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Archivio Febbraio 2017

qualunque scherzo??

27 Febbraio 2017 Nessun commento

Recita l’antico adagio che “a carnevale, ogni scherzo vale”. Non mi piace contraddire le tradizioni, ma lo scherzo che l’Assessorato alle Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano guidato da Pierfrancesco Majorino ha avallato per i ragazzi milanesi, proprio non mi diverte!

Cosa è successo? Semplice: nella rassegna cinematografica all’interno del 6° Forum delle Politiche Sociali è stata programmata la proiezione del film “Né Giulietta Né Romeo”, letteralmente una sorta di manifesto dell’omosessualismo, firmato da Veronica Pivetti. E non solo: con l’avallo dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia (Ufficio X – Ambito Territoriale di Milano) si son programmate proiezioni per il 25 febbraio (sabato scorso) e il 2 marzo presso l’Istituto Superiore “Cavalieri” di Via Olona, 14 a Milano, con tanto di invito ai Dirigenti scolastici di altri Istituti a portarvi i propri alunni.

Pensi che io stia scherzando?

Leggi qui: http://www.istruzione.lombardia.gov.it/milano/wp-content/uploads/2017/02/MIUR.AOOUSPMI.REGISTRO_UFFICIALEU.0002390.16-02-2017.pdf

E per farti capire che non sto affatto scherzando, anche se è carnevale, non voglio farti mancare l’orripilante recensione del film fatta da un sito cinefilo omosessualista: “Rocco è uno studente 16enne che da un anno sta cercando di scopare la sua migliore e paziente e comprensiva amica Maria … senza riuscirci, perché il ‘meccanismo’ non si attiva. Scoprirà la causa di questi ripetuti insuccessi quando a scuola viene picchiato dal bullo di turno, in questo caso assai affascinante, tanto da procurargli nel mentre la tanto attesa erezione. Molto eloquente la scena di quando viene aggredito dal tipo sotto la doccia, che diventa quasi un amplesso… Esilarante la scenetta di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa poi ci si conosce…”

Capito,? Tu e io, ne sono certo non possiamo assolutamente sorvolare su un fatto di tanta gravità: ancora una volta, in ambito scolastico, i nostri ragazzi sono di fatto costretti ad assistere a un “lavaggio del cervello”, letteralmente sovietico, a favore dell’ideologia di genere. Per questo diciamo insieme: MAJORINO, IO NON CI STO! Invia anche tu la tua protesta all’Assessore Majorino!
———————————————Diego Zoia Resposabile Campagna SOS Ragazzi

diegozoia@sosragazzi.net

“Come può un prete causare tanto male?”

17 Febbraio 2017 Nessun commento

Prefazione di Papa Francesco, firmata con bolla pontificia, al libro “La perdono, padre” di Daniel Pittet, testimonianza sulla pedofilia nella Chiesa:
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Per chi è stato vittima di un pedofilo
è difficile raccontare quello che ha subito, descrivere i traumi che ancora persistono a distanza di anni. Per questo motivo la testimonianza di Daniel Pittet è necessaria, preziosa e coraggiosa.

Ho conosciuto Daniel in Vaticano nel 2015, in occasione dell’Anno della vita consacrata. Voleva diffondere su larga scala un libro intitolato Amare è dare tutto, che raccoglieva le testimonianze di religiosi e religiose, di preti e di consacrati. Non potevo immaginare che quest’uomo entusiasta e appassionato di Cristo fosse stato vittima di abusi da parte di un prete.

Eppure questo è ciò che mi ha raccontato, e la sua sofferenza mi ha molto colpito. Ho visto ancora una volta i danni spaventosi causati dagli abusi sessuali e il lungo e doloroso cammino che attende le vittime. Sono felice che altri possano leggere oggi la sua testimonianza e scoprire a che punto il male può entrare nel cuore di un servitore della Chiesa.

Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male? Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato «un sacrificio diabolico», che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono.

Si tratta di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna. Gesù usa parole molto severe contro tutti quelli che fanno del male ai bambini: «Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare» (Matteo 18, 6).

La nostra Chiesa, come ho ricordato nella lettera apostolica Come una madre amorevole del 4 giugno 2016, deve prendersi cura e proteggere con affetto particolare i più deboli e gli indifesi. Abbiamo dichiarato che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato.

Nella disgrazia, Daniel Pittet ha potuto incontrare anche un’altra faccia della Chiesa, e questo gli ha permesso di non perdere la speranza negli uomini e in Dio. Ci racconta anche della forza della preghiera che non ha mai abbandonato, e che lo ha confortato nelle ore più cupe.

Ha scelto di incontrare il suo aguzzino quarantaquattro anni dopo, e di guardare negli occhi l’uomo che l’ha ferito nel profondo dell’animo. E gli ha teso la mano. Il bambino ferito è oggi un uomo in piedi, fragile ma in piedi. Sono molto colpito dalle sue parole: «Molte persone non riescono a capire che io non lo odii. L’ho perdonato e ho costruito la mia vita su quel perdono».

Ringrazio Daniel perché le testimonianze come la sua abbattono il muro di silenzio che soffocava gli scandali e le sofferenze, fanno luce su una terribile zona d’ombra nella vita della Chiesa. Aprono la strada a una giusta riparazione e alla grazia della riconciliazione, e aiutano anche i pedofili a prendere coscienza delle terribili conseguenze delle loro azioni.

Prego per Daniel e per tutti coloro che, come lui, sono stati feriti nella loro innocenza, perché Dio li risollevi e li guarisca, e dia a noi tutti il suo perdono e la sua misericordia.

“Dal tuo Valentino”

13 Febbraio 2017 Nessun commento

(Maestra Sabry news febbraio 2017)
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San Valentino: la storia
La festa di S. Valentino deriva probabilmente dall’antica festa romana di Lupercalia.
Nei primi giorni della fondazione di Roma i lupi vagavano nei boschi limitrofi. I Romani si appellarono ad uno dei loro dei, chiamato Lupercus, affinché allontanasse il pericolo dei lupi.
La festività in onore di Lupercus veniva festeggiata il 15 febbraio. Questa festa celebrava l’inizio della primavera, il calendario romano, infatti, era diverso da quello attuale e il mese di febbraio cadeva all’inizio della stagione primaverile.
Una delle abitudini dei giovani di quel tempo era quella di scrivere, nella vigilia della festa di Lupercalia, i nomi delle ragazze romane su fogli che venivano posti dentro alcune giare. In seguito, ogni ragazzo estraeva un nome e la ragazza il cui nome veniva scelto diventava la sua fidanzata per tutto l’anno.
La leggenda dice che questa festa è stata trasformata in quella di S. Valentino a causa di un prete chiamato appunto Valentino che visse nella Roma in cui il Cristianesimo era appena diventato la religione ufficiale.
L’imperatore di quel periodo, Claudio II, ordinò che i soldati romani non si sposassero o fidanzassero, per evitare che questi, una volta sposati, preferissero la vita familiare a quella militare.
Valentino osò sfidare il decreto dell’imperatore e, segretamente, sposò alcune giovani coppie. Per questo motivo, fu però arrestato, imprigionato e condannato a morte.
Valentino venne beatificato il 14 febbraio, la vigilia della festa romana di Lupercalia e dopo la sua morte, fu proclamato santo.
Mano a mano che il Cristianesimo si diffuse maggiormente a Roma, la chiesa spostò la festa della primavera dal 15 al 14 febbraio, giorno di S. Valentino.
La festa pagana di Lupercus venne così definitivamente sostituita da quella cristiana di S. Valentino.

“Dal tuo Valentino”
Nel giorno di S. Valentino è tradizione spedire biglietti di auguri (ne vengono mandati quasi quanti a Natale), mandare rose rosse accompagnate da cioccolatini e caramelle.
Questa usanza trae origine, probabilmente, dalla leggenda secondo la quale S. Valentino, durante la sua prigionia, curò una ragazza dalla cecità. Questa povera ragazza si innamorò perdutamente del santo ma non poté salvarlo dalla morte. Il giorno precedente l’esecuzione, Valentino scrisse un messaggio alla ragazza che fu firmato con la sigla “Dal tuo Valentino”, la stessa frase che oggi nei paesi anglosassoni, viene più spesso utilizzata sui biglietti di auguri.

“Una domanda al giorno….”

10 Febbraio 2017 Nessun commento

PINO PELLEGRINO “Bollettino salesiano” gennaio 2017
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Per una pedagogia consapevole

L’interrogativo è il cuore dell’intelligenza:

fa scattare il cervello e lo tiene sotto pressione. La cosa è certa: una domanda al giorno e la stupidità è tolta di torno. Anche nell’arte di educare l’interrogativo ha un rilievo centrale. Il buon senso non basta, abbiamo bisogno di una pedagogia consapevole.

I bambini di oggi sono più intelligenti di quelli di ieri?
È una voce che circola un po’ ovunque: “I bambini di oggi sono più intelligenti di quelli di qualche tempo fa”. Sarà vero? Il fatto che quella sia la convinzione accettata dall’opinione pubblica non è prova di verità. È meglio ragionarci su.
Ebbene, alla domanda se i bambini di oggi sono più intelligenti di quelli di ieri lo psicologo Jean Piaget dava una risposta sorprendente e decisa: «No, assolutamente no! I bambini di oggi non sono più intelligenti di quelli di cinquant’anni fa. Direi piuttosto il contrario. Hanno acquisito un po’ di idee sbagliate. Il grande principio della pedagogia è che essa non debba mai fondarsi sulla parola o sugli apporti esterni, come la televisione. La vera rivoluzione si ha nel momento in cui il bambino può agire sugli oggetti, può fare delle esperienze che non sono quelle del maestro».
In parole più chiare: il bambino si fa intelligente non quando vede o quando sente, ma quando agisce in prima persona.
Alla stessa conclusione sono arrivati anche ultimamente gli psicologi giapponesi i quali hanno notato che i bambini di Tokyo che abitano negli ultimi piani dei grattacieli sono più maldestri e impacciati dei piccoli che abitano ai primi piani. Per quale ragione?
Perché questi ultimi hanno più possibilità di sperimentare: scendere in cortile a giocare, correre, incontrare gli amici, andare in bicicletta. In una parola hanno più possibilità di vivere in diretta!
Dunque, che dire? I bambini del duemila sono più intelligenti dei piccoli del secolo scorso?
A questo punto possiamo rispondere con più cognizione di causa.
I bambini di oggi hanno indubbiamente più abilità operative (sanno usare la calcolatrice, sanno impostare il navigatore satellitare, sanno smanettare sul cellulare), ma non è detto che siano più intelligenti di quelli di ieri.

Mancano di due condizioni per la fioritura dell’intelligenza:
• Manca l’ambiente adatto.
La società frenetica in cui vivono è la meno adatta all’attenzione, all’osservazione calma e profonda, indispensabile per l’intelligenza (intelligenza è parola che deriva dal latino intus-legere: andare nel profondo, vedere dentro).
• Manca la seconda condizione base per la fioritura dell’intelligenza: quella della vita vissuta in prima persona.
Lo conferma la nostra psicologa Anna Oliverio Ferraris con questa seria osservazione: «In nessun’epoca il bambino è mai stato tanto tempo inattivo come oggi».
D’accordo! Mai come oggi i bambini hanno visto vivere e mai così poco vivono in diretta. Bambini inscatolati, bambini messi in cassa integrazione fin dai primi anni di vita, non potranno che avere un’intelligenza spenta perché inutilizzata.
Che ne dite?

Per non fare la fine della rana bollita
La rana galleggia beata nella bacinella piena d’acqua. È così soddisfatta che non si accorge che il fornellino acceso di sotto riscalda a poco a poco l’acqua fino a portarla all’ebollizione.
A questo punto la rana si sveglia dal suo pacifico torpore e cerca di uscire dalla bacinella.
Prova a spiccare il salto, ma vi ricade. L’acqua così calda le ha tolto tutte le forze.
Riprova il salto. Ancora una volta ricade nell’acqua.
Ormai non le resta che rassegnarsi a morire bollita!
La storia della rana può essere la nostra storia.
Di anno in anno stiamo erodendo la nostra umanità. Quando prenderemo coscienza del nostro danno mortale, forse sarà troppo tardi. Insomma, per farla breve, non c’è alternativa: o ‘bolliti’ o ‘pensanti’! I lettori del nostro bollettino sanno bene da che parte collocarsi.
Per questo leggeranno i vari interventi mensili volti a rendere sempre più consapevole, vale a dire sempre più intelligente e viva, la loro arte di educare.

A LORO LA PAROLA
• “In te mamma, ho una sola cosa da dirti: che gridi troppo”. (Monica, sei anni)
• “Appena c’è il telegiornale papà si mette a gridare: ‘Ladroni, codardi, banditi’”. (Walter, sette anni)
• “Quando ti recito la lezione, mamma, i tuoi occhi sono sfavillanti, le tue guance si arrossano e si vedono i tuoi denti bianchi!”. (Lorenzo, nove anni)
• “La prima cosa che mia mamma fa quando torno a casa da giocare è toccarmi il collo di dietro: controlla la sudata”. (Alessandro, dieci anni)
• “La mia mamma è stata brava a sposare papà!”. (Martina, dieci anni).
• “Quando in famiglia c’è un litigio tu mamma cerchi sempre di cambiare discorso per non farci bisticciare”. (Federico, nove anni)

musica o propaganda di parte?

8 Febbraio 2017 Nessun commento

(Lucandrea Massaro– ALETEIA—7 febbraio 2017)

E’ arrivato Sanremo! Evviva! Lo stivale da nord a sud è tutto proteso verso gli schermi di Rai 1, da stasera fino all’11 di Febbraio la canzone italiana si mette in prima serata. A fare da anfitrioni di questa kermesse Carlo Conti e Maria De Filippi. Ma soprattutto molte star, nazionali e internazionali, di orientamento omosessuale come: Mika, Ricky Martin e Tiziano Ferro. E fin qui il problema non c’è. Se cantano bene, a noi cosa importa? Qualcuno dirà “Ah! Non coi soldi miei!” è una forzatura, ci si prova sempre, ma conti (non Carlo) alla mano, se investi 10 e ti entrano 100 di pubblicità e sponsor, allora il discorso vale poco, l’azienda, Mamma Rai, ci guadagna e quindi bisogna sforzarsi di trovare degli argomenti diversi, magari migliori e soprattutto che siano propositivi. Per esempio il problema di cui si può e si deve parlare è lo spot, indiretto (ma mica tanto) e ovattato (ma sempre meno) per la pratica dell’utero in affitto, sulla quale Consiglio Europeo e Corte europea (e da qualche parte pure il buon senso si sarà espresso) han detto che no, non si può fare, non si deve fare, anzi se lo fate siete pure un po’ carogne. Lo dice la Chiesa (matrigna!), lo dicono anche un po’ di lesbiche e di femministe (pensa un po!). Eppure si trovano sempre ospiti che o lo hanno fatto (Ricky Martin) o lo vogliono fare (Tiziano Ferro). E questo non è bene, perché è illegale in Italia.

Dire “quanto sei bravo” o “complimenti per il figlio” in diretta, senza contesto, senza possibilità di porre domande, di aprire un dibattito vuol dire solo dire a tutti: hai i soldi? Fai come ti pare. Hai la fama? Nessuno verrà a dire nulla su ciò che fai. Non è solo sbagliato è diseducativo. “Ah siete omofobici!” No perché il discorso si può – e si deve – fare anche per ospitate come quelle dell’anno scorso con la splendida Nicole Kidman che sbandierava anche lei l’ultimo nato come se fosse suo-suo.

Ma adottare no?

Ora perché sono in rotta – e ci dispiace per loro – ma la coppia Brad Pitt e Angelina Jolie di bimbi ne hanno adottati eccome, ed è semmai quello un esempio da portare sulla tv nazionale anche per sensibilizzare un Parlamento come il nostro che il tema dell’affido e delle adozioni, dello snellimento delle procedure e dei costi (anche umani) circa affido e adozione si lava costantemente le mani.

Ecco noi abbiamo provato a parlare di Sanremo con un po’ di leggerezza, ci piacerebbe parlare solo di canzoni, lustrini e paillettes, se siamo qui a parlar d’altro è perché chi organizza il Fetival preferisce parlar d’altro. Perché Sanremo è Sanremo…
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(Lucandrea Massaro
Giornalista professionista (2010), laurea magistrale in Scienze delle Religioni (2009). Ha collaborato con la divisione radiofonia della Rai e con alcune testate del mondo del lavoro. Co Editor e social media manager di Aleteia.)

“Sanremo violenta….”

7 Febbraio 2017 Nessun commento

“Sanremo violenta l’innocenza dei bambini con i nostri soldi e la nostra indifferenza”
( Benedetta Frigerio
07-02-2017 www.lanuovabq.it)
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“Cosa c’entra la musica italiana con una sfilata di gente che si è comprata i figli affittando gli uteri da cui sono stati strappati? E cosa ci fa sul palco dell’Ariston Diletta Leotta, la giornalista diventata famosa non tanto per le sue performance professionali ma piuttosto per quelle pornografiche girate in rete a sua insaputa? E perché lanciare una campagna contro il bullismo, anziché concentrarsi sugli astri nascenti della canzone? Ma soprattutto come motivare il lancio di un film che giustifica il divorzio e l’egoismo degli adulti? Propaganda, propaganda, propaganda. Non serve la dietrologia, e c’è poco da essere fissati con il gender, per riconoscere che la riposta può essere solo questa. Perché ormai ciò che importa al palcoscenico della musica nostrana è tutto tranne che la musica, appunto.

E’ evidente da qualche anno ormai che il Festival di Sanremo funge da acceleratore al potere che, mirando a fare dell’uomo una sua marionetta, culla l’edonismo istintivo e ribelle dal limite e dalla dipendenza dal suo Creatore. Ad accorgersi, alla vigilia di questa edizione, e ad opporsi ad un’asticella ormai superata da tempo, sono state le Sentinelle in Piedi (Sip) che sabato prossimo alle 15 veglieranno in protesta (in Corso Imperatrice), data la partecipazione in chiave promozionale di Ricky Martin (vive con un uomo che si illude di poter “sposare”, con dei bambini pagati profumatamente e strappati dal seno e dall’utero materni e ha annunciato di volerne altri così).

Ma ad aggiungersi alle star arcobaleno ci sarà anche il cantante Tiziano Ferro, che si è messo a promuove lo sfruttamento dei grembi femminili usando la tattica vittimista della discriminazione di chi non permette a un uomo come lui di farsi un figlio da solo (se la prenda con la natura, piuttosto). Insomma, dai nastrini arcobaleno dell’edizione 2016, sventolati da vip e cantanti prima dell’approvazione della legge sulle “unioni civili”, si passa allo spot delle adozioni e compravendite umane Lgbt. Poco importa se la pratica dell’utero in affitto sia illegale in Italia e quindi la sua pubblicizzazione punita dalla legge 40/2004 (reclusione fino a due anni e multa fino a 1 milione di euro), perché al potere individualista e omosessualista, che ha comprato anche i media, tutto è permesso.

Ricordando che l’anno scorso avevano sfilato sul palcoscenico anche Nicole Kidman ed Elton John (altre due icone dell’utero in affitto), oltre che Thomas Neuwirth, uomo vestito da donna che si definisce trans facendosi chiamare Concita Wirst, le Sip hanno quindi giustamente domandato se voi “chiamereste in casa vostra un trafficante di esseri umani? Fareste accomodare sul divano una persona che ha stipulato un contratto per comprare un bambino? Sareste disposti a pagare per farvi un caffè con un uomo che ha commesso un reato e non solo non è pentito, ma si prepara a rifarlo?”. Non è mancata la risposta del padrone di casa Carlo Conti (affiancato da Maria De Filippi reduce dal nuovo format Lgbt di Uomini e Donne) che ha risposto alle Sip che il loro è “un refrain già sentito l’anno scorso con gli strali contro Elton John e Nicole Kidman. Ma il palco dell’Ariston è per tutti”.

Per tutti sì, meno che per quelli che non hanno voce giustamente o che non la sanno ancora usare. Come i neonati prodotti in laboratorio da sperma e ovociti di uomini e donne che magari non conosceranno mai e cresciuti dentro grembi a cui verranno violentemente sottratti. O come i figli del divorzio i cui dolori sono minimizzati dal film di Antonio Albanese “Mamma o Papà?”, che verrà presentato a Sanremo per raccontare come normale la vicenda di due genitori in lotta per non ottenere l’affido dei bambini e così farsi i fatti loro. Perché, diciamocelo, anche la campagna per il bullismo, che mira a normalizzare le pulsioni omoerotiche, a tutto servirà ma non a difendere i piccoli indifesi. Ed è proprio qui che crolla l’illusione dell’autosufficienza, che si trasformarla in schiavitù aprendo scenari disumani. Quelli che presto ci ritroveremo a canticchiare senza accorgercene con Gigi D’Alessio che descriverà dolcemente l’inferno di un uomo senza limiti, riassumendo perfettamente la propaganda in atto: “Adesso un fiore nasce pure senza sole. Un figlio può arrivare anche senza fare l’amore. Chi è pronto per morire non ha la croce al muro. Che c’è una porta aperta sopra il mare per chi da guerre cerca di fuggire”.

Tutto questo ovviamente avverrà, come fa notare il Popolo della Famiglia (sarà presente a Sanremo con un presidio dalle 19 alle 21 di giovedì e venerdì in via Escoffier) con “16 milioni di euro presi dai soldi delle famiglie italiane”. Eppure tutto tace perché è più comodo accettare supinamente di contribuire di tasca propria a questa carneficina dell’innocenza. “E’ accettabile tutto questo?”, domandano le Sip. Bisogna chiederselo, perché un giorno ce ne sarà chiesto conto: “Un giorno questi bambini ci chiederanno dove eravamo mentre loro, piccini, venivano strappati alla mamma e trattati come un oggetto.

Quindi chiediamo agli italiani: sarete pronti a rispondere a questa domanda?”

“La prova dei santi”

5 Febbraio 2017 Nessun commento

(da Berlicche blog)

Berlicche
Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu “Le Lettere di Berlicche” di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po’ su un po’ giù, ma complessivamente diretto verso l’alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
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“Qualche anno fa, andava tutto bene con la mia religione.
C’era profonda unità tra quello che mi veniva insegnato e il mondo che vedevo. Tutto era logico, semplice, ragionevole, assolutamente non contraddittorio. Mi era stato insegnato a chiedere il perché di ogni cosa, giudicare quanto accadeva, analizzare, trarre conclusioni. Era come quando vai a controllare la soluzione di un esercizio e vedi che collima perfettamente con ciò che hai calcolato. L’universo era un posto fatto per me.

Come cristiano ero certamente attaccato. Quanto credevo era sotto discussione, testato di continuo. Ma avevo un dubbio. Che la mia prova non fosse una vera prova.

Io non sono un santo, ma sapevo bene che la prova dei santi è il venire attaccati nella fede non solo da coloro che ne sono fuori, ma colpiti da dentro. Dal fuoco amico. La santità si giudica dalla docilità nell’obbedienza, pur mantenendo la fermezza.

Quando ti confronti con qualcuno che non crede è relativamente semplice. All’inizio del mio blog temevo i grandi guru dell’ateismo e dell’agnosticismo, poi ho verificato che nessuno dei loro argomenti regge. Il loro livello è spesso misero, il ragionamento inconsistente. Raramente qualcuno mi ha messo in difficoltà, e non per molto. Avevo risposte adeguate. Merito non mio, ma della solidità di ciò in cui credo, di millenni di apologeti.

Cosa succederebbe però se questa solidità venisse messa in dubbio non da qualcuno di esterno, che so odiare la Chiesa, ma da qualcuno che la ama, dall’interno? Se la visione dominante nella Chiesa diventasse quella che ho sempre combattuto ed avversato? Se mi si chiedesse di sostenere l’opposto di ciò che mi è stato insegnato in precedenza? Credo a quel che credo perché l’ho vissuto, perché l’ho verificato, o a ciò che mi si dice che devo credere?
Se quello che penso vero e l’autorità che rispetto e seguo sostenessero cose contraddittorie, che cosa sceglierei? Questo mi domandavo.
Poi mi dicevo, oh, non accadrà.
Questo la dice lunga sulla mia preveggenza. Sapevo che quando sinceramente chiedo ottengo, ma ad essere sincero questa prova avrei davvero voluto evitarla.

Perché adesso devo affrontarla. Devo risolvere la contraddizione, e devo farlo senza pregiudizio, non per partito preso.
Così anch’io, pur non teologo, proverò a confrontarmi con il nodo fondamentale che altri hanno espresso. Che, apparentemente, è sulla liceità o meno dell’accesso dei divorziati risposati all’eucarestia. In realtà quello è un pretesto, il modo con cui si esprime una questione decisamente più profonda.
Che posso sintetizzare: la Verità esiste?

Seguitemi un attimo, per comprendere meglio cosa è in gioco. Una certa visione nella Chiesa afferma che chi si ritiene a posto con la coscienza può accedere ai sacramenti, cioè comunicare direttamente con Dio. Qui non si sta parlando di coloro che, per ignoranza o arroganza, decidono di fare la Comunione pur sapendo di essere in peccato. A Messa quante volte vedi mettersi in fila della gente che Dio-ci-salvi. Quelli se la vedranno direttamente col Padreterno. No, qui si dice che la Chiesa concede i sacramenti ad alcuni pur sapendo che sono – formalmente – in stato di peccato. In un certo senso questo libera chi accede all’eucarestia in questo stato, dato che non hanno piena avvertenza, per fare ricadere il peso su chi ha dato loro il permesso.

Io conosco dei divorziati non per colpa loro, persone degne, meravigliose, con storie dolorosissime. Vederle ancora giovani a dovere scegliere tra il Corpo di Cristo e una nuova vita con qualcuno che amano mi riempie di dolore umano. Perché rimanere legati anni e anni a qualcuno che ti ha abbandonato? Mi riesce difficile comprenderlo. Se è difficile per me, figurarsi per loro.
Sicuramente alcuni di quei matrimoni saranno stati nulli. Ci si può arrabattare così. Ma tutti nulli? No. Eppure poche volte abbiamo dei pronunciamenti così netti di Gesù come in questo caso. Chi lascia la propria moglie o marito, e si risposa, commette adulterio. Punto. Durissimo: tanto che i discepoli stessi ne rimasero sgomenti: “Allora meglio non sposarsi!” E fu risposto loro che quanto aveva detto non tutti riescono a capirlo.

Coloro che sostengono che oggi le cose son cambiate non hanno proprio presente com’era agli inizi del cristianesimo, com’è stato per lunghi secoli al suo interno, com’è oggi in certe parti del mondo. Cambiate, certo, ma rispetto al meglio ottenuto con fatica. Non si può invocare la cattiveria dei tempi, sono stati molto più cattivi di così. E la dottrina è sempre stata quella.

In tutte le epoche ciarpame umano di ogni tipo e genere, noi compresi, si è rivolto alla Chiesa chiedendo accoglimi, salvami. La Chiesa ha dato ricovero a tutti, ma sempre dicendo: questa è la Verità. La misericordia è sempre passata per quella durezza. Pur con cadute vertiginose, corruzioni, errori. Dicendo: capisco che tu non ce la possa fare, ma ogni volta che cadi mi troverai vicino a rialzarti, finché capirai come si fa a camminare. Ti dico alzati, e cammina.

Adesso, capite, c’è una differenza con quanto sostiene qualcuno nella Chiesa. Ti si dice: se sei convinto di camminare, allora cammina. Io rinuncio a dirti che quello che fai è sbagliato, perché non ne sono più convinto. Anzi, sono convinto del contrario: la mia pietà umana è più grande della misericordia di Gesù, cioè quella di Dio. Lui era troppo duro. Quella poteva essere la Verità allora; adesso è cambiata.

Adesso è cambiata. Qui sta tutto il punto, come avevo anticipato. Sostenere che tutta una serie di pronunciamenti vincolanti di Papi precedenti non valgono più. Questo non è mai accaduto. In passato si sono cambiati talvolta i modi, ma non la sostanza.
Se accade, quali sono le conseguenze? Che non mi posso più fidare di te, uomo di Chiesa. Se hai cambiato idea su questo, tutto il resto che tu, Chiesa, mi dici, può cambiare. O la tua autorità si poggia su una base solida, e non muta, oppure è soggetta a mutamento di sostanza. Allora, perché dovrei crederti? Se una cosa è bene un istante e il momento dopo no, chi me lo fa fare di affrontare difficoltà e sacrifici per venirti dietro? In ultima analisi, se quello che mi dici non è Verità allora non sono obbligato a crederti. Sei solo un omino che si veste buffo che fa parte di una organizzazione alla cui autorevolezza non crede lui stesso. Grazie, ho di meglio da fare.

L’interpretazione che ho appena data è l’estrema conseguenza. Si può anche pensare che l’accesso ai sacramenti, in casi particolari, sia giustificato dal fatto che davvero non c’è un precedente matrimonio valido, cosa magari formalmente impossibile da dimostrare. Però bisogna dirlo: non può esser un fai-da-te. Sarebbe affermare che la coscienza privata ha la preminenza. Uomo, ultimo tribunale? Cavallo di battaglia protestante, non certo cattolico.
Si può sostenere che non è un cambiamento di dottrina, è un approfondimento della stessa. Questa opinione però deve fare i conti con il Vangelo già citato. Difficile trovare un criterio più nettamente espresso.

Si può anche rimproverare la mancanza di misericordia di una Chiesa troppo legalistica. Citare tanti atti di accoglienza di Cristo: davvero vogliamo escludere dalla Comunione qualcuno che sul serio ha desiderio di Lui, anche se non ha la forza o la volontà di superare i suoi limiti? Tra Pietà e Verità chi vince? Tra Libertà e Verità, chi ha la preminenza?

Non sono interrogativi da prendersi alla leggera. Io non presumo di sapere la verità: la ricerco. Perché è questa che deve guidarmi nella vita di ogni giorno, nella prassi quotidiana. Che Vangelo annuncio? Cosa posso sostenere, di fronte ai miei amici, ai miei colleghi, ai miei parenti? Gli uomini veri si fanno guidare dalla ragione, non dall’istinto. La ragione vera non può prescindere dalla fede.

Devo perciò cercare dei criteri di giudizio.
Uno di questi è senza dubbio il principio di autorità. Riconosco che alcune persone hanno una ragionevolezza e una comprensione molto maggiore della mia, e le seguo anche se ho una opinione dissimile. In questo caso, però, abbiamo autorità che sono in conflitto tra loro: quelle passate, e le attuali. Privilegiassi esclusivamente le attuali ricadrei nel relativismo.

Un altro criterio è “dai frutti li riconoscerai”. Cosa accade dove i nuovi criteri ispirati alla misericordia hanno attuazione? La Fede, la Chiesa sono più forti oppure questa rattrappisce e sparisce? Davvero la misericordia è applicata, o non trionfa l’arbitrio? I sostenitori di questa linea perseguono sempre la Verità, o una loro agenda? L’esame imparziale dei fatti sembrerebbe indicare questa seconda ipotesi.
A questo punto non posso fare a meno di ricordare le parole di Cristo sui tralci che, staccati dal tronco, avvizziscono. Se il criterio non è più quello indicato da Cristo, nonostante tutto il mio umano desiderio di felicità il risultato sembra opposto. Quello che pensavo non risolve niente.

Così questa è la mia risposta a quella prova a cui accennavo all’inizio. E’ corretta? Non lo so. Posso solo pregare. Pregare che la prova finisca, che si trovi come conciliare le opposte esigenze, torni l’unità e la chiarezza che desidero profondamente, come si cerca l’acqua quando si è assetati.
Forse, anzi, sicuramente, il momento presente ha un senso ben preciso. Una potatura necessaria, secondo un disegno divino. Questa è la mia fede. Nello Spirito Santo, non negli uomini confido.
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