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18 Ottobre 2017 Commenti chiusi

Roma, 12 ottobre 2017 Comitato Difendiamo i Nostri figli Ufficio Stampa 339 6172330
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“Il drammatico caso di Loris Bertocco, l’uomo di 59 anni di Fiesso d’Artico che ieri si è andato a suicidare in Svizzera, non può essere strumentalizzato per chiedere una legge sull’eutanasia. Non si tratta infatti di un malato in fase terminale o affetto da una malattia non curabile ma di una persona che, malgrado una gravissima disabilità, aveva una vita piena e molto attiva, anche nel campo dell’impegno politico. Il vero calvario di Bertocco, come ammesso da lui stesso nella sua “lettera testamento” di denuncia, è stato l’abbandono della società civile e dello Stato. La sua scelta è legata alla disperazione esistenziale di una persona lasciata sola da tutti. I suoi appelli al diritto di ricevere un’assistenza adeguata sono infatti più volte caduti nel vuoto e lui è rimasto senza più sostegni e soldi per curarsi”, così Massimo Gandolfini presidente del comitato promotore del Family day.
“Se passa il principio che ci sono vite che non sono degne di essere vissute e che le istituzioni non possono farsi carico dell’assistenza ai soggetti più fragili – prosegue Gandolfini – arriverà presto il momento in cui per tagliare pesanti spese sanitarie si comminerà la cosiddetta eutanasia di Stato, cosa che sta già accadendo in Olanda e Belgio”.

“Ci poniamo quindi una domanda: come mai non si trovano fondi sufficienti per il sostegno alla disabilità mentre sono disponibili risorse per la fecondazione artificiale eterologa che è stata inserita nei Lea? La politica è chiamata a delle scelte e quella operata nella fattispecie è sicuramente di natura ideologica”, afferma ancora il presidente del Family day.

“In Italia abbiamo centinaia di migliaia di anziani e disabili a quali attualmente non è garantita un’assistenza dignitosa – continua Gandolfini -, offrire loro la strada del suicidio assistito come soluzione alle sofferenze svela la mentalità tipica della filosofia delle vite indegne di essere vissute e della società dello scarto più volte denunciata da Papa Francesco”.

“I sentimenti di solidarietà e compassione saranno cancellati nel nome del principio dell’autodeterminazione che, in realtà, cela solo il desiderio dello Stato di sottrarsi ai suoi doveri assistenziali verso gli ultimi e più fragili”, conclude Gandolfini.

Roma, 12 ottobre 2017 Comitato Difendiamo i Nostri figli

Ufficio Stampa 339 6172330

RITROVATI !!!

7 Ottobre 2017 Commenti chiusi

LIBIA
2017-10-07
Autorità libiche confermano: ritrovati i corpi dei 21 martiri copti

2017-09-29
Procuratore libico: sappiamo dove sono sepolti i martiri copti sgozzati dai jihadisti
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Sirte (Agenzia Fides) – La Procura generale libica, nella serata di di venerdì 6 ottobre, ha ufficialmente confermato il ritrovamento dei corpi dei 21 cristiani copti egiziani decapitati nel 2015 da jihadisti legati allo Stato Islamico (Daesh) in una zona costiera presso la città di Sirte. Secondo quanto riferito dai canali di comunicazione della procura egiziana, i corpi sono stati ritrovati in un’area costiera alla periferia della città, con le mani legate dietro al schiena e vestiti con le stesse tute color arancione che indossavano nel macabro video filmato dai carnefici al momento della loro decapitazione. Anche le teste dei decapitati sono state ritrovate accanto ai corpi, e sono in corso le procedure per identificare le single vittime della strage della strage attraverso l’analisi del loro DNA.
Alla fine di settembre (vedi Fides 2//2017) il Procuratore generale libico al Sadiq al Sour aveva annunciato l’individuazione del sito in cui erano stati sepolti i resti mortaldei 21 cristiani copti sgozzati da jihadisti del sedicente Stato Islamico (Daesh ). L’identificazione del luogo di sepoltura dei corpi delle vittime era stata collegata dallo stesso Procuratore all’arresto di un uomo accusato di aver preso parte a quella strage, rivendicata dai jihadisti con la diffusione in rete di un macabro video che che ritraeva le fasi della decapitazione collettiva. Il Procuratore al-Sadiq al-Sour aveva anche dato notizia dell’identificazione dell’operatore che aveva filmato le scene della strage confluite nel video. La notizia del possibile ritrovamento dei corpi dei 21 copti era subito rimbalzata in Egitto, suscitando grande emozione soprattutto nelle comunità copte della regione di Minya, da dove provenivano gran parte delle vittime della strage. Ma negli ultimi giorni (vedi Fides 6/10/2017), i familiari dei 21 copti sgozzati in Libia avevano rivolto al ministero degli esteri egiziano la richiesta urgente di avere conferma del ritrovamento dei resti mortali dei propri cari. Nel messaggio, ripreso dall’Agenzia Fides, le famiglie confermavano che la notizia del possibile ritrovamento dei corpi aveva suscitato in loro la speranza e la preghiera che i resti mortali dei martiri potessero presto “tornare in Egitto, alla loro Chiesa, e diventare una benedizione per tutto il Paese”. Ma lamentavano anche che nel passare dei giorni non fosse stata fornito dalle autorità libiche e da quelle egiziane nessun indizio certo del ritrovamento annunciato, mentre sui media dei due Paesi erano iniziate a circolare una girandola di supposizioni e indiscrezioni contraddittorie, comprese alcune che di fatto smentivano il precedente annuncio del Procuratore libico
Il video della decapitazione dei 21 copti egiziani fu diffuso sui website jihadisti nel febbraio 2015. Una settimana dopo la diffusione del filmato, nel quale si vedevano anche i cristiani copti sussurrare il nome di Cristo mentre venivano sgozzati, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II decise di iscrivere le 21 vittime della strage nel Synaxarium, il libro dei martiri della Chiesa copta, stabilendo che la loro memoria fosse celebrata il 15 febbraio. (GV) (Agenzia Fides 7/10/2017).

conosci Romena?

3 Ottobre 2017 Commenti chiusi

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“Semplicemente Vivere”: ritornano le veglie-incontri con don Luigi Verdi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO merc. 18 ottobre 2017

Chiesa SS. Annunziata – Porto d’Ascoli-ore 21.00

2 PESARO giov. 19 ottobre 2017

Parr. SS. Terenzio e Marina-via Dora, 2 ore-21.00

3 S. ANGELO IN VADO ven. 20 ottobre 2017

Monastero Serve di Maria – ore 21.00

4 VARESE merc. 25 ottobre 2017

Frati Cappuccini-Viale Borri 109-ore 21.00

5 BERGAMO giov. 26 ottobre 2017

Chiesa dei Frati Cappuccini – via dei Cappuccini 8-ore 21.00

6 BIELLA mart. 07 novembre 2017

Parr. San Defendente-Ronco di Cossato-Via Montegrappa,1-ore 21.00

7 CASTIGLIONE TINELLA-CN- merc. 08 novembre 2017

Parr.Sant’Andrea-p.zza XX Settembre- ore 21.00

8 CHIAVARI gio. 09 novembre 2017

Chiesa di S. Giuseppe di Ri-Via Piacenza 285-ore 21.00

9 TRIESTE merc.22 novembre 2017

Parr. SS. Pietro e Paolo-via Cologna n°59 -ore 21.00

10 UDINE giov.23 novembre 2017

Parrocchia di S. Giorgio in Pagnacco – ore 21.00

11 PORDENONE merc. 29 novembre 2017

Parrocchia San Lorenzo – Rorai Grande-ore 21.00

12 TREVISO giov. 30 novembre 2017

Chiesa Votiva-Parr.Santa Maria Ausiliatrice-Via A. Scarpa, 2 ore 21.00

13 PRATO merc. 06 dicembre 2017

Parr. San Bartolomeo – P.zza Mercatale-ore 21.00

14 REGGELLO Giov. 07 dicembre 2017

Pieve di Cascia- ore 21.00

15 BOLOGNA merc. 13 dicembre 2017

Parr. Madonna del Lavoro-Via Ghirardini, 15-ore 21.00

16 MODENA giov. 14 dicembre 2017

Chiesa di Sant’Antonio-Piazza della Cittadella, 24-ore 21.00

17 VIADANA-MN-merc. 10 gennaio 2018

Chiesa di Castello- piazza Parazzi-ore 21.00

18 PIACENZA giov. 11 gennaio 2018

Parr. Santa Franca-P.zza Paolo VI, 1-ore 21.00

19 AREZZO merc. 17 gennaio 2018

Parr.San Marco alla Sella-Via Romana,45-ore 21.00

20 SIENA giov. 18 gennaio 2018

Parr.San Francesco all’Alberino-Via del Vecchietta 30-Ravacciano-ore 21.00

21 BRESCIA merc. 24 gennaio 2018

Centro Mater Divinae Gratiae – via Sant’Emiliano, 30-ore 21.00

22 PALERMO lun. 29 gennaio 2018

Centro Aggregativo Diurno per Anziani (Ex Mulino del sale)

Via San Ciro,6 (Brancaccio)- ore 19.00

23 RAGUSA mart. 30 gennaio 2018

Parr. S. Pietro Ap.-Via Lazio 89-zona Beddio-ore 19.30

24 CATANIA merc. 31 gennaio 2018

Parrocchia SS. Pietro e Paolo – via Siena-ore 20.30

25 MESSINA giov. 1° febbraio 2018

Parr. S. Giacomo Maggiore Ap.- v. Buganza, Isolato 54-ore 20.00

26 GENOVA merc. 07 febbraio 2018

Parr.S. Maria Assunta -Via della Chiesa-GE-Rivarolo-21.00

27 SAVONA giov. 08 febbraio

Chiesa di S. Paolo Apostolo-Via Giusti 2 ore-21.00

28 LE PIAGGE (FI) merc. 14 febbraio 2018

Comunità delle Piagge-Via Lombardia, 1- ore 21.00

29 PADOVA merc. 21 febbraio 2018

Parrocchia S.Bartolomeo – via Montà 208-ore 21.00

30 ROVERETO giov. 22 febbraio 2018

Assoc. Filarmonica Rovereto-Via A. Rosmini, 78 -ore 20.45

31 RAVENNA merc. 28 febbraio 2018

Fraternità S. Damiano-Via G. Oberdan, 6-ore 21.00

32 SAVIGNANO SUL RUBICONE-FC-giov. 1° marzo 2018

Cinema Teatro Moderno- Corso Perticari 5-ore 21.00

33 SORRENTO merc. 07 marzo 2018

Parr. N.S. di Lourdes-Via B. Capasso 2/d-ore 20.30

34 NAPOLI giov. 08 marzo 2018

Parr. S. Gennaro al Vomero- Via Bernini 55-ore 21.00

35 CAMPOBASSO merc. 14 marzo 2018

Parr. S.Emidio v.m.- C.so d.A. Jovich-Monteverde di Bojano (CB)-ore 21.00

36 FONDI (LT) giov.15 marzo 2018

Monastero San Magno – Fondi-ore 21.00

37 CONCESIO-BS-merc. 21 marzo 2018

Sala teatro oratorio S. Vigilio di Concesio-Via Rizzardi,1 ore-21.00

38 MILANO giov. 22 marzo 2018

Parr. Beata Vergine Immacolata – Lavanderie di Segrate-ore 21.00

39 TIRIOLO (Cz)lun. 09 aprile 2018

Parr.B.V.della Neve e delle Grazie- P.zza Italia-ore 19.00

40 COSENZA mart. 10 aprile 2018

Parr. S. Aniello-via Panebianco 514-ore 20.30

41 CORIGLIANO CALABRO-CS- merc. 11 aprile 2018

Parr. Maria Santissima Immacolata-P.zza dell Immacolata-ore 21.00

42 VILLAPIANA-CS-giov. 12 aprile 2018

Centro polivalente Villapiana scalo-ore 18.30

43 GALATONE (LE) lun. 16 aprile 2018

Parr. San Francesco d’Assisi-via Metello-ore 21.00

44 OSTUNI (BR) mart. 17 aprile 2018

Parr. San Luigi, via G. Di Vittorio 18-ore 20.00

45 ALTAMURA merc.18 aprile 2018

Foyer de Charité- Contrada Fornello ore 20.30

46 BARI giov. 19 aprile 2018

Parrocchia Preziosissimo Sangue-Via S. Visconti 57-ore 20.00

47 FOGGIA ven. 20 aprile 2018

Cattedrale B.M.V Assunta in Cielo-Piazza Duomo-ore 20.00

48 SALERNO merc.02 maggio 2018

Parrocchia Gesù Redentore-Via P. De Ciccio, 1- ore 20.30
49 ROMA giov. 3 maggio 2018

Parrocchia San Frumenzio – via Cavriglia 8 ore 21.00

50 S.G IOVANNI VALDARNO-AR-merc. 16 maggio 2018
Parr. Ss.Pietro e Paolo al Bani-Via 1° maggio 15-ore 21.00

51 PERUGIA giov. 17 maggio 2018

Chiesa di Santo Spirito – via Parione,17-ore 21.00

52 NOCERA INFERIORE merc. 23 maggio 2018

Parr. S.Maria del Presepe-P.zza Amendola , ore 20.00

53 VILLA LITERNO-CE- giov.24 maggio 2018

Fraternità San Sossio-loc.tà Pantano- ore 21.00

54 GROSSETO mart. 29 maggio 2018

Parr. Del Cottolengo-Via Scanzanese 67- ore 21.00

55 LIVORNO merc. 30 maggio 2018

Parr. Ss. Annunziata dei Greci-via Olanda 44 (Scopaia)-ore 21.00

56 VIAREGGIO-LOC.TA’BICCHIO giov. 31 maggio 2018

Parr. Natività di Maria-Via Aurelia sud 478-ore 21.00

57 MILANO merc. 06 giugno 2018

Parr.SS.Redentore- via G.P. Da Palestrina 5/7-ore 21.00

58 ISOLA DEL PIANO-PU-merc.13 giugno 2018

Monastero di Montebello-Strada delle Valli, 22-ore 21.00

59 IMOLA giov. 14 giugno 2018

Chiesa Santa Maria dei Servi-Piazza Mirri, 2-ore 21.00
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Romena organizza alcuni grandi incontri ogni anno invitando testimoni del nostro tempo per ascoltare il loro percorso di vita e condividere le loro intuizioni sul nostro tempo, sul cammino dell’uomo, sulla ricerca di un senso per vivere. Vai alla pagina Convegni.
CONVEGNI 2017
? 20-21 Maggio ? 14-16 Luglio ?15-17 Settembre

Riviviamo il convegno “Tenerezza” – Romena 20-21 Maggio 2017
Tutti i video degli interventi

Riviviamo il convegno “Perdono” – Loppiano (FI) 25 Febbraio 2017
Tutti i video degli interventi

Riviviamo il convegno “Libertà” di Settembre 2016
Tutti i video degli interventi

il bus della libertà

2 Ottobre 2017 Commenti chiusi

Marco Tosatti la stampa

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Nonostante la vergognosa decisione dell’ultima ora del sindaco di Napoli, e dell’amministrazione ostaggio delle organizzazioni più estremiste, il Bus della Libertà è sfilato a Napoli, ed ha sostato in piazza Trento e Trieste. La sosta sarebbe dovuta durare due ore, dalle 12 alle 14, ma su consiglio della Digos è stata abbreviata; infatti stavano arrivando gli squadristi dei centri sociali, che, a quanto risultava alle forze dell’ordine, avrebbero avuto intenzione di creare disordini.

Con grande senso di responsabilità, per non mettere in pericolo i numerosi cittadini napoletani che si erano recati all’appuntamento con il Bus della Libertà, gli organizzatori del tour hanno deciso di abbreviare la sosta.

Una piccola nota off topic: ma perché la sinistra invece di inseguire i fantasmi del fascismo di settant’anni fa non si occupa in maniera concreta di quei covi di squadrismo e di violenza che sono i centri sociali e le aggregazioni consimili #Fiano? Forse perché sono funzionali, come gente di mano, al loro progetto di regime?

Come sapete il Bus della Libertà reca la scritta rivoluzionaria e provocatoria: “I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine. La natura non si sceglie”. Per contrastare l’immissione dell’ideologia “gender” a scuola. Affermava nella diretta dal bus Jacopo Coghe che bisogna battersi contro il disegno di legge che vorrebbe istituire un “ora d’amore” obbligatoria a scuola a settimana. Un’idea degna dei peggiori regimi. “Ci siamo già dentro. Non si è capita la gravità della situazione. Riceviamo segnalazioni di bambini che tornano da scuola traumatizzati da comunicazioni non scientifiche e ideologiche”.

Coghe ricorda che il Papa, proprio a Napoli, ha usato parole durissime contro l’ideologia Gender: “uno sbaglio della mente umana che crea confusione e frustrazione”. Non appare molto evidente che alla Conferenza Episcopale, e in particolare alla Segreteria, siano state recepite. Sono troppo impegnati a occuparsi di migranti per accorgersi della violenza antropologica che i loro referenti politici privilegiati, cioè il PD (vedi Cirinnà e Fedeli) stanno cercando di far passare nel Paese.

Vi offriamo qui un messaggio (datato) dal Bus della Libertà, ricordando che domani a Roma, ci sarà l’ultima tappa, alle 15, a piazza Bocca della Verità.

#BusDellaLiberta : anche #Bologna è stata espugnata!

Gli insulti e le intimidazioni di uno sparuto gruppetto di contestatori non ci hanno minimamente sfiorati. Volevamo entrare a Bologna e ci siamo riusciti. Non esistono zone franche: il diritto di priorità educativa della famiglia si rafforza in tutta Italia.

Ci vediamo domani a Bari (sosteremo dalle 12 alle 14 in piazza della Prefettura), venerdì a Napoli (a piazza Trieste e Trento dalle ore 12 – 14) e concluderemo questo giro a Roma, sabato 30 settembre alle ore 15 a piazza Bocca della Verità!

#Coraggio : le foglie sono verdi in estate!

Chi vuole può collegarsi su Facebook alla pagina di Generazione Famiglia e guardare il video della traversata di Napoli.

Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.
———————–http://www.lastampa.it/Blogs/san-pietro-e-dintorni

loro “ci hanno ripensato” e sono passati avanti

30 Settembre 2017 Commenti chiusi

(da Il Sussidiario, 30 settembre 2017)

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Mise sotto-sopra il mondo con un pugno di storie: quasi banali, quotidiane, alla portata dei cervelli che, nel suo peregrinare, Gli chiedevano lumi sul Cielo e sui suoi misteriosi intrecci. Quanti – tra tutti coloro che ebbero grazia di udirle in diretta – di diedero retta, ebbero chiara la percezione che quell’Uomo Nazareno aveva raccontato delle storie perchè, tenendole cucite assieme, apparisse loro quale fisionomia avesse il Regno dei Cieli. Altri non vollero capirle, affari-loro: non fu per difetto d’udito bensì per coraggio difettoso, cioè per paura. La paura più arcana, quella che atterrisce gli umani, pancia a terra: dover ammettere che quelle storielle narrano di me, dicono dell’uomo. Storie odiosissime per Satana perchè mortali per lui: «Incomincio a capire che vi possa essere gente cui torni piacevole che Gesù sia un fantasma (…) Per un segreto inconfessato desiderio di non ritrovarselo vicino, neanche sulla strada del passato» (P. Mazzolari).
Le storie di Cristo, per accendersi, hanno sempre bisogno di un padre. Per svilupparsi, poi, hanno urgenza che questo padre abbia almeno-almeno messo al mondo due figli. Nei Vangeli non ci può essere gioia se non c’è alternanza: possibilità d’andare, di restare, di rincasare. Figli allevati alla stessa scuola, che nell’età adulta, imboccano strade in-opposizione. E’ l’età nella quale papà pare essere un padre-padrone. Dio-padrone: «Figlio, oggi và a lavorare nella vigna». Che vada in-malora il mondo: di un padre così «non ne ho voglia». Tutt’al più, il trucco per farlo stare buono esiste. Un padre amico-del-figlio è sempre garanzia di comodità: «”Sì, signore”. Ma non vi andò». Capita che il primo – mascalzone, maledetto, buffone, disobbediente – poi ci ripensi: «Si pentì e vi andò». L’altro, il bambino tutto educato, mica si pente: è ancora convinto che basti aver tirato su la facciata per avere l’abitabilità della sua casa. Della sua fede. I suoi fans mica capiscono che, tolti i peccatori-disobbedienti, i Vangeli si sbriciolano, son carta-straccia, un pugno di sabbia. Sempre così, come nei film d’interpretazione: per riuscire ad interpretare in maniera sublime un grande santo, occorre la coscienza d’esser stati altrettanto grandi-peccatori. Mai-arresi. E’ la più bella eresia di chi dà retta al Cristo: ogni tanto occorre sbatterGli la porta in faccia per ritrovare la magia della sua affettuosa presenza: “Non ci vado: non m’interessi più”. Conta fino a tre, tanto poi: “Scusa, papà, ci ho ripensato. Vado”. E’ un gran narratore Cristo: siccome conosce a menadito l’uomo – per trent’anni ha fatto pure Lui il figlio, s’è vestito da garzone di bottega, ha discusso seduto a tavola, ha chiesto lumi sulla sorte del mondo -, allora spiazza il lettore. A fine parabola – «Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?» – confonde le carte in tavola, prendendo per il bavero il cuore e mettendo cuore-lettore spalle al muro: “Parlo di me e di te da soli, hai capito?” Pazzesco: non c’erano due figli nella storia, c’erano i miei due modi di rispondere a Papà. Ero sempre io, lo stesso soggetto: nelle stagioni in cui a casa si sta bene, nelle sere in cui a casa il clima con papà sembra essere diventato irrespirabile. Un solo Padre, tanti modi d’essergli figlio.
Con Dio, due cuori e una capanna. In uno dei due, quello mio, stanno in affitto altri due cuori: «Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente, che si parlano dentro, si interrogano a vicenda, si rimandano continuamente interrogazioni pungenti e inquietanti l’uno all’altro». Dico-sì tanto poi non vado. Dico-no però poi ci ripenso, io ci vado a lavorare con papà: «Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa» (C. M. Martini). Così vanno sempre a finire le storie inventate di sana-pianta da Cristo, traendo ispirazione dagli sguardi che Lo incrociano: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». La prima fila sbattuta in ultima, l’ultima portata sul palco. E’ promemoria di come ragioni Dio: tanto per non confondersi.

(da Il Sussidiario, 30 settembre 2017)

un Trump pro life

23 Settembre 2017 Commenti chiusi

(da “Benedetta Frigerio——www.lanuovabq.it –19.9.17“)
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Si presenta come un pro life. Ma se è un buon pro life dovrebbe capire che la famiglia è la culla della vita. Perciò dovrebbe difendere la sua unità”. Sono le parole di papa Francesco di ritorno dal recente viaggio in Colombia circa l’operato del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Parole che hanno innescato una serie di reazioni. Ma come mai? Innanzitutto perché non erano rivolte alle politiche pro family, anti gender e anti abortiste messe in atto dal presidente degli Stati uniti, ma a quelle sociali. Il riferimento del pontefice, infatti, era alla decisione di Trump di limitare il Daca, il programma che permetteva ai figli degli immigrati illegali, giunti illegalmente sul suolo americano, di rimanere in Usa.
A prendere le difese del presidente è stato per primo il fondatore e presidente del Lepanto Insititute Michael Hichborn, secondo cui Trump sta facendo quello che nessuno ha avuto o avrebbe il coraggio di fare oggi, dopo l’occupazione di ogni luogo di potere governativo, giuridico, ma sopratutto mediatico, da parte del radicalismo di sinistra che ha provato a cancellare definitivamente la libertà di opinione e di vita di chi crede in visioni opposte alla sua, cercando di eleggere Hillary Clinton contraria all’obiezione di coscienza in materia di aborto o di matrimonio. Un potere che si è fatto fortissimo e che in pochi anni si è diffuso nelle università e nei circoli dell’intellighenzia del paese, per cui solo ammettere pubblicamente di credere in visioni opposte al radicalismo, può costare se non la carriera e la perdita della reputazione, persino la potestà dei figli.
Trump, infatti, oltre a difendere i suoi confini, come dovrebbe fare per prima cosa qualsiasi statista minacciato dal terrorismo o a cui forze straniere hanno dichiarato guerra (seppur non convenzionale ma trasversale, come quella ingaggiata dall’Isis contro l’Occidente), ha deciso di valorizzare la famiglia americana in un momento in cui non c’è nulla di più politicamente scorretto e pericoloso. Innanzitutto ha voluto che il suo vice fosse Mike Pence, uno dei leader politici più vicini e più attivi nel movimento pro life. Nel novembre del 2016, poi, subito dopo la sua elezione, il presidente ha nominato come ambasciatore Usa all’Onu un pro life dichiarato come Nikki Haley, in seguito ha nominato Ben Carson, noto conservatore, come segretario del dipartimento dello Sviluppo Urbano.
A gennaio, come primo fra i suoi atti presidenziali, ha vietato il finanziamento internazionale all’aborto in modo ancora più stringente rispetto ai suoi predecessori repubblicani. Ai Servizi Sociali ha quindi chiamato Teresa Manning, una nota intellettuale e giurista pro life. Il 25 gennaio, per la prima volta nella storia, la Marcia per la Vita veniva nominata dal presidente degli Stati Uniti, che ha accusato pubblicamente i media di non parlare di un evento numerosissimo e del popolo presente alla marcia. Nel febbraio 2017, invece, parlando al National Prayer Breakfast, Trump ha chiarito la necessità di tornare alla fede in Dio e di voler proteggere “la libertà religiosa”, senza cui l’America non avrebbe “potuto prosperare”.
Dopodiché ha rovesciato la decisone di Obama di imporre a tutti i luoghi pubblici (comprese le scuole) i bagni misti per assecondare l’ideologia transessuale. Non solo, perché sua moglie Melania, prima di un discorso che Trump avrebbe dovuto tenere di fronte al suo elettorato ha deciso di cominciare facendo pregare a tutti il “Padre Nostro”. E, in maniera opposta ad Obama e alla Clinton, il presidente ha scelto accanto a sé uomini che hanno dichiarato alla stampa che la Casa Bianca lavorerà “cercando di fare la volontà di Dio” pregandoLo di benedire la nuova presidenza.
Non contento di quanto già fatto, ad aprile, Trump ha dato un altro colpo pesante al colosso degli aborti americano Planned Parenthood, deliberando che gli Stati avrebbero potuto decidere di eliminare i finanziamenti statali alle cliniche della morte. Nello stesso mese ha voluto rovesciare, tramite l’“Educational Federalism Executive Order” le politiche stataliste della sinistra, ritornando a dare alle autorità locali la facoltà di decidere autonomamente le proprie politiche scolastiche ed educative in un’ottica sussidiaria. Grazie a Trump è stato anche abolito il “Mese dell’orgoglio Lgbt” assegnato da Obama a quello di giungo. Inoltre, data la mancanza di protezioni legali per la libertà religiosa nella legge obamiana sul cosiddetto “matrimonio” fra persone dello stesso sesso (motivo per cui Kim Davis, amministratrice comunale che si era rifiutata di apporre la propria firma su un documento che le attestava, era stata arrestata) nel maggio scorso il presidente Usa ha firmato un ordine esecutivo che ora la protegge.
Per quanto riguarda la decisione di Trump di impedire temporaneamente l’accesso in Usa a cittadini di Stati da cui provengono i terroristi, in un momento di pericolo per l’Occidente (in ogni guerra è sempre accaduto, senza scandali ma come regola basilare, che uno statista difendesse i propri confini contro lo Stato o l’ideologia nemica, basti pensare al divieto di ingresso dei Comunisti in Usa durante la Guerra Fredda), bisogna aggiungere che ciò ha coinciso con un incremento dei rifugiati cristiani in Usa maggiore di quelli islamici, al contrario di quanto avvenuto durante la presidenza di Obama. Inoltre, se in pochi anni Obama era riuscito ad indebolire l’esercito, oltre che diminuendo la spesa pubblica destinata alle Forze Armate, anche ammettendo persone sedicenti transessuali, Trump ha deciso di vietare il loro reclutamento a causa del “tremendo costo medico e della distruzione che causa” alla difesa americana. Ovviamente a ciò è seguita una campagna mediatica violentissima che ha gettato fango sul presidente.
Non solo, di fronte alle parole della Clinton, convinta che l’omicidio dei bambini debba essere praticato fino all’ultima settimana di gravidanza, e che ha recentemente chiamato l’aborto un “principio non negoziabile” della sinistra, Trump ha parlato di pratica “disumana”, incrementando l’astio di Holliwood e delle star femministe che ormai si rivolgono a lui con un odio e una volgarità indicibili. Inoltre, ad una delegazione di associazioni pro family e operative nel campo delle adozioni, Trump ha spiegato che “questa amministrazione sta spingendo per una politica di tassazione sui figli che sia la più agevolata di sempre” anche con “un rimborso delle tasse salariali, cosicché anche le famiglie a basso reddito possano beneficiarne”.
E’ per questo che il mondo pro life americano non ha compreso le parole del pontefice e che Deal Wyatt Hudson, presidente del Morley Institute for Church and culture si è detto “triste”, mentre Austin Ruse, presidente del Center for Family and Human Rights, ha risposto ricordando la nomina pro life di Neil Gorsuch alla Corte Suprema, per cui ancora una volta Trump si era messo contro tutti i poteri forti e il potere mediatico americano.
Così il presidente, che in campagna elettorale promise ai cristiani la difesa della loro libertà, contro la minaccia della Clinton che voleva imporre anche ai sacerdoti di celebrare le cosiddette “nozze” Lgbt, ha mantenuto fede alle sue promesse. Dimostrando non solo una lealtà sincera e una convinzione dell’importanza delle radici cristiane per la prosperità del suo paese, ma un profondo credo personale. Altrimenti non si spiegherebbe un mano così ferma di fronte ad una sinistra che non vive se non per gettare fango ed alimentare odio non solo verso di lui ma verso tutta la sua famiglia. Motivo per cui in un’intervista rilasciata in gennaio a Fox News, uno dei più grandi leader della chiesa evangelica americana, Franklin Graham, ha ripetuto che “credo che sia la risposta di Dio (la vittoria di Trump, ndr) alle centinaia di migliaia di preghiere per un presidente che si batterà contro l’agenda umanista e ateista di Washington” .

Benedetta Frigerio

omo e gender….nobiltà del buonsenso

24 Agosto 2017 Commenti chiusi

La Bbc insegna ai bimbi che possono scegliere il loro sesso: aumentano i numeri di quelli confusi
( Benedetta Frigerio 24-08-2017 www.lanuovabq.it)


“Ormai è sdoganato anche questo”, mi racconta un Italiano che vive in America (Massachusetts) da sei anni con la famiglia in riferimento all’incremento dei bambini spinti a credere di appartenere al sesso opposto a quello di nascita. E poi mi spiega di un conoscente separato dalla moglie il cui figlio giocava con le bambole. “Ad un certo punto il padre gli ha detto: “Bene, significa che sei una bambina”. E così ha iniziato a riferirsi a lui come fosse una femmina”. Il piccolo, ormai cresciuto, ora sostiene che “a 18 anni farò l’operazione chirurgica”. Eppure, ha continuato l’italiano, “anche il mio terzo figlio giocava con le bambole. E allora?”.

E allora sono sempre di più le persone indottrinate dall’ideologia gender. A confermare la crescita di un fenomeno fra i più abominevoli agli occhi di Dio, perché oltre a sovvertire la Sua creazione lede l’innocenza spingendo i piccoli a pensare a questioni relative alla sessualità (cosa molto gradita agli sponsor della pedofilia), sono i numeri del mondo anglofono. Basti pensare che nella prima parte di quest’anno in Gran Bretagna ben 87 bambini si sono rivolti alle cliniche che tratterebbero i disturbi legati alla propria identità, mentre 4 anni fa (agli albori dello sdoganamento di questa ideologia) erano meno di 20. Chris McGovern, ex consigliere del ministero dell’Educazione, commentando l’impennata, ha spiegato che “si tratta di un’industria in cui la gente fa carriera incoraggiando i bambini a mettere in discussione il proprio sesso in età in cui dovrebbero essere lasciati liberi di essere e vivere da semplici bambini”. Si sa infatti che questo non è un problema dei piccoli se non quando lo diventa per gli adulti, che orami parlano ai bambini dell’identità sessuale come di una libera scelta. I casi di confusione patologica dei bimbi sono sempre stati minimi, circoscrivibili e normalmente curabili, diversamente da oggi in cui l’ideologia li plagia fino a creare ferite profonde, incrementando così i numeri come sta accadendo nei paesi anglofoni: “Quando gli insegnanti sollevano la questione (la menzogna dell’identità sessuale libera, ndr) i bambini possono confondersi, rimanerci male o restare traumatizzati”, ha continuato McGoven. Anche la femminista inglese Joanna Williams ha denunciato il sistema vigente in cui “si incoraggiano anche i bambini più piccoli persino a mettere in discussione il loro essere veramente maschi o femmine”.

Ma che ogni tabù sia caduto e che non si cerchi nemmeno più di nascondere quello che realmente si insegna durante i corsi all’affettività o contro il bullismo, lo chiarisce bene la scelta della Bbc di mandare in onda un programma intitolato “Non più bambini e bambine: possono i nostri bambini essere liberi dal gender?” in cui si fanno esperimenti nelle classi elementari inglesi. Eppure la violenza è svelata immediatamente, quando i 23 alunni di 7 anni rispondendo al test iniziale dimostrano che prima dell’indottrinamento dei produttori la loro percezione della differenza sessuale era molto alta. Una bimba risponde, ad esempio, che “i bambini sono migliori a comandare”, mentre un’altra sostiene che le “femmine sono più brave nel farsi belle”. Ovvio? No, secondo i conduttori del programma è uno scandalo da debellare. Perciò, sebbene quelli descritti dai bambini siano dati di fatto banali ed evidenti, oggi bisogna difenderli con le unghie da un martellamento che vuole ingannare i piccoli, rendendoli manipolabili. Se servisse anche mettendoli contro le loro stesse famiglie.

Basti pensare alla donna americana ricorsa in appello all’inizio di agosto, dopo che una scuola del Minnesota, senza il suo consenso, aveva avviato il processo per il cambiamento di sesso richiesto dal figlio minorenne. La motivazione del giudice e della scuola contro il diritto dei genitori all’educazione (da sempre garantito per proteggere i piccoli dallo Stato, supponendo che il genitore sia colui che ha più probabilmente come unico interesse il bene disinteressato del figlio) è che questo diritto non può spingersi oltre il diritto alla salute del figlio. Ma la madre, in appello, ha fatto di nuovo leva sul suo diritto all’educazione. Ancora peggio quanto avvenuto a fine luglio in un asilo dell’istituto paritario Rocklin Academy Gateway in California. Qui un insegnante, all’insaputa dei genitori, ha celebrato di fronte alla classe la scelta della famiglia di un bambino di 5 anni di considerarlo una donna. Di fronte a tutti lo ha fatto uscire dal bagno vestito da bambina e chiamandolo con un nome femminile. Grazie alle proteste delle famiglie è emerso che i piccoli sono tornati a casa letteralmente terrorizzati. Jonathan Keller, membro del California Family Council, ha dichiarato: “Molte bambine sono tornate a casa dai genitori in lacrime chiedendo, “mamma, papà, diventerò un maschio?”, mentre un bambino che prima ad ora non aveva mai menzionato questioni di questo tipo ha domandato di imitare il compagno celebrato dall’insegnante e di andare a scuola vestito da femmina. Ma, nonostante alcune proteste, il 21 agosto la scuola ha preso le parti dell’insegnante citando le leggi dello Stato contro la discriminazione.

Purtroppo c’è poco da stupirsi. Infatti, una volta che viene considerato vero il fatto che si nasce con un sesso ma che si può e si deve poter appartenere ad un altro, pena l’infelicità della persona, non è possibile scandalizzarsi se poi lo Stato si oppone ad un genitore o se una scuola prende le parti dell’insegnante che dice ai piccoli che il sesso è flessibile. Ciò significa che difendere il diritto di educazione dei genitori non basta più. Bisogna partire da ciò che sostiene tale diritto, sottolineando cosa è giusto o sbagliato per ogni uomo: se seguire la legge naturale o se distruggerla e riconoscere l’esistenza di un bene e di un male oggettivi, da perseguire il primo e da ostacolare il secondo. Tirarsi indietro da questo giudizio per non “alzare i muri” è connivenza con un male che getta in una confusione infernale gli innocenti, il peggiore che si possa commettere:

“Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare” (Matteo 18,6).

“…le carte devono essere a posto..”

19 Agosto 2017 Commenti chiusi

LA REPUBBLICA DELLE PROCEDURE
@Maurizio Blondet 18 agosto 2017 0
di Roberto PECCHIOLI
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Molti anni fa un giovanissimo studente di lettere e filosofia che adesso scrive le presenti righe entrava a far parte dell’amministrazione finanziaria, all’unico scopo di garantirsi pasti regolari. Destinato a compiti di controllo, venne catechizzato da un brillante funzionario la cui sapienza giuridica e professionale si univa alla vivacità e alla classe naturale dei napoletani di alto bordo. Il concetto su cui insistette di più fu

“le carte devono essere a posto”.

Ripeteva senza stancarsi che si poteva anche rubare la nazione intera purché i documenti relativi fossero perfetti, inattaccabili, e gli atti ben motivati. Ciò che sembrava prerogativa della sola burocrazia, è oggi divenuto il segno distintivo di una forma di società, quella liberale e liberista, che qualcuno ha definito la repubblica delle procedure. Non si scappa: tutto è procedura, sistema, apparato tecnico, linee guida, normativa minuziosa, complessa, per padroneggiare la quale è sorto un nuovo potente clero secolare di “esperti”. La ragione è in fondo assai semplice: il modo di pensare liberale nega l’esistenza del bene comune, ha orrore di principi morali condivisi, vive del solo utile, anzi di ciò che promuove “razionalmente” e determina l’interesse individuale.

Non può dunque che ripiegare su ciò che è considerato giusto e proclamato legale in base ad una norma scritta e transitoria, frutto dello spirito del tempo espresso da una (vera o presunta) maggioranza formata a quell’unico scopo. A quella norma viene attribuito un valore salvifico in base all’unica considerazione che è vigente in un certo momento storico. Sembra l’universalizzazione del pur venerando brocardo romanistico “tempus regit actum” e l’estensione all’intero mondo della vita delle “carte in regola”, dei timbri e delle normative. La distinzione tra ciò che è legittimo e ciò che è semplicemente legale in quanto permesso o non espressamente vietato dai codici si perde a favore di un positivismo giuridico tracimato in tutto l’Occidente dal mondo anglosassone dopo averne oltrepassato e travolto il principio consuetudinario. Di più, la supremazia della procedura si è trasferita all’intera società, improntandola e realizzando quel predominio della forma sulla sostanza, dei mezzi che sostituiscono i fini, del contratto misura di tutte le cose che sono tra gli aspetti più insidiosi del principio societale liberale.

L’ambito del diritto si estende ogni giorno, rendendo più numerose ed aggressive le caste dei periti giuridici delle più varie specializzazioni, un esercito di esperti che usano un linguaggio esoterico ed autoreferenziale, convinti – come del resto come tutti i devoti della società contemporanea – che la ragione coincida con il successo. La loro distanza dal senso comune, oltreché dalla maggioranza delle persone aumenta quotidianamente. Solo un paio di esempi: le scarcerazioni lampo di colpevoli di delitti o reati assai gravi, che non sono responsabilità del magistrato di turno o luciferina abilità dei legali, ma stanno scritte, come si dice, nella legge e nei mille rivoli di regolamenti, eccezioni, casistiche minutamente contemplate e descritte nel fiume irrefrenabile dell’iperproduzione giuridica.

E’ di queste ore la scarcerazione, in Spagna, dei delinquenti probabilmente colpevoli dell’omicidio a pugni e calci di un giovane fiorentino, ma è l’ultimo caso solo in ordine di tempo delle follie che indignano il senso comune ma non turbano minimamente gli esperti, i tecnici: sta scritto da qualche parte e così sia. La Spagna, del resto, è il paese che ha raggiunto e superato l’Italia in spropositi di ogni genere. Ma le procedure sono state scrupolosamente seguite, ciascuno ha fatto la sua parte conformemente alle regole stabilite. Quanto alla vittima, il convitato di pietra, si vedrà. Chi muore giace, tutto il resto sono le magnifiche sorti e progressive della civilizzazione gaia ed agonizzante.

I telefilm di genere, specie americani, ci mostrano con sincerità brutale le miserie di un sistema in cui la verità, non diciamo la giustizia, è ospite sgradito e generalmente respinto. Certo, il rispetto delle forme e delle norme è cosa di grande importanza, ma dovrebbe sussistere, almeno in linea di principio, un minimo di rispetto per l’idea di bene comune, di giustizia come atto comunitario che sana la ferita inferta alla convivenza civile. Nulla, nessun interesse per la verità “storica”, pochissimo anche per quella giudiziaria. Conta vincere la causa, attore e convenuto non sono altro che plastilina nelle mani degli operatori professionali (gli esperti della procedura…), protesi alla vittoria, per la carriera, per la parcella, per gli “obiettivi” ai quali si subordina il bene, il giusto, il vero.

Dal campo del diritto, le procedure hanno invaso la mitizzata società civile in ogni sua piega. Laissez faire, laissez passer è l’imperativo liberista in economia e finanza, nel percorso a tappe forzate verso la privatizzazione di tutto. Ma nulla deve tuttavia sfuggire alla mania contemporanea a normare tutto, incasellare secondo schemi prefissati, organizzare, gestire minuziosamente secondo le “regole” – altra parola chiave del tempo nostro – prescritte da schiere onnipresenti di sedicenti esperti. Pensiamo alla medicalizzazione di ogni passaggio della vita, a partire dagli obblighi di vaccinazione contro tutto, che probabilmente rendono più deboli le ultime generazioni, sino ai divieti ossessivi per il fumo o alla schedatura di chi vuole assistere agli spettacoli sportivi.

Tutto per il nostro bene, violando clamorosamente il postulato progressista del libero, insindacabile giudizio individuale sulle scelte personali. In compenso, nessuna difficoltà per chi intende schiamazzare, ubriacarsi, sballare, “farsi” di pillole o sostanze stupefacenti, diventare dipendenti della sessualità più estrema, compulsiva e amorale. Libertà di aborto, non sia mai, ma lacrime e disperazione per l’abbattimento di un’orsa. Una deriva antiumana che non sa più distinguere e dare giudizi di valore. Ma già, discriminare è vietato per legge, quindi non è né giusto né legale. Sempre le procedure, sempre il dannato potere di maestrini e maestrine dalla penna rossa esperti di qualcosa che ci spiegano come e qualmente l’uomo e la donna normali abbiano torto sempre e comunque. Giacché non esiste il senso comune che volge al bene e respinge il male, ma solo l’interpretazione, il giudizio relativo epperò insindacabile, beninteso se rispetta la cornice disegnata dagli esperti.

Le decisioni risultano largamente preordinate, in ossequio al principio dell’expertise tecnica, indiscutibile in quanto realizzata su presupposti “scientifici”. Non c’è più governo, ma amministrazione, adesso chiamata governance. Fu il movimento francese antiutilitarista MAUSS a definire per primo la nuova realtà: “L’obiettivo diventa quello di definire delle procedure neutre e oggettive – di cui il mercato e il diritto sono le principali incarnazioni – che permettano di far funzionare la società da sola, indipendentemente dalle motivazioni buone o cattive degli uomini “(Alain Caillé). Un mondo-meccanismo, un orologio indifferente a tutto, fuorché alla logica dominatrice dello scambio in denaro. Ci si riduce ad una triste espertocrazia, incaricata di individuare soluzioni esclusivamente tecniche, alle quali attribuire caratteri di oggettività, il criterio che ha sostituito la tramontata sacralità.

Una conseguenza è la depoliticizzazione della società, giacché la lotta non è più tra orientamenti, progetti, visioni, principi, ma tra coloro che sanno individuare ed applicare la soluzione razionalmente e tecnicamente possibile, l’unica, l’inevitabile. Negli ultimi anni, un nuovo attore di formidabile potenza si è aggiunto all’apparato di potere tecnocratico ed oligarchico, i padroni della rete informatica e i detentori dei “social media”. Qui la fiducia nella tecnica, nelle procedura e nel ruolo salvifico degli esperti rasenta il lucido delirio. Il manifesto del febbraio 2017 di Mark Zuckerberg, il dominus di Facebook di origine ebraica ne è una prova: un preciso programma di superamento antropologico del modo di essere di miliardi di uomini, il cui futuro sarebbe quello di essere costantemente connessi, destinati “a superare le istituzioni tradizionali “a favore di un super direttorio dei padroni della rete.

Un giovane filosofo e geopolitico, Parag Khanna, ha scritto un saggio intitolato, parafrasando Tocqueville, La tecnocrazia in America, nel quale, superando lo stesso Zuckerberg, conclude che in America “c’è troppa democrazia” (???). Ciò di cui c’è bisogno è “più tecnocrazia”. Khanna ha una convinzione precisa, quella che “un governo tecnocratico è costruito attorno alle analisi di esperti e sulla pianificazione di lungo periodo, piuttosto che sulla chiusura mentale e la visione di breve periodo dei capricci populisti”. Al di là del tocco finale contro i populisti, ossia contro i sostenitori della sovranità popolare, ciò che sgomenta è il tono chiliastico, millenarista del nuovo potere tecnoscientifico, nonché il disprezzo assoluto per il popolo. Decidono “gli esperti”, poiché essi “sanno”, conoscono le procedure, antivedono gli esiti, conoscono i risvolti di tutto. A noi spetta unicamente l’obbedienza, la bovina acquiescenza al verbo.

Tutto è derubricato ad opinione, fuorché l’esito delle valutazioni degli esperti in base agli scenari disegnati, agli algoritmi ed ai modelli matematici. La prima obiezione è: chi nomina gli esperti, chi li paga, e perché la loro opinione dovrebbe prevalere sulla nostra? Per quale motivo l’opinione di un ingegnere, in qualsiasi campo diverso dalla sua specializzazione professionale, ha più valore della mia, e, comunque, chi stabilisce criteri, motivazioni, fini delle elaborazioni teoriche la cui esecuzione e progettazione pratica affidiamo ovviamente alla sua perizia tecnica?

Il cosiddetto Stato di diritto, che vanta la propria supposta indifferenza assiologica, si organizza ormai sulla neutralizzazione tecnica e procedurale di tutto, anzi sulla privatizzazione integrale di quelle fonti perpetue di discordia che la morale, la religione e la filosofia necessariamente rappresenterebbero (Jean Paul Michéa). In questo modo, tutte le questioni sono “eticamente purificate” nell’ottica del pluralismo, il cui esito è uno solo: screditare ogni convinzione o principio, neutralizzando tutto come semplice opinione, circoscritta alla sfera privata o addirittura intima affinché la società economica e commerciale possa continuare la sua marcia scandita dai meccanismi “naturali” del mercato. Ancora Jean Paul Michéa spiega che, scartata l’idea di vita buona di ascendenza aristotelica, “sarà il mercato – e tramite esso l’immaginario della crescita e del consumo- a incaricarsi di definire de facto la maniera concreta in cui gli uomini dovranno vivere”. E’ sin troppo chiaro che le scelte decise dalla finta imparzialità delle procedure e delle soluzioni tecniche non sono affatto neutre.

Un altro impressionante elemento della repubblica cosmopolita delle procedure è l’esaltazione maniacale, unita alla rizomatica crescita delle “regole”. Cacciate dalla porta del laissez faire liberale nelle grandi scelte socio-economiche, si ripresentano, pignole, meticolose, sospettose ed occhiute proprio là dove la libertà personale dovrebbe regnare. Ecco dunque il salutismo esasperato, la medicalizzazione di ogni momento della vita, la necessità di seguire corsi e possedere patenti o titoli per svolgere qualsiasi attività. E’, tra le altre cose, la società del libretto delle istruzioni, senza il quale non si esce più di casa. Si tratta del paradossale esito della società dei “diritti dell’uomo”, rigorosamente individuali. La sbandierata neutralità dello spazio pubblico esige l’invasione asfissiante del dover-essere, di ciò che, apoditticamente, diventa “il giusto”. Di qui la necessità di trasformare la società attraverso obblighi e modalità pratiche sempre nuove.

Contemporaneamente, la tecnica, specie l’informatica al servizio del profitto, fa sì che ogni giorno noi compiamo azioni che fino a pochi anni fa erano di pertinenza di numerose figure professionali. Non entriamo più in banca per prelievi o depositi, facciamo e stampiamo da soli il biglietto ferroviario, prenotiamo i servizi sanitari e tanto altro. Persino al supermercato, adesso possiamo svolgere noi il lavoro di cassieri. Al di là delle ricadute occupazionali, sorprende che così pochi osservatori svolgano critiche ad un modello che ci vede prigionieri di macchine, dispositivi, procedure rigide quanto inderogabili nella più totale solitudine spinta sino al solipsismo. Alla repubblica delle procedure non interessano i rapporti umani, persino quelli minimi che intratteniamo con un cassiere o un incaricato di servizi. Colonizzato lo spazio pubblico insieme con l’immaginario privato, diventa facile convincere della necessaria neutralità dello Stato rispetto alle scelte individuali sovrane. Quella neutralità, però, dovrà essere mantenuta attraverso una selva crescente di norme esclusivamente formali e procedurali.

Naturalmente, ciò ridà fiato e potere a nuove burocrazie, detentrici di spicchi di un sapere parcellizzato, nuove corporazioni di esperti, spesso riunti in gruppi interdisciplinari nei quali ciascuno è titolare di un minuscolo campo di conoscenza. Di qui l’esigenza di creare nuovi organismi, gruppi di lavoro, ulteriori prassi da formalizzare: una sorta di “conferenza di servizi” permanente, necessaria per riunire i numerosi soggetti titolari di pareri, competenze, procedure in capo a qualsiasi decisione, atto o problema. In una conversazione privata, un sociologo del lavoro, celiano sulle infinite specializzazioni della sua professione, affermò che forse ci saranno, a fianco di tutti gli altri, anche sociologi della sociologia. Nel 1970, il geniale Giorgio Gaber scrisse una canzone dalla musica molto cadenzata, il cui refrain era “il gatto si morde la coda, si morde la coda, e non sa che la coda è sua!”.

In tutto ciò, tecniche, procedure ed esperti sembrano concordare nella tendenza ad abolire, insieme al conflitto, il Male. Esso può essere combattuto ed estirpato attraverso misure appropriate, ovvero con leggi, procedure, apparati tecnici, figli tutti di un ordine sociale in cui dominano i “diritti” e, innanzitutto, la mano invisibile del Mercato. Occorre dunque mettere a punto una struttura che affranchi l’uomo nuovo dalla naturalità, sino ad una radicale antropologia storicista: l’uomo sarà ciò che egli vuole essere! Espulso il sentimento e la dimensione del tragico, tanto straordinariamente esplorato da un Miguel Unamuno, ma altresì respinta l’alterità. Che cosa rappresentano, infatti, le sofisticate, dettagliate procedure, le classificazioni sempre più minuziose degli esperti, la tassonomia, l’ansia previsionale e descrittiva degli “esperti”, se non l’allontanamento coatto, il respingimento ed il rigetto dell’Altro, del Diverso, dell’Imprevisto? Alain De Benoist parlò, già alcuni decenni fa, della dittatura dell’Identico sottesa al mercato, all’economia di scala, alla creazione a marce forzate del consumatore globale.

Il pensatore francese aveva intuito molto bene il progetto in fieri. Un altro francese, il citato Jean Paul Michéa, un socialista che rifiuta l’etichetta di sinistra, va oltre, e ci spiega un ulteriore risvolto della repubblica, ma possiamo chiamarlo impero delle procedure e della bulimia normativa. Poiché non possono sussistere una comunità e neppure una società prive di un linguaggio e di un senso comune, il metodo liberale ed il suo diritto positivo “non ha altra soluzione che fondare la sua decisione finale sui rapporti di forza che agitano la società in un dato momento; ossia, concretamente, sui rapporti di forza esistenti tra i vari gruppi di interessi (…) il cui peso è abitualmente in funzione della superficie mediatica che sono riusciti ad occupare”. Infine, norme, leggi, procedure, esperti, libretti di istruzioni, sono lo schermo di una contraffatta neutralità, imposta da chi ha fatto dell’economia la religione delle società moderne.

Il regno artificiale delle procedure altro non è che l’idea di bene ad uso dell’Homo consumens imposta dall’ unico Regno rimasto sul trono, quello del denaro. Il diavolo in terra, probabilmente.

ROBERTO PECCHIOLI

“…finchè la preghiera non diventi gioia…”

9 Agosto 2017 Commenti chiusi

(Benedetta Frigerio www.lanuovabq.it 9 agosto 2017
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Le cose più grandi avvengono lentamente, nel silenzio. Fuori dal caos del mondo moderno a cui i cristiani sono chiamati a resistere anche liberandosi della tv, della musica che stordisce, dei dispositivi tecnologici a cui siamo continuamente connessi. E’ così che si riesce a sentire la voce di Dio. Sono alcune delle riflessioni scritte dal cardinal Robert Sarah nel suo ultimo libro “La forza del silenzio” e lette alle 5 di mattina in viaggio verso Medjugorje, dove settimana scorsa, come ogni anno durante la prima settimana di agosto, si è svolto il Festival dei Giovani.

Il caldo torrido, che alle 14.30 supera i 50 gradi, fa sembrare il paesino dell’Erzegovina dove la Madonna appare da 36 anni come un sito fantasma. C’è un grande silenzio, appunto. La gente è ritirata nelle pensioni a mangiare in attesa che il Festival, durato dalle 9 fino alle 12, ricominci alle 17 per concludersi alle 22. A pranzo vicino a noi un “omone” dagli occhi azzurri e buoni mangia solo. Istintivamente viene da coinvolgerlo e fra una frase e l’altra pronunciata in francese capiamo che era un ex barbone, poi boxer, che “ho rubato e anche ucciso, poi mi sono convertito”. Sono passati circa trent’anni da allora, sebbene le sue mani siano piene di ferite che paiono ancora vive. Scopriamo di conoscerlo e di aver letto di lui. Il suo nome è Tim Guenard, legato al palo della luce a tre anni dalla madre che lo abbandonò senza versare una lacrima e picchiato dal padre fino al sangue, padre “che provai ad uccidere”. Oggi grazie all’amore di una donna (sua moglie da cui ha avuto 4 figli), della Madonna e di Gesù, ha perdonato i suoi genitori e aiuta chi è si è perso a tornare a vivere: “Dio mi ha donato la grazia di riuscire a guarire il cuore delle persone”. Tim ha raccontato la sua storia il giorno precedente, 3 agosto, di fronte a migliaia di giovani.


Verso le 15.30 i confessionali adiacenti alla parrocchia del paese sono già colmi di sacerdoti che, rigorosamente in talare o clergyman, sopportano un caldo tale da aver impedito ai pellegrini di salire i monti delle apparizioni nelle ore calde del giorno (a migliaia li hanno quindi scalati la notte). Durante la confessione di un frate, Emiliano, si sente ripetere quanto letto la mattina: “Il silenzio è necessario per chi vive una vita attiva, solo il silenzio profondo ci fa sentire il sussurro di Dio. Ho scritto un libro su questo si intitola “Silenzio: maestro dei maestri””. Alle 17, la testimonianza di una suora che ricorda la sua adolescenza, l’ossessione della perfezione fisica, la magrezza estrema, i pensieri continui e angosciosi che la tormentavano. Poi negli anni Novanta, l’incontro a Medjugorje con suor Elvira (fondatrice ella comunità di recupero Il Cenacolo): “La madre mi insegnò a pregare il Rosario a fare adorazione eucaristica. Così la Madonna mi liberò dai pensieri di morte e mi fece conoscere la felicità”. La donna infine ha il coraggio di provocare la libertà dei giovani presenti chiedendo loro di non soffocare la chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa “se questa è la volontà di Dio”.

Alle 18 comincia il Rosario e la piazza di fronte all’altare esterno della basilica si riempie sempre più. All’inizio della seconda corona (18.30) saranno già presenti circa 30 mila persone. Alle 19 la Messa cantata ne ospita 40 mila. I sacerdoti concelebranti solo oltre 700. Il silenzio alternato ai canti e alla liturgia in croato impressionano per la regalità con cui si onora Cristo presente sull’altare. I giovani partecipano con un fervore impressionante, aiutati dalle radioline che offrono la traduzione in 23 lingue. La consacrazione eucaristica in latino ne vede a migliaia in ginocchio. Dopo la Comunione la volta ormai stellata sovrasta centinaia di uomini e donne raccolti in una preghiera profonda. Il cuore pare volare in alto (o forse è il cielo ad essere sceso in terra) grazie a tanto fervore. E i canti finali sono un’esplosione di gioia composta, perché piena di una pace raggiunta dopo ore di orazione di tutto il popolo. E’ una pace che chiede tempo e che è quasi sconosciuta all’uomo moderno. Il Cardinal Sarah ha ragione: è questo il segreto della felicità che l’uomo moderno cerca, sbagliando, nell’evasione. Perciò viene spontaneo domandare con forza la grazia di una rinnovata fedeltà alla preghiera profonda.

Il giorno successivo, il 5 agosto, Medjugorje festeggia il compleanno della Madonna, (nel 1984 la Madonna aveva chiesto un triduo di preparazione di preghiera e digiuno per la sua nascita in questa data. Da allora a Medjugorje si festeggia sia sia il 5 agosto sia l’8 di settembre). Medjugorje freme e a centinaia portano rose e doni alla Madonna onorata su più altari. Il pranzo con vecchi e nuovi amici riporta alla mente il miracolo ricevuto in questo luogo sette anni prima, che poi fu la scoperta della strada per unirsi a Dio e trovare la cura alle ferite dell’anima. Di questo parlerò alle 17 dopo la preghiera davanti al Santissimo nella cappella dell’adorazione permanente adiacente alla Chiesa dove si riversa un flusso continuo di persone nonostante il caldo sempre più pesante. Alle 17.30 fra Alessandro, francescano noto per le sue lodi a Dio tramite il canto lirico, spiega in un altro modo il segreto della felicità “che, come l’amore, non è un sentimento ma una scelta: amare ciò che Dio ti mette davanti e dire di sì con fede, questa è la preghiera, l’offerta che rende lieti”. Il contrario dell’immaginazione di ciò che dovrebbe essere la vita, che invece uccide l’istante e l’esperienza presente lasciando l’uomo triste e frustrato.

Dopo il Rosario e la Messa si attende l’apparizione della Madonna al veggente Ivan. Sarà alle 22 sul monte Podbrdo dove saliamo alle 20.30 insieme a centinaia di persone che in preghiera o in silenzio si fanno luce con le torce. In cima si sentono da lontano i violini che animano l’adorazione notturna nel piazzale della Chiesa ancora colmo di migliaia di giovani. Al buio davanti alla statua della Madonna illuminata e sotto una luna quasi piena attendiamo l’apparizione cantando e lodando Dio, chi in piedi e chi in ginocchio. Poi il Rosario. Intorno a noi c’è chi piange piano, chi si sostiene a vicenda. I ragazzi e le suore della comunità Cenacolo sono riusciti a portare in cima una donna che fatica a reggersi in piedi. Quando la Vergine arriva la donna, con uno sforzo immenso si mette in ginocchio vincendo anche la nostra stanchezza. Un silenzio profondo cade sulla folla, la Madonna è qui: viene spontaneo implorare l’amore e la conversione per noi e per questo mondo, anche cristiano, immerso nella menzogna. La Madonna se ne va gioiosa dopo aver pregato a lungo su noi tutti: “Cari figli – afferma attraverso Ivan – anche oggi mi rallegro insieme a voi. Anche oggi desidero invitarvi a decidervi per Gesù. Vedo così tanti giovani che stanno ritornando a Lui, che si stanno decidendo per Lui e stanno cambiando. Pregate per i giovani, cari figli, pregate per le famiglie! La Madre prega per tutti voi. Specialmente in questo tempo di grazia, pregate di più! Pregate che mio Figlio nasca nei vostri cuori e vi rinnovi e permettete allo Spirito Santo di guidarvi. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata”.

Di qui la speranza di un seme che si salva crescendo senza far rumore e la

necessità di pregare finché, come ha ripetuto spesso la Madonna, “la preghiera non diventi gioia”.

Mentre scendiamo la gente continua a ripetere l’Ave Maria, c’è chi si fa benedire dai sacerdoti presenti. Ci avviciniamo e mentre le mani del prete si poggiano sulle nostre teste, sentiamo con sorpresa le parole di chi, pur sconosciuto, sembra sapere nei dettagli chi siamo. Alle 5 della domenica partiamo mentre il sole si leva rosso. Il silenzio è interrotto solo da una flebile e lontana cantilena: sul monte Krizevac, sotto la croce, il Festival si sta concludendo con la Messa. La nostalgia della partenza, proprio nel giorno della Trasfigurazione del Signore, si unisce alla certezza rinnovata che il Paradiso, di cui in questo luogo prediletto si gusta l’anticipo con un’intensità unica, esiste. Il Signore nella confusione dei tempi e di una Chiesa la cui barca “si è riempita fino quasi a capovolgersi”, come ha detto di recente papa Benedetto XVI, sta costruendo il suo Resto e il suo Regno lentamente, in silenzio. E allo stesso modo lo costruisce in noi. Si rinnova così il desiderio della preghiera profonda. Il desiderio di stare davvero e sinceramente con Dio attraverso sua madre.

(vedi sito www.medjugorie.hr)

dal divorzio la povertà più grande

29 Luglio 2017 Commenti chiusi

Lettera circolare di Madre Teresa di Calcutta in occasione del referendum irlandese sul divorzio del 1996

* * *

Caro popolo d’Irlanda,

prego assieme a voi in questo tempo importante nel quale la vostra nazione sta decidendo sulla questione della legge del divorzio.

La mia preghiera è che voi siate fedeli all’insegnamento di Gesù: «L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie ed essi diventeranno una sola carne. Ciò che Dio ha unito, non venga diviso da nessuno».

I nostri cuori sono fatti per amare, un amore che non è solo incondizionato, ma anche duraturo.

Quale è il significato del vero amore nel matrimonio?

Un uomo e una donna che veramente si amano, non prometteranno mai nel momento del matrimonio “ti amerò e sarò fedele per un po’”. Essi promettono sempre “ti amerò per sempre e sarò fedele a prescindere da quello che succederà o da quello che farai”.

Rompere la promessa del matrimonio di essere fedeli fino alla morte non è solamente contro il vero amore, ma ferisce in modo particolare i bambini.

I nostri bambini dipendono da noi in tutto: salute, educazione, cura, valori, guida e soprattutto amore. Ma in alcuni casi, la madre e il padre non hanno tempo per i loro figli, oppure l’unità dei genitori è infranta e così i figli lasciano la casa e vagano di qui e di là, e il loro numero aumenta di giorno in giorno.

Gesù si è donato sulla croce, perché era ciò che doveva fare per amarci e salvarci. Se un padre e una madre non sono disposti a donarsi fino a soffrire per essere fedeli reciprocamente, ed essere fedeli ai loro figli, essi non mostrano ai loro figli cosa significhi amare. E se i genitori non mostrano ai figli cosa sia l’amore, chi altro glielo mostrerà? Questi bambini cresceranno spiritualmente poveri e questo genere di povertà è molto più difficile da superare rispetto a quella materiale.

È vero che molte famiglie hanno sperimentato tanta sofferenza a causa di violenze, alcolismo e abusi che hanno spesso portato a una rottura del rapporto. Se i membri di una famiglia pregano assieme, resteranno assieme. E se stanno assieme, si ameranno l’un l’altro come Dio ama ciascuno di loro. Il frutto della preghiera è gioia, amore, pace e unità nella famiglia e questo sarà un esempio di amore per i bambini e per i vicini di casa. E cosi non ci sarà bisogno del divorzio.

Come possono gli sposi rinunciare l’uno all’altro se si amano l’un l’altro? Il divorzio rompe, distrugge e causa terribili tentazioni. E causa anche sofferenze e dolori al cuore, ai bambini e all’intera famiglia. Il divorzio è uno dei più grandi uccisori della famiglia, dell’amore e dell’unità.

Se per qualche ragione gli sposi devono vivere separati, ciò non ha niente a che far col divorzio.

Quando un Paese permette il divorzio, il danno non è fatto solamente alle famiglie che vengono distrutte da esso. Il danno è fatto all’intera società, perché permettere il divorzio dice alle persone che la promessa del matrimonio non è di essere fedele “fino a che la morte non ci separi” ma solo “fino a che il divorzio non ci separi”. Ma ciò è molto diverso da quanto Gesù ci ha insegnato rispetto al matrimonio: “Ciò che Dio ha messo insieme, nessuno si permetta di dividerlo”.

So anche che nel mondo ci sono grandi problemi, che molti sposi non si amano abbastanza da essere fedeli fino alla morte. Noi non possiamo risolvere tutti i problemi del mondo, ma non permettiamo mai che si introduca il peggiore problema di tutti che è distruggere l’amore. E questo è ciò che facciamo quando diciamo alle persone sposate che possono divorziare e andare con qualcun altro.

Inoltre, un Paese che accetta il divorzio avrà sempre più famiglie separate e ciò condurrà ad una maggiore disunione… e a maggiori disunioni in altre famiglie. Questo non solo perché il divorzio è un distruttore d’amore, unità e pace, ma anche perché i divorziati si sentono soli e spesso trovano amici della loro età che solitamente sono sposati. Questo genere di amicizia rompe altri matrimoni e ciò andrà semplicemente avanti.

Un Paese non dovrebbe mai introdurre, per la ricerca di benefici e ricchezze materiali, la più grande povertà che è quella spirituale. E questo è ciò che accade introducendo il divorzio, che distrugge l’amore nella famiglia.

Ricordiamoci che il divorzio non è sbagliato solo per i cattolici. È sbagliato per tutti, perché è contro l’amore tra un uomo e una donna intraprendere un tipo di matrimonio nel quale essi promettono di essere fedeli “fino a che divorzio non li separi”.

Preghiamo. La gioia di amare è la gioia di condividere la vita come Maria e Giuseppe, durante il tempo della sofferenza e della difficoltà, stare insieme nell’amore, nell’unità e nella fiducia. Possa questo essere oggi un esempio per tutte le famiglie.

Prego che l’Irlanda, votando “No” al divorzio, continui ad essere un segno di unità, di amore e di pace per il mondo, specialmente di pace nel luogo nel quale essa deve iniziare, la famiglia. Pregate sempre insieme e starete insieme e vi amerete l’un l’altro come Dio ama ciascuno di voi.

Preghiamo. Dio vi benedica.

da «Oblatio rationabilis»