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Archivio Maggio 2014

“oggi…un’unica ambizione”

31 Maggio 2014 Nessun commento

Non ho più l’ambizione di guadagnare 25mila euro al mese, oggi penso a Gesù e al Papa, al matrimonio e alla maternità
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Un “ex” donna in carriera, oggi con un’unica ambizione: fare la volontà di Dio. La 39enne imprenditrice romana di origine umbra Giorgia Petrini era un personaggio già affermato nel suo ambiente ed anche in campo editoriale, quando nella sua vita è avvenuto un cambiamento a trecentosessanta gradi, che ha sorpreso i suoi amici di sempre.
Nel suo secondo libro, intitolato “Il Dio che non sono”, di cui è anche editrice, la Petrini racconta la sua vita “Avanti Cristo” e “Dopo Cristo”, spiegando i perché di una scelta fatta in piena libertà.
Non si è trattato di una folgorazione improvvisa come quella di André Frossard, il figlio del fondatore del Partito Comunista Francese, che, educato al più inflessibile ateismo marxista, un giorno, da non credente, entrò in una chiesa e ne uscì dicendo: “Dio esiste e io l’ho incontrato”.
Quella di Giorgia è la storia di una donna di successo che, a seguito di una serie di incontri ed avvenimenti provvidenziali, ha iniziato a riflettere con più profondità sulla propria vita e sulla vera natura della felicità.
Nel 2010 aveva pubblicato il suo primo libro “L’Italia che innova” (Koiné), un vero caso editoriale, in cui l’autrice, raccontava dieci storie esemplari di giovani imprenditori vincenti anche in tempo di crisi. Un grande successo, un prodotto editoriale che mostrava apertura, ingegno e generosità, ma Giorgia in fondo non era “davvero” felice, come ognuno di noi vorrebbe ambire a diventare.
Fino al giorno in cui, circa tre anni fa, un amico non la invita a seguire il noto ciclo di catechesi dei Dieci Comandamenti a cura di don Fabio Rosini. Giorgia, all’epoca non credente, accetta la proposta come una sfida. “Il mio atteggiamento era ancora quello di chi voleva smentire quello che quel prete ci avrebbe detto”.
Nello stesso periodo Giorgia si imbatte in un evento drammatico che “rappresentò il primo limite nella mia vita. Fino a quel momento tutto quello che mi ero conquistata, lo attribuivo tutto al mio merito: non mi mancava nulla. Sono entrata in crisi, quando mi è capitato qualcosa che, per la prima volta, non riuscivo a gestire e soprattutto a capire”. Si rende conto che la vita riserva “eventi drastici”, in cui “non puoi intervenire, né fare niente”.
“Sono questi i momenti in cui ti interroghi di nuovo sulla metafisica dell’uomo”. Per Giorgia sarebbe potuto diventare il pretesto per acquisire la definitiva convinzione che l’esistenza di Dio era una “scemenza”.
È proprio in questo momento spartiacque che decide di continuare a seguire i Dieci Comandamenti: “non so se ho scelto io o se sono stata indotta ma di fatto mi sono trovata imbrigliata nella rete della provvidenza e non sono riuscita a sbrigliarmi…”, racconta Giorgia.
Don Fabio Rosini è stato dunque il primo sacerdote che l’imprenditrice romana ha incontrato dopo più di vent’anni di lontananza dalla Chiesa e dalla vita sacramentale.
In seguito Giorgia ha fatto conoscenza con altre figure carismatiche del clero romano: padre Maurizio Botta, C.O., l’ideatore dei Cinque Passi; padre Jonah Linch, laureato in astrofisica, prima di diventare vicerettore della Fraternità di San Carlo Borromeo; don Dario Gervasi, vicerettore del seminario romano, che è diventato il suo padre spirituale.
“Di fatto il sacerdote fa la differenza – commenta Giorgia -. Ci sono sacerdoti più comunicativi di altri e, specie se si vuole andare alle periferie dell’esistenza, l”abito’ colpisce”.
Pur essendosi legata molto a don Fabio, con il quale è tuttora in cammino, Giorgia ha continuato a cercare conferme rinsaldare il suo risveglio spirituale.
“Attingo dove posso e devo dire che finora ho incontrato tutte persone disarmanti dal punto di vista spirituale”. Con la certezza, tuttavia, che “anche partecipare a una messa celebrata da un sacerdote meno carismatico della media, in un luogo che non immaginavi, è non meno importante agli occhi di Dio”.
“La mia guida spirituale – prosegue – più vicina al cielo è il Papa: oggi Francesco, come fino a un anno fa lo era stato Benedetto XVI e, come lo è stato, a scoppio ritardato, Giovanni Paolo II”.
La conversione alla fede cattolica ha portato Giorgia Petrini a cambiare radicalmente anche il suo stile di vita: niente più inclinazioni workaholic, niente più mondanità e superfluo.
L’imprenditrice romana, oggi, lavora per vivere e non vive più per lavorare. “Non ho più l’ambizione di guadagnare 25mila euro al mese, l’avevo ma non serve, né mi ha cambiato la vita. Oggi, restituisco ad altri come posso ciò che il Signore ha donato a me, con profondo senso di gratitudine, perché credo nella solidarietà, nella carità e nella condivisione”.
Nelle sue aspirazioni di oggi ci sono il matrimonio e la maternità, condizionati tuttavia dall’atteso esito per un procedimento di nullità del precedente matrimonio del suo attuale migliore amico, Marco. “Non siamo fidanzati – precisa Giorgia – di fatto siamo amici e, incoraggiati dal nostro padre spirituale, abbiamo deciso di vivere in castità e in amicizia una scelta radicale affidata in preghiera al Signore e in verità alla Chiesa cattolica. Alla nostra età non è sicuramente la forza di volontà a fare la differenza. Se non credi in qualcosa di più grande e lo fai solo per te, ammesso che tu abbia un motivo sufficientemente convincente, è difficile riuscire a fare certe scelte”.
In attesa dell’esito di questo procedimento, entrambi vivono quest’esperienza come una Grazia: “Non è detto che il nostro bene sia quello che noi pensiamo per noi stessi; magari il Padreterno ci sta chiamando a qualcos’altro – racconta Giorgia -. Se la strada stretta per arrivare al paradiso è quello che stiamo vivendo ora, lo scopriremo con il tempo. La fede implica il mettersi in un atteggiamento di disponibilità, non possiamo prendere da Dio solo quello che ci va bene”.
Dopo aver rincontrato Giorgia, anche Marco ha vissuto un cammino di conversione, dopo un periodo difficile. “Alla Madonna avevo chiesto di farmi incontrare un uomo con il 100% della fede. Ho avuto esattamente questo, sebbene all’inizio potesse sembrare altro”, afferma Giorgia
Nel frattempo, Giorgia e Marco, entrambi imprenditori, si stanno occupando di attività no-profit, in particolare in campo educativo e nel sostegno ai giovani talenti imprenditoriali. [...]
Sulla crisi economica in corso, l’imprenditrice ha le idee molto chiare. “Credo sempre fortemente in quello che ho scritto nel mio primo libro – racconta – e credo ci siano ancora tante persone che ce la fanno, perché hanno dei talenti, sono tenaci e il Signore li aiuta”.
A suo avviso, i giovani vanno incoraggiati molto di più a “mettersi in proprio”, a utilizzare la creatività e a lavorare per quelli che sono i loro reali talenti. “Non capisco quei giovani che dicono che l’Italia non dà loro alcuna possibilità e poi vanno all’estero a fare mestieri che sicuramente potrebbero fare anche qui. Un conto è avere un sogno; altro conto è essere sempre in fuga”.
Oggi è necessaria anche una grande capacità di adattamento: a tal proposito l’imprenditrice cita un suo ex compagno di scuola che fa il pizzaiolo, un’attività che gli ha permesso di mettere su famiglia e di dedicare il tempo che voleva alla moglie e ai tre figli. “Ma penso anche – aggiunge – a mestieri artigianali che non vuole più fare nessuno o a Brunello Cucinelli, nostro conterraneo, che vende Cashmere in tutto il mondo da un borghetto perugino che ha peraltro restaurato”.
La crisi economica – anche Giorgia Petrini ne è convinta – è però soprattutto frutto della corruzione e dell’avidità degli uomini e, da questo punto di vista “è un dato di fatto che questo sia il momento storico peggiore”. Ognuno nel suo piccolo può però fare molto per insegnare agli altri a prendere le distanze dai cattivi modelli.
Tutti siamo responsabili, dunque, e tutti dobbiamo domandarci seriamente se “rubare” o “pestare i piedi al prossimo”, sia una buona cosa o no. “Finché non ci porremo queste domande – sottolinea l’imprenditrice – da questa crisi non ne usciremo”.
(Luca Marcolivio)
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Titolo originale: Sono rimasta imbrigliata nella rete della Provvidenza
Fonte: Zenit, 04/04/2014
Pubblicato su BastaBugie n. 347

“dopo sei minuti” innamoràti!!

29 Maggio 2014 Nessun commento

Si sono incontrati all’Aquila nel 2009, mentre aiutavano i terremotati. Per il loro matrimonio, a giugno, doneranno alla scuola di Coppito 5 lavagne multimediali
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Luca e Francesca, l’amore è di classe

Il più grande regalo cinque anni fa glielo avevano fatto proprio i bambini: li avevano fatti incontrare. Così, adesso che si sposano, Luca e Francesca hanno pensato di fare loro un regalo a quei bimbi della scuola di Coppito, vicino all’Aquila. Cinque lavagne super moderne per l’istituto elementare Buccio di Ranallo, appena ricostruito proprio nel prato dove, nel 2009, era stata allestita la tendopoli per ospitare gli sfollati dopo il terremoto del 6 aprile. Quel giorno Luca Merolli e Francesca Sabatini – da perfetti sconosciuti – avevano deciso di partire da Vasto, al confine con la Puglia, per andare in città come volontari. Un viaggio di solidarietà per aiutare nell’emergenza. Per caso, poi, erano finiti insieme nel campo di Murata Gigotti, a Coppito. Lì si sono conosciuti e

«dopo sei minuti» innamorati,

dicono a meno di tre settimane dal momento in cui diventeranno marito e moglie. Complice quella tenda-scuola provvisoria e soprattutto quei bambini ai quali hanno scelto di pensare nel giorno del matrimonio. Nel 2009 Francesca, insegnante elementare, aiutava le maestre e Luca, musicista, intratteneva i piccoli nelle ore di gioco. «Le insegnanti, con cui ci sentiamo ancora spesso, ci hanno spiegato che avevano bisogno di un certo tipo di lavagne – racconta la coppia –. Così, invece di spendere soldi per i confetti, abbiamo fatto questo regalo ai bimbi». Il pensiero più bello della vita, in fondo, glielo hanno fatto proprio loro. «Qui a Coppito abbiamo lasciato il cuore, la tendopoli è un’esperienza che ti cambia la vita». Agli sposini l’ha cambiata davvero in meglio. E, adesso, anche ai “loro” bimbi.

(POPOTUS AVVENIRE 29 maggio 2014)

un esempio di collaborazione famiglia-scuola!!

23 Maggio 2014 Nessun commento

L’arroganza di chi ha torto
Usa lo smartphone in classe. Il prof glielo ritira e viene denunciato per furto
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Alzi la mano chi ha uno smartphone.
Quasi tutti, era facile prevederlo.
E quanti lo portano in classe?
Ci risiamo.Tutti compatti.

Terza domanda e, mi raccomando, sincerità. Chi tiene lo smartphone acceso durante le lezioni? Proprio nessuno? Forza, vediamo chi ha il coraggio di dirlo. Ah, ecco una mano che si alza là in fondo. E anche tu qui davanti? E anche tu? Eh no, ragazzi. Qui c’è qualcosa che non va. Eppure vi ricordate qual è stata la promessa nel momento in cui i vostri genitori vi hanno regalato un telefonino così bello, no?

Quando si entra in classe si spegne e si lascia spento, ma propro spento, fino al termine delle lezioni.
Anche la maestra mi pare sia stata chiara. Nessuno smartphone acceso in classe. E chi sgarra pagherà le conseguenze: telefonino ritirato e obbligo di tornare a prenderlo con i genitori.

Un patto, giusto, tra persone che si rispettano.Voi, gli insegnanti, i vostri genitori.

Purtroppo capita sempre che qualcuno non rispetti gli accordi. Qualche giorno fa, a Forlì, un ragazzino un po’ più grande di voi che frequenta la terza media, ha avuto la bella pensata di tirare fuori dallo zaino il suo telefonino durante le lezioni. Non solo, l’ha anche acceso e poi si è messo a guardare un sito pornografico, quelli cioè che mostrano adulti nudi o poco vestiti, impegnati in azioni offensive per il vero significato dell’amore. Il prof si è accorto e ha fatto proprio quello che, sicuramente, avrebbe fatto la vostra maestra. «Lo smartphone lo tengo io e, se lo rivuoi, oggi torna con i tuoi genitori».

Normale, no? Nel pomeriggio il ragazzo è infatti arrivato accompagnato dalla mamma. E con loro c’era un altro signore, che si è presentato come l’avvocato di famiglia!!.

Ma a questo punto è capitato qualcosa di imprevedibile. La mamma si è messa a litigare con il prof che aveva punito il figlio e ha addirittura minacciato di denunciarlo per furto. Ma capite? Invece di mettersi dalla parte dell’insegnante per spiegare al ragazzo l’errore commesso, ha tentato di giustificare quel comportamento così negativo. E quindi, a sua volta, ha sbagliato, perché non ha rispettato i patti.

Certo, qualche volta anche ai genitori può capitare.

L’importante è che quella mamma abbia capito e, subito dopo, abbia preso da parte suo figlio per rimettere le cose a posto.

Se a casa, a scuola, in oratorio vogliamo che tutto fili liscio, è importante rispettare gli accordi presi.

Soprattutto quelli davvero importanti. E tutti, secondo il proprio ruolo, devono farlo in ogni occasione.

Ragazzi, insegnanti e genitori, senza distinzione.

(da POPOTUS AVVENIRE del 22 maggio 2014)

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commento personale: che cosa potrà pretendere domani quella mamma da un figlio cresciuto così?

prima di…

18 Maggio 2014 Nessun commento

Le cose che un genitore DEVE sapere prima di dare internet nelle mani del proprio figlio.

Scritto il 18 maggio 2014 alle 11:00 da Redazione Finanza.com

Ecco un veloce canovaccio che un genitore deve tenere sempre bene a mente quando decide di dare in mano al proprio figlio uno strumento affascinante e utile come Internet, senza mai dimenticare che è anche ricco di insidie e pericoli, specialmente per deibambini.

 

1) Prima di dare libero accesso ad internet a tuo figlio devi conoscerne le potenzialità e soprattutto i rischi. Solo se tu li conosci puoi informare, mettere in guardia e proteggere tuo figlio. Ricorda che i filmati che girano in internet sono spesso più pericolosi dei tanto criticati Social Network. Oltre ai contenuti offensivi e volgari devi preoccuparti di quelli violenti e cruentiSpesso la curiosità mette i giovani di fronte a scene che possono creare traumi. Sarebbe bene cercare di accedere solo sotto la supervisione degli adulti ai contenuti di siti di video sharing quali ad esempio Youtube.

2) Devi spiegare a tuo figlio che internet è un mondo virtuale e dietro alle apparenze possono nascondersi menzogna e pericolo. Fagli degli esempi di quanto sia semplice presentarsi diversi da come si è, e quanto sia facile crearsi delle false identità con cui provare a raggiungere obiettivi poco positivi.

3) Devi insegnare a tuo figlio che se già nelle cose di tutti i giorni occorre avere uno spirito critico, a maggior ragione è bene diffidare dalle informazioni veicolate da internet poichépuò averle pubblicate chiunque, e non per forza con cognizione di causa.

4) Devi raccomandarti che utilizzi internet in modo onesto e trasparente, nel rispetto degli altri e della diversità, spiegandogli quale forza distruttrice può avere la condivisione o l’approvazione di atti di bullismo informatico (cyberbullismo): un danno già di per sé che viene perpetrato ad oltranza e in modo inarrestabile.

5) Spiega a tuo figlio, superando per il suo bene, ogni eventuale imbarazzo, cos’è la pedofilia e come il pedofilo moderno si serva di internet. 

6) Devi raccomandarti che ogni contatto da parte di estranei, anche se ritenuto positivo e non aggressivo, ti sia tempestivamente comunicato. Spiegagli che non è per controllarlo ma per tutelarlo. Le persone più pericolose sono proprio quelle più brave a far credere ai ragazzi di essere bravi, di essere i soli capaci di capirli. E bene che i ragazzi conoscano questa realtà, ma soprattutto è importante che sappiano che non esiste nessuno al mondo che possa essere un confidente migliore del proprio genitore.

7) Raccomandati che non fornisca mai informazioni personali, private o sensibili.Affiancalo anche per le registrazioni ai siti. Insegnagli ad essere scrupoloso e ad evitare la diffusione incontrollata dei dati personali.

8) Fornisci regole temporali precise limitando il tempo di permanenza al computer. A tot tempo al computer deve corrispondere tot tempo di aria aperta e gioco/sport.

9) Fai sì che internet sia usato spesso anche per scopi formativi, stimolando la curiosità e la ricerca. Lo studio può essere coadiuvato dalla ricerca on line, il cui potenziale enciclopedico, se sfruttato con attenzione, è davvero vastissimo. Wikipedia è, ad esempio, un sito di divulgazione enciclopedica accreditato e serio. Tieni in seria considerazione anche i siti di intermediazione linguistica, dove l’apprendimento delle lingue straniere è reso divertente, accessibile e facile.

10) Dai fiducia a tuo figlio ed evita di controllarlo di nascosto, chiedergli le password o bloccare tu gli accessi ai suoi siti. Se instauri un rapporto di fiducia sentirà di doverlo onorare; se dai per scontato in partenza che farà sciocchezze si adopererà in ogni modo per non disattendere questa aspettativa… e ci riuscirà presto perché anche se ancora non ha accesso ad internet ne scoprirà i segreti molto più velocemente di quanto tu possa immaginare… e non potrai più stargli dietro. Fiducia ed interesse in ciò che fa e per lui sarà un vanto far le cose nel migliore dei modi.


i 10 bambini più felici del mondo

9 Maggio 2014 Nessun commento

12. Fare festa
Le nostre tredici mosse dell’arte di educare si stanno esaurendo.
Ne restano due. Forse le più simpatiche, certo così fondamentali che, qualora mancassero, renderebbero inefficaci tutte le altre. Stiamo parlando della mossa del ‘fare festa’ e del ‘lasciare un buon ricordo’. Dedichiamo questo mese alla prima.

Diritto alla gioia
La gioia è un diritto del figlio. Un diritto assoluto perché senza gioia la vita è invivibile.
La psicologa Elisabetta Fiorentini è sicura: “La gioia è importante come il pane e la conoscenza, se non di più!”.
La gioia è un diritto del figlio perché è educativa per natura sua: ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre!
Finalmente, la gioia è un diritto del figlio perché è illecito rendere acerba la vita a chi in essa è stato introdotto senza domandargli il permesso.
Insomma, stiamo facendo un discorso serio! Serio ed impegnativo. La gioia non è un optional: è un pilastro dell’educazione che ci dà un ordine tassativo: “Genitori, siate felici!”. No, non stiamo prendendo in giro il lettore. Essere genitori felici è possibile, anche in tempi di crisi come i nostri.
Ci limitiamo a due strategie (molte ne tralasciamo!) che possono portare serenità a casa nostra.

Due strategie
Intanto, per prima mossa non usiamo la testa come portaspilli!
Possibile che educare debba essere un lavoro da minatore, da asfaltatore a ferragosto? È vero: educare non è facile, ma è esaltante. Nessuno stipendio milionario potrà compensare la gioia di un lavoro che, giorno dopo giorno, fa sì che chi nasce uomo diventi umano!
E poi, quando mai fu facile educare? Se avessimo più senso storico, piagnucoleremmo di meno!
Pensate: già nel quinto secolo avanti Cristo il grande filosofo greco, Socrate (469-399) si lamentava: “I nostri ragazzi amano il lusso, ridono dell’autorità, non si alzano in piedi davanti ad un anziano…”.
Andiamo più indietro ancora: su un coccio babilonese, datato 2000 anni avanti Cristo, qualcuno ha scritto: “Questi giovani sono marci nel cuore, sono malvagi e pigri: dove arriveremo?”.
Siamo arrivati al 2000 dopo Cristo e non fu, certo, tutto male!
Dunque buttiamo nel cestino della carta straccia i pensieri vestiti a lutto: “A scuola è un disastro!”. “Non mangia!”. “È allergico ai compiti”. “È sempre così distratto!”…
Aveva ragione il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) a ricordarci che: «Niente è più opprimente che incontrare genitori che si lamentano in continuazione e non si accorgono delle meravigliose opportunità che hanno a portata di mano». Assolutamente vero! L’acqua dei piagnistei non fa muovere la nave!

La seconda strategia che ci fa meno tesi e che, di riflesso, rasserena i figli, è quella di non cadere in alcune trappole.
• Trappola è il bambino da manuale.
I libri di psicologia programmano la giornata del piccolo: alle 9.05 il bagnetto; alle 14 la passeggiata; dopo un tot di minuti dal pasto, il ruttino…
“Ma il nostro fa il ruttino in ritardo… Sarà ammalato?”.
“Il nostro bambino ha iniziato a parlare verso i due anni e non al termine del primo, come dice il manuale…: sarà normale?…”. Suvvia: siamo saggi!
I genitori che cadono nella trappola del bambino da manuale fanno pensare alla storiella della Luna. Una sera l’insegnante di astronomia mostrava con il dito la Luna, particolarmente bella, ma gli studenti guardavano il dito, non la Luna!
I libri di psicologia sono il dito: non fermiamoci ad essi; è il bambino che conta! Vi sono genitori che hanno studiato pochissimo, ma hanno capito moltissimo. Sono quelli che hanno semplicemente guardato il bambino con tanto buon senso, senza tante ansie e preoccupazioni.
• Trappola è il bambino televisivo.
Il bambino televisivo è sempre bello, pulito, non suda mai, non fa capricci, non ha bisogni, tranne quello di un po’ di Nutella, del resto subito soddisfatto. Spenta la televisione, che delusione!
Il nostro bambino fa capricci, suda, urla… Occhio, signori! Il bambino televisivo è una ‘bufalata’, uno specchietto per le allodole, per far correre ad acquistare certi prodotti!
• Trappola è il bambino del vicino.
“Lui sì che è bravo! Lui studia. Lui è educato…”. Anche qui, buon senso, genitori! Il prato sempre verde del vicino potrebbe essere artificiale; la moglie che può sembrare una tacchina, in realtà è una semplice gallina! Buon senso diciamo, sì, perché ciò che noi pensiamo degli altri, lo stesso pensano gli altri nei nostri confronti. È l’irrazionalità dell’invidia!
In ogni casa vi è un capitale: è il nostro bambino normale! Godiamocelo!
Basta così. Sono cenni che, pur nella loro brevità, possono aiutare a comporre il quadro più bello del mondo: un padre, una madre e i figli che si guardano negli occhi e dicono: “Il paradiso siamo noi!”.

I DIECI BAMBINI PIÙ FELICI DEL MONDO

1. Il bambino svegliato da due baci: quello di mamma e quello di papà.
2. Il bambino sudato, dopo aver tanto giocato.
3. Il bambino che si sente raccontare fiabe.
4. Il bambino che non è costretto a fare gli straordinari.
5. Il bambino abbracciato, senza essere soffocato.
6. Il bambino che qualche volta può andare in bicicletta, da solo, con il papà.
7. Il bambino affidato al Buon Dio.
8. Il bambino che non è trattato come le statuine del presepio che possono vedere la luce del sole solo quindici giorni all’anno.
9. Il bambino che non è obbligato a dimostrare d’essere un genio.
10. Il bambino che può accarezzare il gattino, toccare la neve, giocare con l’acqua, calpestare le foglie secche in autunno.

LE CAPRIOLE DEL SANTO
Un giorno una donna, guardando dalla finestra, vide un grande uomo, un asceta circondato dai bambini del villaggio.
Notò che l’uomo, tutto dimentico della sua dignità, faceva capriole per divertirli.
Fu così colpita da quello spettacolo che chiamò il suo bambinio e gli disse: “Figlio, quello è un santo. Puoi andare da lui!”.

(Pino Pellegrino Bollettino salesiano maggo 2014)

9 Maggio 2014 Nessun commento

siamo finalmente in Pakistan. Qualche mese fa avevamo annunciato che la cosa sarebbe avvenuta nelle settimane successive, ma abbiamo rinunciato al viaggio in programma: il giorno prima della partenza, con biglietti e alberghi già acquistati e prenotati, l’ambasciata e la Nunziatura ci hanno chiamato vietandoci il viaggio per motivi di sicurezza. Finalmente ora siamo in Pakistan. Ringraziamo te e tutti coloro che, con il loro sostegno economico o con la loro firma, hanno condiviso con noi questa campagna per la liberazione di Asia Bibi (http://www.citizengo.org/it/2167-asia-bibi-libera).
Il presidente di CitizenGO, Ignacio Arsuaga, ci ha appena scritto da Lahore dopo 20 lunghe ore e un viaggio difficile e pieno di imprevisti.
Siamo lì per sostenere Asia Bibi, la donna cristiana pakistana accusata di blasfemia e condannato a morte. Stiamo parlando ai suoi avvocati e alla sua famiglia. Perché il fatto che i cristiani sono una minoranza non significa (e non deve significare) che essi vadano trattati come cittadini di seconda classe. Non lo permetteremo. Ecco come vivono i cristiani in Pakistan: sono vittime di persecuzioni, carcerazioni illegali e atti di violenza. Guarda questo video in cui Ignacio descrive la situazione nel Paese, e se lo desideri condividilo con i tuoi contatti:

https://www.youtube.com/watch?v=_C3puZ0jB9Q

Questo è ciò che ci ha detto Ignacio Arsuaga dal Pakistan: “Ho osato chiedere ai cristiani pakistani che ho incontrato di pregare per noi. Mi hanno risposto con un’incredibile emozione. Lo fanno con un’umiltà che ha toccato il mio cuore, non potete immaginare quanto. Loro hanno bisogno delle nostre preghiere e di mezzi materiali per sconfiggere la povertà e le persecuzioni, ma anche noi abbiamo bisogno di loro in mezzo al deserto spirituale della nostra società. Conto su tutti i sottoscrittori di CitizenGO per continuare a raccontare ai cristiani pakistani che non li abbandoneremo.” Una testimonianza davvero incredibile.
Il 97 % della popolazione del Pakistan è musulmana. L’altro 3 % è formato da cristiani, ma anche parsi, indù e così via. I cristiani rappresentano la minoranza della minoranza. Sono la comunità più debole del Paese, quella che chiunque può attaccare e offendere impunemente.
Così abbiamo voluto andare in Pakistan, per tentare di fermare questa ingiustizia. La nostra campagna ha obiettivi ambiziosi: non solo cercare di far uscire dal carcere Asia Bibi (http://www.citizengo.org/it/2167-asia-bibi-libera), ma anche aumentare la consapevolezza tra i paesi occidentali riguardo la situazione dei cristiani perseguitati in paesi come il Pakistan. Stiamo preparando due documentari: un lungometraggio per la televisione e un video di 10 minuti per la diffusione online.
Se non lo hai già fatto, ti invito a firmare e diffondere la nostra petizione per Asia Bibi:

Secondo le organizzazioni internazionali, in Pakistan vengono uccisi ogni anno 1.000 donne. In tutto il mondo, ogni anno circa 100.000 cristiani vengono uccisi e 150 milioni sono perseguitati. Asia Bibi, purtroppo, è solo uno dei tantissimi esempi a riguardo. Il Pakistan è uno dei paesi più pericolosi al mondo per le donne cristiane.
Grazie di cuore per il tuo sostegno. Anche grazie a te, possiamo mettere il mondo intero a conoscenza della situazione di Asia Bibi e di tutti i cristiani perseguitati del Pakistan.
A presto,Matteo Cattaneo e tutto il team di CitizenGO
P.S: Ecco ulteriori immagini e testimonianze del viaggio in Pakistan di Ignacio Arsuaga dal suo profilo Twitter (https://twitter.com/iarsuaga) e Flickr (https://m.flickr.com/#/photos/hazteoir/).
CitizenGO è una comunità di cittadini attivi che vogliono difendere la vita, la famiglia e i diritti fondamentali in tutto il mondo. Per saperne di più clicca qui o seguici su Facebook o su Twitter.

per Asia Bibi

9 Maggio 2014 Nessun commento

Nel mese di maggio, un team di CitizenGO andrà in Pakistan e visitare Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. Oltre alla possibilità di sottoscrivere questa campagna di solidarietà, ogni firmatario ha la possibilità di aggiungere un proprio messaggio di vicinanza per Asia, che le sarà consegnato personalmente dal nostro presidente Ignacio Arsuaga durante il suo viaggio in Pakistan. Chiediamo a tutti di unirsi a CitizenGO in questa iniziativa di sostegno e solidarietà: Asia ha bisogni di sapere che migliaia di persone le sono vicine e stanno pregando per lei.

Il caso di Asia Bibi non rappresenta un episodio isolato: i cristiani sono perseguitati in molte parti del mondo a causa della loro fede. Ogni anno si contano 100.000 cristiani uccisi e 150.000.000 di cristiani perseguitati e fatti oggetto di violenze. E il XXI secolo, spesso accolto come “il secolo dei diritti umani”, si preannuncia più sanguinoso che mai per i cristiani.

Nel 2009 Asia Bibi è stata accusata da un uomo del suo villaggio di aver offeso il profeta Maometto. Dopo innumerevoli abusi e violenze (anche sessuali), la donna è stata condannata a morte l”11 novembre 2010, ma fortunatamente la condanna non è stata ancora eseguita.

Ecco la lettera inviata da Asia a Papa Francesco in occasione del Natale:

“A Sua Santità, Papa Francesco, in nome di Nostro Signore, onnipotente e glorioso, io, Asia Bibi, desidero esprimere tutta la mia profonda gratitudine a Dio e a voi, Santo Padre. Mi auguro inoltre che ogni cristiano abbia avuto l’opportunità di celebrare questo Natale con gioia. Come molti altri prigionieri, anch’io ho festeggiato la nascita del Signore nel carcere di Multan, qui in Pakistan.

Sono profondamente grata a tutte le chiese che stanno pregando per me e che stanno lottando per la mia liberazione. Non so come potrei andare avanti senza di loro. Sono ancora viva grazie alla forza delle loro preghiere. Ho incontrato molte persone che si battono per me. Purtroppo, questo non è ancora sufficiente per risolvere la mia situazione. Ora voglio solo confidare nella misericordia di Dio onnipotente. Solo Lui mi può liberare. [...]

In conclusione, caro Santo Padre, vi prego di accettare i miei migliori auguri per il nuovo anno. So che voi pregate per me con tutto il cuore. E questo mi fa credere che un giorno mi sarà possibile tornare libera. Con la convinzione che mi ricordate nelle vostre preghiere, vi saluto con gentilezza. Asia Bibi, vostra figlia nella fede.”

La lettera di Asia Bibi al Papa è davvero commovente. Essa mostra la sua forza e la sua fede. Presto andremo a farle visita e le consegneremo i vostri messaggi di sostegno, solidarietà e conforto. Asia può affrontare e sopportare questa prigionia ingiusta e l’orrore della condanna a morte solo grazie alla sua incrollabile fede e alla preghiera di tutta la Chiesa.(da Luca Volonté )

FIRMA SUBITO QUESTA PETIZIONE!

“il comodismo è un inganno”

6 Maggio 2014 Nessun commento

FAR FATICARE
Sì, anche questa è una delle mosse fondamentali dell’arte di educare che veniamo proponendo da mesi.
Nessuno ci fraintenda! Non vogliamo vedere i ragazzi soffrire, non vogliamo tornare al pane nero.
Se parliamo di fatica, è esclusivamente perché non vogliamo ingannare i nostri figli: ci sta a cuore che crescano liberi e forti.

La grande truffa

“A mio figlio non deve mancare niente; non vogliamo che soffra quello che abbiamo sofferto noi, non vogliamo che faccia la nostra vita…”: è la litania che ha contagiato, si può dire, tutti i genitori ultima generazione!
Litania insidiosissima, avvelenata!
Sia subito chiaro: non vogliamo tornare al lavoro dell’operaio e del contadino aggiogati alla fatica come buoi all’aratro!
Ciò che vogliamo dire è ben altra cosa.
Vogliamo ricordare che troppo benessere finisce con l’uccidere l’essere: il benessere può ingrandire il corpo, ma non liberare l’anima, non farla divenire se stessa! Vogliamo dire, poi, che viziare è sempre ingannare! La vita non è una cuccagna; non è una crociera, non tutti i giorni è Natale o il compleanno.
Sì, non è mai stato così saggio il nostro più noto pediatra del secolo scorso, Marcello Bernardi, come quando ha detto a tutto tondo: “Il pensiero di poter evitare tutte le battaglie, le delusioni, i dispiaceri, è un pensiero folle, perché la vita non è così. Anzi, è ben diversa: la vita è fatta di combattimenti!”.
Insomma, educare è anche attrezzare alla fatica!
Educare è porre ostacoli proporzionati allo sviluppo fisico e psichico del figlio.
Parliamoci chiaro: che cosa succede a far crescere il figlio con il sedere nel burro? Non succedono che guai. Basta aprire gli occhi: ecco tanti nostri ragazzi con la grinta del pesce bollito o della mozzarella. Ragazzi che alla prima difficoltà si accasciano su se stessi, come cerini esauriti che si accartocciano. Ragazzi mollicci. Friabili. Pastafrolla. Ragazzi con le ossa di cristallo. Fiacchi.
Alcuni li hanno definiti ‘ragazzi-peluche’. Gli psicologi parlano di ‘psicastenia’: mancanza di resistenza alla fatica.
Al termine di una conferenza qualcuno ha domandato al sociologo: “Secondo lei la nostra è davvero un generazione ‘bruciata’?”. Il conferenziere, pronto: “Macché ‘gioventù bruciata’!: ‘gioventù bollita’!”.
Adesso è chiaro perché parliamo di fatica. Tutto ciò che è troppo dolce e caramelloso è contro l’Uomo, contro il suo emergere.
Non è forse vero che senza gli scogli le onde non salirebbero in alto?
Parliamo di fatica perché è dalla sua assenza che nascono le quattro più antipatiche malattie della personalità.
Il conformismo: la malattia di chi non ha il coraggio di andare contro corrente, ma si intruppa e va dove lo porta la massa.
Il minimismo: la malattia di chi vive seduto, senza impegnarsi. La malattia del sei in tutte le materie, anche nella vita.
L’anguillismo: la malattia di chi sgattaiola via, si nasconde, ha paura di mostrarsi.
Il ‘pilatismo’: la malattia di chi si lava le mani: di chi guarda dalla finestra la storia passare per strada e lascia che decidano e vivano gli altri!
A questo punto si comprende perché lo psicologo americano William James (1842-1910) era solito esortare i suoi studenti universitari: “Fate tutti i giorni due cose solo perché vi piacerebbe non farle!”. Applausi!
Il ragazzo che ha la fortuna di incontrare la pedagogia della fatica, sarà un ragazzo capace di compiere il proprio dovere, un ragazzo che tiene duro anche quando la vita mostra i denti; un ragazzo che non abbandona la partita.Un ragazzo prezioso che impreziosisce il mondo!

Bentornato sacrificio!
È pericoloso stare a lungo senza soffrire.
Una giornata senza sacrifici è una giornata di sconfitte: la volontà si allenta; il nemico (pigrizia, egoismo, animalità…) troverà più facile vincere.
Che fare, dunque?
La risposta è chiara: riaprire le porte al sacrificio!
I sacrifici possono dividersi in due categorie: i passivi e gli attivi.
I primi sono quelli imposti (per questo li chiamiamo ‘passivi’) dalla vita stessa: il lavoro, lo studio, i disturbi di salute, la convivenza umana, le condizioni climatiche…
I secondi sono i sacrifici cercati, voluti, preparati da noi stessi.
Qualche esempio?
Saltare giù dal letto elettricamente, al primo squillo della sveglia; mangiare le rape che non piacciono; bere un caffè amaro; soffrire il mal di denti senza dirlo a nessuno; aspettare che tutti si siano serviti; praticare il digiuno televisivo; non fare telefonate chilometriche…
Forse qualcuno potrà anche sorridere.
Eppure son proprio questi preziosi sacrifici che tengono a galla la volontà, perché possa sopportare il prezzo del vivere umano.
Nessuno sorrida: il sacrificio non è un’idea che poteva valere prima di Freud. Anche dopo Freud deve restare nella nostra pedagogia.
• Deve restare perché il comodismo è un inganno, come abbiamo detto: la vita non è zucchero filato.
• Deve restare perché “chi non sa negarsi qualcosa di lecito, difficilmente potrà evitare le cose proibite” (Toth Thiamer, scrittore ungherese vivente).
• Deve restare perché (la riflessione è finissima!) “una grande felicità ha bisogno di un grande ostacolo” (Robert Musil, scrittore austriaco: 1880-1942).
Tra gioia e sacrificio, infatti, vi è un rapporto di stretto gemellaggio. La felicità nasce sulla pianta che ha radici a forma di croce, si dice in Africa.
D’altronde non è forse vero che una vita troppo facile diventa una vita noiosa? Dobbiamo dare ragione a Gandhi (1869-1948): “La storia del mondo sta lì a dimostrare che non vi sarebbe alcunché di romantico nella vita, se non esistessero i rischi”.

LE CITAZIONI
“Troppo benessere genera il malessere. Genera i gaudenti scontenti. Genera il disagio dell’agio” (Paolo Crepet, psichiatra).
“Prendete un circolo, accarezzatelo: diventerà vizioso” (Eugène Ionesco, commediografo romeno: 1909-1994).
“La mamma troppo valente fa la figlia buona a niente” (Proverbio).

LA VITE E IL POTATORE
Un giorno la vite disse al potatore: “Perché mi stai venendo incontro con quelle forbici? Forse mi vuoi potare come si faceva al tempo d’una volta? Buttale via: non sai che adesso i tempi sono cambiati!?”. “Già, rispose il padrone: a pensarci bene non hai torto: non siamo più ai tempi d’una volta!”. E poiché i tempi erano cambiati, non la potò. E così in autunno la vite non ebbe uva. Come al solito, vennero gli amici per assaggiare il vino nuovo. “Non c’è vino nuovo. I tempi sono cambiati!” disse, sconsolato, il proprietario della vigna.
(Bollettino Salesiano aprile 2014 pino pellegrino)

“…a chi più sa più spiace”

6 Maggio 2014 Nessun commento

Ammazzare il tempo
Il tempo è ciò che l’uomo è sempre intento a cercare d’ammazzare, ma che alla fine ammazza lui. Una manciata di ore, ed ecco il botto di fine anno con la tradizionale e un po’ tribale e selvaggia chiassata della notte di S. Silvestro (un santo certamente infelice per l’associazione a questa gazzarra notturna). A una certa distanza da quel momento, proviamo, invece, a interrogarci ancora una volta su questa realtà che aderisce alla nostra stessa pelle, il tempo, al quale ho assegnato una delle Definizioni elaborate dal filosofo positivista inglese Herbert Spencer (1820-1903). Egli ricorre a un’espressione che è in molte lingue, «ammazzare il tempo». Nella frase si riflette l’angosciosa attesa di chi è immerso in un’esistenza infausta o di chi, annoiato, non trova più nessun sapore nel vivere.

Alla fine, però,

il tempo si trasforma in una mannaia che si chiama morte e, forse, in quel momento si recrimina perché il tempo è finito così presto. Vorrei, però, riprendere questa locuzione ma da un’altra angolatura che è suggerita dallo scrittore americano Henry David Thoreau che, nel suo Walden o la vita nei boschi (1854), obietta:

«… come se si potesse ammazzare il tempo senza ferire l’eternità!».

L’idea è profondamente cristiana: nel tempo, che è l’ambito in cui è chiamato a operare, l’uomo prepara il futuro che sta oltre la frontiera della morte. Quindi, sporcare, sciupare e dissolvere le nostre ore è predeterminare il nostro destino ultimo. È ciò che Cristo esprime col simbolo del «tesoro»: «Non accumulate tesori sulla terra…, accumulate invece per voi tesori in cielo» (Matteo 6, 19-20). E allora condividiamo la sapienza del Virgilio dantesco:

«Perder tempo – a chi più sa più spiace» (Purgatorio III, 78).

(MATTUTINO AVVENIRE Gianfranco Ravasi