Odoardo Focherini. Mi ha insegnato che l’uomo, attraverso la fede, può sopravvivere alle tragedie più grandi».
(AVVENIRE – POPOTUS- 13 GIUGNO 2013)

“…forse un po’ come si tace una speranza…”

11 Giugno 2013 Nessun commento

“Quali sono stati gli “eventi” dello scorso fine settimana? Intendo dire quali sono stati gli avvenimenti che hanno attirato e hanno visto la partecipazione di tante persone?

Porsi questa domanda dovrebbe essere una norma ovvia per chi fa informazione.
Allora faccio una rapida rassegna stampa delle cronache relative a sabato e domenica che si potevano leggere ieri, sulle pagine dei giornali più venduti.

Il “Corriere della sera” dedicava una pagina alla protesta che i “No Nav” hanno inscenato a Venezia contro il passaggio delle grandi navi da crociera davanti a Piazza San Marco.

Quanti saranno stati a manifestare? Gli stessi organizzatori dicono qualche centinaio di persone.

Un’altra mezza pagina è dedicata alla protesta “anti nozze gay” che è stata fatta a Parigi, al Roland Garros, dagli attivisti di “Hommen”: una decina di persone.

“La Repubblica”, sempre ieri, ha dedicato ovviamente molte pagine – con l’editoriale del direttore – all’iniziativa fiorentina dello stesso giornale, “La repubblica delle idee”, una manifestazione a cui hanno partecipato personalità molto importanti, la famosa “gente che piace”, quindi con tutti i riflettori su di loro.

Nella cronaca dello stesso quotidiano si leggeva: “gran finale in una Piazza della Signoria invasa dalla gente per il saluto alla città di Ezio Mauro e l’incontro conclusivo del festival che ha portato sul palco Jovanotti”.

Ma dalle foto e dai video non sembrava proprio di vedere una Piazza della Signoria “invasa dalla gente”. Saranno state due o tremila persone (a esagerare). Un bel numero, sia chiaro, ma non certo un’invasione.

Ancora ieri “La Stampa” dedicava alla protesta veneziana dei “No Nav” addirittura due intere pagine, perfino con una foto notizia in prima pagina sotto il titolo “Venezia si ribella ai giganti del mare”. Ripeto: i manifestanti erano qualche centinaio (secondo gli stessi organizzatori).

Ma forse il giornale torinese ha pensato di dare tutto questo spazio all’evento perché – ci informa la cronaca di Silvia Zanardi – “il corteo (era) guidato dalla voce al megafono di Tommaso Cacciari, nipote dell’ex sindaco di Venezia”. Ancora una volta c’era la “gente che piace”. La storia sono loro e pure la cronaca.

Poteva la filosofia sfuggire alla “gente che piace”? No. Infatti “La Stampa” ieri dedicava un’intera pagina anche al “Festival Filosofia” di Modena, arrivato alla tredicesima edizione, un altro evento che i salotti amano frequentare.

Quindi ritenuto meritevole di grande rilievo. E cosa volete che importi se il suddetto Festival non è in corso in questi giorni, ma si svolgerà dal 13 al 15 settembre. Quando si dice stare sulla notizia…

Evidentemente alla “Stampa” non hanno trovato altri eventi significativi, accaduti nello scorso fine settimana, su cui scrivere.

A dire il vero, però, qualche altra cosetta è accaduta fra sabato e domenica. Ma, per una svista collettiva, nessuno dei grandi giornali se n’è accorto.

Si tratta di circa centomila persone (cosa volete che siano centomila persone) che sabato sera, alle 20.30, hanno partecipato alla Santa Messa celebrata a Macerata dal cardinale Marc Ouellet, poi hanno ascoltato il Papa Francesco che ha parlato loro in collegamento e quindi sono partiti per il pellegrinaggio di notte che li ha portati – lungo ventotto chilometri – fino a Loreto, alla Santa Casa di Maria: sono arrivati domenica mattina alle 6.30, stanchissimi, ma felici e radiosi.

E’ il 35° anno. Iniziò come pellegrinaggio degli studenti di Comunione e liberazione di Macerata nel 1978: venne fatto in ringraziamento alla Madonna, alla fine dell’anno scolastico. Allora parteciparono trecento giovani della città.

Poi, anno dopo anno, questo gesto di preghiera e di affidamento è cresciuto ed è diventato ormai un evento caro a tutti i cattolici del nostro Paese.

Così un fiume immenso di persone anche quest’anno ha attraversato la notte e le campagne marchigiane che furono cantate dal Leopardi (il poeta più caro a don Giussani).

Un fiume di persone che alterna il silenzio, al rosario e ai canti. E’ commovente guardarli e la gente che nella notte aspetta il pellegrinaggio e dà ristoro a questi viandanti dell’eterno è profondamente toccata.

Ognuno porta ai piedi di Maria le sue pene, le sue ferite, le sue attese, le sue gioie e, insieme, le fatiche, il dolore e le gioie di tanti altri che – dalle loro case – partecipano spiritualmente.

Il tema di quest’anno era: “Che cosa può davvero saziare il desiderio dell’uomo?”. Una domanda che fa interrogare su ciò che è veramente essenziale nella vita e su ciò che rende felici.

Don Julian Carron ha invitato i pellegrini a “chiedere la fede”, facendo questo cammino. E ha aggiunto:

“Non ci accada con Gesù quello che il Papa ha descritto il giorno di Pentecoste: ‘Spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l’anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte’ ”.

Proprio Papa Francesco – dicevo – ha voluto salutare i pellegrini con un cordialissimo collegamento durante il quale ha detto: “Siate aperti alle sorprese di Dio. Anche per voi l’avvenimento di questa notte, che ogni anno cresce, è una sorpresa, è il segno che nulla è impossibile a Dio. Come spiegare altrimenti che da 300 che eravate nel ‘78 siete diventati lo scorso anno 90.000? Anche voi potete appoggiarvi tutti su Gesù, su questa presenza così affascinante e attraente. Quando vi sentirete stanchi e vi verrà la tentazione di andare per conto vostro, pensate a questo: ripetete il vostro sì, pregate perché ciascuno di voi possa riconoscere nella sua carne piagata nel corpo e nello spirito la propria umanità bisognosa dell’umanità di Cristo, l’unica che può saziare davvero il desiderio dell’uomo”.

A questo straordinario evento nessuno dei grandi giornali, ieri, ha ritenuto di dedicare nemmeno una riga di resoconto. A meno che non mi sia sfuggita non è apparsa nemmeno una riga.

Per un’innocente distrazione, si capisce. Con i cristiani capita spesso. Loro sono invisibili. Sabato e domenica c’erano centomila invisibili a Loreto con il Papa.

Si potrebbero fare molte considerazioni sull’astiosa emarginazione del fatto cristiano: un allarme acuto e documentato su questo assurdo fenomeno, che caratterizza l’attuale Europa, è stato lanciato due settimane fa da Ernesto Galli Della Loggia con un bell’editoriale sul Corriere che, purtroppo, è stato fatto cadere nel silenzio anch’esso (a conferma di quanto vi si leggeva).

Del resto credo di poter dire che ai pellegrini di Loreto non importi poi granché dei (mancati) titoli dei giornali. Ognuno di loro aveva nel cuore tante cose più importanti e mendicava solo lo sguardo e l’abbraccio della Madre di Gesù.

In fondo il loro pellegrinaggio voleva affidare alla Madonna tutto il nostro popolo, tutto questo povero Paese, compresi giornali e giornalisti. E a volte dietro il silenzio e l’ostilità dei media si può leggere perfino un malcelato stupore, una segreta ammirazione, un’inconfessabile invidia. Quasi una tacita preghiera, in un momento così cupo e arido per tutti.

Perciò i pellegrini di Loreto – e i cristiani tutti – possono dirsi con un sorriso, ricordando le “Elegie duinesi” di Rilke:

“Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/
forse un po’ come si tace/ una speranza ineffabile”.

http://youtu.be/2EZlDWOab90

(Antonio Socci LIBERO 11.05.2013)

MA…

7 Giugno 2013 Nessun commento

“La vigliaccheria chiede: è sicuro?
L’opportunità chiede: è conveniente?
La vanagloria chiede: è popolare?


MA

la coscienza chiede: è giusto?

Prima o poi arriva l’ora in cui
bisogna prendere una posizione che non è
né sicura,
né conveniente,
né popolare;
ma
bisogna prenderla,
perché è giusta.”
(Martin Luther King)

“frammenti di luce nel ventre delle tenebre”

4 Giugno 2013 Nessun commento

Tonnellate di ferro e cemento scaricate nella periferia di una città, con dentro stipati i mille volti della delinquenza sociale. E’ l’immagine del carcere che imperversa nella mentalità comune. Il carcere è questo, ma è anche molto altro: sono anche frammenti di luce nel ventre delle tenebre. Molto di più: storie di risurrezione germogliate nel deserto della disperazione e della dimenticanza. Dietro le sbarre l’unica vera scoperta è quella di decifrare il presente sciogliendo le sue contraddizioni perchè il futuro non si può prevedere, lo possiamo solo favorire. Com’è capitato nella storia di Armand, ragazzo albanese di trentasei anni, giramondo per necessità, approdato nell’Italia delle chimere e divenuto vittima delle sue stesse illusioni: perchè risolvere la miseria con la delinquenza è un vecchio concetto oramai dichiarato perdente nel mondo dell’illegalità. Le sue radici sono nell’Islam dell’Albania, quasi Grecia: miseria e speranza, angoscia e rischio, illusione e dramma. Un’intera giovinezza giocata tra la strada e la notte e finita tra le sbarre e il cemento: con un’infinità di anni da scontare nel ventre di una patria galera.

Il carcere è un deserto spietato: certi giorni ti addolcisce la morte con le sue nenie funebri. Il carcere è un deserto ospitale: nel suo silenzio qualcuno ti attira per parlare al cuore: il vero fallimento non è abitare in un carcere ma non sapersi dare delle risposte quando le domande sono urgenti. Quando la domanda più urgente incalza notte e giorno:

“che senso ha la mia vita?”.

Quel giorno diventi un detenuto-esploratore: scendi nell’abisso del tuo cuore, tocchi il male che hai firmato, avverti l’eco delle grida che hai lasciato, scopri le conseguenze nefaste dell’infelicità. E inizi a fare pace con te stesso, per poi tornare a splendere nel mondo degli uomini. Armand nel deserto ha ritrovato il senso della sua vita: attraverso la manualità del lavoro ha iniziato a ricostruire la sua dignità, sfogliando le pagine del Vangelo ha scoperto la capacità di stupirsi, sentendo parlare di Gesù Cristo ha avvertito il sospetto che ci fosse Qualcuno capace di trasformare la colpa e il delitto in una occasione di grazia. D’altronde il cemento e il ferro nulla possono contro le sorprese di un Dio che irrompe quando meno lo aspetti, che s’infila dentro le ferite più assurde dell’umano. La furbizia di Armand è stata quella di non sottovalutare il fattore “misericordia”, quella che non cancella la giustizia ma che è capace di far rinascere l’uomo.
Dopo due anni di cammino catecumenale, ieri Armand è diventato cristiano e ha scelto il nome di Davide, il pastore divenuto re in Israele. Il suo padrino di battesimo, Giovanni, è un ergastolano albanese (uno di quelli tosti, ndr) divenuto cristiano pure lui due anni fa, in calce ad una vita di compromessi. Loro due e l’Altro: quello capace di aggiustare esistenze deragliate, di dare un senso a vite ferite, di ricostruire case distrutte. Ieri il carcere “Due Palazzi” era ancora una colata di ferro e cemento, ma dentro c’era la festa per questo capolavoro della Grazia. Non sembrava nemmeno un carcere: era una piccola comunità cristiana riunita attorno ad un amico col quale condivide celle e sogni. I genitori arrivati dall’Albania, la flotta di amici usciti dalle celle, la truppa di volontari che silenziosi abitano il carcere, gli amici della Cooperativa Giotto che là dentro portano il lavoro e scommettono sull’uomo, i volti commossi e le mille domande cucite addosso. Ci sono mattine in cui dalla finestra del carcere contempli aurore inaspettate: sono i giorni di Dio. Come quelli di Armand/Davide: perchè nessuno è mai perduto nella vita se lascia aperta una breccia alle sorprese dell’Eterno. Qui dentro ne siamo testimoni: nel nome del Buon Ladrone dei Vangeli.

(da Il Mattino di Padova, 26 maggio 2013)