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Archivio Marzo 2014

..perchè non abbia la grinta della mozzarella..

17 Marzo 2014 Nessun commento

10. Saper dire ‘no’!
Nella serie delle mosse fondamentali dell’arte di educare non può mancare la mossa del saper dire ‘no’! Ne siamo così convinti che ogni figlio dovrebbe dire ai genitori:

“Se mi volete bene, non ditemi sempre ‘sì’!”.

QUATTRO MOTIVI
I ‘no’ ci vogliono almeno per quattro motivi.
Intanto perché danno sicurezza.
Avvertono il figlio che vi sono dei limiti, dei paletti: cose che si possono fare, altre che sono proibite. Ora, tutto ciò tranquillizza: toglie dall’insicurezza del non saper come agire, cosa fare.
I ‘no’ irrobustiscono l’io.
Senza nessuna esperienza dei ‘no’, al primo scoglio il ragazzo rischia il naufragio. È questa una delle ragioni fondamentali della necessità del ‘no’. Non è forse vero che abbiamo figli sempre più friabili, ragazzi con la grinta della mozzarella? È tempo di smetterla d’essere troppo arrendevoli!

I ‘no’ avvertono che vi è un’autorità.
Una cosa è assodata: il rapporto educativo deve essere asimmetrico.
In fondo è il figlio stesso a volerlo: a lui serve una persona autorevole, non un amico o un camerata. Il ‘no’ detto con arte è una delle più chiare espressioni dell’autorevolezza.

Finalmente i ‘no’ rendono più simpatico il figlio.
Un ragazzo al quale è sempre permesso di fare quello che gli pare e piace, sarà incapace di adattarsi agli altri, potrà diventare un incivile, un rompiscatole, un piantagrane.
Insomma è evidente l’importanza del ‘no’. Importanza che ci impegna a sfruttarlo al meglio.

LO STILE DEL ‘NO’
Perché il ‘no’ sia utile, deve essere detto con stile, deve, cioè avere alcune caratteristiche.

Non urlato.
Se gridato, il ‘no’ potrebbe essere interpretato come dipendente dal nostro umore del momento e non già come una decisione presa per impedire qualcosa che, comunque, non si deve compiere, indipendentemente dal nostro ‘raptus’.

Dosato.
Quando i ‘no’ sono troppo frequenti perdono efficacia, come le leggi. Perché in Italia le leggi si infrangono così di frequente? Una ragione è anche questa: perché sono troppe. Mentre in Francia ed in Germania sono sui settemila, da noi superano le centocinquantamila! Oltre a ciò, è bene che il ‘no’ sia dosato perché il censurare troppo i figli rischia di frustrare la loro creatività e di renderli più insicuri.

Giustificato.
Il figlio deve sapere che le nostre proibizioni hanno una ragione. Giustificando i ‘no’ lo illuminiamo, lo orientiamo, lo facciamo crescere. È chiaro che la motivazione deve rispettare la maturazione raggiunta dal figlio. Al piccolo di tre anni diremo: “Non prendere il coltello: taglia!”. Al ragazzo adolescente tentato dall’alcol spiegheremo che dove entra il bere esce il sapere; diremo che solo chi è poco saggio si lascia imbottigliare dal vino!

QUALI ‘NO’?
È impossibile, in ogni caso, fare l’elenco completo dei ‘no’ da dire ai figli. Ci limitiamo ai quattro che ci sembrano i più urgenti.

No alle mode.
Dove è scritto che tutti i ragazzi debbano avere lo stesso zainetto, che a Natale tutti debbano ricevere montagne di regali? Ha tutte le ragioni lo psichiatra Fulvio Scaparro ad essere così deciso: “Mamme e papà, imparate dai salmoni che vanno contro corrente! Liberatevi dai copioni!”.

No al servizio.
Perché la mamma deve continuare ad insaponare il figlio, ad allacciargli le scarpe ed il papà a sbucciargli la mela? Qualche anno fa il sociologo Francesco Alberoni ha lanciato un messaggio: “Basta con i vizi ai figli! Se la cavino da soli!”. Tutti gli hanno battuto le mani. E se fossimo d’accordo anche noi?

No al cuore di panna e all’indulgenza plenaria.
Concedere tutto al figlio è tradirlo: non si può vivere in pantofole! Concedere tutto al figlio è preparare un infelice: “Il passero ubriaco trova amare anche le ciliegie”, recita il proverbio.

No alle continue richieste.
“Me lo comperi?”. “Voglio questo!”. “Dammi quello”…
Ad un certo punto bisogna dire ‘No!’. “Ne hai abbastanza!”. “È inutile insistere!”. “Sarebbe troppo”. “Questo non è per nulla necessario!”… Parole sapienti. Parole benefiche. Parole che forgiano un uomo capace di stare in piedi anche quando la vita mostra i denti.

CHIARO E TONDO!
Ormai, dopo tanta pedagogia permissiva, tutti ammettono che i ‘no’ sono preziosi.
Qualora sparissero, non succederebbero che dei guai.
“I ‘no’ aiutano a crescere” ci manda a dire la psicologa Maria Luigia Pace.
“Un bambino abituato a delle regole è sicuramente un bambino, un ragazzo, un adolescente più capace di far fronte alle difficoltà”, ci assicura lo psichiatra Giovanni Bollea.
Al contrario, un bambino abbandonato a se stesso diventa “un rompiscatole, un adulto instabile, nevrotico, infantile” (Silvano Sanchioni, assistente sociale); “un bambino non abituato, fin dall’inizio della vita, a limitarsi, può diventare un piccolo despota” (Renata Rizzitelli, psicologa).
Che cosa vogliamo di più per convincerci che i ‘no’ sono un pilastro della crescita, come, d’altronde, i ‘sì’ di cui parleremo il prossimo mese?

CITAZIONI D’AUTORE
• “Un genitore deve saper dire no ad un figlio, se gli vuole bene, altrimenti con ‘fai come ti pare’ si rischia di togliergli i necessari anticorpi, psicologici. Le regole, i no sono come i paracarri ai lati della strada, sono punti di riferimento. Non debbono cambiare di posizione, non possono decidere di esserci o non esserci.
Che patetici quei genitori che fanno gli amici dei figli. Un padre deve essere padre, altrettanto una madre; è già così difficile fare i genitori, ci mettiamo a fare anche gli amici, per confondere loro ancor più le idee?” (Paolo Crepet, psichiatra).
• “Sono contento di non essere stato viziato. Considero una sventura avere dei privilegi nell’infanzia. La mia infanzia è stata dura, non ho conosciuto il benessere, e trovo che nascere in una situazione di sana povertà sia il miglior bagaglio che si possa dare ad un bambino” (Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, 1984).
• “A furia di spianare la strada al bambino si rischia di esporlo a dei contraccolpi emotivi il cui esito è sempre più spesso la depressione” (Massimo Gramellini, scrittore).
(Pino Pellegrino – “I primi sei anni da mamma e da papà” editore Astegiano)

non basta avere un pianoforte….

15 Marzo 2014 Nessun commento

Seminare è la mossa-base dell’arte di educare

Educare, infatti, è una lunga pazienza: oggi si getta un seme…domani si raccoglierà.
Hanno trovato in Egitto chicchi di grano risalenti ai tempi dei faraoni; qualcuno li ha seminati: dopo pochi mesi ondeggiavano spighe ripiene di ottimo frumento!
Potenza del seme!
Per questo l’educatore crede nel seme.
Poco, tanto…, non importa: lui semina.
Semina fin dai primi giorni della vita del figlio.
Semina l’amore perché senza amore non si vive.
Semina il coraggio perché la vita è sempre in salita.
Semina la speranza perché la speranza è la spinta per continuare.
Semina l’ottimismo perché l’ottimismo è il motorino d’avviamento di tutto.
Semina un buon ricordo perché un buon ricordo può diventare la maniglia a cui aggrapparsi nei momenti di sbandamento.
Semina Dio perché Dio è il basamento di ogni cosa.

L’educatore semina!
Semina perché il seme è molto più di una speranza: è una garanzia. Lo diceva bene il poeta libanese Kahil Gibran (1883-1931):

“La tempesta è capace di disperdere i fiori,
ma non è in grado di sradicare i semi”.

Al poeta libanese fa eco il grande scrittore russo Feodor Dostoevskij (1821-81): “Occorre solo un piccolo seme, un minuscolo seme che gettiamo nell’animo di un uomo semplice ed esso non morirà, ma vivrà nella sua anima per tutta la vita, resterà nascosto in lui tra le tenebre, tra il lezzo dei suoi peccati, come un punto luminoso, come un sublime ammonimento”.
D’accordo al cento per cento!
Insomma il bravo genitore è un buon seminatore! Seminare è il suo primo dovere.
San Bonaventura (1217-1274) diceva: “Il merito non sta nel raccogliere molto, ma nel seminare bene” (Grazie per l’incoraggiamento!).
Seminare è la sua prima responsabilità.
Il proverbio recita: “Chi semina chiodi, non vada in giro scalzo!”.
I cinesi hanno questa bella immagine: il bambino è come un foglio bianco, tutti quelli che gli passano vicino gli lasciano un segno, gli gettano un seme.
Dio voglia sempre un seme di grano buono, mai di zizzania!

LE 13 STRATEGIE PER ESSERE GENITORI QUASI PERFETTI
Educare è arte da imparare. L’istinto non basta: è meglio documentarsi.
Ha ragione l’ideatore del ‘Telefono azzurro’ Ernesto Caffo a sostenere che “un adulto non diventa genitore automaticamente: è un processo mentale che richiede tempo”.

Sì, come non basta avere un piano per essere un buon pianista,
così non basta aver figli per essere buoni genitori.

Marcello Bernardi (1922-2001), il nostro più famoso pediatra del secolo scorso, ci manda a dire che “diventare genitori non è obbligatorio. Ma quando uno lo diventa deve darsi una bella regolata e stare attento a quello che fa!”.
Insomma, fare il genitore non è un lavoro per gente pigra!
L’educatore e attore statunitense Bill Cosby (1937) era convinto che “essere genitori è, a volte, più stressante che essere presidente degli Stati Uniti”.
Senza arrivare a tanto, una cosa è certissima: il genitore patentato deve saper compiere alcune mosse che sono come i plinti dell’educazione. Dunque, a partire da questo numero del nostro bollettino presenteremo quelle che ci sembrano le più fondamentali strategie dell’arte di educare.
Perché il lettore non smarrisca il filo conduttore, ecco quello che sarà l’ordine di comparsa: 1: Seminare. 2: Tifare. 3: Aspettare. 4: Amare. 5: Parlare. 6: Risplendere. 7: Comandare. 8: Rallegrare. 9: Far faticare. 10: Sbagliare. 11: Pregare. 12: Tagliare il cordone ombelicale. 13: Lasciare un buon ricordo.

PREZIOSA È LA SERA
Il momento più propizio per seminare è la sera!
Di sera è più facile avere pensieri miti, pensieri di pace. La sera è benigna, è tenera, è discreta.
Per questo è l’occasione magica dell’incontro e dell’intimità.
Di sera sentono anche i sordi, perché di sera si parla con il cuore.
Non sprechiamo la sera!
Don Bosco (1815-1888), che di educazione si intendeva, ha capito che le ore della sera sono importanti. Per questo ha voluto la ‘Buona notte’: quel discorsetto affettuoso che nelle case salesiane il direttore rivolge alla sua ‘famiglia’ per chiudere la giornata.
Non sprechiamo la sera!
Lo scrittore tedesco Johann P. Richter (1763-1825) era convinto che “le parole che un padre dice ai figli, di sera, nell’intimità della casa, nessun estraneo le sente al momento, ma alla fine la loro eco raggiungerà i posteri”.

BOUTIQUE PEDAGOGICA
• “I bambini d’oggi sembra sappiano tante cose, e le sanno, ma sotto il bambino tecnologico c’è quello eterno che non può vivere senza l’affetto e l’amore di qualcuno” (Mario Lodi, maestro scrittore).
• “Il bambino non è un animaletto da addomesticare. Insegnargli a fare riverenze, smorfie, salutini, è ridicolo ed inutile. Non manchiamogli di rispetto. Anche se piccolissimo ha la sua dignità” (Marcello Bernardi, pediatra).
• “Nei grandi allevamenti dell’Ovest americano non è permesso, nelle fattorie, adoperare nessuna espressione volgare.Se una ‘pedagogia animale’ ha simili esigenze nelle regioni selvagge del Far West, può la ‘pedagogia umana’ rimanere indietro?” (F.W. Foerster, pedagogista).
• “Alla larga dalla saggezza che non piange, dalla filosofia che non ride, dalla grandezza che non si inchina davanti ai bambini!” (Kahil Gibran, poeta libanese).
(Pino Pellegrino: “I primi sei anni da mamma e da papà” edizioni Astegiano)

controcarta dei diritti del bambino

14 Marzo 2014 Nessun commento

Controcarta dei diritti del bambino (ovvero la carta dei …”doveri”)

1) devi nascere o essere assassinato nel grembo materno secondo la decisione dei “grandi”
2) devi essere venduto o strappato ai tuoi familiari e fatto a pezzi se occorrono i tuoi organi per essere venduti a innominabili potenti
3) devi essere strappato alla tua famiglia e lasciarti crescere ed educare in ambiente di guerra per aiutare i grandi ad odiare e uccidere
4) devi chiedere (?) l’eutanasia a quegli adulti sapienti che hanno stabilito che la tua non è vita
5) devi lasciarti imbottire di regali e di soldi da ciascuno dei tuoi genitori quando vogliono nasconderti che non si amano più e per rivalità ciascuno vuole sottrarti all’altro
6) devi lasciarti anestetizzare dai soldi che i genitori ti dànno facilmente per farti ricorrere al bar o posti insidiosi per sostituire il freddo della casa vuota della loro presenza
7) devi lasciarti tradire da quegli adulti-mostri che approfittano della tua piccolezza per compiere empietà sul tuo corpo
8) devi lasciarti imbottigliare con tutto quello che i grandi vogliono mettere arbitrariamente dentro al tuo cervello, perchè così riusciranno a manipolare il tuo buonsenso e la tua libertà
9) devi lasciarti accalappiare da tutta la pubblicità che vuole comprare a indegno prezzo la tua inesperienza o incapacità di difesa
10) devi stare senza pane, senza vestito, senza medicina, senza istruzione perché anche il minimo che ti basterebbe per questi tuoi bisogni vitali se lo succhiano nel tuo paese i grandi delle inique multinazionali
11) devi patire o addirittura morire straziato sotto le bombe dei grandi che vogliono spartirsi la tua patria
12) devi spezzarti la schiena a fare quei lavori faticosi che solo gli adulti potrebbero fare;
e tutto senza essere riconosciuta ogni tua dignità
oppure devi rinunciare a gioco, scuola, alla tua vita di bambino per stare..”inchiodato” a confezionare preziosi tappeti perché le tue dita piccoline e svelte …”rendono” di più di quelle dei grandi
13) devi abitare la strada, allenarti a rubacchiare, ingannare la fame con le esalazioni di vernice,
alloggiare nelle fogne
14) se nessuno ti cerca devi vivere e morire come un’ortica.
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Ma UNO (…famoso e…competente) ha proclamato che “solo chi è bambino” ha il potere più grande: il potere di varcare la soglia della felicità piena e senza fine!!!

trecento grammi di possibilità infinite

6 Marzo 2014 Nessun commento

Le tredici mosse dell’arte di educare
Tifare
Sì, avete letto benissimo: la seconda mossa strategica dell’arte di educare è “tifare”.
Tifare per il figlio.
Ogni bambino nasce ricco. Arriva sulla Terra con quei preziosi trecento grammi di cervello che gli danno possibilità pressoché infinite.
Sì, se utilizzassimo a pieno il nostro cervello, salterebbero tutte le scale per misurare l’intelligenza, tutti i test mentali.
Il cervello ha la capacità di immagazzinare dieci fatti nuovi al minuto secondo, può accogliere una quantità di informazioni pari a centomila miliardi!
Questo per il solo cervello.
E che dire della capacità di fantasticare, di immaginare, di creare, che risiede nella mente di un bambino? Più ancora, che dire della ricchezza del cuore che saprà amare? E della bocca che arriverà a parlare, a pregare?
Ecco il bambino: un orizzonte di possibilità incalcolabili!
Abbiamo, dunque, tutte le ragioni per essere tifosi del nostro figlio.
Chi tifa per una squadra, desidera che vinca, ma non può entrare in campo: deve lasciare ai giocatori il compito di condurre la partita.
Così nell’educazione: deve essere lui, il figlio, a costruirsi la vita; non possiamo sostituirlo, non possiamo prendergli il posto.
Però possiamo stimolarlo, possiamo incoraggiarlo. Possiamo tifare!
Tifiamo perché il tifo passa entusiasmo. E chi ha entusiasmo ha grinta da vendere.
Tifiamo perché la correzione può fare molto, ma l’incoraggiamento fa di più.
Tifiamo perché il tifo gli rivela energie nascoste. E questo è un dono straordinario. Lo sosteneva giustamente il filosofo francese Louis Lavelle (1883-1951): “Il maggior bene che possiamo fare agli altri non è comunicare loro la nostra ricchezza, bensì rivelargli la loro”.
A proposito di ciò che stiamo dicendo, i cinesi hanno uno stupendo proverbio:

“Credendo nei fiori, si fanno sbocciare”.

Gli psicologi, invece, parlano di ‘effetto Pigmalione’.
Secondo la leggenda, Pigmalione era un mitico re di Cipro che aveva il dono della scultura. Un giorno scolpì, in bianchissimo avorio, una figura di donna talmente bella che desiderò diventasse sua moglie.
Pregò allora gli dèi di trasformarla in donna. Gli dèi lo esaudirono e Pigmalione sposò la statua trasformata in bellissima carne.
Ecco: il desiderio, l’occhio buono, l’aspettativa, riescono a dar vita anche all’avorio, anche alle pietre.
È provato che gli insegnanti che credono nei loro ragazzi, che attendono tanto da essi, hanno, come risposta, prestazioni superiori a quelle date ad insegnanti pessimisti, freddi, poco fiduciosi.
È la triste prova del fatto che chi stima corto l’ingegno di una persona glielo accorcia ancor più ma è anche l’attesa conferma del proverbio cinese: “Credendo nei fiori, si fanno sbocciare”.
L’AUTOSTIMA
L’autostima è una molla fondamentale per la crescita del figlio.
Hanno tutte le ragioni gli psicologi a sostenere che per vivere bene, ogni persona deve riuscire a dire di se stessa: “Io sono ok!”.
I genitori patentati lo sanno bene.
• Quindi non usano mai (assolutamente mai!)
parole invalidanti (‘stupido’, ‘cretino’, ‘imbranato’…), ma solo parole incoraggianti: ‘bravo’, ‘siamo orgogliosi di te’, ‘sei forte’… Il figlio sente (quanto sente!) l’apprezzamento dei genitori! Insomma, buttiamo nel cestino della carta straccia tutte le parole che rigano l’anima!
• Quindi i genitori patentati accettano il loro figlio pienamente.
Un giorno il figlio del famoso pilota canadese Gilles Villeneuve sbuffò con i giornalisti: “Tutti pretendono da me prestazioni straordinarie come quelle di mio padre. Per favore, lasciatemi essere semplicemente Jacques Villeneuve”.
Questa è saggezza!
Il pazzo dice: “Io sono Napoleone!”.
Il nevrotico dice: “Io voglio essere Napoleone!”.
Il saggio dice: “Io sono io e tu sei tu!”.
• Quindi i genitori che non vogliono ferire l’autostima del figlio, dosano le loro aspettative nei suoi confronti.
Aspettative esagerate, infatti, possono produrre una stima eccessiva nel figlio, stima che sovente viene frustrata dall’insuccesso per aver puntato troppo in alto.
Di qui la delusione e la depressione. In questi casi l’autostima subisce un colpo mortale.
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QUESTO DICIAMO AL FIGLIO
Perle di autostima

• Se fai ombra, è segno che ci sei!
• Non rovinarti la vita per il giro vita!
• Ama la tua pelle, è la sola che hai!
• Non dare troppo peso al peso!
• Non dare agli altri il potere di renderti infelice con i loro sorrisi da presa in giro.
• Si può essere notevoli, senza essere notati.
• Non sempre si può essere belli, sempre si può essere buoni.
• Se ti accorgi di non poter crescere in statura, cresci in simpatia!
(PINO PELLEGRINO – I primi sei anni da mamma e da papà – Astegiano editore)