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Archivio Agosto 2016

“Basta cristiani approssimativi!!..” il nuovo eroismo

19 Agosto 2016 Nessun commento

(Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola)
Povero Occidente. Per secoli è stato la locomotiva della civiltà, ora mostra segni di crisi profonda. Anzitutto al suo interno. Il turbocapitalismo di marca anglosassone sta impoverendo la classe media in un processo in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri. Dal punto di vista culturale l’Occidente promuove una cultura dei “diritti”, come vengono chiamati i desideri più animaleschi.
Così l’uomo si riduce al livello degli animali e diventa manipolabile dal sistema. In cambio gli animali vengono venerati e viene riconosciuta la loro “dignità”. La minaccia islamica è stata provocata dall’Occidente con una dissennata politica petrolifera e ora si presenta spaventosa volendo infliggere a noi ciò che abbiamo inflitto loro in abbondanza.
Qual è la via d’uscita? La vita senza Dio è una vita allo sbando ed è allo sbando la prospettiva dell’Occidente che ha abbandonato le radici cristiane. La soluzione è la fede dei cristiani.


Mai i cristiani veri hanno avuto vita facile ma sono il lievito.


La salvezza è nelle nostre mani e nei nostri cuori. Il mondo ha bisogno di santi, di uomini di Dio. Persone che sanno di essere in missione per conto di Dio e da Lui traggono la forza.
San Paolo ci ha tracciato una strada esemplare.
Basta cristiani approssimativi. Occorre imparare a vivere di fede. Le famiglie cristiane oggi sono come i monasteri agli albori del Medio Evo. È da loro che verrà un futuro migliore. Essere padri e madri cristiani è il nuovo eroismo che la Provvidenza ci chiede.

Le canne fanno male. E a scuola si vede

13 Agosto 2016 Nessun commento

“Non sono un medico, non sono uno psicologo, non sono un tossicologo.

<blockquote>Sono un insegnante.</blockquote>

E in tanti anni di docenza nei licei ho avuto tra i miei studenti diversi ragazzi che facevano uso di cannabis e derivati. Con un po’ di esperienza capisci subito chi ha questa abitudine, chi coltiva questo vizio (non dobbiamo esitare a usare tale vocabolo, perché di questo e non di altro si tratta). Li vedi in classe con lo sguardo assente, talora con un sorrisino stereotipato che indica non un’autentica gioia interiore, ma un malsano distacco dalla realtà. A volte te ne accorgi perché ti chiedono spesso di uscire durante le ore di lezione e quando tornano tra i banchi magari si portano addosso l’odore dolciastro tipico della sostanza che hanno fumato. Ho visto ragazzi intelligenti, brillanti, svegli e intraprendenti perdersi per strada a causa di questa maledetta assuefazione.

Non mi interessa – non ho le competenze per farlo – disquisire se il ‘fumo’ dia origine a una dipendenza anche fisica o solo psicologica. Perché so che già la seconda è molto grave. Che cosa succede a un ragazzo che ‘si fa le canne’? Quello che osservo è soprattutto una diminuita capacità di reagire di fronte ai problemi e alle difficoltà. Ci si isola in un mondo a parte, lo ‘sballo’ risarcisce da ogni sconfitta. Ho preso un brutto voto? Non importa, mi faccio una canna e passa la paura. Ho contrasti con i miei genitori? Fatico a farmi capire da mia madre? Non sopporto i rimproveri di mio padre? Poco male, vai con un’altra canna! La mia ragazza mi ha lasciato? Peggio per lei, soffro come un cane, ma per fortuna ho la marijuana che mi consola. La soluzione è sempre la stessa: anziché cercare una soluzione positiva a un problema, lo si rimuove.

Risultato: i problemi si sommano e le difficoltà peggiorano, e il ragazzo in questione è sempre più solo. Perché non è neanche vero che le cosiddette ‘droghe leggere’ (che in realtà ‘leggere’ non sono affatto) favoriscano la socializzazione: quando ‘si fuma’ in compagnia, ciascuno fa parte per sé stesso, e la comunicazione è soltanto apparente (oltre a escludere chi in un certo gruppo invece non sia disposto a questo ‘rito collettivo’).

In un’ora di lezione immediatamente successiva all’intervallo, mi è capitato tempo fa di percepire chiaramente (dai segni visivi e… olfattivi cui accennavo prima) che uno studente, il quale dal primo banco (quindi molto vicino alla cattedra) assisteva ‘in estasi’ a una spiegazione sul Purgatorio di Dante, avesse ‘fumato’. Il giorno dopo lo presi da parte e gli feci questo discorso: «Se fossi tuo padre ti direi che assumere cannabis ti fa male per tanti motivi. Ma siccome non sono tuo padre, e sono solo il tuo professore di Italiano, ti dico che la prossima volta che ti troverò nello stato di ieri dovrò prendere dei provvedimenti».

Lui non cercò neanche di negare, mi disse – sinceramente – grazie per la mia franchezza. Il problema è che come docenti spesso non sappiamo che cosa fare. O hai le ‘prove’ di un comportamento sbagliato e illecito, e allora puoi innescare un provvedimento disciplinare, altrimenti intervieni a tuo rischio e pericolo. Spesso i presidi sono restii ad azioni eclatanti di ‘repressione’ del fenomeno (come chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per contrastare eventuali fenomeni di spaccio dentro la scuola), temendo una cattiva pubblicità per l’istituto, e anche alcuni genitori non amano sentirsi dire sui loro figli cose sulle quali magari nutrono sospetti, ma per il momento preferiscono tenere gli occhi chiusi, oppure, sapendole, non accettano che altri possano esserne al corrente: se dici apertamente che un certo ragazzo ‘si fa’ di qualcosa, rischi una denuncia per diffamazione.

Però una cosa da docenti la possiamo fare, e non dobbiamo smettere di farla: denunciare le mistificazioni che intorno all’argomento vengono promosse anche ai più alti livelli, Parlamento compreso. Personalmente non mi stancherò mai di discutere su questo tema con i miei studenti, spesso anch’essi vittime di luoghi comuni e faciloneria nell’affrontare una tematica complessa, ma sulla quale dobbiamo trasmettere messaggi educativi chiari e precisi. A partire da un netto ‘no’ a qualsiasi tentativo di legalizzazione di sostanze che – su questo non ci sono dubbi – fanno male, anzi malissimo. Soprattutto ai più giovani.
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Roberto Carnero
Copyright 2016 © Avvenire | 13 agosto 2016

anziani e soli al troppo caldo

5 Agosto 2016 Nessun commento

Le misure straordinarie per fronteggiare il caldo estivo – i consigli agli anziani per una corretta alimentazione e idratazione – le visite a casa e negli istituti – l’appello ai vicini di casa: “intervenite personalmente o segnalate tempestivamente situazioni di criticità”.

Sono migliaia i volontari della Comunità di Sant’Egidio


(vedi www.santegidio.org )

impegnati a fianco degli anziani che garantiranno una presenza e una reperibilità in caso di bisogno, con telefonate, visite e interventi d’emergenza in 20 città italiane, dal nord al sud, da Genova a Messina.

Il caldo comincia a farsi più intenso soprattutto nelle grandi città, che a differenza del passato si svuotano meno, ma non garantiscono un’adeguata protezione ai loro cittadini più fragili. Diverse le misure messe in campo per il “piano caldo” a livello istituzionale dagli enti locali. Ma anche la società civile si mobilita. Di qui l’iniziativa di Sant’Egidio, che nei mesi estivi rafforza i suoi interventi a favore degli anziani e rivolge un appello alle autorità perché intensifichino ulteriormente le iniziative a tutela degli anziani, ma anche a tutti gli italiani perché, durante il Giubileo della Misericordia, mostrino un’attenzione particolare a chi è maggiormente isolato e in difficoltà, intervenendo personalmente con atti di solidarietà, che possono salvare una vita, e segnalando tempestivamente le situazioni di criticità.

A Roma è attivo dal 2004 il programma “Viva gli Anziani”, che raggiunge oltre 5.000 ultraottantenni in tre rioni del centro (Trastevere, Testaccio, Esquilino). Il Programma intende prevenire situazioni di pericolo, monitorando tutta la popolazione anziana dei tre quartieri e creando una rete di prossimità attorno alle persone più sole grazie al coinvolgimento attivo di familiari, vicini di casa, portieri, negozianti. A questa presenza si affianca il lavoro gratuito di migliaia di volontari in numerosi quartieri della periferia di Roma, ma anche in circa 200 istituti e case di riposo per anziani, dove soprattutto a luglio e agosto si moltiplicano le visite di volontari di tutte le età, tra cui moltissimi “Giovani per la Pace”, il movimento giovanile di Sant’Egidio. “Offrire da bere sembra superfluo – spiegano al programma “Viva gli Anziani”–, ma è un gesto che previene malori tipici dell’estate. A volte infatti le persone che si muovono poco non avvertono la sensazione di sete e rischiano di disidratarsi senza accorgersene”. Questo e altri suggerimenti di un corretta alimentazione e idratazione, insieme a indirizzi utili e informazioni su aspetti normativi, ricreativi, sanitari e sociali, sono contenuti in “Come rimanere a casa propria da anziani”, la prima guida online recentemente pubblicata, a Roma, e scaricabile gratuitamente dal sito www.ilcome.it/roma. È attivo inoltre il telefono 06/8992234 per offrire il proprio aiuto o segnalare situazioni di emergenza.

In Piemonte sono migliaia gli anziani visitati almeno una volta la settimana dai volontari di Sant’Egidio. Il Piemonte, si sa, è terra di anziani. Piemontese, di Verbania, è Emma Morano, che con i suoi 116 anni, è la donna più anziana al mondo. Ma anche Jolanda, che di anni ne ha “appena” 106, non scherza: vive in un appartamento della periferia di Novara, assistita da Neva, la sorella novantatreenne, una badante e gli operatori di Sant’Egidio che le fanno visita quotidianamente soprattutto d’estate. “Jolanda, che oramai si alza raramente dal letto, ti accoglie con i suoi occhi blu, con i quali ti indica su quale sedia sederti”, racconta Daniela Sironi, la responsabile di Sant’Egidio in Piemonte. “È nata suddita degli Asburgo nel 1909 a Pola e di cose – belle e brutte – nella sua ne ha vissute tante che i racconti non si esauriscono mai”

Nonostante i dati ISTAT dipingano la Campania come la regione più giovane d’Italia, a Napoli vivono quasi 200.000 anziani. Alcune migliaia sono quelli assistiti da Sant’Egidio non solo nel capoluogo campano, ma anche a Salerno, Benevento e Avellino. Al Rione Sanità di Napoli sono alcune centinaia gli ultraottantenni monitorati quotidianamente dai volontari di Sant’Egidio. Tra questi Sofia, ottant’anni vissuti tutti al 5° piano di uno stabile d’epoca senza ascensore. “Lo scorso anno, in seguito a un ictus, Sofia rischiava il ricovero in una struttura di lungodegenza. Grazie alla rete di contatti attivata dal programma: fisioterapisti, commercianti, vicini – spiega Bianca Frattini, coordinatrice di “Viva gli Anziani” a Napoli – Sofia è potuta tornare a casa propria”. “Chiusa una porta, si è aperto un portone”, scherza Sofia, che due volte alla settimana, adesso, prepara i biscotti per la merenda dei bambini della Scuola della Pace.

Aiutare gli anziani non solo è doveroso. Fa bene e restituisce umanità a una città.

Roma, 8 luglio 2016

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risposta cristiana

2 Agosto 2016 Nessun commento

In onore di Simona Monti, morta martire nella strage di Dacca, i familiari faranno opere di bene per i cristiani perseguitati
(by chrisrosed’arco)
Famiglia di Simona Monti, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo: «Consideriamo martirio la morte di Simona. Faremo un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati in odio alla fede»

(tratto da ACS)

AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE

)
«Simona è stata uccisa in odio alla fede e per questo abbiamo voluto ricordarla anche sostenendo i cristiani perseguitati». Così don Luca Monti, fratello della vittima, spiega la decisione di fare una donazione ad Aiuto alla Chiesa che Soffre in onore di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016.
La famiglia Monti contribuirà, tramite ACS, alla costruzione della Chiesa di San Michele ad Harintana, piccola cittadina del Bangladesh meridionale appartenente alla diocesi di Khulna. «La nostra è una famiglia cristiana – afferma don Luca, parroco della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino – e consideriamo martirio la morte di Simona e di tutte le altre vittime di quel drammatico attacco. Abbiamo quindi preferito delle esequie semplici, per poter realizzare un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati. E lo abbiamo fatto attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, perché è una fondazione pontificia e perché realizza splendidi progetti per i nostri fratelli perseguitati in odio alla fede».

Una risposta concreta all’orrore dell’estremismo per favorire, in un Paese colpito dal fondamentalismo come il Bangladesh, il dialogo interreligioso e sostenere le minoranze. La famiglia Monti contribuirà quindi a donare un luogo in cui pregare alla comunità cristiana di Harintana, finora costretta a percorrere alcuni chilometri ed attraversare un fiume per raggiungere la chiesa più vicina. «Abbiamo scelto questo progetto perché ci dà speranza sapere che la Chiesa di San Michele rappresenterà un incentivo per i cristiani del Bangladesh, affinché non abbiano paura e non si arrendano anche di fronte alla violenza. E poi lo abbiamo fatto per Simona, perché speriamo che la locale comunità abbia la bontà di pregare per la sua anima e per la nostra famiglia».

Di sua sorella don Luca ricorda in particolare la dedizione al lavoro e la «amorevole determinazione». Il sacerdote nota inoltre come al di là della grande sofferenza, la famiglia Monti tragga forza dalla consapevolezza che Simona sia stata uccisa in ragione della sua fede. «È stato molto toccante ascoltare mio padre dire: “Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”».

Dal gennaio 2015 ad oggi, ACS ha realizzato interventi in Bangladesh per oltre 750mila euro.

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/la-famiglia-monti-costruira-una-chiesa-in-bangladesh-con-aiuto-alla-chiesa-che-soffre-simona-e-una-martire-e-noi-sosterremo-i-cristiani-perseguitati/

«Avete trucidato mia sorella incinta. Vi rispondo col Perdono»
A suo fratello Don Luca Monti, Simona aveva confidato la gravidanza e gli aveva detto che voleva partorire in Italia accantonando per almeno un anno i viaggi di lavoro che l’avevano portata prima in Cina e poi in Bangladesh, dove ha trovato una orribile morte. Simona è stata trucidata da un commando Isis che ha assaltato l’Holey Artesan Bakery, dove sono rimasti uccisi altri 8 italiani.

“Questa esperienza di martirio per la mia famiglia e il sangue di mia sorella Simona spero possano contribuire a costruire un mondo più giusto e fraterno” ha detto, da uomo di fede, il fratello Luca, parlando a nome di tutta la famiglia.

Simona Monti conosceva il cinese e altre lingue straniere, viveva da tempo in Bangladesh dove lavorava per una azienda di abbigliamento di Revello (la Mauli SpA) e prima di Dacca – dove, da circa un anno, si occupava di controllo qualità nelle ditte fornitrici locali – aveva vissuto in Cina, sempre per la Mauli.

L’ultima volta che Simona Monti aveva sentito la famiglia era stato venerdì sera alle ore 20 di Dacca. Simona aveva comunicato alla mamma che sarebbe andata a cena con amici nel locale poi preso d’assalto dai terroristi dell’Isis.

La notizia ha sconvolto Magliano Sabina (Rieti) dove la famiglia di Simona Monti è molto conosciuta e stimata. Il destino, o più prosaicamente dei terroristi animati da folli propositi suicidi, l’hanno strappata alla vita troppo presto.

“Degli 11 italiani presenti nel ristorante durante l’attacco islamista 9 sono stati trucidati, uno è riuscito a fuggire e salvarsi, mentre l’altro era dato per disperso, rintracciato poi in serata. Alla vostra religione del terrore rispondo con il Vangelo del perdono, sperando che questo martirio familiare e il sangue di Simona contribuisca a creare un mondo più giusto e fraterno” – dice il fratello parroco di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino. Proprio nel paese irpino è stata organizzata una veglia di preghiera. E’ il grande abbraccio di amore e fede che l’Irpinia stringe intorno a don Luca.
(da “AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE”)