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Archivio Gennaio 2017

“…le ferite vanno aperte…”

30 Gennaio 2017 Nessun commento

(don Luigi Verdi, durante la puntata di Beati Voi, Tv2000 – 22 giugno 2016)
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Ci allenano ad un ego pietoso e tutto quello che facciamo è molto egocentrico, ma se non si apre all’altro, la nostra vita finisce lì. […] Solo un perdono vero riapre il futuro. Vi dico io come ho fatto io a perdonare il mio babbo. Io odiavo il mio babbo, perché picchiava, gridava e beveva. L’ho sopportato un po’ e poi l’ho odiato. I passaggi sono tre. Primo, capire (primo di cinque fratelli, ha dovuto fare lui da babbo ai fratellini più piccoli), ma attenzione che capire non vuol dire giustificare, vuol dire comprendere che una cosa è quella. La seconda cosa è non odiare: io ho un istinto molto violento, che ho preso da mio padre; io è una vita che cerco di tirar fuori calma, dolcezza, tenerezza: perché la lotta vera non è con chi ci ha fatto del male, ma con noi stessi per non diventare come loro. In ultimo, mio padre ha preso un ictus qualche anno fa, mentre io avevo il fuoco di san’Antonio per lo stress. […] Ho chiesto a Dio: “Fa’ quello che vuoi, ma lasciamelo ancora qualche giorno”, perché avevo capito che mancava ancora un passaggio per perdonarlo. Allora ho buttato fuori tutti i miei fratelli dalla stanza, sono entrato davanti a quel letto e gli ho detto: “Grazie babbo, perché mi hai picchiato. Grazie perché gridavi. Grazie perché bevevi e, ancora adesso, se stappo uno bottiglia di spumante mi tappo gli orecchi. Grazie perché la mattina o la notte, a qualunque rumore, mi sveglio, perché lui veniva a prendermi e tirarmi le basette per svegliarmi, come si faceva con i cavalli nel bosco, d’estate. Grazie, babbo, perché se non fossi stato così, io non sarei quest’uomo di oggi”. […] Quando uno ti dice, se hai una ferita: “Mettici una pietra sopra”, è la cosa più stupida che ti può dire. Perché è come quando tu hai un taglio: se non lo apri, il pus aumenta. Le ferite vanno aperte ed è una gran fatica questa trasformazione nel capire, nel non odiare e nell’arrivare un giorno a dire “grazie”. […]

Se non hai fatto pace con il tuo passato, il tuo futuro è finito. E solo il perdono apre al futuro.

“….oggi c’è tristezza nella nostra diocesi…”

21 Gennaio 2017 Nessun commento

DON POZZA: “DELUSIONE E DISGUSTO. MA LA NOTIZIA SCONVOLGENTE È UN’ALTRA”
19/01/2017 Il commento spiazzante del teologo don Marco Pozza, cappellano delle carceri di Padova e confratello di don Andrea Contin, indagato per aver trasformato la canonica in una casa “a luci rosse”
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“Certo quanto accaduto, se è andata come dicono i giornali, è un fatto sconvolgente. Un fatto che, come sacerdote e uomo, lascia in me, anzitutto, un senso di delusione grande, perché una certa Chiesa ha tradito ancora la missione di Cristo. Ma spero anche che i miei poveri mi insegnino la differenza tra debolezza e perversione, tra il racconto e la realtà, tra miseria e desiderio. Qualora queste notizie fossero verità, tra lo sbaglio di un singolo e lo stile di una collettività”.
Davanti al silenzio imbarazzato e a tante bocche cucite, a parlare (oltre che a scrivere nel suo blog “Sulla strada di Emmaus”) è don Marco Pozza, scrittore, teologo, cappellano del carcere di Padova, e confratello di don Andrea Contin, l’ex-parroco della diocesi padovana che secondo la denuncia dell’amante avrebbe trasformato la canonica in casa a luci rosse, luogo di orge e prostituzione.
Che sentimenti prevalgono in voi sacerdoti della diocesi di Padova in questi giorni?
“Certo che <strong

>oggi c’è tristezza nella nostra diocesi

. Il sentire comune di noi sacerdoti è un forte disagio, perché un prete che tradisce, se è vero quanto si racconta, tradisce un’intera famiglia. In un’ottica di appartenenza, è come se a tradire fosse stato nostro fratello. Tutti noi ci sentiamo debitori verso chi ci guarda con profonda delusione. Ci sentiamo corresponsabili di aver provocato nella gente scandalo e disgusto, che ci viene giustamente riversato addosso. Dovremmo, comunque, credere che non sarà questa pagina nera ad arrestare la grazia del Cielo”.
Cioè?
“Che il Signore ci sta dicendo qualcosa anche attraverso una vicenda sconcertante come questa. La fragilità e il fallimento è una possibilità che sta dentro l’esistenza anche di un sacerdote, ma non per questo Dio ci abbandonerà. Ora è il momento del disgusto. Domani della redenzione, per vie complicate, zig-zag misteriosi di Dio che non possiamo intuire”.
Che altro le ha lasciato personalmente questa vicenda?
“una presunta storia “a luci rosse” è sempre un’occasione ghiotta per affaccendarsi al punto tale da non occuparsi dei propri peccati. Ma detto questo, è difficile dar torto alla gente quando dice che si tratta di fatti sconvolgenti. E noi dobbiamo condannare con tutte le forze, non tanto la debolezza che è di tutti, ma quella debolezza che diventa perversione. Ma c’è anche qualcos’altro che provoca in me un altro sentimento”.
Che altro?
“C’è la coincidenza cronologica che ha messo assieme questo fatto e il Natale. Voglio dire: oggi che la liturgia cala le serrande al Natale, vivo l’incognita di un dubbio: come sarebbe stato il mio Natale se non avessi accettato la compagnia-amica di quel racconto che, soprattutto questa volta, sembrava scritto apposta per me, per la fragile bellezza della mia chiesa diocesana, per quei poveri che cercano Lui nel bisogno di sentirsi dire che non sono più soli? La gente dirà: “Era cosa migliore se non fosse accaduto”. Come darle torto? Siccome, però, è accaduto, allora il mio Natale è stato ancor più una ‘lieta novella’”.
Si spieghi meglio…
“Voglio dire che quella del Natale è una storia povera. Una storia d’amara tristezza: quando Cristo nacque, la gente manco s’accorse che era nato. Quando Cristo muore, sotto la Croce i soldati giocano a dadi: all’inizio fu l’indifferenza, alla fine fu la ludopatia a confondere le menti. A sconvolgere fu che, in questo turbine d’umanità, Cristo nacque. Nasce, s’intestardirà a nascere. Nonostante noi preti, grazie a noi preti, mettendosi di traverso ai nostri sogni di preti, sempre poco scandalosi a specchiarli nei suoi abissi. Quindi nessuna storia, tra quelle che vorranno mettersi di traverso sulla strada, riuscirà ad arrestare la grazia del Cielo. Di più: laddove il peccato sembra esagerato, in misura decuplicata si manifesterà il formato dell’Amore. Basta leggere la prima pagina del Vangelo di Matteo per non perdere la speranza: chi si deciderà a seguir Gesù, dopo il rigurgito iniziale, farà il ripasso nella memoria di com’era la sua genealogia. A leggerla a-luci-rosse, da un punto di vista carnale, è spaventosa anche solo ad immaginarla: è una storia di incestuosi, di adulteri, di prostituzioni, di omicidi”.
Cioè che c’è una speranza nonostante questa umanità disastrata, fragile, che fa fatica, come dice lei “a reggere il passo dei sogni di Dio?
“Certo. Forse questa dura esperienza vuole insegnarci che bisogna, per esempio, volerci un po’ più bene tra noi sacerdoti. Il Signore ci chiede, forse, di reinventarci come ministri anche il modo di viere in parrocchia e tra le parrocchie. Che la solitudine in cui spesso vivono i confratelli in parrocchia non è cosa buona. Questo fatto gravissimo, se vero, ci ha permesso di scoprirci uomini”.
E in carcere che commenti si sono fatti? Quali reazioni tra i “suoi” detenuti?
“Silenzio rispettoso e incredulità di chi ha conosciuto un altro don Andrea. Il carcere s’è dimostrato ancora una volta un luogo più sano della piazza del paese. Non ho sentito un solo commento offensivo nei confronti della Chiesa o del Papa o del vescovo. E leggo questo silenzio come un affetto dei detenuti nei confronti della diocesi e del Vescovo Cipolla che s’è fatto vicino al carcere, che lo ha visitato appena giunto a Padova”.

….tarocchi delle mie brame !!…

14 Gennaio 2017 Nessun commento

Occultismo in Italia. Un grande giro d’affari intorno alle “false speranze”
(Articolo tratto da Zenit – di Federico Cenci )


La chiaroveggenza. Il tema è stato richiamato da Papa Francesco nel corso dell’Udienza generale 11 gennaio 2017. Con la sua consueta spigliatezza comunicativa, Bergoglio ha ricordato che quando era Arcivescovo di Buenos Aires, notava che in un parco della capitale argentina erano soliti raccogliersi diversi “veggenti”, con una discreta “coda” di persone davanti a loro, per farsi leggere il futuro con le carte.

E questo ti dà sicurezza? E’ la sicurezza di una – permettetemi la parola – di una stupidaggine. Andare dal veggente o dalla veggente che leggono le carte: questo è un idolo! Questo è l’idolo, e quando noi vi siamo tanto attaccati: compriamo false speranze. Mentre di quella che è la speranza della gratuità, che ci ha portato Gesù Cristo, gratuitamente dando la vita per noi, di quella a volte non ci fidiamo tanto.”

L’immagine evocata dal Pontefice è in parte analoga a quella che si presenta in tante città del mondo, Roma compresa. Basta fare due passi nel centro storico dell’Urbe, nei pressi di Piazza Navona, di Piazza di Spagna, di Campo de’ Fiori, per imbattersi in qualche cartomante, solitamente raccolto intorno al suo studio ambulante composto da sedia e tavolino pieghevole su cui sono poggiati i tarocchi.

Più uniche che rare le occasioni in cui si crei addirittura una “coda” di persone in attesa di ricevere una “consulenza” da questi “veggenti”. Anzi, è piuttosto insolito che costoro siano impegnati a parlare con un cliente. Il più delle volte li si nota da soli, in attesa che arrivi qualcuno a cui vendere quella che il Papa ha chiamato una “falsa speranza”.

La desolazione di questi banchetti ambulanti sparsi nel centro di Roma non deve però trarre in inganno. L’occultismo è una realtà assai diffusa in Italia, che miete ogni anno nuovi succubi.

Lo testimonia l’immenso giro d’affari generato da stregoni, maghi, fattucchieri e cartomanti. Secondo l’Osservatorio Antiplagio, nel Belpaese oscilla intorno ai 4,5 miliardi di euro all’anno. E negli ultimi anni, complice forse la crisi economica, il fenomeno sta conoscendo un pericoloso incremento.

Sono arrivati a circa 12 milioni gli italiani che almeno una volta all’anno si rivolgono a questi personaggi. Il canale privilegiato attraverso il quale vengono a contatto con tali realtà è la tv. Specie le emittenti private forniscono ampio spazio agli annunci di sensitivi e simili. Ma ad alimentare questo business contribuisce anche internet, soprattutto i social network.

La causa di questo ingente ricorso all’occulto va attribuito anche alla secolarizzazione; “ad un affievolimento della fede, ma anche ad una certa superficialità nel rapportarsi agli eventi”, per dirla come Valter Cascioli, psichiatra e portavoce ufficiale dell’Associazione internazionale esorcisti (Aie). Il quale rincara: “La nostra società, poi, lascia adito alle pratiche occultistiche” in modo “surrettizio”.

Una questione su cui lanciano l’allarme da tempo gli esorcisti. Padre Francesco Bamonte, presidente dell’Aie, avvertiva oltre un anno fa, in una conferenza su Halloween all’Università Europea di Roma, che esistono poteri forti impegnati affinché nella società “la magia diventi l’alternativa al cristianesimo”. Il sacerdote sottolineava che “l’occultismo viene insegnato” ai più giovani “attraverso figurine, fumetti, cartoni animati, musica, videogiochi, internet, film, telefilm e romanzi…”.

Il propagarsi dell’occultismo – rammentano gli esorcisti – determina una crescente domanda di liberazione da possessioni diaboliche. In Italia sono attualmente 240 i sacerdoti esorcisti e 62 i loro ausiliari. Una schiera esigua, se confrontata alle tante richieste che giungono da ogni zona del Paese.

Per affrontare alla radice il problema del plagio e dell’occultismo, il servizio Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII ha messo a disposizione un numero verde (800 22.88.66) a cui rivolgersi se si è in balia di un’organizzazione di tal risma. Si tratta di un antidoto ai pericolosi “idoli” della chiaroveggenza, sempre più in agguato, cui ha posto attenzione oggi il Papa.

“..quando Socci difendeva..”

3 Gennaio 2017 Nessun commento

(da www.noalsatanismo.wordpress.com 3 gennaio 2017)
Molti di coloro che oggi seguono, come un guru o profeta di turno, il giornalista Antonio Socci (oggi militante quotidiano contro Papa Francesco, ieri apologeta cattolico, l’altro ieri ateo e comunista, tanti tempi e facce opposte tra di loro) dimenticano che proprio pochi anni fa, nel 2012, Socci difendeva lo spettacolo blasfemo del regista luciferiano Romeo Castellucci, spettacolo teatrale in cui viene oltraggiato il Volto di Cristo, Salvator Mundi, dipinto di Antonello da Messina(IN FOTO), preso di mira con lanci di sterco e liquame vario, da parte di bambini reclutati per l’occasione e dall’attore che impersonifica un padre anziano affetto da dissenteria…E sul Volto di Gesù, infine, viene proiettata la frase: “Tu non sei il mio pastore”. Tutti i cattolici protestarono contro lo spettacolo blasfemo anticristiano, che venne denunciato anche dal Vaticano (“uno spettacolo che offende Cristo e tutti i cristiani, lecito manifestare il dissenso”http://www.lastampa.it/2012/01/20/cultura/il-vaticano-contro-la-piecedi-castellucci-LdcCjts114ajl7bUEHymGP/pagina.html), infatti si scoprì che le “opere teatrali del regista Castellucci” fanno dichiaratamente propaganda allo gnosticismo luciferiano. Romeo Castellucci: “Lucifero è una figura molto ambigua, che non incarna solo il male, perché il male è anche Dio, che è bene e male, tant’è che in alcune tradizioni è Lucifero il primo martire”. da: “Nuova scena italiana: il teatro dell’ultima generazione”, di Stefania Chinzari,Paolo Ruffini, p.105

Socci invece ha sempre difeso a spada tratta lo spettacolo blasfemo di Castellucci e nel 2012 criticò i cattolici “fondamentalisti indignati” (così li definì lui! e guarda caso, molti di quei cattolici che lui criticò come “fondamentalisti” sono quelli che oggi osannano proprio lui…): Socci ribadì che quegli oltraggi contro Cristo, nello spettacolo di Castellucci, sono un atto mistico di ‘preghiera’ e sarebbero l’emblema della sofferenza e dell’umiliazione umana, con un richiamo (totalmente distorto) ai lamenti di Giobbe… AD OGGI, NON E’ ARRIVATA UNA SMENTITA DI SOCCI, che scrisse nel suo noto blog che lo spettacolo di Castellucci non è blasfemo…

http://www.antoniosocci.com/ma-quale-blasfemia-qualla-di-castellucci-davanti-a-gesu-e-preghiera/

TUTTO IL CONTRARIO! Castellucci lo ha ribadito nell’intervista che abbiamo mostrato nel video ed ha dichiarato più volte i suoi interessi per il luciferismo: “L’angelo dell’arte è Lucifero”(intervista a Castellucci 2002). E’ evidente che nel suo “spettacolo” c’è il chiaro intento non solo di mostrare odio e disprezzo verso Cristo (prova ne è la scritta che appare sullo sfondo dell’immagine di Gesù sul palco “Tu non sei il mio pastore”), ma di incitare anche a questo odio, di giustificare l’odio anticristiano come espressione del “sè”=satanismo.

La dimensione gnostica e satanica dell’”opera” di Romeo Castellucci:

Castellucci e il filosofo dell’Anticristo
La seguente intervista è stata rilasciata da Romeo Castellucci alla rivista australiana Real Time Arts (n. 52, dicembre-gennaio 2002), in occasione della presentazione della sua opera Genesis al Festival di Melbourne (cfr.:http://realtimearts.net/article/52/7027). Per capire i commenti di Castellucci, è necessario prima conoscere quest’opera. Ecco come la presenta Real Time Arts:

“La storia di Dio che crea amorevolmente l’universo, dopodiché l’uomo che commette il peccato originale e viene perciò espulso dal Giardino dell’Eden, è ben nota. Meno nota, invece, è la versione mistica giudaico-cristiana che troviamo nello Gnosticismo, nella Cabala e nella filosofia massonica Rosacroce. È questa la versione che Castellucci ci presenta, per mezzo di suoni, di performance fisiche e di spettacolari effetti visuali. Castellucci attinge alle stesse tradizioni gnostiche che hanno ispirato artisti e filosofi come Baudelaire, Antonin Artaud, Friedrich Nietzsche…

“In questa versione più tenebrosa della Genesi, l’atto creativo non è frutto dell’amore, ma di un terribile errore. La Cabala, per esempio, parla di come l’universo sia stato creato quando i vasi sacri che portavano la Parola di Dio sono caduti e si sono frantumati in milioni di pezzi imperfetti. L’atto della creazione è stato dunque una trasgressione violenta contro le leggi dell’universo. In questa ottica, tutta la Creazione contiene in sé il caos agitato di un proto-universo precedente all’atto creativo. Non è l’Amore che regna nell’universo, ma la Crudeltà. Non è l’uomo ad aver peccato, ma Dio. Tutta l’arte e il teatro di Castellucci costituiscono una storia che racconta questo atto iniziale di violenza primordiale”.

Ed è proprio questa crudeltà fondamentale, attribuibile all’errore di Dio, che dà il nome alla scuola fondata da Antonin Artaud, mentore di Romeo Castellucci: Teatro della crudeltà.

Intervista a Romeo Castellucci a cura di Jonathan Marshall

Marshall: Su questa linea, Lei è d’accordo che ogni atto creativo sia un atto di violenza? Ho in mente qui la sua dichiarazione che Lucifero, l’angelo caduto, sarebbe il primo artista con cui l’umanità si debba identificare.

Castellucci: “L’arte diventa necessaria quando non si è più in Paradiso. In questo senso, l’unica persona che potrebbe reggere l’atto di ripetere le parole di Dio, e ancor più nella loro lingua originale ebraica, è Lucifero…

L’Angelo dell’Arte è Lucifero. È Lui il primo ad aver sdoppiato il linguaggio, salvo poi tradurlo. È Lui il primo, e l’unico, ad aver dominato l’arte della trasformazione. Egli proviene dalla zona del non-essere. L’unica possibilità per lui di tornare alla zona dell’Essere è farlo con la voce, il corpo, il nome di un altro. A questo serve il teatro. Questa zona del non-essere è la zona genitale di ogni atto creativo. Questo permette la distruzione, che è condizione per scongiurare ogni eventuale superstizione.”

Castellucci nella superstizione ci vive, dato che ha palesato i suoi interessi per lo gnosticismo, cabala & massoneria.

Castellucci ha citato la Genesi, vedendo l’atto creativo di Dio come un atto di violenza: in realtà è l’invidia che crea violenza e ce lo dice la Bibbia :”La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo » (Sap 1,13; 2,24 ). Dio ha creato con un atto di Amore e ha creato dal nulla tutte le cose, dando all’uomo la Sua stessa immagine e dignità.

Lucifero fece un atto di arroganza, ribellandosi a Dio.

Quell’angelo che era considerato il più bello del Cielo, cadde nella superbia, nell’ambizione e si ribellò a Dio che, giustamente, lo cacciò, con l’intervento potente di San Michele Arcangelo, capo di tutti gli Angeli fedeli a Dio ed al Suo progetto di Amore per l’umanità e per tutto il creato, progetto che Lucifero invidia ed odia.

«Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora?

Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli»?

Dal Libro del Profeta Isaia (Isaia 14, 12)

I massoni la pensano esattamente come Castellucci :

«Lucifero, il Portatore di Luce! Nome strano e misterioso attribuito allo Spirito dell’Oscurità!

Lucifero, il Figlio del mattino! é lui che porta la Luce, non c’è alcun dubbio»!

Così Albert Pike, 33º Grado della Massoneria nella sua opera Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry (1871, pag. 321).

Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), la medium massona e fondatrice della Società Teosofica, la «madre» del movimento New Age e dell’occultismo moderno, insegna nella sua opera The Secret Doctrine («La dottrina segreta»; 1888) che «Lucifero è luce divina e terrestre, allo stesso tempo lo “Spirito Santo” e “Satana”». «E ora è stato provato che Satana, o il Dragone Rosso Infuocato, il “Dio del Fosforo” e Lucifero, o “Portatore di Luce” è in noi: è la nostra Mente, il nostro tentatore e Redentore, il nostro liberatore intelligente e Salvatore dall’animalismo più puro».

Lucifero in realtà perse la vera Luce di Dio, precipitando nella rovina di sé stesso e degli altri che lo seguono, perché si mise contro la Pace e l’Armonia stabilita da Chi era (ed è e sempre sarà) più alto di lui, Dio Creatore.

Castellucci nel suo spettacolo ha mostrato un’arroganza satanica, altro che ‘misticismo’: Lucifero si traveste da “angelo di luce” (2 Corinzi 11,14-15) ed anche i suoi seguaci fanno altrettanto, travestendosi da ministri di falsa giustizia e di falsa “arte”.

Per certi giornalisti, sarebbe “mistico” anche il crocifisso immerso nella pipì dell’altro artista blasfemo in cerca di notorietà Andres Serrano? Ormai al giorno d’oggi per diventare ricchi e famosi basta parlare male del Papa, insultare Cristo e dare una visione storicamente falsata del Cristianesimo e della Chiesa. La colpa di chi è? Forse è proprio di quei giornalisti opportunisti, che stanno dietro le loro comode scrivanie a criticare ed a sfruttare le vendite dei loro libri, ma non costruiscono nulla di buono, mentre in ogni parte del mondo milioni di cristiani vengono perseguitati, proprio per difendere la sacralità del Volto di Cristo, in cui credono fino a dare la loro stessa vita, pur di non rinnegarLo.

Questo spettacolo blasfemo continua ancora ad essere diffuso. Nel 2016, Claudio Cia, consigliere provinciale, ha interpellato, attraverso una interrogazione scritta, il presidente della Provincia di Trento, protestando sulla “sponsorizzazione” di uno spettacolo definito “osceno” e “lesivo della sensibilità degli spettatori”: “Con spettacoli come questo non promuoviamo la cultura ma umiliamo la nostra storia e sono sicuro che se al posto di Cristo ci fosse stata l’immagine di Maometto, uno spettacolo del genere non avrebbe avuto il patrocinio del comune”.

http://www.lavocedeltrentino.it/2016/03/31/gettare-merda-sul-volto-di-dio-a-rovereto-in-scena-lo-spettacolo-di-castellucci/